Guarda, ascolta, vivi

cedi la strada agli alberi

Grazie a un altro ritrovamento fortunato in biblioteca, trascrivo con entusiasmo queste tre poesie. Parlano di un mondo che spesso ci dimentichiamo di guardare.

 

Spesso gli uomini si ammalano
per essere aiutati.
Allora bisogna aiutarli prima che si ammalino.
Salutare un vecchio
non è gentilezza, è un progetto di sviluppo locale.
Camminare all’aperto è vedere
le cose che stanno fuori,
ogni cosa ha bisogno di essere vista,
anche una vecchia conca piena di terra,
una piccola catasta di legna
davanti alla porta, un cane zoppo.
Quando guardiamo con clemenza
facciamo piccole feste silenziose,
come se fosse il compleanno di un balcone,
l’onomastico di una rosa.

 

Prendi un angolo del tuo paese
e fallo sacro,
vai a fargli visita prima di partire
e quando torni.
Stai molto di più all’aria aperta.
Ascolta un anziano, lascia che parli della sua vita.
Leggi poesie ad alta voce.
Esprimi ammirazione per qualcuno.
Esci all’alba ogni tanto.
Passa un po’ di tempo vicino a un animale,
prova a sentire il mondo
con gli occhi di una mosca,
con le zampe di un cane.

 

Pensa che si muore
e che prima di morire tutti hanno diritto
a un attimo di bene.
Ascolta con clemenza.
Guarda con ammirazione le volpi,
le poiane, il vento, il grano.
Impara a chinarti su un mendicante,
coltiva il tuo rigore e lotta
fino a rimanere senza fiato.
Non limitarti a galleggiare,
scendi verso il fondo
anche a rischio di annegare.
Sorridi di questa umanità
che si aggroviglia su se stessa.
Cedi la strada agli alberi.

Franco Arminio, da Cedi la strada agli alberi – Poesie d’amore e di terra, Chiarelettere, 2017

*ascoltando  Angelo Branduardi – La volpe https://www.youtube.com/watch?v=8sKEJaM8OdQ
Eddie Vedder – Society https://www.youtube.com/watch?v=lm8oxC24QZc

 

 

Curriculum

spetta bile

Stavo pensando (ultimamente l’argomento in questione è uno dei miei pensieri fissi) a quante convinzioni di cui non siamo affatto convinti dobbiamo scrivere in un curriculum. In ogni caso, via, scriviamone un altro…

Scrivere un curriculum

Cos’è necessario?
È necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.

È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.

Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.
È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Wislawa Szymborska, da Gente sul ponte, in La gioia di scrivere – Tutte le poesie (1945-2009), traduzione di Pietro Marchesani, Adelphi Edizioni

*ascoltando Litfiba – Ragazzo https://www.youtube.com/watch?v=fQV-E3u1TNg

Proposito

hope

Forse quello che dobbiamo sempre riproporci di fare è, semplicemente, sperare.  Ogni giorno.

 
La  speranza è quella cosa piumata –
che si viene a posare sull’anima –
Canta melodie senza parole –
e non smette – mai –

E la senti – dolcissima – nel vento –
E dura deve essere la tempesta –
capace di intimidire il piccolo uccello
che ha dato calore a tanti –

Io l’ho sentito nel paese più gelido –
e sui mari più alieni –
Eppure mai, nemmeno allo stremo,
ha chiesto una briciola – di me.

Emily Dickinson (traduzione di Barbara Lanati)

 

Crepuscolo marino,
in mezzo
alla mia vita,
le onde come uve,
la solitudine del cielo,
mi colmi
e mi trabocchi,
tutto il mare,
tutto il cielo,
movimento
e spazio,
i battaglioni bianchi
della schiuma,
la terra color arancia,
la cintura
incendiata
del sole in agonia,
tanti
doni e doni,
uccelli
che vanno verso i loro sogni,
e il mare, il mare,
aroma
sospeso,
coro di sale sonoro,
e nel frattempo,
noi,
gli uomini,
vicino all’acqua,
che lottiamo
e speriamo
vicino al mare,
speriamo.
 
