Un appuntamento insolito

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Un appuntamento insolito, ma necessario (prima o poi): quello con noi stessi, col nostro io più vero (sì, proprio quello che non guardiamo mai in faccia, quello che non ascoltiamo mai).
Che luogo immagini per questo tuo incontro?

Appuntamento
 
Penso che  aspetterò lì
tra alberi verdi di pioggia e l’aria
fresca di nuvole  viola,
come prima delle sere di marzo:
è tutta la vita che aspetto
di tornare bambina

aspetterò lì
contro un muro di sassi vecchi
e una nuova allegria tra i capelli,
– sorriderò tra le ombre e la luce.

Non so ancora il giorno, non so l’ora,
ma non c’è dubbio:
io  mi  aspetterò  lì.

©IreneMarchi2017

* ascoltando Nick Drake – From The Morning
https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=Q2JjJPDz3EE

Un po’ più soli

Poesia di Pierluigi Cappello, in Mandate a dire all'imperatore, Crocetti Editore

Poesia di Pierluigi Cappello, in Mandate a dire all’imperatore, Crocetti Editore

Addio a Pierluigi Cappello, poeta friulano dalla parola nitida, quieta ma viva, incantata ma anche concreta: niente rabbia tra i suoi versi, ma tanto cielo e luce. Aveva 50 anni e ci lascia pagine da leggere e rileggere, e  poi dire –grazie-.

Una rosa

Che cos’è quella rosa sul tavolo
ferma nella sua freschezza come un lago alpino
alta nel suo silenzio piú del fragore
dei quotidiani affastellati lí accanto
piú del disordine dei notiziari,
la concitazione delle chiavi di casa.
Che cos’è questa parola verdeggiante d’amore
se non il suolo dove lasciarsi cadere
la penombra di un bosco da attraversare
e la mano che si apre e prende la mia
e mi conduce a me.

Pierluigi Cappello, da Dediche a chi sa  in Mandate a dire all’imperatore, Crocetti Editore, 2010

***

Da lontano

Qualche volta, piano piano, quando la notte
si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio
e non c’è più posto per le parole
e a poco a poco ci si raddensa una dolcezza intorno
come una perla intorno al singolo grano di sabbia,
una lettera alla volta pronunciamo un nome amato
per comporre la sua figura; allora la notte diventa cielo
nella nostra bocca, e il nome amato un pane caldo, spezzato.
 
Pierluigi Cappello, da Dediche a chi sa, in Mandate a dire all’imperatore, Crocetti Editore, 2010

***

XXVI
O ài daviert i miei vòi
tai vòi color trist timp
dal cil; lassù Donzel
nus menarà tampieste
 
tampieste e po tampieste
sul trimula dai flors:
inte prime sgoriade
di vint sore dai verts
 
o ài nasat cu l’odor
da lis jerbis di ploie
l’odor penc da l’amor
 
come che amor mi fos
il pes intir di un cil
sore il tanar di un flor.

 

Ho aperto i miei occhi
negli occhi color tempocattivo
del cielo; lassú, Donzel,
ci porterà tempesta

tempesta e poi tempesta
sul tremolio dei fiori:
nella prima frustata
di vento sopra i verdi

ho annusato con l’odore
delle erbe di pioggia
l’odore denso d’amore

come se amore mi fosse
il peso intero di un cielo
sulla tenerezza di un fiore.

Pierluigi Cappello, da Il me Donzel . Poesie 1992-2010, in Azzurro elementare, Bur, 2013

Sulle nuvole. Anzi no, per terra

“Sognare non costa nulla, è svegliarsi che costa caro.” Ivan Tresoldi, poeta di strada

cadere

Vivere sopra le nuvole oppure sotto, in prossimità del reale? Chissà cosa conviene: si cade spesso, in ogni caso, e quasi mai sull’erba.

Alternativa

Vivevo su una nuvola
su un piatto volante
e non leggevo giornali.
I miei piedi delicati
non percorrevano più le strade
che non sapevano percorrere.
Consolandosi l’un l’altro
come due colombe
rimpicciolivano ogni giorno di più.
Certo ero inutile.
Il piatto di nuvole si spezzò
caddi nel mondo
un mondo di carta smerigliata.
I palmi delle mani mi fanno male
i piedi si odiano l’un l’altro.
Piango.
Sono inutile.

Hilde Domin, da  Lettera su un altro continente, Del Vecchio editore, traduzione di Ondina Granato

* ascoltando Paul Weller – Above The Clouds https://www.youtube.com/watch?v=zgoNgfcmUTY

Di amore, di vita, di cose difficili

Palazzo Zabarella, Padova - Mostra di Federico Zandomeneghi- particolare di Coppia al caffè (1885)

Palazzo Zabarella, Padova – Mostra di Federico Zandomeneghi- particolare di Coppia al caffè (1885)

Due poesie del poeta argentino  Roberto Juarroz (1925-1995) per  descrivere due luoghi difficilissimi da raggiungere.

Il centro dell’amore
non sempre coincide
con il centro della vita.

