Un angolo di pace

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Qual è il tuo angolo di pace?
Quella tua poltrona? la terrazza col sole? quella curva del fiume? il verde sotto le betulle?
Dov’è, te lo ricordi?

 

Il  sambuco

 
Scenderei al fiume domani
solo
e solo guarderei le pietre bianche
e l’acqua
e il sambuco che intorno
ci matura

 
Gianmaria Testa, da In questa parte di mare, Einaudi, 2016

*ascoltando Nick Drake – Place to Be

Una camminata calma

rallentare

L’oro del mattino

È il silenzio l’oro del mattino
il silenzio
e il profumo delle donne
per le strade
sotto le arcate
che si sparge come un’onda
senza risacca
come un’ora
non segnata
come il respiro
di una camminata calma
e senza meta

 
Gianmaria Testa, da Da questa parte del mare, Einaudi, 2016.

 Sì, una camminata calma: che cosa rara e infatti mi domando spesso: “E se rallentassimo?” (Articolo originale qui http://caffebook.it/societa-2/item/602-e-se-rallentassimo-piccole-rivoluzioni-quotidiane.html ).

« … “Dimmi prima cosa cerchi” rispose la tartaruga, e la lumaca le spiegò che voleva conoscere i motivi della propria lentezza […] La tartaruga cercò con più calma del solito le parole per replicare e le raccontò che durante la sua permanenza presso gli umani aveva imparato molte cose.
Per esempio che quando un umano faceva domande scomode, del tipo: “È necessario andare così in fretta?” oppure “Abbiamo davvero bisogno di tutte queste cose per essere felici?”, lo chiamavano Ribelle. “Ribelle, mi piace questo nome!” sussurrò la lumaca
».
Luis Sepulveda, in Storia della lumaca che scoprì l’importanza della lentezza  (favola ottima per bambini ma ancora di più per adulti), dà un valore quasi rivoluzionario alla voglia di rallentare (rispetto alla corsa forsennata a cui la maggioranza delle persone si sottopone senza porsi domande).

In effetti, chi tenta di sottrarsi alla frenesia che caratterizza il nostro tempo è davvero un po’ rivoluzionario, della sua vita, almeno. Un rivoluzionario contro ritmi che sono del tutto innaturali e controproducenti (certo, io non sono un capo reparto di fabbrica, quindi non ragiono in termini di produzione): cosa ci regala infatti tutta questa fretta di correre da un posto all’altro a fare cose, esperienze, incontri? Di sicuro una certa dose di irritazione, una vaga scontentezza e la sensazione di non essere mai, fino in fondo, padroni della nostra vita. Oltre alla conseguente incapacità di gestire i “tempi morti”  senza cadere preda di un terribile horror vacui: meglio l’iscrizione all’ennesimo corso per noi o per i nostri figli,  piuttosto che non sapere cosa fare in due ore libere, anche se per arrivare in orario dobbiamo andare ancora una volta di fretta (e poco importa  se ciò che andiamo a far finta di imparare ci interessa meno  dei gusti musicali dei nostri vicini di casa).  Corriamo sempre per arrivare prima, ma… cos’è questo prima? E prima di chi e di che cosa? E poi, prima si arriva prima comincerà una nuova corsa, se non ci affranchiamo mai da questo meccanismo.

Dovremmo cominciare a riflettere sul fatto che la lentezza non è un valore buono solo per quelli che “una-volta-si-stava-meglio”: è  il cervello umano  a non essere proprio programmato per i ritmi velocissimi.

In Elogio della lentezza, Lamberto Maffei, neuroscienziato, affronta in chiave critica e umanista  questo nostro continuo correre (che però ci fa ritrovare sempre allo stesso punto). La  rapidità che  domina le nostre vite, ci dice il professor Maffei, non è così congeniale alla razza umana come pretendiamo di credere. L’autore dimostra  che è proprio la scienza a dircelo: il cervello è una macchina lenta e se da una parte possiede meccanismi automatici, istintivi e quindi veloci di risposta all’ambiente (quelli suscitati da stimoli di sopravvivenza quali la paura, la rabbia, il disgusto, dove non interviene il dominio della volontà), è anche  vero che esso si costruisce nella lentezza.

