Fuori tema n. 8: un gesto poco (anzi per nulla) poetico

perchè per terra punto di domanda

Immagina di aver conosciuto un bel ragazzo (o una bella ragazza), anzi, diamogli un volto, giusto per visualizzare meglio la scena: qualcuno  che per esempio si avvicini (dato che immaginiamo, esageriamo!) al Kevin Costner o alla Madeleine Stowe usciti direttamente dal set di “Revenge”. E questi due sono pure simpatici, interessanti,  ecc. ecc. Poi però, mentre vi state salutando nel parcheggio della pizzeria del vostro secondo incontro, lui (o lei) che fa? Getta con nonchalance il mozzicone della sigaretta a dieci metri di distanza (forse perché se la cicca si getta lontano dai piedi evaporerà da sola?!). E tu, che non fumi, ma non hai assolutamente nessun tipo di problema nei confronti di chi fuma, come reagisci a questo gesto (dentro di te)? Non ti scadono di un paio di punticini il tuo Kevin o la tua Madeleine? No, nemmeno di mezzo! –  risponderanno in molti (che due così non se li lascerebbero mai scappare, cascasse il mondo).  Invece c’è di sicuro qualcuno che rimarrebbe almeno un po’ deluso dal suo bellissimo lanciatore di cicche e troverebbe quel gesto decisamente brutto e maleducato. Perché di questo si tratta:  per quanto sia ormai diventato così automatico e diffuso da non riconoscerlo  nemmeno più come un gesto  “volontario”, il lancio-della-cicca-a-terra (anche e soprattutto dal finestrino di un’auto) è un gesto di inciviltà (ora sarebbe pure vietato dalla legge e passibile di multa, ma dico “sarebbe”…).  Anche perché in macchina di solito c’è un posacenere, e per strada o sulla spiaggia prima o poi un cestino dei rifiuti lo si trova (adesso hanno inventato anche i porta mozziconi tascabili, che sono un’ottima idea regalodato che  siamo in zona Natale).  Del resto nessuno a casa sua lancia i mozziconi sul tappeto di design che gli è costato un botto (col rischio di dare fuoco alla casa, esattamente come succede a molti boschi in estate), e neppure sulle piastrelle, in mancanza del tappeto. E quindi,  caro Kevin e cara Madeleine (mi rivolgo a questi due ragazzi immaginari, molto belli e simpatici ma con questo vizio del lancio)… la prossima volta, in quel parcheggio, pensateci, prima di lanciare la cicca per terra! (Non deludete, ve lo cantano pure i Beatles con  Don’t Let Me Down https://www.youtube.com/watch?time_continue=9&v=NCtzkaL2t_Y,  mentre il mozzicone di sigaretta si appella agli Animals e vi canta Don’t Bring Me Down https://www.youtube.com/watch?time_continue=34&v=0FZU4JVOmro).

P.S.  Non me ne vogliate per questa ramanzina ai nostri due bellissimi fumatori-lanciatori (nata dopo aver visto lanciare l’ennesima cicca per strada).

“Dai fumatori si può imparare la tolleranza. Mai un fumatore si è lamentano di un non fumatore”.
(Sandro Pertini)

La luna ci guarda

la luna ci vede

La luna vede tutto: vede te, vede me, vede il mondo. Anche se è buio non le sfugge nulla e se aiutata da una manciata di stelle riesce a leggere ogni nostro pensiero, perfino il più nascosto. Anche di giorno  è lì e non smette di osservare: vede ogni guerra, ogni sentimento, ogni errore. Chissà cosa penserà di noi.

O luna del monte,
illumina la via
al ladro dei fiori.

Haiku di Issa Kobayashi (1763 –1828)

La luna

C’è tanta solitudine in quell’oro.
La luna delle notti non è la luna
che vide il primo Adamo. I lunghi secoli
della veglia umana l’hanno colmata
di antico pianto. Guardala. È il tuo specchio.

Jorge Luis Borges

* Colpa della luna, quando si avvicina troppo alla Terra fa impazzire tutti.
Willliam Shakespeare (da Otello) *

* ascoltando Signora Luna – Vinicio Capossela https://www.youtube.com/watch?v=CPB3vrHHgZY

Attenti a Fata Morgana

 Esempio di Fata Morgana (foto da Wikipedia)

Esempio di Fata Morgana (foto da Wikipedia)

