Connessioni

In primo piano

connessione

È la seconda volta che mi capita: dentro a un libro preso in prestito in biblioteca ho trovato un piccolo foglio di carta su cui erano state scritte alcune parole di incoraggiamento, un breve messaggio positivo. È un’esperienza  che, anche se casuale, stupisce e regala una pagina di buonumore. Questa cosa un po’ stramba di lasciare tra le pagine di un libro  un foglio con poche parole che facciano compagnia a chi poi leggerà quel libro, la faccio anch’io, ogni tanto, soprattutto se il libro che ho letto mi è piaciuto molto. È una specie di connessione  con chi casualmente troverà quelle parole (qualcuno potrebbe buttare via il foglietto senza leggere, qualcuno invece no). Se dovessi scrivere adesso poche parole da lasciare in un libro, scriverei semplicemente: “Non sei sola (o solo)”. Perché esistono le connessioni.

 

(I connettori)

– Che cos’è la connessione?

– Quando 2 mozioni, ritenute
   infinite & reciprocamente
   elisorie, si identificano per un
   attimo.

– Di tempo?

– Sì.

– Il tempo non esiste.
   Non c’è nessun tempo.

–  Il tempo è una piantagione rettilinea.

 
Jim Morrison, in Poesie 1966-1971, da Tempesta Elettrica – Poesie e scritti perduti, Mondadori, 2001, traduzione di Tito Schipa jr.

 

(…) E intesserò un filo attraverso i miei poemi
perché il tempo e gli eventi formano un tutto,
E tutte le cose dell’universo sono miracoli perfetti,
e ogni cosa è profonda quanto qualsiasi altra.
Non scriverò poemi riferendomi a parti,
scriverò poemi, canti, pensieri, riferiti al tutto.
E non canterò riferendomi a un giorno, ma con riferimento a tutti i giorni.
E non comporrò alcun poema o la più piccola parte d’un poema che non abbia attinenza con l’anima,
perché avendo osservato gli oggetti dell’universo, non ne ho trovato alcuno, né particella di alcuno, che non abbia attinenza con l’anima. (…)

Walt Whitman, da Partendo da Paumanok, parte n. 12, in Foglie d’erba
 

“(…) non siamo così separati,
considera il grande globo, la coesione di tutto, quanto è perfetta!”

Walt Whitman, da  Dall’ondeggiante oceano, la folla, in Foglie d’erba

* ascoltando The Police – Message in a Bottle https://www.youtube.com/watch?v=MbXWrmQW-OE

Attenti a Fata Morgana

 Esempio di Fata Morgana (foto da Wikipedia)

Esempio di Fata Morgana (foto da Wikipedia)

Due righe un po’ insolite (e visionarie) muovendomi tra miraggi, deserti, musica e poesia (e un po’ di fisica).
A (quasi) tutti sarà capitato di sentirsi dire almeno una volta –Hai inseguito un miraggio – o –Ti fai troppi castelli in aria! Però non è sempre colpa della nostra stupidità o fantasia se vediamo questi castelli in aria: tale espressione sembra derivare dal fenomeno ottico denominato Fata Morgana. Si tratta di un miraggio che si presenta frequentemente a chi dalle coste calabresi dello stretto di Messina guardi verso le coste della Sicilia (in realtà è un fenomeno che si può verificare in varie parti del mondo, ma è ovunque conosciuto con questo nome italiano perché il fenomeno è molto più frequente proprio nello Stretto di Messina). In pratica, al di sopra del mare, o anche in mezzo ad esso, appaiono fantastiche immagini simili a castelli, costruzioni che poi i poeti hanno voluto identificare con la dimora della leggendaria fata Morgana (la sorellastra di Re Artù, figura sovrannaturale che secondo la mitologia celtica induceva nei marinai le visioni di questi fantastici castelli per attirarli e poi condurli a morte). Tale fenomeno ha poi ispirato altre leggende e opere poetiche: in particolare si può ricordare la leggenda popolare di origine norvegese (diffusasi nel 1600) dell’Olandese Volante, il vascello fantasma che si credeva navigasse contro vento e a vele spiegate e il cui avvistamento avrebbe costituito un presagio di sventura.
Venendo alla scienza, il fenomeno ottico è dovuto alle variazioni dell’indice di rifrazione dell’aria, prima crescente, poi decrescente, dal basso verso l’alto e può essere osservato a terra o in mare, nelle regioni polari o nei deserti: distorce enormemente l’oggetto su cui agisce il miraggio, tanto da renderlo irriconoscibile e può riguardare qualsiasi tipo di oggetti lontani, come isole, coste o barche. Nelle regioni desertiche è facile assistere ad un “miraggio inferiore”: possiamo vedere il riflesso del cielo sul terreno sabbioso in lontananza e pensare erroneamente di scorgere un lago. Quando invece diversi effetti di miraggio inferiore e superiore si sommano, le immagini degli oggetti all’orizzonte vengono allungate verso l’alto come pinnacoli. Ed è proprio questo miraggio che viene chiamato Fata morgana (tipico anche del deserto del Mojave, in California). Ma sorvolo rapidamente sopra la fisica che di sicuro non è il mio mestiere e passo alla poesia.

