A cosa stai pensando?

In primo piano

a cosa stai pensando punto di domanda]

A cosa stai pensando?” è una domanda  che ancora ci sentiamo rivolgere da qualcuno o che noi stessi facciamo ad altri (meglio se con l’intenzione vera di ascoltare la risposta), o è rimasto solo facebook a domandarcelo (se e quando entriamo nel nostro profilo)? Ma soprattutto, quante volte  abbiamo detto esattamentesattamente quale fosse il nostro pensiero, rispondendo alla domanda  “a cosa stai pensando?“.

Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che è niente,
mi è gradita come l’aria della notte,
fresca in rapporto al calore estivo del dì.

Non sto pensando a niente, che bello!

Non pensare a niente
è aver l’anima propria e intera.
Pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita…

Non sto pensando a niente.
Solo come se mi fossi appoggiato male:
un dolore alle spalle, o in un fianco,
c’è un sapore amaro nell’anima mia:
é, che, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma davvero a niente,
a niente.

Fernando Pessoa da Un’affollata solitudine – Poesie eteronime, traduzione di Pietro Ceccucci, Bur.

*ascoltando:  Yann Tiersen – La valse d’Amélie (solo pianoforte) https://www.youtube.com/watch?v=Dyo4tNwNIvQ

L’ottica del verme

l'ottica del verme

Capita che arrivi anche quell’attimo in cui realizzi di aver sbagliato tutto, di non avere mai capito nulla di nulla: quell’attimo in cui ti senti pari a  un verme o anche qualcosa di peggio (povero il verme che non c’entra niente). É comunque un attimo che ha la sua utilità.

Non sono nulla, non posso nulla,
non perseguo nulla.
Illuso, porto il mio essere con me.
Non so di comprendere,
né so se devo essere,
niente essendo, ciò che sarò.
A parte ciò, che è niente, un vacuo vento
del sud, sotto il vasto azzurro cielo
mi desta, rabbrividendo nel verde.
Aver ragione, vincere, possedere l’amore
marcisce sul morto tronco dell’illusione.
Sognare è niente e non sapere è vano.
Dormi nell’ombra, incerto cuore.

Frenando Pessoa, da Una sola moltitudine

 

* ascoltando… beh, cos’altro se non Creep dei Radiohead? https://www.youtube.com/watch?v=XFkzRNyygfk  (e ti senti in compagnia almeno durante quei quattro minuti di musica).

Cercare (e poi trovare, non trovare, perdersi)

Batte la luce in cima
alla montagna,  vedi…
Senza volere,  rimugino
ma non so che cosa…
Non so cosa ho perduto
o cosa non ho trovato (…)
 
Fernando Pessoa, tratto da Batte la luce in cima (Bate a luz no cimo), da Poesias

un po' di luce

Cercare una cosa

Cercare una cosa
è sempre incontrarne un’altra.
Così, per trovare qualcosa,
bisogna cercare quello che non è.

Cercare l’uccello per incontrare la rosa,
cercare l’amore per trovare l’esilio,
cercare il nulla per scoprire un uomo,
tornare indietro per andare avanti.

La chiave del cammino,
più che nelle sue biforcazioni,
il suo incerto inizio
o il suo dubbio finale,
è nel caustico umore
del suo doppio senso.
Si arriva sempre,
ma da un’altra parte.

Tutto passa.
Però al contrario.

Roberto Juarroz (1925-1995), da Duodécima Poesía vertical, 1991

 

Nuda è la terra, e l’anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?
Amaro camminare, perché pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,
e la notte che giunge, e l’amarezza
della distanza. Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;
sopra i monti lontani sangue ed oro.
Morto è il sole…
Che cerchi, poeta, nel tramonto?