Le onde dicono alla costa salda:
Tutto sarà compiuto.

Pablo Neruda, in Las Odas elementales (1954)

*ascoltando: di Ben HarperWith my own two hands https://www.youtube.com/watch?v=aEnfy9qfdaU e Better Way https://www.youtube.com/watch?v=XOZj1Xyx354; Cat Stevens – Peace Train https://www.youtube.com/watch?v=eaNtV_iU61U

P.S. Ciao, buon anno!

Tra nuvole e luce

solounbrindisi

Un brindisi a noi. Perché ce lo meritiamo.

Brindisi

Lasciarsi dietro i giorni come un fastidio breve,
voltarsi, della folla non riconoscere un volto.
Prepararsi il trono di una normalità sedentaria
e dal basso, un singolo filo d’erba fra le labbra,
alzare i calici di tutti i giorni dimenticati
lanciare le spine sotto le unghie dentro un magnifico grigio,
in un ventaglio di luce.

Pierluigi Cappello, da Stato di quiete – Poesie 2010-2016, Bur, 2016

 

(…) Giorno dell’anno nuovo,
giorno elettrico, fresco,
tutte le foglie escono verdi
dal tronco del tuo tempo.
Incoronaci
con acqua,
con gelsomini aperti,
con tutti gli aromi spiegati,
sì,
benché tu sia solo un giorno,
un povero giorno umano,
la tua aureola palpita
su tanti cuori stanchi
e sei,
oh giorno nuovo,
oh nuvola da venire,
pane mai visto,
torre permanente!

Pablo Neruda, versi tratti da Ode al primo giorno dell’anno

*ascoltando Jovanotti – Buon anno https://www.youtube.com/watch?v=xU0VYU0tKBA The Fifth Dimension – Aquarius – Let The Sunshine In https://www.youtube.com/watch?v=oPK7ZF6jfJE

Cose difficili

un sasso verso il cielooooooooooooooooooooooooooo

Ancora alcune righe di Julio Cortázar sospese tra prosa e poesia.
(Far risalire un sassolino al cielo è un’impresa non da poco, non tutti ci riescono).

La Rayuela (Il gioco del mondo) si gioca con un sassolino che bisogna spingere con la punta della scarpa. Ingredienti: un marciapiedi, un sassolino e un bel disegno fatto col gessetto, preferibilmente a colori. In alto sta il cielo, sotto sta la terra, è molto difficile arrivare con il sassolino al cielo, quasi sempre si fanno male i calcoli e il sassolino esce dal disegno. Poco a poco, nonostante tutto, si comincia ad acquisire la necessaria abilità per salvare le diverse caselle, (Rayuela chiocciola, Rayuela rettangolare, Rayuela fantasia, poco usata) e un giorno si impara a uscire dalla terra e a far risalire il sassolino fino al cielo, fino ad entrare nel cielo (…), il brutto è che proprio a quel punto, quando quasi nessuno ha ancora imparato a far risalire il sassolino fino al cielo, finisce di colpo l’infanzia e si casca nei romanzi, nell’angoscia da due soldi, nella speculazione di un altro cielo al quale bisogna comunque imparare ad arrivare. E siccome si è usciti dall’infanzia… ci si dimentica che per arrivare al cielo si ha bisogno di questi ingredienti, un sassolino e la punta di una scarpa.

Julio Cortázar (Bruxelles, 26 agosto 1914 – Parigi, 12 febbraio 1984), da Rayuela, 1963

* ascoltando Remember the days of the old schoolyard – Cat Stevens https://www.youtube.com/watch?v=iFwDEqLQ0bA

Improvvisando (sotto un cielo sipario)

sipario

Siamo sulla scena, sperando di interpretare davvero la parte che è stata pensata per noi.
(E il suggeritore è sempre in sciopero).

Una vita all’istante

Una vita all’istante.
Spettacolo senza prove.
Corpo senza modifiche.
Testa senza riflessione.

Non conosco la parte che recito.
So solo che è la mia, non mutabile.

Il soggetto della pièce
va indovinato direttamente in scena.