Due righe un po’ insolite (e visionarie) muovendomi tra miraggi, deserti, musica e poesia (e un po’ di fisica).
A (quasi) tutti sarà capitato di sentirsi dire almeno una volta –Hai inseguito un miraggio – o –Ti fai troppi castelli in aria! Però non è sempre colpa della nostra stupidità o fantasia se vediamo questi castelli in aria: tale espressione sembra derivare dal fenomeno ottico denominato Fata Morgana. Si tratta di un miraggio che si presenta frequentemente a chi dalle coste calabresi dello stretto di Messina guardi verso le coste della Sicilia (in realtà è un fenomeno che si può verificare in varie parti del mondo, ma è ovunque conosciuto con questo nome italiano perché il fenomeno è molto più frequente proprio nello Stretto di Messina). In pratica, al di sopra del mare, o anche in mezzo ad esso, appaiono fantastiche immagini simili a castelli, costruzioni che poi i poeti hanno voluto identificare con la dimora della leggendaria fata Morgana (la sorellastra di Re Artù, figura sovrannaturale che secondo la mitologia celtica induceva nei marinai le visioni di questi fantastici castelli per attirarli e poi condurli a morte). Tale fenomeno ha poi ispirato altre leggende e opere poetiche: in particolare si può ricordare la leggenda popolare di origine norvegese (diffusasi nel 1600) dell’Olandese Volante, il vascello fantasma che si credeva navigasse contro vento e a vele spiegate e il cui avvistamento avrebbe costituito un presagio di sventura.
Venendo alla scienza, il fenomeno ottico è dovuto alle variazioni dell’indice di rifrazione dell’aria, prima crescente, poi decrescente, dal basso verso l’alto e può essere osservato a terra o in mare, nelle regioni polari o nei deserti: distorce enormemente l’oggetto su cui agisce il miraggio, tanto da renderlo irriconoscibile e può riguardare qualsiasi tipo di oggetti lontani, come isole, coste o barche. Nelle regioni desertiche è facile assistere ad un “miraggio inferiore”: possiamo vedere il riflesso del cielo sul terreno sabbioso in lontananza e pensare erroneamente di scorgere un lago. Quando invece diversi effetti di miraggio inferiore e superiore si sommano, le immagini degli oggetti all’orizzonte vengono allungate verso l’alto come pinnacoli. Ed è proprio questo miraggio che viene chiamato Fata morgana (tipico anche del deserto del Mojave, in California). Ma sorvolo rapidamente sopra la fisica che di sicuro non è il mio mestiere e passo alla poesia.

Qui sotto riporto due poesie di un irresistibile poeta decisamente visionario, il “Re Lucertola” Jim Morrison: la prima parla proprio del deserto, la seconda di altre figure-miraggio. Segue il testo (bellissimo) di Fata Morgana dei mitici Litfiba. E mi raccomando, attenzione ai miraggi!

Il Deserto

Il Deserto
                – rosato blu metallico
                 & verde insetto
                  specchi vuoti &
                 pozze d’argento
                 un universo in
                 un corpo

Jim Morrison, da Poesie da Tape Noon, in Tempesta elettrica – Poesie e scritti perduti, traduzione di Tito Schipa jr, Mondadori, 2001

Un angelo passa correndo
Traversa la luce improvvisa
Traversa la stanza
Uno spettro ci precede
Un’ombra ci segue
E ad ogni nostra fermata
Cadiamo

Jim Morrison, da Poesie 1966-1971, in Tempesta elettrica – Poesie e scritti perduti, traduzione di Tito Schipa jr, Mondadori, 2001

Fata Morgana (Litfiba)

Oh, vedo tutto attraverso
sabbia rossa e deserto
Ho sete,
ho sete di te che non sei qui
Stella caduta dagli occhi,
che voli sul mio deserto
Ho sete,
le nuvole mi cadono dentro,
cerchio che ha perso il suo centro,
perché ha smarrito ogni senso
oh, sabbia rossa e deserto
ah ah ah ieh ieh ah ah ah ieh ieh
Lunga scala d’aria che sale dal deserto
non c’è confine
con l’occhio dentro e l’occhio fuori
Morgana
Lenta processione all’alba nel deserto
Fata Morgana
ha già cambiato ogni profilo
Aspetto a parlare prima che l’illusione si sia mossa
poi scopro il confine che dall’infinito vola dentro di me
Morgana
Ho sete
significa che sono vivo
che importa se l’ultimo o il primo
Il cuore vuol battere ancora,
ancora…
Oh, sabbia rossa e deserto
la sento negli occhi,
in fondo ai miei occhi,
salire dal mare passando dal cuore

Litfiba, dall’album Terremoto, 1993

*ascoltando (ovviamente) Litfiba – Fata Morgana https://www.youtube.com/watch?v=5viSeFb767o (ascoltala, ne vale la pena… ma no, non così! alza quel volume!)

