Sull’orlo

In primo piano

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Essere sull’orlo di qualche cosa è un’espressione che spaventa anche solo a pronunciarla. Se poi ci si avvicina davvero a quel qualcosa, è paura allo stato puro.

Sull’orlo

Sono alta;
durante la guerra
arrivai a pesare quaranta chili.
Sono stata sull’orlo della tubercolosi,
sull’orlo del carcere,
sull’orlo dell’amicizia,
sull’orlo dell’arte,
sull’orlo del suicidio,
sull’orlo della misericordia,
sull’orlo dell’invidia,
sull’orlo della gloria,
sull’orlo dell’amore,
sull’orlo della spiaggia,
e, poco a poco, mi sono rifugiata nel sogno,
e sono qui che dormo sull’orlo,
sull’orlo del risveglio.

Al borde

Soy alta;
en la guerra
ilegué a pesar cuarenta kilos.
He estado al borde de la tuberculosis,
al borde de la cárcel,
al borde de la amistad,
al borde del arte,
al borde del suicidio,
al borde de la misericordia,
al borde de la envidia,
al borde de la fama,
al borde del amor,
al borde de la playa,
y, poco a poco, me fue dando sueño,
y aquí estoy durmiendo al borde,
al borde de despertar.

Gloria Fuertes, (Madrid, 1917-1998)

*ascoltando Led Zeppelin – When the Levee Breaks
https://www.youtube.com/watch?v=4VZtQPdSIsk.

V di (volere) volare

In primo piano

vvvvvvvvvvvolareLe ali le avevamo. Ma dove le abbiamo messe? (L’importanza di fare ordine negli armadi…)

 

Ho sognato di volare

Ho sognato di volare
tante volte in una
una volta in tante,
leggera sopra i tetti
con un sospiro di gioia nera
posandomi sui cornicioni
seduta in bilico su un comignolo
quanto quanto quanto
ho camminato sulle vie
ariose dell’orizzonte
fra nuvole salate e raggi di sole
un gabbiano dal becco aguzzo
un passero dalle piume amare
erano le sole compagnie
di una coscienza addormentata
vorrei saper volare
ancora in sogno ancora,
come una rondine,
da una tegola all’altra
e poi sputare sulle teste
dei passanti e ridere
della loro sorpresa, piove?
O sono lacrime di un Dio ammalato?
Volo ancora, ma nelle tregue del sonno
il piede non più leggero
scivola via, una mano si aggrappa
alla grondaia che scappa
vorrei volando volare
e riempire di allegrie
le spine del buio.

Dacia Maraini

 

La sera

Vorrei camminare in questa sera tranquilla
da sola e in silenzio – voce e pianto –
sciogliermi da tutti i vincoli
per avanzare libera e intera
verso il mistero;
introdurmi in esso come fine
di ogni ricerca…
Vorrei cadere in letargo lentamente;
dimenticare la materia, non sentirla,
e in un tentativo impetuoso alzarmi in volo,
e planare, planare, libera e straniera,
lontano dal mio fango, separata dal corpo,
– goffo, umano, –
e volare e volare bevendo soli
nell’infinita immensità del cielo.

Jesuina Sánchez (Salto, 1948), da Mayo y Milagro, 1991

 

*ascoltando Paul Simon & Garfunkel – El Condor Pasa https://www.youtube.com/watch?v=QqJvqMeaDtU

(ancora sul volerevolare qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/03/10/sabbia-2/)

Gioco di ombre

gioco di ombre

Come in un buffo gioco di ombre cinesi, ci muoviamo un po’ a caso, rincorsi da paure più tangibili delle ombre stesse.

Uomini

Gli uomini?
Rapide ombre sull’acqua che scorre:
ombre d’anatre volanti. Dove vanno?
Battono, battono le ali;
volano volano; dove?
Sterminata la terra
e infinito il cielo
e la stagione bene adatta al volo.
Come bello il volare, se non fosse…
lontana forse e indistinta,
in agguato,
l’ombra di un cacciatore.