Entrambi i centri si cercano dunque
come due animali tormentati.
Ma quasi mai si incontrano,
perché la chiave della coincidenza è un’altra:
nascere insieme.

Nascere insieme,
come dovrebbero nascere e morire
tutti gli amanti.

Roberto Juarroz, da Ottava Poesia Verticale

***

Un amore al di là dell’amore,
più alto del rito del legame,
al di là del gioco sinistro
della solitudine e della compagnia.
 
Un amore che non abbia a ritornare,
ma a non andarsene più.
Un amore non sottomesso
alle frenesie d’andare e venire,
d’essere svegliati o addormentati,
di chiamare o di tacere.
 
Un amore per essere insieme
o per non esserlo,
ma anche per tutti gli stati intermedi.
 
Un amore che sarebbe
come aprire gli occhi,
e forse anche come chiuderli.
 
Roberto Juarroz, da Quinta poesia Verticale (l’opera di Juarroz è riunita con il titolo unico di Poesia verticale, cambia solo il numero d’ordine delle varie raccolte: Seconda, Terza, Quarta e così via), traduzione di Roberta De Francesco.

*ascoltando  Fleetwood Mac – Albatross

 

La tempesta

dentro la tempesta

Perché desiderare che arrivi una tempesta? Forse per approdare a una quiete vera (finalmente) spazzando via quieti troppo spesso apparenti; o per mettersi alla prova (i più coraggiosi!); o per annientare quella tempesta maledetta che da sempre abbiamo dentro.

La vela bianca

Certo, nessuno anela a una tempesta!
Eppure tu, bianca vela lì fuori nel mare,
tu, nel profondo del cuore, desideri che la tempesta arrivi.
Perché solo nella tempesta
riesci ad essere viva.
Oh, bianca vela di pazienza e desiderio nello scuro mare blu!
Battaglia!
Il mio sguardo non si stacca da te.
Per l’erba sotto i miei piedi,
anche una brezza gentile è tempesta.
 
Ko Un (1933, Gunsan, Corea del Sud), da L’isola che canta,  Lieto Colle Editore, 2009.
 

*ascoltando Angelo Branduardi – La tempesta https://www.youtube.com/watch?v=2aJpHjTfQK0

Dopo il vento

dopo il vento

Non è mai troppo tardi: lo sentiamo dire spesso. Sarà vero?

Vento

Non implorare mai pietà al vento.
Voi gigli dai lunghi steli magri,
voi odorosi bianchi gigli,
voi gigli selvatici.
Dopo che sarete stati rotti
nuovi germogli sbocceranno. Non è mai tardi.

Ko Un (1933, Gunsan, Corea del Sud) da Cos’è?, Nottetempo, 2013, traduzione di Vincenza D’Urso

*ascoltando U2 – Beautiful Day https://www.youtube.com/watch?v=co6WMzDOh1o

È la vita

è la vita

Cosa cerchi quando apri un libro e leggi? Cosa vorresti trovare quando lo richiudi, e cosa vorresti lasciarti dietro a quelle pagine?

Dediche

So che stai leggendo questa poesia
tardi, prima di lasciare il tuo ufficio
con l’unico lampione giallo e una finestra che rabbuia
nella spossatezza di un edificio dissolto nella quiete
quando l’ora di punta è da molto passata. So che stai leggendo
questa poesia in piedi, in una libreria lontano dall’oceano
in un giorno grigio agli inizi della primavera, deboli fiocchi sospinti
attraverso gli immensi spazi delle pianure intorno a te.
So che stai leggendo questa poesia
in una stanza in cui è accaduto troppo per poterlo sopportare,
spirali di lenzuola ristagnano sul letto
e la valigia aperta parla di fuga
ma non puoi andartene ora. So che stai leggendo questa poesia
mentre il metrò rallenta la corsa, prima di lanciarti su per le scale
verso un amore diverso
che la vita non ti ha mai concesso.
So che stai leggendo questa poesia alla luce
della televisione, dove scorrono sussulti di immagini mute,
mentre aspetti le ultime notizie sull’intifada.
So che stai leggendo questa poesia in una sala d’aspetto
di occhi incontrati che non si incontrano, di identità con estranei.
So che stai leggendo questa poesia sotto il neon
nella noia stanca dei giovani che sono esclusi,
che si escludono, troppo presto. So
che stai leggendo questa poesia con la tua vista indebolita:
le tue lenti spesse dilatano le lettere oltre ogni significato e tuttavia continui a leggere
perché anche l’alfabeto è prezioso.
So che stai leggendo questa poesia in cucina,
mentre riscaldi il latte, con un bambino che ti piange sulla spalla e un libro in mano,
perché la vita è breve e anche tu hai sete.
So che stai leggendo questa poesia che non è nella tua lingua:
di alcune parole non conosci il significato, mentre altre ti fanno continuare a leggere
e io voglio sapere quali sono.
So che stai leggendo questa poesia in attesa di udire qualcosa, divisa tra amarezza e speranza,
per poi tornare ai compiti che non puoi rifiutare.
So che stai leggendo questa poesia perché non c’è altro da leggere,
lì dove sei approdata, nuda come sei.