Antonio Machado (1875 – 1939), da  Soledades, 1903

*ascoltando  Franco Battiato – E ti vengo a cercare https://www.youtube.com/watch?v=eeo_iXWKB4I

“Round Midnight”

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Che cosa avrà mai quest’ora, che rende così inquieti? Forse perché è l’attimo in cui un giorno passa e un altro sta per iniziare: il tempo che percorre il confine tra ciò che è stato e ciò che potrà essere, o forse…  conviene (provare a) dormire!

Comincia a esserci la mezzanotte

Comincia a esserci la mezzanotte, e a esserci quiete,
dappertutto nelle case sovrapposte,
i piani vari dell’accumulazione della vita…

Il pianoforte tace al terzo piano…
Non sento più i passi al secondo piano…
Al pianterreno la radio è silenziosa…

Tutto s’appresta a dormire…

Resto da solo con l’universo intero.
Non voglio nemmeno andare alla finestra:
se mi affacciassi, quante stelle!
Che grandi silenzi più alti ci sono lassù!
Che cielo anticittadino!…

Piuttosto, recluso
in un desiderio di non essere recluso,
ascolto con ansia i rumori della strada…
Un’automobile – troppo rapida! –
I passi doppi in chiacchierata mi sollevano…
II suono di un portone che si chiude bruscamente mi fa male…

Tutto s’appresta a dormire…

Solo io veglio, in un ascolto sonnolento,…
aspettando
qualcosa prima di dormire…
Qualcosa…

9 agosto 1934

Fernando Pessoa, da Poesie di Alvaro de Campos, edizione Adelphi  1993, a cura di  Maria  José de Lancastre, traduzione di Antonio Tabucchi. 

 

Buongiorno – Mezzanotte –
Sto tornando a Casa –
Il Giorno – si è stancato di Me –
Come potrei Io – di Lui?

La luce del sole era un dolce luogo –
Mi piaceva starci –
Ma il Mattino – non mi voleva – ormai –
Così – Buonanotte – Giorno!

Posso guardare – dai –
Quando è Rosso ad Oriente?
Le Colline – hanno un aspetto – allora –
Che fa traboccare – il Cuore –

Tu – non sei così bella – Mezzanotte –
Io scelsi – il Giorno –
Ma – per favore prendi una Ragazzina –
Che Lui ha cacciato via!

Emily Dickinson, da The Complete Poems -Tutte le poesie, traduzione e note di Giuseppe Ierolli

*ascoltando (abbassa il volume: è mezzanotte!) Gary Moore – Midnight Blues https://www.youtube.com/watch?v=rFk7bR05hBg e, inevitabilmente,   Round Midnight (nella versione cantata da Ella Fitzgerald https://www.youtube.com/watch?v=DEaDj6TXiQQ); poi, superata la mezzanotte, J.J. Cale – After Midnigth https://www.youtube.com/watch?v=j7b16bVdLaI! (… e buona notte!)

Qui, là  o ancora più lontano

quiolà

Qui, là  o ancora più lontano… dove siamo stati e dove andremo veramente? Ma, breve o lungo, che il nostro viaggio sia intenso e libero, in ogni luogo!

Voglio, avrò

Voglio, avrò
se non qui,
in altro luogo che ancora non so.
Niente ho perduto.
Tutto sarò.

Fernando Pessoa – (Quero, terei, da Poesias ineditas).

… e ancora di Fernando Pessoa

Amo tutto ciò che è stato

Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l’antica e erronea fede,
l’ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.

 

Biglietto lasciato prima di non andar via

Se non dovessi tornare,
sappiate che non sono mai
partito.
Il mio viaggiare
è stato tutto un restare
qua, dove non fui mai.

Giorgio Caproni, da Tutte le poesie, Garzanti

* ascoltando So Long Ago, So Clear – Vangelis and Jon Anderson

“Saudade” anche tu?

saudade - foto di Irene Marchi

Deve chiamarsi tristezza
questo che non so cosa sia
che m’inquieta senza sorpresa,
nostalgia che non desidera.

