Aspettando l’alba

albanullaalbazerojpgalbatrequartialbauno1(Lio Piccolo, laguna di Cavallino -Treporti / Venezia;

foto di lapoesianonsimangia)

Perché “domani è un altro giorno!” è sempre una bella verità. E vedere sorgere il sole, nel suo lento silenzio, aiuta a ricordarselo.

Quando la notte è quasi terminata
e l’alba è tanto vicina
che possiamo toccare gli spazi –
è ora di lisciarsi i capelli
e preparare le fossette nelle guance –
e stupirsi di esser stati in pena
per quella vecchia, svanita mezzanotte
che ci atterrì soltanto per un’ora.
 
Emily Dickinson, n.347, da Emily Dickinson  – Poesie, traduzione di Alessandro Quattrone

 

Alcuni dicono buonanotte – a notte –
Io dico buonanotte di giorno –
Arrivederci – mi dice chi se ne va –
Buonanotte, ancora rispondo –
Perché la separazione, quella è notte,
E la presenza, semplicemente alba –
Lei, la luce purpurea lassù
Chiamata mattino.

Emily Dickinson, da Tutte le poesie
II (551-1150), a cura di Giuseppe Ierolli

*ascoltando  Le Orme – Aspettando l’alba

https://www.youtube.com/watch?v=tWC2_bxBOPY

“Round Midnight”

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Che cosa avrà mai quest’ora, che rende così inquieti? Forse perché è l’attimo in cui un giorno passa e un altro sta per iniziare: il tempo che percorre il confine tra ciò che è stato e ciò che potrà essere, o forse…  conviene (provare a) dormire!

Comincia a esserci la mezzanotte

Comincia a esserci la mezzanotte, e a esserci quiete,
dappertutto nelle case sovrapposte,
i piani vari dell’accumulazione della vita…

Il pianoforte tace al terzo piano…
Non sento più i passi al secondo piano…
Al pianterreno la radio è silenziosa…

Tutto s’appresta a dormire…

Resto da solo con l’universo intero.
Non voglio nemmeno andare alla finestra:
se mi affacciassi, quante stelle!
Che grandi silenzi più alti ci sono lassù!
Che cielo anticittadino!…

Piuttosto, recluso
in un desiderio di non essere recluso,
ascolto con ansia i rumori della strada…
Un’automobile – troppo rapida! –
I passi doppi in chiacchierata mi sollevano…
II suono di un portone che si chiude bruscamente mi fa male…

Tutto s’appresta a dormire…

Solo io veglio, in un ascolto sonnolento,…
aspettando
qualcosa prima di dormire…
Qualcosa…

9 agosto 1934

Fernando Pessoa, da Poesie di Alvaro de Campos, edizione Adelphi  1993, a cura di  Maria  José de Lancastre, traduzione di Antonio Tabucchi. 

 

Buongiorno – Mezzanotte –
Sto tornando a Casa –
Il Giorno – si è stancato di Me –
Come potrei Io – di Lui?

La luce del sole era un dolce luogo –
Mi piaceva starci –
Ma il Mattino – non mi voleva – ormai –
Così – Buonanotte – Giorno!

Posso guardare – dai –
Quando è Rosso ad Oriente?
Le Colline – hanno un aspetto – allora –
Che fa traboccare – il Cuore –

Tu – non sei così bella – Mezzanotte –
Io scelsi – il Giorno –
Ma – per favore prendi una Ragazzina –
Che Lui ha cacciato via!

Emily Dickinson, da The Complete Poems -Tutte le poesie, traduzione e note di Giuseppe Ierolli

*ascoltando (abbassa il volume: è mezzanotte!) Gary Moore – Midnight Blues https://www.youtube.com/watch?v=rFk7bR05hBg e, inevitabilmente,   Round Midnight (nella versione cantata da Ella Fitzgerald https://www.youtube.com/watch?v=DEaDj6TXiQQ); poi, superata la mezzanotte, J.J. Cale – After Midnigth https://www.youtube.com/watch?v=j7b16bVdLaI! (… e buona notte!)

