Parole comunque libere

la prigione

Poesie (struggenti) scritte da una prigione. Le parole  e i pensieri non si fermano dietro alle sbarre. Qualunque prigione ci rinchiuda, non può impedire al nostro pensiero di evadere.

Ditemi com’è un albero

Ditemi com’è un albero.
Ditemi il canto del fiume
quando si copre di uccelli.

Parlatemi del mare. Parlatemi
del vasto odore della campagna.
Delle stelle. Dell’aria.

Recitatemi un orizzonte
senza serratura né chiavi
come la capanna di un povero.

Ditemi com’è il bacio
di una donna. Datemi il nome
dell’amore: non lo ricordo.

Le notti si profumano ancora
di innamorati con fremiti
di passione sotto la luna?

O resta solo questa fossa,
la luce di una serratura
e la canzone delle mie lapidi?

Ventidue anni… Già dimentico
la dimensione delle cose,
il loro colore, il loro profumo…. Scrivo

a tentoni: “il mare”, “la campagna”…
Dico “bosco” e ho perduto
la geometria dell’albero.

Parlo, per parlare, di argomenti
che gli anni mi hanno cancellato.

(non posso continuare, sento
i passi della guardia)

Fernando Macarro Castillo (Marcos Ana), da Ditemi com’è un albero, traduzione di Chiara De Luca

 

Ti ho sognata
mi sei apparsa sopra i rami
passando vicino alla luna
tra una nuvola e l’altra
andavi, e io ti seguivo
ti fermavi e io mi fermavo
mi fermavo, e tu ti fermavi
mi guardavi e io ti guardavo
ti guardavo e tu mi guardavi
poi tutto è finito.

1947
Nazim Hikmet, da  Lettere dal carcere a Munevvér, prigione di Bursa, Anatolia

*ascoltando  Lucio Dalla – La casa in riva al mare
https://www.youtube.com/watch?v=LIcQUtKYbnw

Parole comunque libereultima modifica: 2017-08-23T18:14:55+00:00da irenesettanta
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