Semplificare

pane

Conviene semplificare, fare chiaro nelle stanze che ci ospitano per il breve tempo che si chiama vita e nei pensieri che ospitiamo in questo stesso tempo. Anche se semplificare è un verbo che un po’ ci inganna: rendere più semplice non ha nulla di semplice, come ci spiega bene Bruno Munari: “Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. […] Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere cosa togliere, come fa lo scultore quando a colpi di scalpello toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’è in più della scultura che vuole fare. […] Togliere invece che aggiungere vuol dire riconoscere l’essenza delle cose e comunicarle nella loro essenzialità. Questo processo porta fuori dal tempo e dalle mode, il teorema di Pitagora ha una data di nascita, ma per la sua essenzialità è fuori dal tempo. Potrebbe essere complicato aggiungendogli fronzoli non essenziali secondo la moda del momento, ma questo non ha alcun senso secondo i principi della comunicazione visiva relativa al fenomeno.
Eppure la gente quando si trova di fronte a certe espressioni di semplicità o di essenzialità dice inevitabilmente questo lo so fare anch’io, intendendo di non dare valore alle cose semplici perché a quel punto diventano quasi ovvie.
[…] La semplificazione è il segno dell’intelligenza, un antico detto cinese dice: quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte.”  (tratto da “Verbale scritto”).

La vita semplice

Chiamare il pane pane e che appaia
sulla tovaglia il pane quotidiano;
dargli al sudore il suo e dargli al sonno
al breve paradiso e all’inferno
e al corpo e al minuto quello che chiedono;
ridere come il mare ride, il vento ride,
senza che la risata suoni a vetri rotti;
bere e nell’ubriachezza afferrare la vita
ballare il ballo senza perdere il passo;
toccare la mano di uno sconosciuto.

Octavio Paz (Messico, 1914-1998)

Testo originale:

La vida sencilla

Llamar al pan el pan y que aparezca
sobre el mantel el pan de cada día;
darle al sudor lo suyo y darle al sueño
y al breve paraíso y al infierno
y al cuerpo y al minuto lo que piden;
reír como el mar ríe, el viento ríe,
sin que la risa suene a vidrios rotos;
beber y en la embriaguez asir la vida;
bailar el baile sin perder el paso;
tocar la mano de un desconocido

* ascoltando Le semplici cose – Vinicio Capossela
https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&v=X_azwK091WA

Ancora sul tema semplicità http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/03/26/lista-delle-cose-6-restare-semplici/

Una parola (se dovesse servire)

justdon'tlaughatme

Addio potrebbe sembrare una parola troppo scura e definitiva, ma detta così, come in questa poesia del poeta russo Josif Brodskij, perde un po’ della sua ombra e regala anche un filo di luce. Penso che questa  sia una bellissima poesia, se mai accadesse di dover dire addio (ma vi auguro di no).

Addio,
dimentica
e perdona.

E brucia le lettere,
come un ponte.

E che sia il tuo viaggio
coraggioso,
che sia dritto
e semplice.

E che ci sia nell’oscurità
a brillare per te
un filo di stelle argentato,
che ci sia la speranza
di scaldare le mani
vicino al tuo fuoco.

Che ci siano tormente,
nevi, piogge
e lo scoppiettio furioso della fiamma,
e che tu abbia in futuro
più fortuna di me.

E che possa esserci una possente e splendida
battaglia
che risuona nel tuo petto.

Sono felice
per quelli che forse
sono
in viaggio con te.

Josif Brodskij,1957, traduzione di Silvia Comoglio https://www.youtube.com/watch?v=_qFgolqjO1c

*ascoltando  Iggy Pop – I’m Going Away Smiling
https://www.youtube.com/watch?time_continue=31&v=H3JuPbRcnDc

Una poesia non mente, sente

dal saggio "Quello che resta da fare ai poeti", inviato da Umberto Saba alla rivista fiorentina "La Voce" nel febbraio 1911

dal saggio “Quello che resta da fare ai poeti”, inviato da Umberto Saba alla rivista fiorentina “La Voce” nel febbraio 1911

Una poesia non può mentire, ma solo sentire. Non è opportuno indagare troppo, chiedere  con insistenza – che caspita volevi dire, poeta? – va bene anche un senso sfumato, non del tutto afferrato. Ma  una cosa è certa: chi ha scritto quelle righe andate a capo troppo spesso (citando Erri De Luca) non si è inventato nulla, perché è impossibile inventarsi una poesia, le parole sarebbero orfane di emozione.  Una poesia nasce perché si sente. Le parole scritte in una poesia  potranno essere giuste o sbagliate per chi legge, ma per il poeta erano senz’altro vere, nel momento in cui le ha scritte.