“Finché l’ottava corre”

organohammond

Morire alla mia musica!
Ribolli! Ribolli!
Tienimi finché l’Ottava corre!
Presto! Irrompi dalle Finestre!
Ritardando!
La Fiala è rimasta, e il Sole!

Emily Dickinson, traduzione di  Giuseppe Ierolli

Lasciate che la poesia ribolla in me! Che ribolla sempre, senza interruzione! Chiede Emily Dickinson. Voglio vivere finché le ottave della mia ispirazione continuano a correre veloci, fino a quando la musica corre nella mia mente e irrompe fuori da quelle finestre che mi tengono avvinta. Voglio vivere fino a quando  arriverà il momento del “ritardando”, quando risuoneranno lente le ultime note e resterà soltanto la fiala, il fragile contenitore che teneva dentro di sé le note che sono ormai sparse per il mondo. Questo chiede la poetessa: chiede di morire suonando la propria musica, che per lei era la sua poesia. Come non essere d’accordo con lei?

* ascoltando  John Miles – Music
https://www.youtube.com/watch?v=3Nz7gtCArOw

Non serve andare lontano

cieloSe mi fermo (ti fermi) e respiro (respiri) a fondo, allora mi ricordo (ti ricordi):  il cielo è qui, il cielo è ora.

Per salire al cielo

Per salire al cielo occorrono
due ali
un violino
e tante cose infinite,
ancora non nominate,
certificati di occhio lungo e lento,
iscrizioni sulle unghie del mandorlo,
titoli dell’erba nel mattino.

Pablo Neruda, tratto da Stravagario.

 

Il cielo è così tutto della mente
che fosse la mente dissolta –
la sua sede – nessun architetto
saprebbe dimostrare un’altra volta –

È vasto – come la capacità nostra –
bello – come la nostra idea –
per chi ne abbia un adeguato desiderio
non è lontano, è qua –

Emily Dickinson, da Centoquattro poesie, a cura di Silvia Bre, Einaudi.

* ascoltando Pink Floyd – The Great Gig in the Sky
https://www.youtube.com/watch?v=iw8wlede_fk

Emily Dickinson: vivere di (libera) poesia

(Articolo originale già apparso qui http://caffebook.it/cultura/item/669-emily-dickinson-vivere-di-libera-poesia.html)

Emily_Dickinson ritratto elaborato

Io sono nessuno! Tu chi sei?
Sei nessuno anche tu?
Allora siamo in due!
Non dirlo! Potrebbero spargere la voce!

Che grande peso essere Qualcuno!
Così volgare – come una rana,
che gracida il tuo nome – tutto giugno
ad un pantano in estasi di lei!

Questa è una poesia scritta attorno al 1860,  ma se ci dicessero che è stata scritta ieri  potremmo crederci tranquillamente (non conoscendola). Perché il suo linguaggio è assolutamente moderno e la riflessione a cui dà vita è senza tempo, anzi, a ben vedere è perfetta per i nostri giorni in cui tutti sembriamo così assetati di celebrità (anche se le nostre “rane” più che gracidare twittano, condividono, postano…). È una poesia sull’obbligo del dover essere per forza qualcuno, e tutto sommato proprio per questo definiti  e limitati; in effetti essere un nessuno ha in sé una maggiore libertà: se non si è nessuno  si è liberi dal peso di rimanere sempre quel qualcuno… forse. In ogni caso quelle domande dirette a chi legge sono decisamente coinvolgenti e non scivolano via dai pensieri con immediata facilità.

