Lei arriva senza avvertire

la poe zia

La poesia

La poesia attraversa la terra in solitudine,
appoggia la sua voce sul dolore del mondo
e niente chiede
– nemmeno parole.
Arriva da lontano e senza orario, non avverte mai;
ha la chiave della porta.
Entrando si sofferma sempre ad osservarci.
Poi apre la sua mano e ci offre
un fiore o un ciottolo, qualcosa di segreto,
ma tanto intenso che il cuore palpita
troppo veloce. E ci svegliamo.

°°°

La poesía

La poesía cruza la tierra sola,
apoya su voz en el dolor del mundo
y nada pide
–ni siquiera palabras.
Llega de lejos y sin hora, nunca avisa;
tiene la llave de la puerta.
Al entrar siempre se detiene a mirarnos.
Después abre su mano y nos entrega
una flor o un guijarro, algo secreto,
pero tan intenso que el corazón palpita
demasiado veloz. Y despertamos.

Eugenio Montejo (Caracas, 1938 –2008), da Alfabeto del mundo

*ascoltando  Avishai Cohen –  Seven Seas https://www.youtube.com/watch?v=Iu01NR-FUIw

 

Guarda meglio

fck

Dove sta la poesia?
(Non sempre e non soltanto dentro a un tramonto o tra parole d’amore)

Pressappoco

Prende in mano oggetti scompagnati – una pietra,
una tegola rotta, due fiammiferi bruciati,
il chiodo arrugginito del muro di fronte,
la foglia entrata dalla finestra, le gocce
che cadono dai vasi annaffiati, quel filo di paglia
che ieri il vento portò sui tuoi capelli, – li prende
e là nel suo cortile costruisce pressappoco un albero.
In questo “pressappoco” sta la poesia. La vedi?

Ghiannis Ritsos, in Poesia n.239 – giugno 2009, Testimonianze, seconda serie, 1964-1965, traduzione di Nicola Crocetti

*ascoltando Jethro Tull – Bouree  https://www.youtube.com/watch?v=NDdt3OJTLKQ

Come te

Una delle frasi scritte sui muri  dagli artisti di Accíon Poetica (in questo caso è una frase del  poeta e rivoluzionario salvadoregno Roque Dalton)

Una delle frasi scritte sui muri dagli artisti di Accíon Poetica (in questo caso è una frase del poeta e rivoluzionario salvadoregno Roque Dalton)

Anche tu?

 

Io, come te,
amo l’amore, la vita, il dolce incanto
delle cose, il paesaggio
celeste dei giorni di gennaio.

Anche il mio sangue freme
e rido con occhi
che hanno visto germogliare le lacrime.

Credo che il mondo sia bello,
che la poesia sia come il pane, di tutti.

E che le mie vene non si esauriscano in me
ma nel sangue unanime
di coloro che lottano per la vita,
l’amore,
le cose,
il paesaggio e il pane,
la poesia di tutti.

°°°

Yo, como tú,
amo el amor, la vida, el dulce encanto
de las cosas, el paisaje
celeste de los días de enero.

También mi sangre bulle
y río por los ojos
que han conocido el brote de las lágrimas.

Creo que el mundo es bello,
que la poesía es como el pan, de todos.

Y que mis venas no terminan en mí
sino en la sangre unánime
de los que luchan por la vida,
el amor,
las cosas,
el paisaje y el pan,
la poesía de todos.

Roque Dalton (San Salvador, 1935 – 1975), da Il cielo per cappello, traduzione di Emanuela Jossa e Irene Campagna  

*ascoltando Guantanamera (Guajira), cantata da Zucchero – https://www.youtube.com/watch?v=b3oxFc_CnVw

(La poesia è di tutti… anche qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/11/30/la-poesia-quando-la-poesia-agisce-nelle-strade/)

Da qualche parte dell’universo

daqualcheparte copia

Da dove arriva la poesia?

 

Io non invento la poesia

Io non invento la poesia
esiste in qualche parte
dell’universo

microfono rotto
pende da un sogno.