Mal preparata all’onore di vivere,
reggo a fatica il ritmo imposto dell’azione.
Improvviso, benché detesti improvvisare.
Inciampo a ogni passo nella mia ignoranza.
Il mio modo di fare sa di provinciale.
I miei istinti hanno del dilettante.
L’agitazione, che mi scusa, tanto più mi umilia.
Sento come crudeli le attenuanti.

Parole e impulsi non revocabili,
stelle non calcolate,
il carattere come un capotto abbandonato in corsa –
ecco gli esiti penosi di tale fulmineità.

Poter provare prima, almeno un mercoledì,
o replicare ancora una volta, almeno un giovedì!
Ma qui già sopraggiunge il venerdì
con un copione che non conosco.
Mi chiedo se sia giusto
(con voce rauca,
perché neanche l’ho potuta schiarire tra le quinte).

Illusorio pensare che sia solo un esame superficiale,
fatto in un locale provvisorio. No.

Sto sulla scena e vedo quant’è solida.
Mi colpisce la precisione di ogni attrezzo.
Il girevole è già in funzione da tempo.
Anche le nebulose più lontane sono state accese.
Oh, non ho dubbi che questa sia la prima.
E qualunque cosa io faccia,
si muterà per sempre in ciò che ho fatto.

Wislawa Szymborska, da Grande Numero, in La gioia di scrivere – Tutte le poesie (1945-2009), traduzione di Pietro Marchesani

*ascoltando Francesco De Gregori – La valigia dell’attore
https://www.youtube.com/watch?v=IEXo97_q3BA

Chiede troppo

proprio così

Chiede davvero troppo il titolo della poesia qui sotto.
Chiede di spiegare l’inspiegabile.

La verità, vi prego, sull’amore

Dicono alcuni che amore è un bambino
e alcuni che è un uccello,
alcuni che manda avanti il mondo
e alcuni che è un’assurdità
e quando ho domandato al mio vicino,
che aveva tutta l’aria di sapere,
sua moglie si è seccata e ha detto che
non era il caso, no.

Assomiglia a una coppia di pigiami
o al salame dove non c’è da bere?
Per l’odore può ricordare i lama
o avrà un profumo consolante?
È pungente a toccarlo, come un pruno
o è lieve come morbido piumino?
È tagliente o ben liscio lungo gli orli?
La verità, vi prego, sull’amore.

I manuali di storia ce ne parlano
in qualche noticina misteriosa,
ma è un argomento assai comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi
e l’ho visto persino scribacchiato
sul retro degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un alsaziano a dieta
o il bum-bum di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione
su una sega o uno Steinway da concerto?
Quando canta alle feste è un finimondo?
Apprezzerà soltanto roba classica?
Smetterà se si vuole un po’ di pace?
La verità, vi prego, sull’amore.

Sono andato a guardare nel bersò
lì non c’era mai stato;
ho esplorato il Tamigi a Maidenhead,
e poi l’aria balsamica di Brighton.
Non so che cosa mi cantasse il merlo,
o che cosa dicesse il tulipano,
ma non era nascosto nel pollaio
e non era nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull’altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
È un buon patriota o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se spinte?
La verità, vi prego, sull’amore.

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto frugando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta
o là sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
La verità, vi prego, sull’amore.

Wystan Hugh Auden, da La verità, vi prego, sull’amore, Adelphi, traduzione di G. Forti

* ascoltando:Fabi-Silvestri-Gazzè – L’amore non esiste https://www.youtube.com/watch?v=-umMDLbqtWs; Angelo Branduardi – L’uso dell’amore https://www.youtube.com/watch?v=nXbZRMSiIes; Vinicio Capossela – Che coss’è l’amor https://www.youtube.com/watch?v=OWwqSj_VULQ; Enrico Ruggeri – Mistero https://www.youtube.com/watch?v=ooPc16-n8y0

 

Er-ro-ri

mistake n 1000000

Due occhi, un naso, una bocca e sempre troppi errori.
Potendo scegliere vorrei essere un albero.

Dai vicini un bimbo suona Per Elisa.
Sempre da capo, sempre quell’errore.
Il dogma dell’infallibilità
è stato un passo falso. È un fatale capitombolo
del parassita quello di uccidere l’ospite.
Detto altrimenti globalizzazione.