L’autrice di questa poesia è Emily Dickinson (10 dicembre 1830-15 maggio 1886), che viene considerata una delle più grandi voci poetiche di ogni tempo e che dall’età di 31 anni scelse di vivere in un isolamento quasi assoluto (in una stanza della sua casa di Amherst, nel Massachussetts, dove nacque), se si escludono i rapporti familiari e la corrispondenza epistolare con alcuni amici, col fratello e con ipotetici e misteriosi innamorati. Le ragioni di questo ritiro solitario non si conoscono con esattezza: alcuni studiosi hanno ipotizzato che la scelta sia stata provocata dal dispiacere di un amore contrastato, ma più probabilmente la Dickinson decise di isolarsi da una società a cui sentiva di non appartenere e dove al massimo preferiva essere un nessuno, appunto.

Con un atto quasi rivoluzionario scelse quindi di evitare del tutto la normale vita sociale, rinunciando anche a una eventuale notorietà, per dedicarsi con la massima libertà a quello che avvertiva come una missione, un dono: «(…) il dono di “sentire” la Natura, la certezza di essere depositaria di un messaggio universale ed eterno da esprimere attraverso la poesia (…)» (cfr. Silvio Raffo, Io sono Nessuno – Vita e poesia di Emily Dickinson).

È questa la mia Lettera al Mondo –
che non scrisse mai a me:
sono semplici cose, che Natura
mi disse – con toccante Maestà.

Il Suo Messaggio affido
a mani che non vedo –
Dolci Concittadini – per Suo amore –
si giudichi di me teneramente
 
Della straordinaria dote che ci ha lasciato, questa sua “lettera al mondo“, che conta 1775 poesie (o 1789, secondo una seconda edizione critica) e un migliaio di lettere, solo sette brani poetici furono pubblicati mentre lei era in vita, e senza il suo consenso. La poetessa quindi «preferì affidare il suo messaggio alle mani invisibili dei lettori del futuro, ossia affrontare i rischi di una ininterrotta, solitaria sperimentazione poetica, di una fama differita e dubbia, alle mutazioni, certe, che la sua parola pubblicata avrebbe subito, come le dimostrarono le poche poesie stampate in vita, anonime, corrette proprio nelle anomalie in cui lei si riconosceva: una lineetta sostituita da una virgola (…)» (cfr. l’introduzione di Marisa Bulgheroni al volume Tutte le poesie – Mondadori).

Nel 1862, anno che segna l’inizio della sua volontaria reclusione, cominciò anche la corrispondenza epistolare (che poi durerà tutta la vita) con il critico letterario Thomas W. Higginson: la Dickinson, benché ormai abbastanza sicura della sua poesia, aveva comunque bisogno del giudizio di qualcuno competente, per cui inviò al critico dell’ “Atlantic Monthly” alcune sue liriche  chiedendogli di dirle se secondo lui fossero “vive”. Higginson in realtà giudicò le poesie un po’ antiquate a causa delle rime a cui lei dichiarava di non poter fare a meno, e forse anche questo giudizio non del tutto positivo la persuase a rinunciare a qualsiasi idea di pubblicazione.

Sarebbe quindi rimasta inedita e sconosciuta se la sorella Lavinia non avesse scoperto dopo la morte di Emily un cofanetto contenente tutti i suoi testi poetici. Ne nacque una prima scelta di duecento poesie, ordinate e titolate a seconda degli argomenti e divise in quattro sezioni: Life, Love, Nature, Time and Eternity. Il successo da parte della critica non fu immediato, mentre il pubblico capì subito la forza di quei versi che sembravano semplici all’apparenza, ma che avevano una profondità e una intensità non comuni. Seguirono numerose ristampe, ma solo nel secolo successivo il mito di Emily Dickinson cominciò a diffondersi ovunque (in Italia la prima vera raccolta, Poesie, fu pubblicata nel 1956 e poi nel 1959, da Mondadori, in due volumi la cui traduzione si deve a Guido Errante;  in seguito anche qui da noi la sua fama andò aumentando sempre di più).

