Stella stellina…

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Vorrei una stella sempre accesa nel nostro cielo (però speriamo, ché anche dall’Inferno uscirono “a riveder le stelle” – cit. da La Divina Commedia, Inferno, XXXIV, 139).

 

Lo steddazzu

L’uomo solo si leva che il mare è ancor buio
e le stelle vacillano. Un tepore di fiato
sale su dalla riva, dov’è il letto del mare,
e addolcisce il respiro. Quest’è l’ora in cui nulla
può accadere. Perfino la pipa tra i denti
pende spenta. Notturno è il sommesso sciacquìo.
L’uomo solo ha già acceso un gran fuoco di rami
e lo guarda arrossare il terreno. Anche il mare
tra non molto sarà come il fuoco, avvampante.
Non c’è cosa più amara che l’alba di un giorno
in cui nulla accadrà. Non c’è cosa più amara
che l’inutilità. Pende stanca nel cielo
una stella verdognola, sorpresa dall’alba.
Vede il mare ancor buio e la macchia di fuoco
a cui l’uomo, per fare qualcosa, si scalda;
vede, e cade dal sonno tra le fosche montagne
dov’è un letto di neve. La lentezza dell’ora
è spietata, per chi non aspetta più nulla.
Val la pena che il sole si levi dal mare
e la lunga giornata cominci? Domani
tornerà l’alba tiepida con la diafana luce
e sarà come ieri e mai nulla accadrà.
L’uomo solo vorrebbe soltanto dormire.
Quando l’ultima stella si spegne nel cielo,
l’uomo adagio prepara la pipa e l’accende.

Cesare Pavese, (composta in Calabria nel 1935), in Lavorare stanca

*ascoltando Francesco De Gregori – Centocinquanta stelle

Luce?

luce

Tu hai già capito da dove arriva (o da dove potrebbe arrivare) la tua luce?

 

Mi chiedo

                               dove davvero sia

      quella fonte di gioia interiore

mentre fuori tutto

                               muore

nella notte carbone

La fonte

                è la vita stessa

La fonte è il sole

La fonte è la luce

Lawrence Ferlinghetti, da Strade sterrate per posti sperduti, traduzione di Damiano Abeni, Minimum Fax, 1989 (ed. originale del 1970).

 

I mattini passano chiari

I mattini passano chiari
e deserti. Cosí i tuoi occhi
s’aprivano un tempo. Il mattino
trascorreva lento, era un gorgo
d’immobile luce. Taceva.
Tu viva tacevi; le cose
vivevano sotto i tuoi occhi
(non pena non febbre non ombra)
come un mare al mattino, chiaro.
Dove sei tu, luce, è il mattino.
Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
Non pena non febbre allora,
non quest’ombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
È buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi.

30 marzo 1950

Cesare Pavese, da Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

 

Nasce la luna come rossa aurora
pienamente; rischiara illimitate
fissità d’ombre e alberi e campagne,
pura, dai globi elettrici respinta,
questa accorata solitaria. E sale
bianchissima tra azzurre trasparenze,
l’arco del cielo, ritessendo il velo
delle illusioni lacerato in terra.
Nella sua grande luce meridiana
timidamente in me stanca rinasce
l’ingannevole attesa di un prodigio.

Giovanna Bemporad, da Esercizi, Garzanti, 1980.

*Luce da ascoltare: Creedence Clearwater Revival – Long As I Can See The Light https://www.youtube.com/watch?v=Q1809vqz3zA ; The Alan Parsons Project – Limelight https://www.youtube.com/watch?v=r6p49lIJ4lo&feature=youtu.be; The Velvet Underground – Beginning to See The Light ttps://www.youtube.com/watch?v=YW7hJpkWNPI ; Elisa – Luce (Tramonti a Nord-Est) https://www.youtube.com/watch?v=0h0Q_AKbg4I.

Incontri

Gli incontri avvengono sempre nei momenti in cui la mente è molto libera o molto affollata: nel primo caso avvengono per donare alla nostra anima qualcosa di nuovo, nel secondo per liberare la nostra vita da qualcosa di sbagliato. Osho

incontro copia

Ci sono incontri che ci aspettano da sempre: con un’idea, con una persona, con un luogo, con una passione. Incontri che si fanno attendere e  l’attesa, in qualche modo, ci sfianca. Altri che invece non sono ancora nati in modo consapevole nei nostri pensieri. Ma ci sono. E no, non dirò “poi ci sono gli incontri che non avverranno mai”: questi  evidentemente non ci stavano aspettando. Ci sono piuttosto gli incontri che non ci accorgiamo di avere già fatto e ancora ci guardiamo attorno cercando qualcosa che già era con noi da molto tempo. Se stai aspettando uno di questi incontri, qualunque  esso sia, ti auguro di riconoscerlo, quando avverrà.

