Punti di vista

Sfuma il turchino in un azzurro tutto
stelle. Io siedo alla finestra e guardo.
Guardo e ascolto; però che in questo è tutta
la mia forza: guardare ed ascoltare.

Umberto Saba, da Meditazione

dalla-finestra(Dalla finestra)

Osservare il mondo da una certa distanza può far capire molte cose: la visione d’insieme aiuta a cogliere meglio le provenienze e gli arrivi, si notano i cambi di direzione, le esitazioni o il nascondersi delle persone. Capiamo gli altri e forse capiamo anche noi stessi. (Penso che a volte un cambio di prospettiva sia utilissimo).

Prospettiva

Si sono incrociati come estranei,
senza un gesto o una parola,
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.

Forse smarriti
o distratti
o immemori
di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.

D’altronde nessuna garanzia
che fossero loro.
Sì, forse, da lontano,
ma da vicino nient’affatto.

Li ho visti dalla finestra
e chi guarda dall’alto
sbaglia più facilmente.

Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.

Ed io, solo per un istante
certa di quel che ho visto
cerco di persuadere, Voi, Lettori,
con qualche verso occasionale,
quanto triste è stato.

Wislawa Szymborska,  da Due Punti, in Wislawa Szymborska – Opere, traduzione di Pietro Marchesani, Adelphi Editore.

* ascoltando Perspective – Peter Gabriel

finestra

Vorrei essere un Barbapapà (ma forse lo siamo tutti)

barbapapàjpg

Oggi un insieme di righe decisamente diverso dal solito… quasi ai limiti dell’idiozia, potrebbe pensare qualcuno. E sia.

Chi non conosce i Barbapapà? Sono i simpatici personaggi del fumetto pubblicato nel 1970, nato dalla fantasia di Annette Tison e Talus Taylor, marito e moglie, e considerato una delle prime opere portatrici di un messaggio ecologista (il rispetto per la natura, i pericoli dell’inquinamento e la coabitazione tra specie) e di altri messaggi molto positivi (l’invito all’ascolto e all’accoglienza di chi è in difficoltà e la certezza che un recupero delle situazioni più difficili sia sempre possibile, con l’approccio più adatto).
E poi c’era quella cosa bellissima: il “Barbatrucco”. Serve un ponte? Ecco che un Barbapapà sa trasformarsi in ponte. Serve un ombrello? C’è il modo di diventare ombrello e così via. La “strategia del Barbapapà” è quindi, oltre la metafora, quella che ci fa (provare a) trovare in noi stessi i mezzi per risolvere un problema (certo, non proprio tutti: nei limiti dell’umano, diciamo) senza dover cercare troppo lontano.

Insomma, il senso è questo: non diamoci per vinti che spesso la soluzione è dentro di noi, siamo tutti dei Barbapapà in potenza ma spesso non ci crediamo o ci abituiamo  a non crederci. È sempre molto difficile, ma talvolta dovremmo cambiare prospettiva.

Qui sotto una poesia che certamente avrete letto da qualche altra parte.
Viene spesso attribuita  a Pablo Neruda ma in realtà è di Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana, nata nel 1961: parla proprio della necessità di cambiare per non… morire lentamente.  È tratta da un testo che ha per titolo A Morte Devagar (che letteralmente vuol dire Una morte lenta) ed è stato pubblicato nel 2000 sulla rivista “Zero Hora.

Vi auguro tutti i barbatrucchi  e i cambiamenti che desiderate!

Ode alla vita

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo
quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita,
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce
o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

Martha Medeiros, (tratta dal web)

 

*ascoltando Johnny Thunder, I’m Alive.