Attraverso i versi che indagano soprattutto l’amore, la natura, la fugacità della vita con la certezza della morte e della fragilità delle cose presenti (questi ultimi temi vissuti attraverso una religiosità profonda ma problematica), la poetessa cattura il lettore in un mondo fatto sia delle piccolissime cose della vita quotidiana, sia degli eventi esistenziali dell’animo umano. Concretezza (che si manifesta anche con l’uso di un lessico molto vario, che spazia dalla terminologia scientifica e botanica a quella giuridica, dalla culinaria ai riferimenti biblici) e astrazione si intrecciano quindi in modo continuo, dando così alla semplicità apparente delle frasi poetiche una profondità talmente complessa ed evocativa da risultare talvolta quasi ermetica.

La brevità dei componimenti e la loro concisione espressiva, la particolarità della punteggiatura (quasi assente e con il caratteristico trattino al posto delle virgole come a voler spezzare il respiro dei versi), l’uso delle maiuscole per sottolineare alcune parole che lei sentiva di dover enfatizzare, l’utilizzo di rime  anche imperfette (oltre all’uso di rime esatte),  di assonanze e consonanze che non erano mai entrate nell’uso generale prima di allora, rendono ancor più interessante  la sua poesia che brilla per libertà, originalità di espressione e un’incredibile immaginazione.

Emily Dickinson non rinunciò mai a essere sé stessa, andò contro le convenzioni, i formalismi, e tutto ciò che soffocava la forza del libero pensiero: visse sempre di libera poesia. Ecco perché, anche se in vita si nascose  alla società e alla fama (rifugiandosi nella solitudine del suo  nessuno), la sua preziosissima lettera al mondo rimarrà per sempre viva e presente nel tempo, oltre ogni catalogazione, schema o definizione.

*Fonti:

Emily Dickinson – Tutte le poesie, a cura di Marisa Bulgheroni, Mondadori, 1997
Emily Dickinson – Il tramonto in una tazza, a cura di Bruna Dell’Agnese, Baldini Castoldi Editore, 2005
Alessandra Cenni – Cercando Emily Dickinson, Archinto Edizioni, 1998
Silvio Raffo – Io sono Nessuno – Vita e poesia di Emily Dickinson, Le Lettere Edizioni, 2011

 

Ghiaccio

Ha occhi di ghiaccio
e di ghiaccio le mani
ha un cuore freddo
freddo gelato
la neve è un bambino
che non si è mai svegliato.

(Vivian Lamarque, da Poesie di ghiaccio)

  ghiaccio

Il ghiaccio, dice il vocabolario,  non è altro che acqua nello stato di aggregazione solido, con struttura cristallina. Insomma è acqua, niente paura, solo acqua. Prima o poi si scioglierà. Prima o poi.

Gelo

Brinato è il campo, dove tra le spighe
frusciò la mia veste leggera.
Ora dove tu sei
ravvia l’inverno
chiome di ghiaccio alle fontane:
il vento,
per le bianche cattedrali
delle foreste – ànima rotte querele
d’organo, dentro i rami.
Ora sepolti arpeggi
corron sul fondo
dei laghi: contro mute
gelide sponde muoiono,
infrangendosi.

Antonia Pozzi, da Parole, Garzanti.

 

Fammi un disegno del sole  ̶
ché io possa appenderlo in camera  ̶

e far finta che mi scaldo
quando altri lo chiamano “giorno”!

Disegnami un pettirosso  ̶  sul ramo  ̶
così che di sentirlo  ̶  sognerò,
e quando la canzone del frutteto è finita  ̶
di fingere  ̶  smetterò  ̶

Dimmi se è  ̶  caldo a mezzogiorno  ̶
sono i ranuncoli  ̶  a “sfiorare” ̶
o le farfalle  ̶  a “fiorire”?
Poi  ̶  salta  ̶  il gelo  ̶  sopra il prato  ̶
e salta il rosso ̶  sopra l’albero  ̶
giochiamo che questi  ̶  non debbano mai venire!

