I pensieri dell’acqua

acqua

Non sono  poesie i due brani di oggi, ma della poesia hanno molto: e viene facile capire i desideri di un fiocco di neve  o di una goccia d’acqua.  Non convenzionale e appassionato, Julio Cortázar (scrittore argentino, 1914-1984) sa catturare il lettore sia con le sue poesie che con la prosa.

Peripezie dell’acqua

Basta conoscerla abbastanza per capire che l’acqua è stanca di essere un liquido. Lo dimostra il fatto che appena si presenta l’opportunità si trasforma in ghiaccio o in vapore. Ma neanche cosí è soddisfatta, il vapore si perde in assurde divagazioni e il ghiaccio è goffo e grezzo, si sistema dove può e in genere serve solo a dare vivacità ai pinguini e al gin tonic. Perciò l’acqua preferisce la delicata neve, che l’aiuta ad avverare la sua speranza piú segreta: quella di fissare la forma di tutto ciò che non è acqua, le case, i prati, le montagne, gli alberi.
Penso che potremmo aiutare la neve nella sua ciclica ma effimera battaglia, e scegliere, per fare ciò, un albero, un nero scheletro sulle cui numerose braccia scende a insediarsi la replica bianca e perfetta. Non è facile, ma se in previsione di una nevicata segassimo il tronco in modo che l’albero si tenesse in piedi senza accorgersi di essere morto, come quel mandarino memorabilmente decapitato da un boia gentile, basterebbe aspettare che la neve replicasse l’albero in ogni suo dettaglio e quindi levarlo dal suo posto senza scuoterlo, con un lieve e perfetto spostamento.
Non credo che la forza di gravità riesca a far crollare il bianco castello di carte, tutto avverrebbe come una sospensione della volgarità e della routine, per un certo periodo di tempo un albero di neve sosterrebbe il sogno realizzato dell’acqua. Forse sarà un uccello a distruggerlo, o il primo sole del mattino lo spingerà verso il nulla con il suo tiepido dito. Sono esperienze che bisognerebbe tentare per far contenta l’acqua, cosí che torni a riempirci le brocche e i bicchieri con quella debordante allegria che per ora riserva solo ai bambini e ai passerotti.

Julio Cortázar, da Carte inaspettate, Einaudi

Non so come dire, guarda, è terribile questa pioggia.
Piove continuamente, fuori fitto e grigio, qui contro i vetri del balcone a goccioloni grevi e duri, che fanno plaf e si spiaccicano come schiaffi uno dopo l’altro, che noia.
Ecco una gocciolina alta sul riquadro della finestra, vibra un attimo contro il cielo che la scheggia in mille luccichii spenti, cresce si ingrossa barcolla, cadrà non cadrà, non è ancora caduta.
Si afferra con tutte le unghie, non vuole cadere e si vede che si aggrappa con i denti mentre le si gonfia la pancia, è ormai una gocciolona che pende maestosa e, di colpo, zup giù, plaf, disfatta, niente, una viscosità sul marmo.
Ma ci sono quelle che si suicidano e si abbandonano subito, spuntano sul riquadro e di lì si gettano giù; mi pare di vedere la vibrazione del salto, le loro gambette che si staccano e il grido che le ubriaca nel nulla della caduta e dell’annichilimento.
Tristi gocce, rotonde innocenti gocce.
Addio gocce. 

Julio Cortázar, da Historias de Cronopios y de Famas, Storie di cronopios e di famas, Einaudi

* ascoltando El Aplastamiento de las Gotas Julio Cortázar (letta da Julio Cortázar)
https://www.youtube.com/watch?v=R52iNrFKUSw; Litfiba – Goccia a Goccia https://www.youtube.com/watch?v=nNU3Vw0tN0s

Anche se piove

“La vita non è aspettare che passi la tempesta… ma imparare a ballare sotto la pioggia”.

Gandhi

 

tiffany

 

Anche se piove, parole e sorrisi non si fermano (meno che mai i pensieri).
Anche se piove, usciamo e respiriamo. La pioggia ci batte sulle spalle: non siamo soli.

 

Cadde una goccia sul melo,
ed un’altra  sul tetto;
e cinque o sei baciarono le gronde,
e ne risero i tegoli.

Altre andarono a crescere il ruscello,
che andò a crescere il mare.
Ed io pensavo, se fossero perle
che collane verrebbero!

La polvere tornò sulle strade elevate
e gli uccelli cantarono più lieti;
il  sole buttò via il cappello
e i cespugli brillarono.

La brezza  prese un liuto dimesso
e l’immerse nel gaudio;
una sola bandiera alzò l’Oriente
come segno di fine a quella festa.

 
Emily Dickinson, n. 794 da Tutte le poesie, traduzione di Marisa Bulgheroni.

 
         

The cats will know

Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole ‒
viso di primavera,
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi piú non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.

Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell’alba,
viso di primavera.

Cesare Pavese,  da Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

 

Piove. È silenzio, poi che la stessa pioggia
fa rumore, ma con tranquillità.
Piove. Il cielo dorme. Quando l’anima è vedova
di quel che non sa, il sentimento è cieco.
Piove. Il mio essere (chi sono) rinnego…

Tanto calma è la pioggia che si scioglie nell’aria
(non pare neppure di nuvole) che sembra
non sia pioggia, ma un sussurrare
che di se stesso, sussurrando, s’oblia.
Piove. Non viene voglia di nulla…

Non alita vento, non v’è cielo ch’io senta.
Piove lontano e indistintamente,
come una cosa certa che a noi mentisca,
come un gran desiderio che a noi mentisce.
Piove. Nulla in me sente…

Fernando Pessoa, da Poesie in Poesie scelte, traduzione di Luigi Panarese, Passigli Poesia.

*Io ascolterei:  Led Zeppelin – The  Rain Song;  Creedence Clearwater Revival – Have you ever seen the rain?; Supertramp – It’s Raining Again; … e la più allegra I’m Singing in the Rain cantata da Gene Kelly.