 
Shaikh Ayaz (poeta pakistano, 1923-1997) – (testo dal web: cantosirene.blogspot.it)

* ascoltando Tim Buckley – Phantasmagoria in Two https://www.youtube.com/watch?v=bsO756lqfVM; Fleetwood Mac – Jumpin’ at Shadows https://www.youtube.com/watch?v=Q3ure6_pa2M.

Ipnosi

ipnosi

Verso la fine di febbraio  è già possibile cogliere qualche  sfumatura della luce di marzo. E noi qui, incantati (ipnotizzati?)  dal tempo che passa e ritorna senza chiederci permesso.

Tornano le stagioni, gli anni cambiano
senza bisogno di consigli o aiuto.
Senza pensarci, la luna ha il suo ciclo:
piena, crescente, ancora piena.
La candida luna entra nel cuore del fiume;
le azalee in fiore stordiscono l’aria;
in piena notte una pigna cade a terra;
il nostro bivacco smuore sui monti vuoti.
Acute stelle balenano tra i rami frementi;
il lago è un nero abisso nella notte cristallina;
alta in cielo, l’oscura punta di un picco
innevato taglia in due la Corona Boreale.
Oh, cuore, strano cuore
intransigente e corruttibile, siamo distesi
qui, incantati dalla luce stellare sull’acqua
e questi momenti che dovrebbero essere
eterni ci scivolano accanto insensibili come l’acqua.
 

The seasons revolve and the years change
With no assistance or supervision.
The moon, without taking thought,
Moves in its cycle, full, crescent, and full.
The white moon enters the heart of the river;
The air is drugged with azalea blossoms;
Deep in the night a pine cone falls;
Our campfire dies out in the empty mountains.
The sharp stars flicker in the tremulous branches;
The lake is black, bottomless in the crystalline night;
High in the sky the Northern Crown
Is cut in half by the dim summit of a snow peak.
O heart, heart, so singularly
Intransigent and corruptible,
Here we lie entranced by the starlit water,
And moments that should each last forever
Slide unconsciously by us like water.
 
Kenneth Rexroth, da Another Spring, in  The Phoenix and the Tortoise, traduzione di Francesco Dalessandro

* ascoltando Peter Green  – Slabo Day https://www.youtube.com/watch?v=INOVuZQsxKQ

Ricette poetiche

In primo piano

purple

Tre etti di libertà e due di fantasia, un bicchiere di pioggia viola, una manciata di nuvole (meglio se quelle del tardo pomeriggio) e un pizzico di follia (meglio se inguaribile): mescola con leggerezza e fai lievitare le parole nell’aria.

 

Prendete una parola? prendetene due
fatele cuocere come se fossero uova
scaldatele a fuoco lento
versate la salsa enigmatica
spolverate con qualche stella
mettete pepe e fatele andare a vela.

Ora dove ve n’andrete?
A scriver davvero? A scriver?

Raymond Queneau (Le Havre, 1903 – Parigi, 1976), da Il cane con il mandolino, 1965

 

 

La materia della poesia

                                      Per Salah Stétié

C’è una sostanza delle cose che non
si perde quando le ali della bellezza
la toccano. La perdiamo di vista, talvolta,
girando gli angoli della vita; ma
lei ci insegue con il suo desiderio
di permanenza, e viene a contaminarci
con l’infezione divina di una febbre di
eternità. I poeti lavorano
questa materia. Le loro dita estraggono
il caso da dentro chi va
loro incontro, e sanno che l’improbabile
si trova nel cuore dell’istante,
nell’incrocio di sguardi che
la parola della poesia traduce. Leggo
ciò che scrivono; e dalla fiamma che
i loro versi alimentano si leva
un fumo che il cielo disperde, in
mezzo all’azzurro, lasciando appena un
eco di ciò che è essenziale, e permane.

Nuno Júdice, da La materia della poesia, 2015, traduzione Chiara De Luca, Ed. Kolibris

*ascoltando Peter Green – The Supernatural https://www.youtube.com/watch?v=YoasUjXBkm8

Creature invisibili

figure invisibili

Siamo sicuri di non aver mai incontrato una delle creature bizzarre (o anche altre) citate in questa poesia?  Magari ci camminano accanto, ma per vederle dovremmo  abbattere il  muro saldo della razionalità. Non è semplice.

