Musica (e ricordi)

musica

Musica: suonarla o ascoltarla amplifica ogni sensazione. Soprattutto i ricordi.
Che ricordi stai ascoltando in questo momento?

La chitarra

Incomincia il pianto
della chitarra.
Si rompono le coppe
dell’alba.
Incomincia il pianto
della chitarra.
È inutile
farla tacere.
È impossibile
farla tacere.
Piange monotona
come piange l’acqua,
come piange il vento
sulla neve.
È impossibile
farla tacere.
Piange per cose
lontane.
Arena del caldo Meridione
che chiede camelie bianche.
Piange freccia senza bersaglio
la sera senza domani
e il primo uccello morto
sul ramo.
Oh, chitarra,
cuore trafitto
da cinque spade.

Federico Garcia Lorca, dal Poema del Cante jondo, 1921-’22.

 

Qualunque musica, ah, qualunque,
che mi sciolga subito dall’anima
questa incertezza che vuole
qualunque impossibile calma!

Qualunque musica: chitarra,
viola, armonio, organetto…
Un canto che si smarrisce…
Un sogno in cui non vedo nulla…

Qualunque cosa, non vita!
Jota, fado, confusione
dell’ultima danza vissuta…
Che io non senta il cuore!

Fernando Pessoa, da Poesias, in Poesie scelte, Passigli Editore, traduzione di Luigi Panarese.

* Si potrebbe ascoltare:  Nick Drake – Cello song; The Beatles – While My Guitar Gently  Weeps.

 

Oggetti

oggettiOggetti: se sono troppi rischiano a volte di soffocarci;  pochi invece sanno tenerci compagnia: sono quelli firmati, sì, ma firmati dalla nostra memoria, dalla nostra vita. Con alcuni, per metterli via (e lasciare spazio ad altro), ci vorrà la spinta fortissima del coraggio.

 

Piegando una camicia

Piegando una camicia una donna
si ferma un attimo, ricorda
il calore di un corpo, le sue mani attente

posate su una manica ricordano
un gesto, una carezza;
si appoggia alla parete della cucina,
cercando parole d’amore,
trova solo un’eco di paura
che invade la casa.

Piega vestiti e paura,
ma non il desiderio e
il silenzio non le risponde.

Ripone di malavoglia
pane, vino, posate,
sistema il letto degli amanti,

mentre la lama del tempo, senza esitazione
recide le ore passate,
ordinari rituali di vita.

Denise Levertov, da Prime poesie e poesie sparse, Londra, 1946, in Oltre la fine e altre poesie, traduzione di Liliana casati, ed. Le Lettere.

 

Le cose

Le monete, il bastone, il portachiavi,
la pronta serratura, i tardi appunti
che non potranno leggere i miei scarsi
giorni, le carte da gioco e gli scacchi,
un libro e tra le pagine appassita
la viola, monumento d’una sera
di certo inobliabile e obliata,
il rosso specchio a occidente in cui arde
illusoria un’aurora. Quante cose,
atlanti, lime, soglie, coppe, chiodi,
ci servono come taciti schiavi,
senza sguardo, stranamente segrete!
Dureranno piú in là del nostro oblio;
non sapran mai che ce ne siamo andati.

Jorge Luis Borges, da Le più belle poesie, a cura di F. Tentori Montalto, Crocetti Editore.

 

Fra tutti gli oggetti

Fra tutti gli oggetti i più cari
Sono per me quelli usati.
Storti agli orli e ammaccati, i recipienti di rame,
I coltelli e forchette che hanno di legno i manici,
Lucidi per tante mani: simili forme
Mi paiono tutte le più nobili. Come le lastre di pietra
Intorno a case antiche, da tanti passi lise, levigate,
E fra cui crescono erbe, codesti
Sono oggetti felici.
Penetrati nell’uso di molti,
Spesso mutati, migliorano forma, si fanno
Preziosi perché tante volte apprezzati.
Persino i frammenti delle sculture,
Con quelle loro mani mozze, li amo. Anche quelle,
Vissero per me. Lasciate cadere, ma pure portate;
Travolte sì, ma perché non troppo in alto stavano.
Le costruzioni quasi in rovina
Hanno l’aspetto di progetti
Incompiuti, grandiosi; le loro belle misure
Si possono già indovinare; non hanno bisogno
Ancora della nostra comprensione. E poi
Han già servito, sono persino superate. Tutto
Questo mi fa felice.

Bertolt Brecht, in Poesie e canzoni, a cura di Ruth Leiser e Franco Fortini.

*Quale musica? (… mica facile questa volta!) Luciano Ligabue – Ho messo via  (anche nella versione cantata da Elisa); Enrico Ruggeri – Oggetti smarriti; si accettano suggerimenti…