In un’epoca dominata dalla comunicazione visiva e dallo scambio digitale, il cervello diviene quasi un ibrido dei tanti strumenti tecnologici con cui è chiamato  a entrare in contatto sempre più spesso. Ma le risposte veloci che lo costringiamo a elaborare non hanno nulla a che fare con i meccanismi automatici di cui si parlava prima, in quanto quelli sono comunque ancora bisognosi di una elaborazione lenta.
Inoltre, questo sforzo imposto verso il pensiero rapido diviene alleato del consumismo, perché, continua l’autore, “anche il consumo deve essere rapido per cambiare desiderio altrettanto rapidamente e tornare a comprare”. Si parla quindi di una “bulimia dei consumi” che si associa alla cronica “anoressia delle idee e dei valori”. Per questo Maffei riporta in primo piano l’importanza della lentezza della comunicazione scritta e parlata e la possibilità di pensare con calma, anche se il pensiero lento è all’apparenza meno comodo.  Ecco quindi che rallentare un po’ i tempi e i modi che abbiamo di “consumare” la giornata e le mille attività, diventa difesa del vero ritmo umano: “Il tempo preciso, né più né meno, che serve per fare le cose per bene. Per pensare, per riflettere, per non dimenticare chi siamo”, come dice lo stesso Luis Sepúlveda  quando riassume il senso della sua favola sulla lentezza, citata all’inizio.

Il monaco buddhista Thich Nhat Hanh, in un’intervista del 2014, racconta:  “Non molto tempo fa siamo stati invitati al quartier generale di Google, in California, a insegnare la pratica della consapevolezza a più di settecento dipendenti. La prima cosa che abbiamo condiviso con loro è stata la pratica del fermarsi perché nella società odierna siamo sempre in corsa. Quando siamo in grado di fermarci possiamo prestare attenzione a tutto quello che sta accadendo nel nostro corpo e nella nostra mente e questo è il modo in cui possiamo cominciare a prenderci cura di noi stessi. Nel momento presente ci sono condizioni più che sufficienti per la nostra felicità. Abbiamo solo bisogno di fermarci e di riconoscerle per toccare la vera felicità”.

Personalmente non ho la presunzione di voler convincere nessuno a convertirsi alla lentezza, ma le parole di questo monaco buddista mi sembrano invece molto convincenti!  Certo, per rallentare bisognerà fare una scelta ed eliminare qualche impegno dalla nostra vita (sia esso fisico o mentale, del mondo reale o virtuale, dato da bisogni veri o presunti tali):  si tratta di alleggerire il carico che noi stessi ci siamo messi sulle spalle (al di là delle cose irrinunciabili) e di conseguenza  si  libererà del tempo che prima era necessario a rincorrere o mantenere  quel ritmo troppo veloce. Il tutto ci potrebbe regalare una nuovissima sensazione di liberà e leggerezza.

Concludo anche questa volta dicendo che, trattandosi della nostra vita, vale la pena tentare e prendere in considerazione le parole di quel monaco buddista (certo,  sempre con molta calma…).

I.M.

*(Ehi, ma  dove corri sempre?) ascolta: Camminando piano – Max Gazzè

Anche un po’ d’ombra

ombra2

Ogni luce determina un’ombra.
E non è detto che la zona in ombra sia peggiore di quella illuminata.

L’ombra

Quanto meno
un’ombra
racconta
di una luce

Gianmaria Testa, da Da questa parte del mare, Einaudi, 2016

 

Ombra discesa
ombra partenza e tristezza
ombra malvenuta
ombra speranza e capriccio
ombra sul mare di serenità
ombra portata ai piedi dei picchi
ombra il tempo sconvolto
ombra colante lungo le rocce
ombra è l’ora determinata
ombra è la noia dopo lo choc
ombra è l’amore abbandonato
ombra la vita ombra la morte
ombra il giorno che ti ha visto nato
ombra la notte che ti vede morto
ombra il giorno ombra la notte
ombra la notte ombra il giorno
ombra è l’ombra di sempre
ombra è ogni essere che fugge

Raymond Queneau, da Poesia francese del novecento, Bompiani, 1985, traduzione di V. Accame.