Sì tristezza – ma quella
che nasce dal sapere
che lontano v’è una stella
e vicino v’è il non averla.

Sia quel che sia, è quel che ho.
Tutto il resto è solo tutto.
E lascio andar la polvere che prendo
dalle mani piene di polvere.

Fernando Pessoa da Il mondo che non vedo. Poesie ortonime

Se vi è mai capitato di provare un sentimento di malinconico desiderio verso qualcosa che non c’è più, una nostalgia struggente intrisa di tristezza ma anche di dolcezza (restando così in bilico tra una lacrima e un sorriso di accettazione) verso una persona o un luogo ormai lontani, verso  una terra, una casa, un amore ormai persi o anche verso un luogo mai visitato o un’esperienza che avete desiderato ma che non potrà mai essere, potete forse dire di aver provato quella che in portoghese viene chiamata “saudade” (anche se non siete portoghesi o brasiliani).

Ma quel sentimento indefinito non potrà essere chiamato in altro modo se non saudade, in portoghese, appunto, perché, come scrive Antonio Tabucchi (narratore, saggista, docente di letteratura portoghese e traduttore, nato a Pisa nel 1943, morto a Lisbona nel 2012) nel  libro Il gioco del rovescio, “La  Saudade, […], non è una parola, è una categoria dello spirito, solo i portoghesi riescono a sentirla, perché hanno questa parola per dire che ce l’hanno“. E saudade è in effetti una parola assolutamente intraducibile in altre lingue (e comunque non traducibile in modo un po’ semplicistico con malinconia o nostalgia): si pronunciasawˈdadi” in portoghese europeo, “sawˈdadʒi in portoghese brasiliano, “sawˈdade in gagliego (o galiziano); è un termine che deriva dalla cultura lusitana, ed etimologicamente sembrerebbe derivare dal latino solitùdo, solitudinis, solitudine, isolamento e anche da salutare, salutatione, saluto (infatti nel sud del Portogallo, mandar saudades significa mandare saluti, felicitazioni; invece l’espressione matar a saudade o matar saudades è utilizzata per esprimere la scomparsa di questo sentimento, per esempio rincontrando una persona, rivedendo un luogo o rivivendo una situazione). L’uso del termine risale probabilmente all’epoca del colonialismo portoghese, quando iniziò ad essere usato per definire sia  la nostalgia di casa che i navigatori provavano quando erano in viaggio o in una terra straniera, sia la nostalgia del mare che sentivano invece quando erano a casa).

Lo stesso Tabucchi cerca di dare una spiegazione a questa parola, nella raccolta di racconti Viaggi e altri viaggi: “La saudade è parola portoghese di impervia traduzione, perché è una parola-concetto, perciò viene restituita in altre lingue in maniera approssimativa. Su un comune dizionario portoghese-italiano la troverete tradotta con “nostalgia”, parola troppo giovane (fu coniata nel Settecento dal medico svizzero Johannes Hofer) per una faccenda così antica come la saudade. Se consultate un autorevole dizionario portoghese, come il Morais, dopo l’indicazione dell’etimo soidade o solitate, cioè “solitudine”, vi darà una definizione molto complessa: «Malinconia causata dal ricordo di un bene perduto; dolore provocato dall’assenza di un oggetto amato; ricordo dolce e insieme triste di una persona cara» […] È dunque qualcosa di straziante, ma può anche intenerire, e non si rivolge esclusivamente al passato, ma anche al futuro, perché esprime un desiderio che vorreste si realizzasse. E qui le cose si complicano perché la nostalgia del futuro è un paradosso. Forse un corrispettivo più adeguato potrebbe essere il “disìo dantesco che reca con sé una certa dolcezza, visto che «intenerisce il core». Insomma, come spiegare questa parola?“.