Pudico si occulta l’errore decisivo
in una duna di sbagli di poco conto
e ci sprofonda. Mai finora sono mancate
voci che avvertivano:
il mondo è l’Incorreggibile.

Patetici sforzi per riparare, rammendare,
otturare, riformare, migliorare
con inchiostro rosso e pentimenti
portano a nuovi errori ancor piú grossi.

Certo, difetti congeniti e aborti
sono due paia di maniche.
Però anche l’esecuzione fallisce,
il colore, l’invito, l’avvio,
l’accensione e il passo.

Una via lattea di confusioni
che c’è da stupirsi. Considerando il complesso
ne risulta un miracolo.

Evitare errori a ogni costo
sarebbe un errore.
Si confessa, si ammette
che si è sbagliato il gesto,
la direzione di marcia e anche a scrivere.

Certe poesie per esempio
sarebbero perfette
se non le avesse preservate da questa sorte
un errorino da nulla.

È per svista che si è felici,
talvolta, per un momento,
per svista. Ma qualcosa non va.

Hans Magnus Enzensberger, da Piú leggeri dell’aria, Einaudi, Torino, 2001, traduzione di Anna Maria Carpi

*ascoltando James Blunt – Same Mistake https://www.youtube.com/watch?v=b3c32wBYdU0

Sempre di errori, qui: http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/01/30/sugli-errori/ e qui: http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2015/12/20/errori/

 

Prezzi altissimi

quantoancoradapagarepuntodidomnada

Siamo come una vetrina sempre “in allestimento”:
il prezzo delle nostre azioni non è mai indicato.

 

Presi un Sorso di Vita –
Vi dirò quanto l’ho pagato –
Esattamente un’esistenza –
Il prezzo di mercato, dicevano.

Mi pesarono, Granello per Granello –
Bilanciarono Fibra con Fibra,
Poi mi porsero il valore del mio Essere –
Un singolo Grammo di Cielo!

Emily Dickinson, da The Complete Poems – Tutte le poesie, traduzione e note di Giuseppe Ierolli

* ascoltando Bruce Springsteen –
The Price You Pay https://www.youtube.com/watch?v=tJM1g5Pfy5c

Elettrocardiogrammi poetici

ritmi

Due minuti, 120 battiti (più o meno): il tempo di leggere alcune poesie che parlano del cuore (che, si sa, fa sempre quello che vuole).

Al mio cuore, di domenica

Ti ringrazio, cuore mio:
non ciondoli, ti dai da fare
senza lusinghe, senza premio,
per innata diligenza.
Hai settanta meriti al minuto.
Ogni tua sistole
è come spingere una barca
in mare aperto
per un viaggio intorno al mondo.
Ti ringrazio, cuore mio:
volta per volta
mi estrai dal tutto,
separata anche nel sonno.
Badi che sognando non trapassi in quel volo,
nel volo
per cui non occorrono le ali.
Ti ringrazio, cuore mio:
mi sono svegliata di nuovo
e benché sia domenica,
giorno di riposo,
sotto le costole
continua il solito viavai prefestivo.

Wisława Szymborska, La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009), Adelphi.

 

Il signore nel cuore

Le era entrato nel cuore.
Passando dalla strada degli occhi e delle orecchie le era entrato nel cuore.
E lì cosa faceva?
Stava.
Abitava il suo cuore come una casa.

Vivian Lamarque, da Vivian Lamarque – Poesie 1972-2002

 

Francis Turner

Io non potevo correre né giocare
quand’ero ragazzo.
Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
non bere —
perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
blandito da un segreto che solo Mary conosce:
c’è un giardino di acacie,
di catalpe e di pergole addolcite da viti —
là, in quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary —
mentre la baciavo con l’anima sulle labbra,
l’anima d’improvviso mi fuggí.

Edgar Lee Masters, traduzione di Fernanda Pivano, da Spoon River Anthology, Einaudi Editore, 1943

* ascoltando Un malato di cuore –  Fabrizio De Andrè https://www.youtube.com/watch?v=R4sqEWrn0DY