*Ombra tra le note: Franco Battiato – L’ombra della luce https://www.youtube.com/watch?v=E8jo7DBxaos; Mike Oldfield – Moonlight Shadow https://www.youtube.com/watch?v=e80qhyovOnA .

ombra

La canzone dell’acqua

 

E la canzone dell’acqua
è una cosa eterna[…]
Che armonia spande
sgorgando dalla roccia!
Federico Garcia Lorca, da Mattino

canzone dell'acqua

Gocce che tolgono la sete, gocce che sono musica.

La nostra acqua

Lenta scorre la nostra acqua
e gorgoglia e ride
come d’estate
e come d’estate canta

Abbracciamoci più forte
ché ci porta via

Gianmaria Testa, da Da questa parte del mare, Einaudi, 2016.

 

 lacanzonedell'acqua

Chiare cascate:
tra le onde si infilano verdi
gli aghi dei pini.

Matsuo Basho (1644-1694)

 

Vento, acqua, pietra

L’acqua fora la pietra,
il vento disperde l’acqua,
la pietra trattiene il vento.
Acqua, vento, pietra.

Il vento scolpisce la pietra,
la pietra è coppa dell’acqua,
l’acqua sfugge ed è vento.
Pietra, vento, acqua.

Il vento turbinando canta,
l’acqua scorrendo mormora,
la pietra immobile tace.
Vento, acqua, pietra.

L’uno è l’altro ed è nessuno:
fra i  loro nomi vuoti
passano e si dissolvono
acqua, pietra, vento.

Octavio Paz, da Albero Interiore (1976-1987), in Il fuoco di ogni giorno, traduzione di Ernesto Franco.

 

*Gocce d’acqua e note: Chopin: Preludio op. 28 n. 15 – La goccia d’acqua https://www.youtube.com/watch?v=BczgDb9-ctQ#t=108; Ivano Fossati – La guerra dell’acqua https://www.google.it/search?q=ivano+fossati+la+guerra+dell%27acqua&ie=utf-8&oe=utf-8&client=firefox-b-ab&gfe_rd=cr&ei=LjiOV8b6Bsig8wfN0YmQBg ; Francesco Guccini – Acque https://www.youtube.com/watch?v=0UoHBJ0DnMY.

 

Il colore del sole

un tocco di giallo 001

… eppure la bellezza esiste, nonostante tutto: ce lo ricordano i colori della natura (se sappiamo ‘sentirli’).

La Bellezza esiste

Nel becco giallo-arancio di un merlo
in un fiore qualunque
nell’orizzonte perduto e lontano del mare
la Bellezza esiste
è un mistero svelato
un segreto evidente
la vita
la Bellezza esiste
e non ha paura di niente
neanche di noi
la gente.

Gianmaria Testa, da Da questa parte del mare, Einaudi, 2016.

 

Ode ad alcuni fiori gialli

Contro l’azzurro movimento i suoi lapislazzuli,
il mare, e contro il cielo,
alcuni fiori gialli.
Ottobre arriva.
E benché sia
così importante il mare che svolge
il suo mito, la sua missione, la sua grandezza
esplode
sull’arena l’oro
di una sola
pianta gialla
e si legano
i tuoi occhi
alla terra,
fuggono dal grande mare e dai suoi palpiti.
Polvere siamo, saremo.
Né aria, né fuoco, né acque,
ma
terra,
solo terra
saremo,
e forse
alcuni fiori gialli.

Pablo Neruda, dal Terzo libro delle odi (Tercer libro de las odas), 1957.

tocco giallo

*… e poi la musica: Joni Mitchell – Big Yellow Taxi; The Beatles – Yellow Submarine; Coldplay – Yellow.