Con la saudade quindi, le sensazioni diventano fluide, si allargano in più dimensioni temporali: il vissuto nel tempo presente può riportare nostalgicamente al passato facendo ripensare a oggetti, cose, persone, situazioni ormai perdute e irripetibili. Ma lo stesso elemento presente può connettersi  ad un tempo futuro, facendo pensare a quando in quel momento sarà assente ciò che ora sta accadendo o che invece si sarebbe desiderato ma non è mai accaduto, né nel presente né in passato: uno struggimento sincronico, quindi. Un po’ come scrive Fernando Pessoa (ne Il Libro dell’Inquietudine): “I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l’ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c’è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l’insoddisfazione per l’esistenza del mondo“. Fernando Pessoa è infatti un altro autore (tra i moltissimi poeti e scrittori che a partire dal 1400 fino ad oggi hanno parlato di questo particolare sentimento) che ha scritto moltissime pagine intrise di saudade. Portoghese di nascita (nasce a Lisbona nel 1888 e muore nel 1935), ma  sradicato da Lisbona all’età di sette anni in un momento di disgregazione per la sua famiglia,  rimarrà per sempre legato a quei primi anni felici e a quell’armonia ormai persa esprimendo nei suoi scritti (sempre in lingua portoghese) tutta la nostalgia per il suo mondo perduto, il desiderio indefinito di qualcosa che manca, come è evidente in questi  versi:

Ah, ogni molo è una nostalgia di pietra!
E quando la nave salpa
e subito ci accorgiamo che s’è aperto uno spazio
tra il molo e la nave,
non so perché, mi coglie un’angoscia mai provata,
una nebbia di sentimenti di tristezza
che brilla al sole delle mie angosce rifiorite
come la prima finestra sulla quale riverbera l’alba,
e mi avvolge come il ricordo di un’altra persona
che fosse misteriosamente mia.

(da Ode marittima)

Ma la poesia portoghese non è l’unico ambito dove viene espressa e descritta la saudade: anche la musica ne è profondamente influenzata e in particolare il Fado portoghese e la Bossa Nova brasiliana (ma anche la Morna di Capo Verde che nasce dalla fusione di ritmi africani con il Fado e canta di amore e nostalgia).

Il Fado è l’espressione più conosciuta, a livello internazionale (nel 2011, è stato dichiarato Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità), della musica portoghese: è una canzone “triste” (quasi un blues europeo), il cui nome deriva dal latino fatum, ovvero fato, destino. Con il Fado (Amália Rodrigues ne è la più conosciuta interprete) si raccontano i momenti difficili della vita e, appunto, il sentimento portoghese della saudade. Generalmente è cantato da una sola persona, accompagnata dalla chitarra portoghese. I documenti certificano l’esistenza del Fado a partire del 1838, ma la tradizione ritiene che le sue origini siano collegate ai canti dei marinai, ispirati alla solitudine, alla nostalgia e al dondolio delle barche nell’acqua.

Anche nella musica brasiliana, saudade è la parola chiave di tantissime canzoni, soprattutto nella Bossa Nova, il cui primo brano di successo fu proprio Chega de Saudade (Basta con la nostalgia), composta nel 1958 da Tom Jobim e da Vinicius de Moraes. In particolare grazie ai testi di  Moraes (paroliere, ma anche poeta), le canzoni brasiliane iniziarono ad abbandonare i temi tragici del periodo precedente (quello del samba cançao, in cui dominavano l’amore non corrisposto, la perdita dell’amore), diventando in qualche modo più ottimistiche: la saudade è ancora rivolta al passato e al presente, ma anche al futuro, che, per quanto incerto o irrealizzabile, è comunque pieno di speranza.