Dio dice:
«Era un caso urgente;
mi sono domandato
a che cosa servissero le mie creature
più bizzarre:
il drago, l’angelo e l’unicorno.
Ho convocato quelli in cui fidavo,
reali, forti, incontestabili:
il baobab, il cavallo da fatica,
la montagna affacciata sul mare.
Hanno tenuto dieci riunioni
senza mettersi d’accordo.
Allora ho tenuto
il drago, l’angelo e l’unicorno;
per evitare qualsiasi malinteso,
ho pensato bene tuttavia di renderli invisibili».

Alain Bosquet (1919-1998), testo dal web https://cantosirene.blogspot.it/search?q=unicorno

*ascoltando The Surfaris – Wipe Out https://www.youtube.com/watch?v=p13yZAjhU0M

Su altre figure bizzarre, qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/03/12/le-sirene-cantano/

Oggetti di uso quotidiano

il sapone

Non te lo immagini il sapone o lo spazzolino da denti tra gli spazi di una poesia, eppure…

La saponetta

Tu pensavi che cosa mi regalerà
finalmente è venuto Natale
eccomi qui alla porta, e tutto
è Natale scrupolosamente
l’esatto sogno dei bambini
col gelo col grigio col vento
che fa turbinare quei cosi
di ghiaccio e di neve e le famiglie
che si chiudono come valve
tram fermi automobili poche
eccomi qui da te col regalo
io che te lo avevo promesso
ciao ciao ho avuto la forza
di arrivare fin qui se non altro.
Ma dico: quando l’avrai consumato
e resterà un fogliettino
un fagiolo un cece un nulla
e ti scivolerà fra le dita
precipitando giù nel lavandino
dico, amore, per un istante almeno
ti ricorderai di me?

Dino Buzzati, da Il capitano Pic e altre poesie, 1965

 

Spazzolini da denti

Contrapposti come sfidanti
in un dramma di astratte marionette,
i nostri spazzolini da denti
si sfiorano solleticandosi;
le setole della stessa tinta
fanno indistinti il mio dal tuo…
Ne impugnerei uno a caso,
ma ben altro imperativo che
non la prevenzione igienica
mi interdice dal farlo.
Intendo prolungare l’attesa
a un’ulteriore scadenza.
Strofinandomi i denti
mi tornano alla memoria
i tuoi baci iniziali
che sapevano di dentifricio.
Altrove bacia la tua bocca pura
addentando altre labbra.

Valentino Zeichen, in  Metafisica tascabile, 1997

*ascoltando Giorgio Gaber- Io e le cose https://www.youtube.com/watch?v=trg8sx5J_HE

Ancora sugli oggetti, qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/05/02/oggetti/

Anche il corpo

Particolare da Il bacio di Gustav Klimt,1907-08, Österreichische Galerie Belvedere di Vienna

Particolare da Il bacio di Gustav Klimt, 1907-08, Österreichische Galerie Belvedere di Vienna

Non c’è sempre e solo pensiero etereo nelle poesie, molto spesso prende voce anche il corpo con la sua sensualità.

Due corpi fronte a fronte
sono a volte due onde
e la notte l’oceano.

Due corpi fronte a fronte
sono a volte due pietre
e la notte deserto.

Due corpi fronte a fronte
sono a volte radici
nella notte allacciate.

Due corpi fronte a fronte
sono a volte due lame
e la notte baleno.

Due corpi fronte a fronte
son due stelle cadenti
nel firmamento vuoto.

