“Un bacio, insomma, che cos’è mai un bacio?”

“E c’è una sola saliva e un solo sapore di frutta matura, e io ti sento tremare stretta a me come una luna nell’acqua.” Julio Cortázar

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Un bacio, insomma, che cos’è mai un bacio?” si chiede Cyrano. E tanti altri si sono posti la stessa domanda. Tra le mille definizioni di bacio che la letteratura ci regala, ne riporto una,  pacata e lucida, che trovo molto vera: “I baci non sono anticipo d’altre tenerezze, sono il punto più alto” (lo scrive Erri De Luca nel libro Il contrario di uno).

 

Prolungamento di un bacio

Ieri ti ho baciato sulle labbra.
Ti ho baciato sulle labbra. Intense,
rosse. Un bacio così corto
durato più di un lampo,
di un miracolo, più ancora.
Il tempo
dopo averti baciato
non valeva più a nulla
ormai, a nulla
era valso prima.
Nel bacio il suo inizio e la sua fine.

Oggi sto baciando un bacio;
non solo con le mie labbra.
Le poso
non sulla bocca, no, non più
– dov’è fuggita? –
Le poso
sul bacio che ieri ti ho dato
sulle bocche unite
dal bacio che hanno baciato.
E dura questo bacio
più del silenzio, della luce.
Perché io non bacio ora
né una carne né una bocca
che scappa, che mi sfugge.
No.
Ti sto baciando più lontano.

Pedro Salinas, da La voz a ti debida (La voce a te dovuta).

 

La signora ed i baci

Una signora voleva tanto dargli dei baci,
non dico troppi, anche solo sette, otto mila.
Invece era proibito, perciò non glieli dava.
Se però non fosse stato proibito
glieli avrebbe dati tutti,
dal primo all’ultimo.
A cosa servono i baci se non si danno?

Vivian Lamarque, da Poesia d’amore del Novecento, Milano, Crocetti Editore, 1996.

 

Quando ti bacio

Quando ti bacio
non è solo la tua bocca
non è solo il tuo ombelico
non è solo il tuo grembo
che bacio
io bacio anche le tue domande
e i tuoi desideri
bacio il tuo riflettere
i tuoi dubbi
e il tuo coraggio
il tuo amore per me
e la tua libertà da me
il tuo piede che è giunto qui
e che di nuovo se ne va
io bacio te
così come sei
e come sarai
domani e oltre
e quando il mio tempo sarà trascorso.

Erich Fried, traduzione di Riccarda Novello.

 

*Qualche bacio nelle canzoni: Carmen Consoli – L’ultimo bacio; Elisa – L’anima vola; Bruce Springsteen Then She Kissed Me. 

 

Sii ragionevole!

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Esiste un modo per accendere la ragione e non spegnere il cuore?

 

Ridimensionare

Questa operazione
che la costringete sempre a fare
“ridimensionare”
non è come stringere un vestito
non è indolore
si taglia la pelle del cuore.

Vivian Lamarque, da Teresino, Milano, 1981, presso l’editore Guanda per la Società di Poesia.

 

 

È quel che è

È assurdo
dice la ragione
È quel che è
dice l’amore
È l’infelicità
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
È vano
dice il giudizio
È quel che è
dice l’amore
È ridicolo
dice l’orgoglio
È avventato
dice la prudenza
È impossibile
dice l’esperienza
È quel che è
dice l’amore.

Erich Fried, da È quel che è, Einaudi, 1988.

* In musica: Carole King  – Change in Mind, Change of Heart
 

Ancora sugli errori

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Ancora sugli errori, particolari e universali: basterà chiedere scusa?

(Penso di no, ma può essere un buon inizio).

Bella copia

Poter domani
il Foglio di Bella
della vita cominciare
correggere la brutta cancellare
togliere gli errori (modi e tempi
sbagliati, nomi) ritoccare.
Che bello il bianco foglio nella mano
luccica il pennino, cominciamo.

E dopo la nostra poter passare
alla Bella del mondo, come fare?
Prima una somma, poi una divisione 1
giusta però, guarda che errori
nella brutta, che vergogna.
Se restan quegli sbagli nel copiare
la Bella Copia del mondo – o Felicità –
non si può fare.

1  dei beni

Vivian Lamarque, da Fine millennio, inPoesie 1972-2002, Mondadori.

 

Uomo del mio tempo

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
̶   t’ho visto  ̶  dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero,
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Salvatore Quasimodo, da Giorno dopo giorno (1947).

 

*ascoltando Cat Stevens – The Wind https://www.youtube.com/watch?v=W4-IZTZkTY8

 

Le parole, le carezze

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Ogni avarizia è poco delicata, ma l’avarizia di parole (soprattutto se gentili) è forse la più assordante, nel suo silenzio: il silenzio di quello che vorremmo sentire e di quello che alla fine non viene detto si somma al silenzio che poi rimane e rimbomba nella memoria. Il momento presente ha bisogno anche di parole (e gesti, possibilmente): c’è il pericolo che le parole tenute per un qualche domani, e poi mai dette, continuino a rimbalzare a lungo nella nostra mente sotto forma di rimpianto. Diciamole, le parole che sanno essere carezze.

 

Formica

Su non vedi che sono un po’ formica
dimmele allora quelle parole buone
le metterò via tutte bene in cantina
per quest’inverno
quando per niente gelo
lo sai come sono fatta.

Vivian Lamarque da Poesie 1972 – 2002, Mondadori

 

Pudore

Se qualcuna delle mie povere parole
ti piace
e tu me lo dici
sia pur solo con gli occhi
io mi spalanco
in un riso beato
ma tremo
come una mamma piccola giovane
che perfino arrossisce
se un passante le dice
che il suo bambino è bello.

Antonia Pozzi, da Guardami: sono nuda