Gilberto Gil, altro grande interprete della musica brasiliana, scrive così nella sua canzone Toda Saudade:
Ogni saudade è la presenza dell’assenza / Di qualcuno, un luogo o un qualcosa, infine / Un improvviso no che si trasforma in sì / Come se il buio potesse illuminarsi. / Della stessa assenza di luce / Il chiarore si produce, / Il sole nella solitudine. / Ogni saudade è una capsula trasparente / Che sigilla e nel contempo porta la visione / Di ciò che non si può vedere / Che si è lasciato dietro di sé / Ma che si conserva nel proprio cuore“. (https://www.youtube.com/watch?v=hKnF293ERNA)
Mi sembra possa essere un’ottima descrizione per questo sentimento comunque mai definibile completamente, ma in ogni caso molto intenso e poetico.

(Irene Marchi – articolo originale già apparso qui http://caffebook.it/cultura/item/841-un-sentimento-indefinibile-ma-intenso-la-saudade)

Dove vai?

dove stai andando

Dove stai andando questa volta? E dove vado io?

(Ma stiamo viaggiando o stiamo scappando?)

Viaggiare! Perdere paesi!
Essere altro costantemente,
non avere radici, per l’anima,
da vivere soltanto di vedere!
Neanche a me appartenere!
Andare avanti, andare dietro
l’assenza di avere un fine,
e l’ansia di conseguirlo!
Viaggiare così è viaggio.
Ma lo faccio e non ho di mio
più del sogno del passaggio.
Il resto è solo terra e cielo.

Fernando Pessoa, in Poesias, da Fernando Pessoa – Poesie scelte, traduzione di Luigi Panarese, Passigli Editore.

 

«Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito».

José Saramago, da Viaggio in Portogallo

altre poesie sul viaggio qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/02/17/viaggio-cercando-che-cosa/
* ascoltando Leonard Cohen – Traveling Light e J.J. Cale – Travelin’ Light 

Musica (e ricordi)

musica

Musica: suonarla o ascoltarla amplifica ogni sensazione. Soprattutto i ricordi.
Che ricordi stai ascoltando in questo momento?

La chitarra

Incomincia il pianto
della chitarra.
Si rompono le coppe
dell’alba.
Incomincia il pianto
della chitarra.
È inutile
farla tacere.
È impossibile
farla tacere.
Piange monotona
come piange l’acqua,
come piange il vento
sulla neve.
È impossibile
farla tacere.
Piange per cose
lontane.
Arena del caldo Meridione
che chiede camelie bianche.
Piange freccia senza bersaglio
la sera senza domani
e il primo uccello morto
sul ramo.
Oh, chitarra,
cuore trafitto
da cinque spade.

Federico Garcia Lorca, dal Poema del Cante jondo, 1921-’22.

 

Qualunque musica, ah, qualunque,
che mi sciolga subito dall’anima
questa incertezza che vuole
qualunque impossibile calma!

Qualunque musica: chitarra,
viola, armonio, organetto…
Un canto che si smarrisce…
Un sogno in cui non vedo nulla…

Qualunque cosa, non vita!
Jota, fado, confusione
dell’ultima danza vissuta…
Che io non senta il cuore!

Fernando Pessoa, da Poesias, in Poesie scelte, Passigli Editore, traduzione di Luigi Panarese.

* Si potrebbe ascoltare:  Nick Drake – Cello song; The Beatles – While My Guitar Gently  Weeps.

 

Il tutto o il niente? Qualcuno, qualcosa o nessuno?

“Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso voler essere niente.
A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo (…)”.  

Fernando Pessoa, da Tabaccheria, in Poesie di Alvaro de Campos.

nulla

Ti senti più spesso parte di un tutto, parte di un niente o disperso tra questo e quello? Ti senti un qualcosa, un qualcuno o un nessuno?
(Le mie certezze sono quasi pari a zero, ma con una insolita sicurezza posso dire di sentirmi molto vicina alla condizione descritta nelle ultime due poesie qui sotto).

Tutto

Tutto –
una parola sfrontata e gonfia di boria.
Andrebbe scritta fra virgolette.
Finge di non tralasciare nulla,
di concentrare, includere, contenere e avere.
E invece è soltanto
un brandello di bufera.