Lo zen e l’arte della poesia

Abbandono la mente,
lascio che penna, respiro,
il movimento delle immagini dentro
e fuori la bocca
sia calmo, sia ritmico
come il sollievo e il reflusso dell’onda
come uno seduto in posizione del loto
sopra il mondo
muove la penna tanto piano
da appena macchiare il foglio,
fermo il respiro
nella gabbia luminosa del costato
finché il cuore
è solo la vivida lucerna
che il respiro aumenta
e la penna scrive
quel che il cuore detta
e il mondo intero scurisce,
s’oscura,
tranne le dure, le chiare stelle
laggiù.

Erica Jong, da Blood & Honey, a cura di Rosaria Lo Russo,  Bompiani, 2001

* ascoltando https://www.youtube.com/watch?v=Phk_o91gzEU dal film “La tigre e la neve”; https://www.youtube.com/watch?v=dtx5IKB4wTw dal film “Il postino”

Via dall’ingranaggio

ingranaggi

Esci dall’ingranaggio, spirito libero, esci e smettila di temere la parola “confronto”.

Oggi

Siamo ingranaggi di plastica
                incastrati
nella macchina dei ruoli sociali
–  Quanto vali? –
–  Quanto sei  importante? –
Siamo pupazzi di stoffa firmata
trascinati dal  sogno di ricchezza
che si muove
snello, levigato
sui  resti inutili di ogni troppo.
Oggi vorrei scendere
sotto la superficie,
chiedere lʼessenza di tutto
e soltanto ascoltare,
ma parla il nulla.
 

Irene Marchi, da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015

*ascoltando Litfiba  – Spirito  https://www.youtube.com/watch?v=yOp5S332QBY

Un rifugio

rifugio

Senti anche tu il bisogno di un rifugio lontano dal mondo, un posto che porti all’essenza di tutto? Bisognerà costruirlo dentro di noi, lentamente. Ci vorranno buona musica e parole quasi silenziose.

Costruire una capanna
di sassi, rami, foglie
un cuore di parole
qui, lontani dal mondo
al centro delle cose,
nel punto più profondo.

Pierluigi Cappello, da Stato di quiete – Poesie 2010-2016, Bur, 2011

 

* ascoltando Piero Pelù – Lentezza https://www.youtube.com/watch?v=-ZFAh5o1XjQ

dove

Sulla strada del giorno

buon viaggio i

Dove ti sta portando la strada? Quanto vento c’è lì? Qui c’è un po’ di nebbia (io poi non sono mai stata brava a leggere le indicazioni: le vedo sempre troppo tardi – anche se non corro mai veloce). Fai buon viaggio “sulla strada del giorno“.

La vita è tanto rischiosa
quanto ramificata

cima d’albero e punta di fronda
sono solo l’inizio

poi viene il vento dell’ovest a flettere
e il vento del nord a torcere

poi la luce del sole ci esorta
e allora tutti su

noi siamo come ogni verde
macchina rigogliosa

in viaggio sulla strada del giorno
verso la notte

Grace Paley, da Fedeltà, traduzione di Livia Brambilla e Paolo Cognetti, Minimum Fax, 2011

* ascoltando  Piero Pelù – Viaggio https://www.youtube.com/watch?time_continue=127&v=0wlFi_Q5E3o

strada, buon viaggio

Decluttering mentale

scrivereliberare

Se scrivi su un foglio bianco quello che ti rimbalza nella mente (e  in certi momenti produce un rumore talmente forte che lo riescono a sentire anche quelli che ti stanno vicino – “Ma che faccia  strana hai?!”), poi ti sentirai un po’ meglio. Non  benebene, ma meglio. Poi butta via quel foglio. O anche no.

non puoi pensare senza pensare a qualcosa
i miei amici buddhisti ogni tanto pensano
per settimane a come non pensare a niente
spesso ci riescono
                             certe volte osservando
quella scultura famosa (o una sua fotografia)
io penso    oh quello non starà davvero pensando
a niente     vuole solo farlo credere ai
passanti per qualche motivo      o ha bisogno di tenersi
la testa pesante tra le mani per incastonare
i pensieri o le idee nella sua pietrosità
                                               così come io     accostando
la penna al foglio sono certa che la cosa
che mi opprimeva insopportabile sul petto
apparirà in parole      prenderà forma e canto
mi lascerà continuare a vivere

Grace Paley, da Fedeltà, traduzione di Livia Brambilla e Paolo Cognetti, Minimum Fax, 2011
* ascoltando Elisa – Pagina bianca https://www.youtube.com/watch?v=17_-cwStntE
Willie Nelson –Write Your Own Songs
https://www.youtube.com/watch?time_continue=48&v=KcV9zyx-HHE