Fuori tema n. 2: ancora un nuovo cellulare?!

Rifiuti

«Sul marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia d’ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. […] Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori della città, certo; ma ogni anno la città s’espande, e gli immondezzai devono arretrare più lontano; l’imponenza del gettito aumenta e le cataste s’innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. Aggiungi che più l’arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni. È una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne…» (da Italo Calvino, Le città invisibili)

 Rifiuti

Babu cammina a piedi nudi nel fango nero, tra frammenti di plastica e vetri rotti. Zoppica: la ferita di due giorni fa continua a fargli male e il piede è gonfio.
Ma  oggi è felice. In bocca nasconde un segreto, un segreto solo suo. Un piccolissimo animaletto di plastica, giallo e sorridente.
Pensa sia un gatto: ne ha visto uno uguale quella volta che ha seguito il fratello maggiore in città per vendere con lui alcuni pezzi di metallo e dei fili di rame. C’era un bambino bianco con quello stesso animaletto disegnato sulla maglietta.
Oggi Babu è davvero felice, ma non parla con nessuno, non può rischiare di far cadere dalla bocca il suo segreto. Per questo evita suo fratello e il gruppo dei ragazzi più vecchi che stanno bruciando una matassa di cavi vicino al fossato grande.
Bandele, suo cugino, continua a rovistare con i piedi nella melma scura  e schiumosa per recuperare altri fili elettrici: tiene lo sguardo fisso in quell’acqua e non si accorge di lui che sta tornando al suo posto dopo aver svuotato ancora una volta  la scatola del metallo alle bilance. Babu pensa che forse dopo il lavoro, in baracca,  mostrerà almeno a Bandele il suo tesoro. Vuole bene al cugino: è un po’ più grande di lui, ma non lo tratta male come fa il fratello ed è più sveglio dei bambini di cinque o sei anni con cui è costretto a lavorare.
Raggiunge il suo gruppo e ricomincia a spaccare con una pietra le carcasse dei computer e dei telefonini  ammassate davanti a lui. Poi cerca nella fanghiglia ogni piccolo pezzo di metallo e lo deposita nella scatola che tiene accanto a sé.
Proprio in questo modo ha trovato il suo segreto: era attaccato con un elastico a un telefono ed era  quasi completamente coperto di fango. Ma Babu non ci ha pensato un attimo, ha rotto il laccio e si è messo in bocca quel pezzo di plastica. Il fumo denso che avvolge tutto, lì ad Agbogbloshie, brucia gli occhi e la gola e annulla la percezione di ogni sapore: nessun problema quindi mettersi in bocca quell’oggetto lurido. L’importante, per Babu, è che nessuno se ne accorga fino a quando potrà uscire dalla discarica e godersi in pace quella meraviglia.
Continua a spaccare la plastica dei rifiuti e ogni tanto  sputa l’animaletto in una mano per controllare se è ancora giallo.
Il vento della sera spinge il fumo puzzolente oltre il recinto della discarica, lì dove pascolano alcune vacche scheletriche che ora muggiscono placide.
Babu le sente e pensa alla madre che poco più in là sta vendendo la verdura al mercato. Decide di non dire nulla nemmeno a lei, come non le dirà nulla del taglio al piede anche se fa tanto male, male da piangere.
Quasi non resiste, ma continua a battere con la pietra: non si lascerà sfuggire un solo singhiozzo adesso. Deve proteggere il suo tesoro.
Sa che presto il  vento della sera porterà anche il buio.

(©Irene Marchi)

*Agbogbloshie, in Ghana, è la più grande discarica al mondo di rifiuti elettronici. Qui arrivano cellulari e computer, frigoriferi e forni, lavatrici e lavastoviglie da tutto il Pianeta; vengono distrutti e bruciati, spesso con manodopera minorile e senza alcuna protezione, per recuperare rame e metalli preziosi poi rivenduti. Piombo, metalli pesanti e diossina vengono respirati continuamente oltre a depositarsi sulla merce del mercato poco distante dalla discarica. Circa dieci anni fa Agbogbloshie era una bellissima laguna.(http://caffebook.it/tecnologia/item/210-cos-e-uno-smartphone-per-i-bambini-del-ghana.html)

Sto ascoltando Gorillaz – Plastic Beach https://www.youtube.com/watch?v=9qhchE6rEZE

Fuori tema n. 2: ancora un nuovo cellulare?!ultima modifica: 2016-10-02T16:32:24+00:00da irenesettanta
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