Adrienne Rich, da Cartografie del silenzio, Crocetti Editore, 2000, Milano.

* ascoltando Lucio Battisti – Anche per te

“In un mattino a metà settembre”

respiro

In un mattino a metà settembre, uscire e sentire il profumo delle siepi (il profumo inconfondibile di settembre), riconoscere il primo rosso di alcune foglie tra i rami, parlare con le nuvole, e nonostante il caos (fuori e dentro) respirare fino in fondo questa bellezza.

Tra di tutto

Esser vivi
in un mattino a metà settembre
per guadare scalzi
un rio, gli orli dei calzoni
fatti su, stivali in mano,
zaino su, sole, ghiaccio nelle lame,
le rocciose di su a nord.
Tremolar gelato e brillante dei torrenti
i sassi sotto i piedi si rivoltano, duri come denti
il naso freddo cola
suonando dentro
musiche di sabbie, musiche di cuore,
odor di sole sulle ghiaie.
Prometto fedeltà
Prometto fedeltà alla terra
di Turtle Island
e agli esseri che su di essa stanno
un ecosistema
in diversità
sotto il sole
in lieta unione tra di tutto.

For All
 
Ah to be alive
on a mid-September morn
fording a stream
barefoot, pants rolled up,
holding boots, pack on,
sunshine, ice in the shallows,
northern rockies.
Rustle and shimmer of icy creek waters
stones turn underfoot, small and hard as toes
cold nose dripping
singing inside
creek music, heart music,
smell of sun on gravel.
I pledge allegiance
I pledge allegiance to the soil
of Turtle Island,
and to the beings who thereon dwell
one ecosystem
in diversity
under the sun
With joyful interpenetration for all.

Gary  Snyder, da  L’isola della Tartaruga (Turtle Island, 1975) traduzione di Massimo Orgiazzi.

* ascoltando Neil Young – Mother Earth https://www.youtube.com/watch?v=htcUuhwiqzo

 

Qualcosa di magico

E camminerò in mezzo all’erba alta dai molti colori

Oltre il tempo…

La canzone di Aengus l’errante – The Song of Wandering Aengus

Andai al bosco di nocciòli,
Perché nella testa avevo un fuoco,
Tagliai e pelai un ramoscello di nocciòlo,
E attaccai una bacca al filo;
E quando bianche falene si alzarono in volo
E stelle come falene brillavano intermittenti,
Lanciai la bacca in un ruscello,
E pescai una piccola trota d’argento.
 
Quando l’ebbi posata a terra
Mi misi a soffiare sul fuoco per ravvivarlo,
Ma per terra cominciò ad agitarsi qualcosa,
E qualcuno mi chiamò per nome:
Si era trasformata in una fanciulla radiosa
Fiori di melo fra i capelli
Che mi chiamò per nome e scappò via
E nell’aria rischiarata svanì.
 
Sebbene sia diventato vecchio errando
Per terre di colline e valli
Scoprirò dove se n’è andata
Le bacerò le labbra e le prenderò le mani;
E camminerò in mezzo all’erba alta dai molti colori,
E coglierò fino alla fine del tempo e dei tempi,
Le mele d’argento della luna,
Le mele d’oro del sole.
 
William Butler Yeats, da The Wind among the reeds, 1899

* ascoltando: Donovan – The Song Of Wandering Aengus
https://www.youtube.com/watch?time_continue=173&v=UQUT6mS0eY8;
Angelo Branduardi – La canzone di Aengus il vagabondo
https://www.youtube.com/watch?time_continue=1&v=y2jsLXQjrf4;
The Waterboys – Song of Wandering Aengus https://www.youtube.com/watch?time_continue=209&v=BYb-qOKKC0E

 

Né ieri né domani

vorrei solo un istante

Due “preghiere” che ruotano attorno al qui e ora, al presente da sentire e da vivere: né ieri né domani (per cercare di essere di più e dover essere di meno).

La preghiera dell’alba

Fa miracoli questo albeggiare.
Scrive la sua pagina di luce
sul quaderno scuro della notte.
Annulla la nostra disperazione,
assolve la nostra follia,
accerta che il mondo
non si è dissolto nelle tenebre
come abbiamo temuto
a partire da quella sera in cui,
da una caverna della preistoria,
osservammo per la prima volta il crepuscolo.
Ieri non resuscita.
Quello che è dietro non conta.
Quel che vivemmo già non è più
L’alba ci consegna la prima ora
la prima ora di un’altra vita.
La sola nostra verità
è il giorno che comincia.

José Emilio Pacheco,  da L’età delle tenebre, 2009

 

Preghiera della Gestalt

Io sono io. Tu sei tu.
Io non sono al mondo per soddisfare le tue aspettative.
Tu non sei al mondo per soddisfare le mie aspettative.
Io faccio la mia cosa. Tu fai la tua cosa.
Se ci incontreremo sarà bellissimo;
altrimenti non ci sarà stato niente da fare.
(…)

Friedrich Salomon Perls (1893-1970)

* ascoltando Ligabue – Nati per vivere (Adesso e qui)