Chi sei?

In primo piano

chisei

“Chi sei?  Che cosa senti di essere (veramente)?” Forse  le risposte si trovano oltre la paura di conoscerle davvero.
(Solo per questa volta mi permetto di accostare a quella di un altro Autore una mia poesia a cui sono particolarmente legata).

Amore dopo amore

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

Derek Walcott, da Mappa del nuovo mondo,  Adelphi, traduzione di B. Bianchi, G. Forti, R. Mussapi

 

Chi sei?

Mi chiedi chi sono,
qual è la mia posizione:
io sono la crepa sul muro
il cuscino macchiato
la tazza bella, scheggiata.
Come te
sono solo imperfezione.
 
Irene Marchi, da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di sale Editore, 2015

* ascoltando Edie Brickell & New Bohemians – What I Am https://www.youtube.com/watch?v=tDl3bdE3YQA

Non dimenticare il biglietto

nnnnnnnnnnnn

Ti senti mai sul punto di partire, ma non sai per dove? …e poi non sai da quale aeroporto, non possiedi un passaporto, hai perso il bagaglio a mano e hai una paura di volare forse più grande del  caos che ti porti in testa?
Buon viaggio.

 

Prima del viaggio

Di lui si dice: spazio.
È facile definirlo con questa sola parola,
assai più difficile con molte.

Al tempo stesso vuoto e pieno di ogni cosa?
Chiuso ermeticamente, benché aperto,
dato che nulla
può sfuggire a esso?
Dilatato all’infinito?
Ma se ha una fine,
con cosa, diamine, confina?

Sì, sì, d’accordo. Ma ora dormi.
È notte e domani ti aspettano cose più urgenti,
perfette per la tua misura definita:
toccare oggetti collocati vicino,
lanciare occhiate a una distanza voluta,
ascoltare voci accessibili all’orecchio.

E in più questo viaggio dal punto A al punto B.
Decollo alle 12.40, ora locale,
e il volo sopra matasse di nubi del posto
lungo una sottile striscia di cielo,
una qualunque, all’infinito.

Wislawa Szymborska, da La gioia di scrivere – Tutte le poesie (1945 – 2009)
a cura di Pietro Marchesani,  Adelphi Editore

* ascoltando Pink Floyd  – Learning to Fly https://www.youtube.com/watch?v=nVhNCTH8pDs

Pendolare anche tu?

treni

Senza sosta.

Combattere è virile
dispiega la potenza
e fa sentire vivi.
Ritrarsi porta pace, e bene,
sgombrando il campo
da inutili tossine.
Combattere scatena mille
e mille desideri – ritrarsi,
invece, quei desideri
elude, smorza, cancella.
Combattere stimola, agita,
smuove e rimuove, sporca.
Ritrarsi ama l’immunitas,
perciò chiude finestre e porta.

Combattere o ritirarsi?
Combattere o scomparire?
Inutile cercare un’univoca risposta:
da bravi pendolari,
su treni traballanti,
andiamo avanti e indietro – senza sosta.

Franco Marcoaldi, da Tutto qui, Einaudi, 2017

*ascoltando Survivor – Eye Of The Tiger
https://www.youtube.com/watch?v=btPJPFnesV4

 

Rimedi diversi

abcdefghi

Quale sarà il rimedio giusto?

Foglietto illustrativo

Sono un tranquillante,
Agisco in casa,
funziono in ufficio,
affronto gli esami,
mi presento all’udienza,
incollo con cura le tazze rotte –
devi solo prendermi,
farmi sciogliere sotto la lingua,
devi solo mandarmi giù
con un sorso d’acqua.

So come trattare l’infelicità,
come sopportare una cattiva notizia,
ridurre l’ingiustizia,
rischiarare l’assenza di Dio,
scegliere un bel cappellino da lutto.
Che cosa aspetti –
fidati della pietà chimica.

Sei un uomo (una donna) ancora giovane,
dovresti sistemarti in qualche modo.
Chi ha detto che la vita va vissuta con coraggio?

