Tra luce e buio

fuoco

Sai trovare la poesia (qualunque cosa sia per te, la poesia)?

Ma poi, sei tu che cerchi la poesia o è la poesia che trova te?

***

Come viene a trovarmi la poesia

Arriva incespicando
su massi la notte, si ferma
spaurita al di fuori
dell’alone del mio falò
la vado a incontrare
al confine della luce

Gary Snyder (San Francisco, 1930), da No Nature – New and Selected Poems, 1992, traduzione di Damiano Abeni

♣ ascoltando The Doors – Light my fire https://www.youtube.com/watch?v=jKU74Uns9_0

 

Attenzione alle impronte!

piedini

Dolce nella memoria e leggera sulla Terra: questa l’impronta che vorrei lasciare. E tu?

L’impronta

E tu?
Entrando in case d’ogni sorta
nelle grigie
e nelle azzurre,
salendo per ripide scale,
in stanze inondate di luce,
porgendo l’orecchio agli accordi dei tasti
e rispondendo a tono alle domande,
dimmi:
che impronta vi lasci?
Un’impronta di quelle
che vengono deterse dal parquet,
di quelle che si guardano di sbieco,
oppure
una solida impronta invisibile,
che rimane nel cuore per molti anni?

Leonid Nikolaevič Martynov (Omsk, Russia, 1905-1980) da Nuovi poeti sovietici, Einaudi, traduzione di Angelo Maria Ripellino

♥ ascoltando  Daniel Waples and Friends – Petit Son https://www.youtube.com/watch?v=1GHXaTm6NWI

Ciao, maggio

cherries

Mania di solitudine

Mangio un poco di cena seduto alla chiara finestra.
Nella stanza è già buio e si guarda il cielo.
A uscir fuori, le vie tranquille conducono
dopo un poco, in aperta campagna.
Mangio e guardo nel cielo – chi sa quante donne
stan mangiando a quest’ora – il mio corpo è tranquillo;
il lavoro stordisce il mio corpo e ogni donna.

Fuori, dopo la cena, verranno le stelle a toccare
sulla larga pianura la terra. Le stelle son vive,
ma non valgono queste
ciliege, che mangio da solo.

Vedo il cielo, ma so che fra i tetti di ruggine
qualche lume già brilla e che, sotto, si fanno rumori.
Un gran sorso e il mio corpo assapora la vita
delle piante e dei fiumi e si sente staccato da tutto.
Basta un po’ di silenzio e ogni cosa si ferma
nel suo luogo reale, così com’è fermo il mio corpo.

Ogni cosa è isolata davanti ai miei sensi,
che l’accettano senza scomporsi: un brusío di silenzio.
Ogni cosa, nel buio, la posso sapere
come so che il mio sangue trascorre le vene.
La pianura è un gran scorrere d’acque tra l’erbe,
una cena di tutte le cose. Ogni pianta e ogni sasso
vive immobile. Ascolto i miei cibi nutrirmi le vene
di ogni cosa che vive su questa pianura.

Non importa la notte. Il quadrato di cielo
mi susurra di tutti i fragori, e una stella minuta
si dibatte nel vuoto, lontano dai cibi,
dalle case, diversa. Non basta a se stessa,
e ha bisogno di troppe compagne. Qui al buio, da solo,
il mio corpo è tranquillo e si sente padrone.

Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 1908- Torino, 1950), da Lavorare stanca

♣ ascoltando The Riddle Song (I gave my love a cherry) – interpretata da Doc Watson https://www.youtube.com/watch?v=UAUwOYKwarw&t=46s

Quando saremo alberi

alberi(Se un giorno, passato il nostro tempo, diventeremo alberi, allora, forse, capiremo molte cose)

Sulla pelle

Lontano, fuori,
cade
una pioggia
che solamente annuso, una pioggia
che ancora non è arrivata.
Qui
sulla pelle, come su una pagina
in bianco,
attendo che l’acqua, la pioggia,
ciò che vive e trema,
mi sia un giorno rivelato.