Wislawa  Szymborska, da  Attimo (2002), in La gioia di scrivere – Tutte le poesie (1945-2009), traduzione di Pietro Marchesani.

 

Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che è niente,
mi è gradita come l’aria della notte,
fresca in rapporto al calore estivo del dì.

Non sto pensando a niente, che bello!

Non pensare a niente
è aver l’anima propria e intera.
Pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita…

Non sto pensando a niente.
Solo come se mi fossi appoggiato male:
un dolore alle spalle, o in un fianco,
c’è un sapore amaro nell’anima mia:
é, che, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma davvero a niente,
a niente.

Fernando Pessoa da Un’affollata solitudine – Poesie eteronime, traduzione di Pietro Ceccucci, Bur.

 

La metamorfosi

Allora sono i pini
sono la sabbia calda
sono una brezza soave
un uccello leggero che delira nell’aria
o sono il mare che batte di notte
sono la notte.
Allora non sono nessuno.

Idea Vilariño, da Pobre mundo, (Povero mondo), 1966

 

Io sono Nessuno! Tu chi sei?
Sei Nessuno anche tu?
Allora siamo in due!
Non dirlo! Potrebbero spargere la voce!

Che grande peso essere Qualcuno!
Così volgare — come una rana
che gracida il tuo nome — tutto giugno —
ad un pantano in estasi di lei!

Emily Dickinson, n. 288, da Tutte le poesie, traduzione di Marisa Bulgheroni, Mondadori.

*Io ascolterei: Dave Gahan  & Soulsavers – All of This and Nothing; Franco Battiato – Io chi sono.

Anche se piove

“La vita non è aspettare che passi la tempesta… ma imparare a ballare sotto la pioggia”.

Gandhi

 

tiffany

 

Anche se piove, parole e sorrisi non si fermano (meno che mai i pensieri).
Anche se piove, usciamo e respiriamo. La pioggia ci batte sulle spalle: non siamo soli.

 

Cadde una goccia sul melo,
ed un’altra  sul tetto;
e cinque o sei baciarono le gronde,
e ne risero i tegoli.

Altre andarono a crescere il ruscello,
che andò a crescere il mare.
Ed io pensavo, se fossero perle
che collane verrebbero!

La polvere tornò sulle strade elevate
e gli uccelli cantarono più lieti;
il  sole buttò via il cappello
e i cespugli brillarono.

La brezza  prese un liuto dimesso
e l’immerse nel gaudio;
una sola bandiera alzò l’Oriente
come segno di fine a quella festa.

 
Emily Dickinson, n. 794 da Tutte le poesie, traduzione di Marisa Bulgheroni.

 
         

The cats will know

Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole ‒
viso di primavera,
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi piú non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.

Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell’alba,
viso di primavera.

Cesare Pavese,  da Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

 

Piove. È silenzio, poi che la stessa pioggia
fa rumore, ma con tranquillità.
Piove. Il cielo dorme. Quando l’anima è vedova
di quel che non sa, il sentimento è cieco.
Piove. Il mio essere (chi sono) rinnego…

Tanto calma è la pioggia che si scioglie nell’aria
(non pare neppure di nuvole) che sembra
non sia pioggia, ma un sussurrare
che di se stesso, sussurrando, s’oblia.
Piove. Non viene voglia di nulla…

Non alita vento, non v’è cielo ch’io senta.
Piove lontano e indistintamente,
come una cosa certa che a noi mentisca,
come un gran desiderio che a noi mentisce.
Piove. Nulla in me sente…

Fernando Pessoa, da Poesie in Poesie scelte, traduzione di Luigi Panarese, Passigli Poesia.

*Io ascolterei:  Led Zeppelin – The  Rain Song;  Creedence Clearwater Revival – Have you ever seen the rain?; Supertramp – It’s Raining Again; … e la più allegra I’m Singing in the Rain cantata da Gene Kelly.