Consegnami il tuo abisso –
lo imbottirò di sonno.
Mi sarai grato (grata) per la caduta in piedi.

Vendimi la tua anima.
Un altro acquirente non capiterà.

Un altro diavolo non c’è più.

Wislawa Szymborska, da La gioia di scrivere – Tutte le poesie (1945-2009), traduzione di Pietro Marchesani

 

Scrivi, scrivi;
se soffri, adopera il tuo dolore:
prendilo in mano, toccalo,
maneggialo come un mattone,
un martello, un chiodo,
una corda, una lama;
un utensile, insomma.
Se sei pazzo, come certamente sei,
usa la tua pazzia: i fantasmi
che affollano la tua strada
usali come piume per farne materassi;
o come lenzuoli pregiati
per notti d’amore;
o come bandiere di sterminati
reggimenti di bersaglieri.

Giorgio Manganelli, da Poesie, Crocetti, 2006

*ascoltando Cat Stevens – Sad Lisa https://www.youtube.com/watch?v=2mn9cEJjJZE; Pink Floyd – Comfortably Numb https://www.youtube.com/watch?v=_FrOQC-zEog

Cosa sei, cosa non sei, da dove vieni, dove vai, …?

doveedadovejpg

Tutte domande troppo difficili, almeno per me (la strada dell’ignoranza di sicuro la sto percorrendo).

 

Per arrivare là,
per arrivare dove voi siete,
andar via da dove non siete
dovete fare una strada nella quale non c’è estasi.
 
Per arrivare a ciò che non sapete
dovete fare una strada che è quella dell’ignoranza.

Per possedere ciò che non possedete
dovete fare la strada della privazione.

Per arrivare a quello che non siete
dovete andare per la strada nella quale non siete.

E quello che non sapete è la sola cosa che sapete
e ciò che avete è ciò che non avete
e dove siete è là dove non siete.

Thomas Stearns Eliot (1888-1965), da Quattro quartetti, (East Coker III), traduzione di F. Donini, Garzanti

 

Io vengo dalla spina dorsale
delle farfalle,
e tu
da dove vieni?
 
Franco Arminio, da Cedi la strada agli alberi – Poesie d’amore e di terra, Chiarelettere, 2016

*ascoltando Pink Floyd – Any Colour You Like https://www.youtube.com/watch?v=l266jJZnppI

Senza chiedere nulla

Immagine tratta dal libro illustrato Linee, di Suzy Lee, Corraini Edizioni, 2017

Immagine tratta dal libro illustrato Linee, di Suzy Lee, Corraini Edizioni, 2017

Senza aspettative o richieste. Che la vita lo sappia (e non si senta in imbarazzo).

Mia vita, a te non chiedo lineamenti
fissi, volti plausibili o possessi.
Nel tuo giro inquieto ormai lo stesso
sapore han miele e assenzio.

Il cuore che ogni moto tiene a vile
raro è squassato da trasalimenti.
Così suona talvolta nel silenzio
della campagna un colpo di fucile.

Eugenio Montale, da Ossi di seppia

*ascoltando  Santana – Song Of The Wind https://www.youtube.com/watch?v=XdmevPWZTRg

No al disincanto

lettere biblio

Se perdi la voglia di sognare, cosa ti rimane?

L’utopia è là, all’orizzonte.
Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi.
Faccio dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi.
Per quanto cammini, mai la raggiungerò.
A cosa serve l’utopia?
Serve a questo: a camminare.

Eduardo Galeano (1940 – 2015), da Parole in cammino

Noi
abbiamo l’allegria delle nostre allegrie
e abbiamo pure
l’allegria dei nostri dolori.
Perché non ci interessa la vita indolore
che la civiltà del consumo
vende nei supermercati.
E siamo orgogliosi
del prezzo di tanto dolore
che per tanto amore abbiamo pagato.
Noi
abbiamo l’allegria dei nostri errori
dei ruzzoloni che provano la passione
dell’andare e l’amore verso il cammino.
Abbiamo l’allegria delle nostre sconfitte
perché la lotta
per la giustizia e la bellezza
vale la pena persino quando si perde.
E abbiamo sopra tutte le cose
l’allegria delle nostre speranze
mentre impazza la moda del disincanto
ora che il disincanto è diventato
un articolo di consumo massivo e universale.
Noi.