Octavio Paz (Città del Messico,  1914 – Città del Messico, 1998), traduzione di Maria Pia Lamberti, dalla rivista “Poesia”, Anno IX, Novembre 1996, N. 100, Crocetti Editore

 

La tua mano, lasciala andare
sulla mia pelle, vieni vicino
ché il bene che nasce vedendoti,
vedendoti cresce nello smalto
dei tuoi occhi;
nel cuore dei miei occhi, amore,
vieni qui sebbene umore,
amore, non so cosa confonda,
i capelli che ti pettinano l’arco della schiena nuda
come la verità senza vergogna
o l’esserti qui
vita in vita che si arroventa in vita
testa con testa, capello con capello
carne sangue seme per te
maturata d’amore col maturare della luna
cresciuta in me per maturare l’amore;
 
vieni qui
che io vorrei per te la parola piú alta,
alta in questo maltempo d’inverno
come il primo grido della primavera cruda,
ma tu vieni qui lo stesso, la verità è dentro i bambini,
carne che arde.

La tô man, lassile lâ su la mê
piel, ven dongje che il ben ch’al nas viodinti
viodinti al cres tal lustri dai tiei vôi
tal cûr dai miei vôi, amôr,
ven chì siben che umôr
amôr no sai ce ch’al confont,
i cjavêi ch’a ti petenin l’arc da la schene nude
come la veretât cence vergogne
o il jessiti achì
vite in vite che s’imburìs in vite
cjâf cun cjâf cjavêl cun cjavêl
cjar sanc semence par te
maduride d’amôr cul madurî de lune
cressude in me par madurî l’amôr;

ven chì
ch’o volarès par te la peraule plui alte
alte in chest maltimp d’unvier
come il prin crît de primevere crude
ma tu ven chì distès, la veretât e je intai fruts,
cjar incandive.

Pierluigi Cappello, da Amors, in Azzurro Elementare, 2013

 

Il lenzuolo di sopra

Mi sono messo, piegato con cura
tra la biancheria dell’armadio
Hai tolto le lenzuola per il letto
e mi hai steso come lenzuolo di sopra
Sei scivolata sotto
e ti ho coperta centimetro per centimetro
Poi ci ha travolto l’uragano
e siamo caduti ansimanti nell’occhio del ciclone
Adesso giaci sudata
con lo sguardo fisso al soffitto
e il lenzuolo di sopra ancora impigliato tra le tue gambe.

Óscar Hahn (Iquique, 1938), da Mal de amor, 1981

 

*ascoltando Elmore James – Make A Little Love https://www.youtube.com/watch?v=KsfOpdp4r6Q

Ancora su anima e corpo qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/01/06/anima-corpo/

… e mezzo cucchiaio di miele

 miele

Molto bello questo inno alla dolcezza, che non si vuole arrendere ai colpi della non-dolcezza.  Il verso finale, anche da solo, secondo me merita un applauso. Viva la dolcezza, sempre.

 

All’amore sono giunta con un grido di seta
e ci ho messo le guance,
il corpo e la coscienza.

Niente è rimasto di me,
neppure una lettera,
neppure uno specchio in cui riconoscermi.
Ma ho imparato a passare
per la cruna dell’ago,
cioè a perdonare sinceramente.
A lasciare la pelle nel filo di ferro,
a ferirmi dalla testa
ai piedi.

Ho perso tutto.
E quando ho capito che non sapevo difendermi dalla gente,
ho risposto con una sberla di dolcezza,
perché io so
che solo i dolci erediteranno la terra.

Mía Gallegos (San José, 1953)

*ascoltando Yes – Sweetness https://www.youtube.com/watch?v=TCbHVX9a7dw

Se una canzone

Se una canzone ti fa solo male, perché continui ad ascoltarla?

Canzone per cantare una canzone

È musica… Persiste,
fa male all’anima.
Viene talora da un tempo remoto,
da un’epoca impossibile
persa per sempre.
Va oltre i confini della musica.
Ha corpo, profumo,
è come la polvere di una vicenda imprecisa,
di un ricordo che non si è mai vissuto,
di una vaga speranza irrealizzabile.
Si chiama semplicemente:
Canzone

Ma non è soltanto questo.

È anche la tristezza.

Ángel González (1925-2008), da Trattato di urbanistica, 1967 (testo dal web https://cantosirene.blogspot.it/search?q=musica)

* ascoltando Stevie Ray Vaughan  – Little Wing https://www.youtube.com/watch?v=An4uDegHB8s