Emily Dickinson, da Tutte le poesie, Mondadori, traduzione di Marisa Bulgheroni.

 

* In musica: Tom Waits – Cold Cold Ground; Angelo Branduardi – Lamento di un uomo di neve.

Settembre (e le cose possibili)

settembre

Settembre: il mese che ti fa credere che tutto sia possibile… è un po’ bugiardo, ma sempre bellissimo.

 

Sono più miti le mattine,
e più scure diventano le noci,
e le bacche hanno un viso più rotondo,
la rosa non è più nella città.

L’acero indossa una sciarpa più gaia
e la campagna una gonna scarlatta.
Ed anch’io, per non essere antiquata,
mi metterò un gioiello.

Emily Dickinson,  da Tutte le poesie, a cura di Marisa Bulgheroni, Mondadori.

 

Settembre

Chiaro cielo di settembre
illuminato e paziente
sugli alberi frondosi
sulle tegole rosse
fresca erba
su cui volano farfalle
come i pensieri d’amore
nei tuoi occhi
giorno che scorri
senza nostalgie
canoro giorno di settembre
che ti specchi nel mio calmo cuore.

Attilio Bertolucci,  da Sirio, 1929.

 

* Musica a settembre: PFM – Impressioni di settembre; Alberto Fortis – Settembre; Ella Fitzgerald – September Song; Neil Diamond – September Morn.

 

Un angelo

angelo

Penso che almeno un angelo, nella vita, ci ha guardato o ci guarderà.

Angeli vedi nella prima luce
tra la rugiada curvarsi,
cogliere e volar via con un sorriso:
crescon per loro i fiori?
Angeli vedi quando il sole infuria
tra le sabbie roventi,
cogliere e volar via con un sospiro:
ed i fiori avvizziti con sé portano.

Emily Dickinson, da Tutte le poesie, a cura di Marisa Bulgheroni, Mondadori, Milano 2005.

L’angelo nero

O grande angelo nero
fuligginoso riparami
sotto le tue ali,
che io possa sorradere
i pettini dei pruni, le luminarie dei forni
e inginocchiarmi
sui tizzi spenti se mai
vi resti qualche frangia
delle tue penne

o piccolo angelo buio,
non celestiale né umano,
angelo che traspari
trascolorante difforme
e multiforme, eguale
e ineguale nel rapido lampeggio
della tua incomprensibile fabulazione

o angelo nero disvélati
ma non uccidermi col tuo fulgore,
non dissipare la nebbia che ti aureola,
stàmpati nel mio pensiero
perché non c’è occhio che resista ai fari,
angelo di carbone che ti ripari
dentro lo scialle della caldarrostaia

grande angelo d’ebano
angelo fosco
o bianco, stanco di errare
se ti prendessi un’ala e la sentissi
scricchiolare
non potrei riconoscerti come faccio
nel sonno, nella veglia, nel mattino
perché tra il vero e il falso non una cruna
può trattenere il bipede o il cammello,
e il bruciaticcio, il grumo
che resta sui polpastrelli
è meno dello spolvero
dell’ultima tua piuma, grande angelo
di cenere e di fumo, miniangelo
spazzacamino.

 
E. Montale, da Tutte le poesie, a cura di G. Zampa, Milano, Mondadori.

*Musica con le ali (solo una parte): Jimi Hendrix – Angel; Jimi Hendrix – Little Wing; Le Orme – Un angelo; Vasco Rossi – Gli angeli.

Sfumature tra il rosa e il viola

Ricordi sbocciavano le viole
con le nostre parole
“Non ci lasceremo mai, mai e poi mai”,
vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto, amore, ad appassire le rose…

Fabrizio De Andrè – La canzone dell’amore perduto

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Natale al Caffè Florian

La nebbia rosa
e l’aria dei freddi vapori
arrugginiti con la sera,
il fischio del battello che sparve
nel largo delle campane.
Un triste davanzale,
Venezia che abbruna le rose
sul grande canale.