***

En la piel

A lo lejos, afuera,
cae
una lluvia
que tan solo huelo, una lluvia
que aún no ha llegado.
Aquí
en la piel, como en una página
en blanco,
espero que el agua, la lluvia,
lo que vive y tiembla,
me sea alguna vez revelado.

Hugo Mújica (Buenos Aires, 1942), da Y siempre después el viento (E sempre dopo il vento), traduzione di Alessandro Ghignoli, Raffaelli Editore, 2013

♣ ascoltando Gordon Lightfoot – Rainy Day People https://www.youtube.com/watch?v=x2Sb1gtzmsc

Un soffio di nonsense

modalità erba alta

La poesia del non-senso (ma in generale tutta la letteratura nonsense) si basa sull’equilibrio tra ordine e caos, tra il senso compiuto e l’assurdo, tra la realtà logica e il paradossale o il fantastico, e si esprime mediante strani giochi di parole, accostamenti grotteschi e surreali (qui riporto due poesie di Toti Scialoja, uno dei maestri del non-senso, in Italia).

Prova anche tu a scrivere due versi di poetico non-senso: puoi partire anche dalla realtà… che in fondo non è sempre così logica e sensata come vorremmo che fosse.

Che fai maggio piovendo con l’oro nei ruscelli
che fai pioggia poggiando le gocce sui cancelli
che fai poggio reggendo le nuvole e i castelli
che fai reggia raggiando sotto un volo d’uccelli
che fai raggio spiando la ruggine e i coltelli
che fai spiaggia giocando con la spuma a brandelli
che fai faggio filtrando il sole sugli anelli
che fai saggia dormendo coi ragni nei capelli?

***
“Caspita!” disse un aspide
capitato per caso sul Mar Caspio
“Queste ripe son ripide, son ispide!
Un sito così inospite è fantastico!”

Una zanzara di Zanzibàr
andava a zonzo, entrò in un bar,
«Zuzzerellona!» le disse un tal
«mastica zenzero se hai mal di mar».

Sogno che una zanzara con le staffe
mi dica: «Salta in groppa! La tariffa
del volo è quella antica – non far gaffe –
e tenera è la notte a Teneriffa».

Le cicale di Lucca
perché ciascuna n’abbia
si passano la cicca
bruciandosi le labbra.

C’è una lepre, a Mestre, a destra,
che rimesta la minestra,
dopo un sorso si fa mesta,
lesta lesta la rovescia
a sinistra, fuori della finestra

Toti Scialoja (Roma, 1914-1998), da Versi del senso perso, Einaudi, 1989

⇔ ascoltando Rino Gaetano – Glu-glu https://www.youtube.com/watch?v=Af8re_Z9024

Cerimonie

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Cerimoniosi ma bugiardi: siamo così?

 

Dress code

gli abiti da cerimonia,
non ne ho mai capito il perché
nemmeno della cerimonia, a dire il vero,
quella che si fa mentendo con un sorriso elegante
quella che mi dica signora come sta, si accomodi, cosa desidera,
che eleganza, mi stia bene e torni a trovarci
 
saremo anche elegantemente sorridenti ma è molto più forte
– troppe volte – quel mors tua vita mea
che ci scorre dietro il sipario degli occhi

©IreneMarchi2021

♣ ascoltando  ZZ Top  – Sharp Dressed Man https://www.youtube.com/watch?v=Pn2-b_opVTo

Rassicurante confusione

Mantenere il caos per non rischiare di capire tutto chiaramente è una strategia che a volte può sembrare un buon rifugio.

Qual è stata la strategia di “sopravvivenza” più efficace che hai sperimentato?

Ma prima di morire
forse potrò capire
la mia incerta condizione.

Forse per non morire
continuo a non capire
sicura in questa chiara confusione.

Patrizia Cavalli, da Vita Meravigliosa, Einaudi, Torino 2020.