°°°

Je n’invente pas le poème

Je n’invente pas le poème
il existe quelque part
dans l’univers

micro cassé
il pend hors d’un rêve

Anise Koltz (1928, Lussemburgo), da Somnambule du Jour- Poèmes choisis, 2016

*ascoltando Eva Cassidy – Over The Rainbow https://www.youtube.com/watch?v=2rd8VktT8xY

Modi di scrivere poesie

poesia

Una poesia deve sussurrare o urlare?
(Penso che possa fare entrambe le cose)

 

(testo tratto da Tre modi di scrivere poesie)

3

voglio una striscia di carta
alta come me
un metro e sessanta
e sopra una poesia
che urla
quando ci si passa accanto
urla lettere nere
pretende l’impossibile
coraggio civile per esempio
questo coraggio che nessun animale ha
condivisione del dolore per esempio
solidarietà al posto di un gregge
parole estranee
da rendere familiari con l’azione
 
uomo
animale che condivide dolore
uomo
animale che conosce la condivisione
uomo parola estranea-animale parola-animale
animale
che scrive poesie
poesia
che pretende l’impossibile
da chi ci passa accanto
urgentemente
e non si può evitare
come se gridasse
“Bevi Coca-Cola”

Hilde Domin, parte terza della poesia Tre modi di scrivere poesie, in Con l’avvallo delle nuvole, a cura di Paola Del Zoppo e Ondina Granato, Del Vecchio Editore, 2011

*ascoltando  Neil Young – Rockin’ in the Free World https://www.youtube.com/watch?v=411cTWwxFu8

La poesia (o qualcosa di simile)

poesia

In che modo ti arriva la poesia?

Lei

Viene lentamente,
entra
inciampa nella mia tosse,
nella mia abitudine di lasciare il collo
ovunque.
Viene lentamente,
mette in ordine i miei silenzi,
slega le parole necessarie
riceve la corrispondenza dei miei occhi.
Viene lentamente,
e stende le sue tovaglie d’amore.
Viene lentamente,
fatta solo di fumo per non svegliarmi.
Si apre il passo tra bicchieri scaraventati contro il giorno,
ritratti di donne,
notti di risse e di gin.
Viene lentamente,
entra, si inginocchia vicino alla mia anima
a ricomporre i frammenti delle mie risate.
Poi vola via azzurra come il pomeriggio.

Jorge Boccanera (Bahía Blanca, 1952), da Parola d’ordine, 1976

 

Musa

Una poesia non la senti arrivare,
le sue ali impercettibili come quelle di una falena,
o tenerla al guinzaglio e seguirti come faresti con un cane.
Non è docile, non ha domani, e non entrerà dentro
anche se lasci la finestra spalancata.
Potresti anche non vederla arrivare,
per quanto possa essere a volte piccola – una mosca,
una formica, una coccinella – a volte enorme –
un rinoceronte, un elefante nella stanza, un ippopotamo.
La musa si introduce in casa tua di soppiatto
come un ladro scivola in cucina,
si versa un bicchiere d’acqua – fresca come piace a te –
dal lavandino, sbircia nel cestino del pane.
Ha il tuo numero scritto sulla mano.
Pensa di conoscerti bene. Pensa di esserti amica.

Jackie Kay (Edimburgo, 1961), in “Poesia”, n. 344, gennaio 2019, Crocetti Editore, traduzione di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera

* ascoltando  Dire Straits – Going Home https://www.youtube.com/watch?v=CcIAkP7SFyI

È capitato così

 

cose che capitanoForse le poesie arrivano come i sentimenti:
inutile tentare di spiegare quello che non si può spiegare.

I versi non si scrivono

I versi non si scrivono – càpitano
come i sentimenti o il tramonto.
L’anima – una complice cieca.
Non hai scritto – è capitato così.

Andrej Voznesenskij (Mosca, 1933 – 2010), da Aksioma, Mosca, 1990, traduzione di Donata De Bartolomeo

*ascoltando Vangelis – The Tao Of Love  https://www.youtube.com/watch?v=LPmjlptPx_Y

Chi scrive poesie dice che…

candela

Esporsi non è facile, è anche pericoloso, ma in certi casi è necessario.

(Da Piccolo decalogo trascurabile)


3
Nessuno ha mai finito la poesia.
Ne resta sempre tanta
per gli altri, per chi viene.

5
Per la poesia ci vuole
sogno e ragione, e notte
e vento e ribellione.
6
Le poesie sono tazzine di luce
nel cuore della notte.

10
Il poeta è uno che si espone.
Ai versi bisogna affidare cose
che ancora non abbiamo confidato a nessuno.
Altrimenti si fanno ombrelli, merendine.

Franco Arminio, da Resteranno i canti, Bompiani, 2018

 

 

Scrivo quando la passione
mi travolge l’anima
e non posso acchiapparla
con le mani.
Essa vuole scappare
correre in turbinii
con il vento.
Allora, con le dita
trasferisco sulla carta
i sentimenti,
le paure, gli amori
le inquietudini,
tutto in bianco e nero,
e torno ad essere
ancora una volta
la più imperterrita
delle statue.
 