Incontro

Queste dure colline che han fatto il mio corpo
e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio
di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.

L’ho incontrata, una sera: una macchia più chiara
sotto le stelle ambigue, nella foschia d’estate.
Era intorno il sentore di queste colline
più profondo dell’ombra, e d’un tratto suonò
come uscisse da queste colline, una voce più netta
e aspra insieme, una voce di tempi perduti.

Qualche volta la vedo, e mi vive dinanzi
definita, immutabile, come un ricordo.
Io non ho mai potuto afferrarla: la sua realtà
ogni volta mi sfugge e mi porta lontano.
Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane:
mi sorprende, e pensarla, un ricordo remoto
dell’infanzia vissuta tra queste colline,
tanto è giovane. È come il mattino, mi accenna negli occhi
tutti i cieli lontani di quei mattini remoti.
E ha negli occhi un proposito fermo: la luce più netta
che abbia avuto mai l’alba su queste colline.

L’ho creata dal fondo di tutte le cose
che mi sono più care, e non riesco a comprenderla

Cesare Pavese,  da Lavorare stanca (1936).

 

Dall’ondeggiante oceano, la folla

Dall’ondeggiante oceano, la folla, venne teneramente a
me una goccia,
mormorando Io ti amo, tra non molto morirò
ho fatto un lungo viaggio solo per guardarti, toccarti,
perché non potevo morire sinché non ti avessi guardato,
perché temevo di poterti poi perdere.

Ora ci siamo incontrati, ci siamo guardati, siamo salvi,
ritorna in pace all’oceano mio amore,
anch’io sono parte di quell’oceano amore, non siamo così
separati,
considera il grande globo, la coesione di tutto, quando è
perfetta!
Ma per me, per te, il mare irresistibile deve separarci,
e se per un’ora ci tiene lontani, non può tenerci lontani
per sempre;
non essere impaziente – un istante – sappi che io saluto
l’aria, l’oceano e la terra,
ogni giorno al tramonto per amor tuo, amore.

Walt Withman, da Children of Adam, in Foglie d’erba, traduzione di Giuseppe Conte.

 

Nessuno potrà
vedermi né chiedermi
qualcosa – In sogno
verrò da te stanotte,
non chiudere la porta del sogno.

Kakinomoto No Hitomaro, (660 ca. – 708 ca.).

 

L’utopia

Lei è all’orizzonte,
mi avvicino di due passi,
lei si allontana di due passi.
Cammino per dieci passi e l’orizzonte
si sposta
dieci passi più in là.
Per quanto io cammini,
non la raggiungerò mai.
A cosa serve l’utopia?
Serve proprio a questo: a camminare.

Eduardo Hughes Galeano (1940 – 2015).

Testo originale:

La Utopía

La utopía está en el horizonte,
me acerco dos pasos,
ella se aleja dos pasos.
Camino diez pasos y el horizonte
se corre diez pasos más allá.
Por mucho que yo camine,
nunca la alcanzaré.
¿Para qué sirve la utopía?
Para esos sirve: para caminar.

 

* Io ascolterei: Elisa – L’anima vola; Francesco Guccini – Incontro; Marillion – This Train is My Life.

Anche se piove

“La vita non è aspettare che passi la tempesta… ma imparare a ballare sotto la pioggia”.

Gandhi

 

tiffany

 

Anche se piove, parole e sorrisi non si fermano (meno che mai i pensieri).
Anche se piove, usciamo e respiriamo. La pioggia ci batte sulle spalle: non siamo soli.

 

Cadde una goccia sul melo,
ed un’altra  sul tetto;
e cinque o sei baciarono le gronde,
e ne risero i tegoli.

Altre andarono a crescere il ruscello,
che andò a crescere il mare.
Ed io pensavo, se fossero perle
che collane verrebbero!

