Troppe spiegazioni

In primo piano

non spiegare una poesia

Qualche giorno fa, mia figlia (che ha sedici anni) ha esclamato sbuffando: “Che noia questa letteratura! Ma perché si ostinano a farci analizzare ogni singola parola di una poesia pretendendo di sapere esattamente cosa voleva dire l’autore?” Le ho dato ragione: anche per me non ha molto senso studiare la poesia solo “dissezionandola”,  dimenticandosi  di farla leggere veramente e liberamente per ricavare il messaggio unico che ad ognuno può arrivare. Perché la poesia non è improvvisazione, ma nemmeno una scienza esatta. Così le ho fatto leggere questa poesia di Billy Collins che trovo molto eloquente riguardo alla questione voler spiegare una poesia. “Forte questo Collins!” ha detto lei.

(Di questo argomento ho parlato anche qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2015/11/27/vaso-rose-poesia-la-si-deve-spiegare/.) 

Chiedo loro di prendere una poesia
e di tenerla in alto controluce
come una diapositiva a colori
o di premere un orecchio sul suo alveare.
 
Dico loro di gettare un topo in una poesia
e osservarlo mentre cerca di uscire,
o di entrare nella stanza della poesia
e cercare a tentoni l’interruttore sul muro.
 
Voglio che facciano sci d’acqua
sulla superficie di una poesia e salutino
con la mano il nome dell’autore sulla spiaggia.
 
Ma la sola cosa che loro vogliono fare
è legarla con una corda a una sedia
e torturarla finché non confessi.
 
La  picchiano con un tubo di gomma
per scoprire che cosa davvero vuol dire.
 
Billy Collins, da Introduzione alla poesia, in A vela, in solitaria, intorno alla stanza, traduzione di  F. Nasi, Medusa, Milano 2006

* ascoltando Jimi Hendrix (The Jimi Hendrix Experience) – Stone Free (un po’ come se a cantare fossero le parole di  una poesia: “Listen to me,/ you can’t hold me down/I don’t want to be tied down/ I gotta be free“).