♦ ascoltando King Crimson – Epitaph https://www.youtube.com/watch?v=vXrpFxHfppI

Scripta manent

macchina da scrivere

Scrivi una lettera fatta solo di pensiero
 e senza inchiostro 
(ti presto la macchina da scrivere 
qui sopra, se non ne hai una) 
e spediscila idealmente a chi vuoi tu. 
Probabilmente non riceverai risposte,
 ma scrivere lettere col pensiero 
aiuta comunque a riordinare 
e a chiarirsi le idee.

Lettera

Tu mi hai detto se mi scrivi
non battere tutto a macchina
aggiungi una linea di tua mano
una parola un niente oh non gran cosa
sì sì sì sì sì sì sì sì

Eppure la mia Remington è bella
io l’amo molto e l’adopero bene
la mia scrittura è netta e chiara
si vede che sono io che l’ho battuta

Ci sono dei bianchi che solo io so fare
vedi che bell’aspetto ha la mia pagina
eppure per farti piacere io aggiungo ad inchiostro
due tre parole
e una grossa macchia d’inchiostro
perché tu non possa leggerle

Blaise Cendrars (La Chaux-de-Fonds- Svizzera, 1887 – Parigi, 1961), da Fogli di viaggio, 1926, traduzione di Luciano Erba

ascoltando, di Leroy Anderson, The Typewriter (qui interpretata da Jerry Lewis nel film “Dove vai sono guai!” del 1963) – https://www.youtube.com/watch?v=gh5zjxsCcOs

“Che direbbe la gente?”

purple

(La vita è troppo breve per farsi ancora questa domanda)

Che direbbe

Che direbbe la gente, limitata e vacua,
se in un giorno fortuito, per ultrafantasia,
mi tingessi i capelli d’argento e di viola,
indossassi un peplo greco, cambiassi la pettinina,
con un cerchietto di fiori: myosotis o gelsomini,
cantassi per le strade al passo dei violini,
o dicessi i miei versi percorrendo le piazze,
liberato il mio gusto da volgari museruole?
 
Riempiendo i marciapiedi verrebbero a guardarmi?
Mi brucerebbero come hanno bruciato le streghe?
Campane risuonerebbero per chiamare alla messa?
 
In verità, pensandoci, m’è venuto un po’ da ridere.

Alfonsina Storni  (1892, Svizzera – 1938 Argentina), da El dulce daño (Il dolce danno), 1918

***

¿Qué diría?

¿Qué diría la gente, recortada y vacía,
si en un día fortuito, por ultra fantasía,
me tiñera el cabello de plateado y violeta,
usara peplo griego, cambiara la peineta
por cintillo de flores: miosotis o jazmines,
cantara por las calles al compás de violines,
o dijera mis versos recorriendo las plazas,
libertado mi gusto de vulgares mordazas?

¿Irían a mirarme cubriendo las aceras?
¿Me quemarían corno quemaron hechiceras?
¿Campanas tocarían para llamar a misa?

En verdad que pensarlo me da un poco de risa.

ascoltando Manu Chao – Bongo Bong https://www.youtube.com/watch?v=BCoP7G2K7Hc

Di rose e di mani

white rose

Tu quali rose coltiv(erest)i?

Coltivo una rosa bianca
in luglio come in gennaio
per l’amico sincero
che mi dà la sua mano franca.

Per chi mi vuol male e mi stanca
questo cuore con cui vivo
cardi né ortiche coltivo
coltivo una rosa bianca.

José Julián Martí Pérez (L’Avana, 1853 –1895), traduzione di Sergio Endrigo

***

Cultivo una rosa blanca
en junio como en enero
para el amigo sincero
que me da su mano franca.

Y para el cruel que me arranca
el corazón con que vivo,
cardo ni ortiga cultivo;
cultivo una rosa blanca.

 

♥ ascoltando Guantanamera (cover di Joan Baez) https://www.youtube.com/watch?v=MRTC3cfWfGk