La polvere tornò sulle strade elevate
e gli uccelli cantarono più lieti;
il  sole buttò via il cappello
e i cespugli brillarono.

La brezza  prese un liuto dimesso
e l’immerse nel gaudio;
una sola bandiera alzò l’Oriente
come segno di fine a quella festa.

 
Emily Dickinson, n. 794 da Tutte le poesie, traduzione di Marisa Bulgheroni.

 
         

The cats will know

Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole ‒
viso di primavera,
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi piú non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.

Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell’alba,
viso di primavera.

Cesare Pavese,  da Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

 

Piove. È silenzio, poi che la stessa pioggia
fa rumore, ma con tranquillità.
Piove. Il cielo dorme. Quando l’anima è vedova
di quel che non sa, il sentimento è cieco.
Piove. Il mio essere (chi sono) rinnego…

Tanto calma è la pioggia che si scioglie nell’aria
(non pare neppure di nuvole) che sembra
non sia pioggia, ma un sussurrare
che di se stesso, sussurrando, s’oblia.
Piove. Non viene voglia di nulla…

Non alita vento, non v’è cielo ch’io senta.
Piove lontano e indistintamente,
come una cosa certa che a noi mentisca,
come un gran desiderio che a noi mentisce.
Piove. Nulla in me sente…

Fernando Pessoa, da Poesie in Poesie scelte, traduzione di Luigi Panarese, Passigli Poesia.

*Io ascolterei:  Led Zeppelin – The  Rain Song;  Creedence Clearwater Revival – Have you ever seen the rain?; Supertramp – It’s Raining Again; … e la più allegra I’m Singing in the Rain cantata da Gene Kelly.

 

Anima e corpo

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Quando la poesia nasce da un sentimento profondamente passionale e da un’intensità sia spirituale che fisica.

Bianca ape…

Bianca ape, ebbra di miele, ronzi nella mia anima
E ti avvolgi in spirali lentissime di fumo.

Io sono il disperato, la parola senz’ eco,
quegli che ha perso tutto, dopo aver tutto avuto.

Sei la fune in cui cigola la mia ultima brama.
Nel mio deserto vivi come l’ultima rosa.

Ah silenziosa!

Chiudi gli occhi profondi dove aleggia la notte,
E denuda il tuo corpo di statua timorosa.

Possiedi occhi profondi dove vola la notte,
fresche braccia di fiori ed un grembo di rosa.

I tuoi seni assomigliano alle conchiglie bianche.
E sul tuo ventre dorme una farfalla d’ombra.

Ah silenziosa!

Con me è la solitudine da cui tu sei lontana.
Piove. Il vento del mare caccia erranti gabbiani.

L’acqua cammina scalza per le strade bagnate.
Le foglie di quell’albero gemono come infermi.

Bianca ape assente, ancora ronzi nella mia anima.
Risusciti nel tempo, sottile e silenziosa.

Ah silenziosa!

Pablo Neruda, da Venti poesie d’amore e una canzone disperata, traduzione di Roberto Paoli, 1924.

 

Nel gran caldo

Nel gran caldo ti penso
te nuda
il tuo collo i tuoi polsi
il tuo candido piede è una piuma d’uccello posata sul letto
le parole che tu dici a me.

Nel gran caldo ti penso
non so più di che cosa di più mi ricordo
e che cosa di più sotto gli occhi mi scorre
il tuo collo i tuoi polsi il tuo piede
le parole che tu dici a me che sei mia?

Nel gran caldo rovente ti penso
nel gran caldo rovente una stanza d’albergo ti penso
di me solo mi spoglio
di quel solo che un poco somiglia alla morte.

10 luglio 1959

Nâzim Hikmet, da Poesie sparse,  in Poesie d’amore e di lotta, Mondadori.

 

14°

Mi strugge l’anima perdutamente
il desiderio d’una donna viva,
spirito e carne, da poterla stringere
senza ritegno e scuoterla, avvinghiato
il mio corpo al suo corpo sussultante,
ma poi, in altri giorni più sereni,
starle d’accanto dolcemente, senza
più un pensiero carnale, a contemplare
il suo viso soave di fanciulla,
ingenuo, come avvolto in un dolore
e ascoltare la sua voce leggera
parlarmi lentamente, come in sogno…

24 ottobre 1925

Cesare Pavese, da Prima di “Lavorare stanca” 1923-1930, in Le poesie, Einaudi.