Qui sotto riporto due poesie di un irresistibile poeta decisamente visionario, il “Re Lucertola” Jim Morrison: la prima parla proprio del deserto, la seconda di altre figure-miraggio. Segue il testo (bellissimo) di Fata Morgana dei mitici Litfiba. E mi raccomando, attenzione ai miraggi!

Il Deserto

Il Deserto
                – rosato blu metallico
                 & verde insetto
                  specchi vuoti &
                 pozze d’argento
                 un universo in
                 un corpo

Jim Morrison, da Poesie da Tape Noon, in Tempesta elettrica – Poesie e scritti perduti, traduzione di Tito Schipa jr, Mondadori, 2001

Un angelo passa correndo
Traversa la luce improvvisa
Traversa la stanza
Uno spettro ci precede
Un’ombra ci segue
E ad ogni nostra fermata
Cadiamo

Jim Morrison, da Poesie 1966-1971, in Tempesta elettrica – Poesie e scritti perduti, traduzione di Tito Schipa jr, Mondadori, 2001

Fata Morgana (Litfiba)

Oh, vedo tutto attraverso
sabbia rossa e deserto
Ho sete,
ho sete di te che non sei qui
Stella caduta dagli occhi,
che voli sul mio deserto
Ho sete,
le nuvole mi cadono dentro,
cerchio che ha perso il suo centro,
perché ha smarrito ogni senso
oh, sabbia rossa e deserto
ah ah ah ieh ieh ah ah ah ieh ieh
Lunga scala d’aria che sale dal deserto
non c’è confine
con l’occhio dentro e l’occhio fuori
Morgana
Lenta processione all’alba nel deserto
Fata Morgana
ha già cambiato ogni profilo
Aspetto a parlare prima che l’illusione si sia mossa
poi scopro il confine che dall’infinito vola dentro di me
Morgana
Ho sete
significa che sono vivo
che importa se l’ultimo o il primo
Il cuore vuol battere ancora,
ancora…
Oh, sabbia rossa e deserto
la sento negli occhi,
in fondo ai miei occhi,
salire dal mare passando dal cuore

Litfiba, dall’album Terremoto, 1993

*ascoltando (ovviamente) Litfiba – Fata Morgana https://www.youtube.com/watch?v=5viSeFb767o (ascoltala, ne vale la pena… ma no, non così! alza quel volume!)

Tornare indietro

rewind

Fernando Pessoa e  Jim Morrison: è un accostamento  piuttosto inusuale, lo so.
Il fatto è che nella mia mente la poesia non segue le antologie scolastiche  e quindi spesso mi faccio “incantare” solo da un tema comune.
E in questi due brani poetici,  pur con parole e modi completamente differenti, due scrittori hanno espresso il rimpianto per il tempo passato  (e per quello che in quel tempo non è stato fatto).
Hanno espresso uno dei desideri più comuni: tornare indietro nel tempo.

 

Batte la luce in cima (Bate a luz no cimo)

Batte la luce in cima
alla montagna,  vedi…
Senza volere,  rimugino
ma non so che cosa…

Non so cosa ho perduto
o cosa non ho trovato…
Vita che ho vissuto,
quanto male io l’amai!…

Oggi voglio tanto
che non lo posso avere.
Di mattina c’è il pianto
ed alla sera.

Quanto avrei voluto tendere
ad essere felice…
Come il mondo è piccolo,
e il poco che io volli!

Va morendo la luce
in cima alla montagna…
Come un fiume il flusso
la mia anima bagna.

Ma non mi accarezza,
non mi calma nulla…
Povero bambino
perduto nella strada!…

Fernando Pessoa, da Poesie scelte, a cura di Luigi Panarese, Passigli Editore, 1993.

 

Se solo potessi

Se solo
potessi sentire
Il canto
dei passeri
&  sentire l’infanzia
trascinarmi indietro di nuovo

Se solo potessi sentirmi
trascinare indietro
di nuovo
&  sentirmi abbracciato
dalla realtà
di nuovo
Io morirei
Morirei felice

Jim Morrison, da Tempesta elettrica – Poesie e scritti perduti, Mondadori, 2001, traduzione di Tito Schipa jr.