“Programma di minima”

dal giardino

“Quel che si può tener stretto”… pochi fiori del giardino, per esempio.

E un sorriso incancellabile. Il poco che è già moltissimo.

Programma di minima

Distacco, rinuncia, ascesi –
questo sarebbe già volare troppo alto.

Impressionante come di tutto si può fare a meno.
Non prendere nota delle offerte speciali,

puro piacere! Non emergere da nessuna parte,
tralasciare il più –

Acquisto di conoscenza tramite gesti di rifiuto.
Solo chi non vede tante cose

può vedere qualcosa.
L’Io: una forma cava,

definita da ciò che tralascia.
Quel che si può tener stretto,

quel che ci tiene stretti
è il meno.

Hans Magnus Enzensberger, da ChioscoSentimenti confusi, traduzione di Anna Maria Carpi, Einaudi

(ancora sul “meno è meglio” qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/03/04/essenzialmente-non-siamo-quello-che-possediamo/)
* ascoltando Crosby Stills Nash and Young – Our House https://www.youtube.com/watch?v=fm-q0ELuk1A

Dire no al colesterolo (e possibilmente all’opportunismo e all’ipocrisia)

stop

(Di colesterolo, almeno, c’è anche quello “buono”…)

Esperti

Ci sono tempi
in cui perfino
gli opportunisti
biasimano l’opportunismo.

E devi credergli
perché più di tutti
sono al corrente
di quel che dicono.

Ma non fidarti di loro –
infatti biasimano
l’opportunismo
solo per opportunismo.

Erich Fried (1921- 1988)

 

 
Blues della classe media

Non possiamo lamentarci.
Abbiamo da fare.
Siamo sazi.
Mangiamo.

Cresce l’erba,
il prodotto sociale,
l’unghia delle dita,
il passato.

Le strade sono vuote.
Le chiusure sono perfette.
Le sirene tacciono.
Passa.

I morti hanno fatto il loro testamento.
La pioggia è cessata.
La guerra non è stata dichiarata.
Non è urgente.

Noi mangiamo l’erba.
Noi mangiamo il prodotto sociale.
Noi mangiamo le unghie.
Noi mangiamo il passato.

Non abbiamo nulla da nascondere.
Non abbiamo nulla da perdere.
Non abbiamo nulla da dire.
Abbiamo.

L’orologio è caricato.
La vita è regolata.
I piatti sono lavati.
L’ultimo autobus sta passando.

È vuoto.
Non possiamo lamentarci.

Cosa aspettiamo ancora?

Hans Magnus Enzensberger, da Chiosco, traduzione di Anna Maria Carpi.

* Cosa ascoltare? Daniele Silvestri – Quali alibi; Giorgio Gaber – Il tutto è falso.

Del prima, del dopo, di oggi, di domani…

addiotempo copia

Forse conviene davvero vivere il “qui e ora”… e poi ancora il qui e ora, e ora… ora… ora…

C’era qualcosa di buono

C’era qualcosa di buono
prima,
altrove.
Peccato
che sia così difficile
ricordarsi
di qualcosa di buono.
Sapere
com’era davvero.
Come davvero era.

Era, credo,
qualcosa di affatto abituale,
di meraviglioso.
Io l’ho,
credo, visto
e odorato
o afferrato.

Ma se fosse grande
o piccolo
nuovo o vecchio,
chiaro o scuro,
non lo so più.

Soltanto che era meglio,
molto meglio
di ciò che c’è adesso,
questo lo so tuttora.

Hans Magnus Enzensberger, da Chiosco, Einaudi, 2013.

 

Aspettativa

Di ieri in ieri
di domani in domani
i secondi curvano lungo
la circonferenza dell’attesa
circuendo più volte il nulla.
Il mio capo non trova posizione
in nessuna geografia
e si volge alterno
al passato e al futuro facendo capolino;
il suo cruccio è non sapere
da quale parte, semmai, verrai.

Valentino Zeichen, da Poesie 1963-2003, Mondadori.

 

Le tre parole più strane

Quando pronuncio la parola Futuro
la prima sillaba va già nel passato.

Quando pronuncio la parola Silenzio,
lo distruggo.

Quando pronuncio la parola Niente,
creo qualcosa che non entra in alcun nulla.

Wislawa Szymborska, da Attimo, in La gioia di scrivere – Tutte le poesie (1945-2009), traduzione di Pietro Marchesani, Adelphi.

 

* Cosa ascoltare? Pink Floyd – Time; Vasco Rossi – Vivere.

Consiglio un libro (2°)

copertinachenoialapoesia    Alfonso Berardinelli, Hans Magnus Enzensberger, Che noia la poesia Pronto soccorso per lettori stressati, Einaudi, Torino, 2006

Questa volta non voglio consigliare un libro di poesie, ma un libro sulla poesia in generale: un saggio dal titolo accattivante  Che noia la poesia. “E infatti… !” penseranno in molti (anch’ io lo pensavo a dire il vero, fino a qualche anno fa, prima di riscoprire la poesia e di esserne conquistata). Il sottotitolo però è questo: Pronto soccorso per lettori stressati.
Quindi  ci viene lanciato un salvagente: un modo per cominciare a guardare la poesia da un punto di vista differente.

Gli autori, Alfonso Berardinelli  (uno dei saggisti italiani più originali e polemici) e Hans Magnus Enzensberger (poeta e saggista  tedesco contemporaneo), cercano di rispondere a questa domanda: perché tanta gente  non sopporta la poesia?
La prima cosa da fare, ci dicono i due autori, è cercare di ricominciare da capo: dimenticare quello che abbiamo imparato  a scuola e rileggere la poesia cercando di sentirne il ritmo, la musica dei versi e delle parole, anche quelle più comuni.
Ci mostrano  come funziona una poesia  attraverso la lettura decisamente inusuale di moltissimi testi poetici; ci fanno scoprire che la poesia  è capace di fare, con le parole, delle acrobazie incredibili, che può dire moltissimo in due versi o, anche, quasi nulla in molte strofe; che la poesia può far sognare, riflettere, ridere, può raccontare, scherzare, dialogare.

Che noia la poesia è un libro di tecnica poetica accessibile a tutti: vengono spiegati con semplicità e anche ironia i vari giochi verbali e i metodi di composizione, vengono riportati esempi di poesia eccellente e di poesia pessima e ridicola; si parla, in modo più divertente (rispetto a quanto siamo abituati a leggere nei manuali), ma preciso, di rime, versi liberi, strofe e di tutto quello che riguarda questo genere letterario ormai troppo poco considerato.

Alla fine, ciò che ci viene detto è  (riporto dalla quarta di copertina): “… che la porta della poesia è sempre aperta: basta entrare”.