Adriana Alarco de Zadra (poetessa peruviana, 1937)

 


Poesia è
notizie dalla frontiera
della coscienza

Poesia è
il grido che grideremmo
al risveglio in una selva oscura
nel mezzo del cammin
di nostra vita

Poesia è lamina luccicante
dell’immaginazione
deve risplendere
e quasi accecarti

Lawrence Ferlinghetti, da Cosʼè la poesia  –  Sfide per giovani poeti   (titolo originale What Is Poetry?), 2000, traduzione di Stefania Benini, Piccola Biblioteca Oscar Mondadori

* ascoltando Led Zeppelin – Moby Dick
https://www.youtube.com/watch?v=r9-42mu1D9Y

“Maledetta primavera”

maledetta primavera

Ieri, 21 marzo,  era la giornata della poesia oltre che il primo (anzi, il secondo, hanno detto) giorno di primavera. E la primavera  è bella, sì, ma talvolta rende  un po’ (molto!) inquieti. E così, tra inquietudine, poeti  (gente inquieta per definizione) e poesia, mi è venuta voglia di rileggere dei  vecchi post su alcuni dei miei scrittori preferiti (antidoti alle inquietudini), che ripropongo adesso:  parlo di Emily Dickinson e della sua poesia libera http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/09/29/emily-dickinson-vivere-libera-poesia/, di due intense anime poetiche con qualcosa (forse) in comune, ovvero Antonia pozzi e Nick Drake http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/12/20/antonia-e-nick-qualcosa-in-comune/, e dell‘universale ironia di Wislawa Szymborska http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2015/11/25/la-poesia-wislawa-dal-quotidiano-alluniversale/. (Se hai voglia di leggere qualcosa mi fa piacere. E che l’inquietudine primaverile  svanisca in fretta lasciando soltanto la primavera!)

*ascoltando Estas Tonne – The Song of the Golden Dragon

Poesia. Perché no?

poesia 21 marzo

Per la Giornata Mondiale della Poesia (21 marzo,  istituita dall’UNESCO nel 1999), Lapoesianonsimangiablog smentisce il suo stesso nome  e apre con questa poesia di Mark Strand… in cui si mangia poesia, appunto, e con gustosa felicità:

Mi cola inchiostro dagli angoli della bocca.
Non c’è contentezza come la mia.
Ho mangiato poesia.

La bibliotecaria pensa di avere le traveggole.
Ha gli occhi afflitti
e cammina con le mani tra le pieghe del vestito.

Le poesie sono svanite.
La luce è fioca.
I cani sono sulle scale della scantina e salgono.

Roteano gli occhi,
le zampe bionde bruciano come stoppie.
La povera bibliotecaria comincia a battere i piedi e piange.

Non capisce.
Quando mi inginocchio e le lecco la mano,
urla.

Sono un uomo nuovo.
Le ringhio contro e abbaio.
Faccio le feste felice nel buio libresco.

Mark Strand, da Motivi per muoverci, 1968, in L’uomo che cammina un passo avanti al buio, Mondadori, traduzione di Damiano Abeni, Milano, 2011

… a seguire, una poesia per dare voce ai dubbi un po’ rassegnati di una poetessa  che si domanda il  perché (e anche il per chi) dello scrivere poesia:

A una poesia non ancora nata

Davanti a un tè ci domandiamo perché scriviamo poesie.
Dieci persone le leggono, in ogni caso.
A tre non piacciono
per partito preso.
Tre provano un vago struggimento
ma devono pensare ai rubinetti che perdono
e al traffico cittadino.
A due piacciono
e non avrebbero problemi a dirtelo,
ma non sanno come.
Un’altra è tutta presa a preparare domande
sulle facili ironie
e sulla politica dell’identità.
La decima si chiede
se porti le lenti a contatto.

E noi
corrotti come chiunque altro
da un mondo assuefatto
ai carboidrati
e alle parole,

brancoliamo ancora
fra tramonti, metrica e
schegge di speranza

per un istante
liberi
dal terribile contagio
dell’abitudine.

Arundhathi Subramaniam, da L’India dell’anima – Antologia di poesia femminile indiana contemporanea in lingua inglese (Le Lettere, 2006), traduzione di Andrea Sirotti

Per chiudere, un accorato invito a chi ha ancora voglia di scrivere poesia (già riportato, insieme ad altri testi, qui: http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/03/20/21-marzo-giornata-mondiale-della-poesia/)

Voce attiva

Canta, poeta, canta!
Violenta il silenzio conformato.
Acceca con un’altra luce la luce del giorno.
Inquieta il mondo quieto.
Insegna ad ogni anima la sua ribellione.

Miguel Torga (São Martinho de Anta, 1907-1995), da “Poesia”, n. 182, aprile 2004, traduzione di Daniela Di Pasquale.

*ascoltando Yann Tiersen – Porz Goret https://www.youtube.com/watch?v=KwwwWz6Ef3I