Eduardo Galeano (1940 – 2015), traduzione di M. Fernàndez

*ascoltando (leggendo) Eduardo Galeano: “Vivere senza paura” https://www.youtube.com/watch?v=6oU-3VKnZSw
e Aerosmith –  Dream On  https://www.youtube.com/watch?v=54BCLYNkFKg

Scegli un posto dove restare

il cassetto

Io nel cassetto della cucina, quello disordinato (ma forse anche nel tronco di una betulla). E tu?

Ho un alloggio di fortuna:
il mio corpo.
Ieri sera non sapevo dove sistemarmi:
lo stomaco bruciava,
gli occhi erano spine,
la lingua amara,
nelle ossa
temporali.
Bisogna prendere casa nel mondo,
dare confidenze a un muro,
alla curva di una strada.
Così quando moriamo
muore il corpo
e noi siamo immortali
perché siamo in un rovo,
nella tasca di un cappotto,
nella gamba di un tavolo.

Franco Arminio, da Cedi la strada agli alberi – Poesie d’amore e di terra, Chiarelettere, 2016

*ascoltando Eric Clapton –Tears in heaven https://www.youtube.com/watch?v=AscPOozwYA8

Nulla ci è dovuto

ogniattimol'ultimo

Niente ci è dovuto. Nulla è così scontato come (non) pensiamo.

Disattenzione

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domande,
senza stupirmi di niente.

Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.

Inspirazione, espirazione, un passo dopo l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.

Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.

Nessun come e perché –
e da dove è saltato fuori uno così –
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro
oppure
(e qui un paragone che mi è mancato).

Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter d’occhio.

Su un tavolo più giovane da una mano d’un giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.

Le nuvole erano come non mai e la pioggia era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.

La terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.

È durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.

Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.

Wislawa Szymborska, da La gioia di scrivere – Tutte le poesie (1945-2009), traduzione di Pietro Marchesani, Adelphi Edizioni

*ascoltando Jethro Tull – Bourée
https://www.youtube.com/watch?v=N2RNe2jwHE0

Non troppo azzurro

le nuvol

Un cielo completamente limpido è bello, certo, ma un cielo con le nuvole non sarà mai uguale a un altro.  Poi, a pensarci bene, un cielo tuttoazzurro ti fa quasi sentire in colpa, se non ti senti  azzurro come lui, mentre le nuvole ti consentono anche un po’ d’ombra.

Nuvole

Dovrei essere molto veloce
nel descrivere le nuvole –
già dopo una frazione di secondo
non sono più quelle, stanno diventando altre.
La loro caratteristica è
non ripetersi mai
in forme, sfumature, pose e disposizione.
Non gravate della memoria di nulla,
si librano senza sforzo sui fatti.
Ma quali testimoni di alcunché –
si disperdono all’istante da tutte le parti.
In confronto alle nuvole
la vita sembra solida,
pressoché duratura e quasi eterna.
Di fronte alle nuvole
perfino un sasso sembra un fratello
su cui si può contare,
loro invece sono solo cugine lontane e volubili.
Gli uomini esistano pure, se vogliono,
e poi uno dopo l’altro muoiano,
loro, le nuvole,
non hanno niente a che vedere
con tutta questa faccenda
molto strana.
Al di sopra di tutta la tua vita
e della mia, ancora incompleta,
sfilano fastose così come già sfilavano.
Non devono insieme a noi morire,
né devono essere viste per fluttuare.

Wislawa Szymborska, da La gioia di scrivere – Tutte le poesie (1945-2009), traduzione di Pietro Marchesani, Adelphi

*ascoltando  Pink Floyd – Obscured By Clouds https://www.youtube.com/watch?v=16V-wNwlTw0

Ancora sulle nuvole  http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/10/01/sulle-nuvole-anzi-no-per-terra/   – http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/03/09/lista-delle-cose-4-giocare-le-nuvole/