Cadute le stelle, cadute le rose
nel vento che porta il Natale.

Alfonso Gatto, da Poesie d’amore, Mondadori, 1976

 

Tenevo un gioiello fra le dita –
e mi addormentai –
Il giorno era tiepido, i venti monotoni –
Mi dissi: “Durerà” –
 
Mi svegliai e sgridai le mie dita innocenti,
la gemma era sparita –
E adesso un ricordo di ametista
è tutto ciò che mi resta.
 

Emily Dickinson, da Silenzi, Feltrinelli, 1986, traduzione di Barbara Lanati.

 

In sogno

Silenzio – grotte
di bianco cristallo
scavo
alle fiabe –
sul pianto il cuore trascorre –
sul lago celeste
con occhi grandi – cigliati
di glicine.
 

Antonia Pozzi, da Guardami: sono nuda, Barbès Editore, 2011.

rosaeviola

 

*Musica tra il rosa e il viola: Edith Piaf – La vie en rose https://www.youtube.com/watch?v=0feNVUwQA8U; Nick Drake – Pink Moon https://www.youtube.com/watch?v=aXnfhnCoOyo;  Jimi Hendrix – Purple Haze https://www.youtube.com/watch?v=fjwWjx7Cw8I&feature=youtu.be; Aerosmith – Pink https://www.youtube.com/watch?v=ZfbBqBOSXlU

Il tutto o il niente? Qualcuno, qualcosa o nessuno?

“Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso voler essere niente.
A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo (…)”.  

Fernando Pessoa, da Tabaccheria, in Poesie di Alvaro de Campos.

nulla

Ti senti più spesso parte di un tutto, parte di un niente o disperso tra questo e quello? Ti senti un qualcosa, un qualcuno o un nessuno?
(Le mie certezze sono quasi pari a zero, ma con una insolita sicurezza posso dire di sentirmi molto vicina alla condizione descritta nelle ultime due poesie qui sotto).

Tutto

Tutto –
una parola sfrontata e gonfia di boria.
Andrebbe scritta fra virgolette.
Finge di non tralasciare nulla,
di concentrare, includere, contenere e avere.
E invece è soltanto
un brandello di bufera.

Wislawa  Szymborska, da  Attimo (2002), in La gioia di scrivere – Tutte le poesie (1945-2009), traduzione di Pietro Marchesani.

 

Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che è niente,
mi è gradita come l’aria della notte,
fresca in rapporto al calore estivo del dì.

Non sto pensando a niente, che bello!

Non pensare a niente
è aver l’anima propria e intera.
Pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita…

Non sto pensando a niente.
Solo come se mi fossi appoggiato male:
un dolore alle spalle, o in un fianco,
c’è un sapore amaro nell’anima mia:
é, che, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma davvero a niente,
a niente.

Fernando Pessoa da Un’affollata solitudine – Poesie eteronime, traduzione di Pietro Ceccucci, Bur.

 

La metamorfosi

Allora sono i pini
sono la sabbia calda
sono una brezza soave
un uccello leggero che delira nell’aria
o sono il mare che batte di notte
sono la notte.
Allora non sono nessuno.

Idea Vilariño, da Pobre mundo, (Povero mondo), 1966

 

Io sono Nessuno! Tu chi sei?
Sei Nessuno anche tu?
Allora siamo in due!
Non dirlo! Potrebbero spargere la voce!

Che grande peso essere Qualcuno!
Così volgare — come una rana
che gracida il tuo nome — tutto giugno —
ad un pantano in estasi di lei!

Emily Dickinson, n. 288, da Tutte le poesie, traduzione di Marisa Bulgheroni, Mondadori.

*Io ascolterei: Dave Gahan  & Soulsavers – All of This and Nothing; Franco Battiato – Io chi sono.