Trova l’arcobaleno

what'sgoingon

Riesci a vedere l’arcobaleno?

Dove termina l’arcobaleno

Dove termina l’arcobaleno
Deve esserci un luogo, fratello,
Dove si potrà cantare ogni genere di canzoni,
E noi canteremo insieme, fratello,
Tu ed io, anche se tu sei bianco, e io non lo sono,
Sarà una canzone triste, fratello,
Perché non sappiamo come fa,
Ed è difficile da imparare,
Ma possiamo riuscirci, fratello, tu ed io.
Non esiste una canzone nera.
Non esiste una canzone bianca.
Esiste solo musica, fratello,
Ed è musica quella che canteremo
Dove termina l’arcobaleno.

Richard Rive, da Il fiore della libertàAntologia delle più significative poesie di tutto il mondo che hanno dato voce con coraggio e dolore ai diritti inalienabili degli uomini, Edizioni Newton, a cura di E. Clementelli e W. Mauro.

*ascoltando Over the Rainbow – Keith Jarrett https://www.youtube.com/watch?v=MTm_RUp-OHU

Il giardino

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Ognuno di noi ha un “giardino interiore” che è stato trascurato, dimenticato o volutamente abbandonato.
E tu, quale tuo giardino vorresti far rinascere?

Rinascita

Da anni più nessuno si è occupato del giardino. Eppure
quest’anno – maggio, giugno – è rifiorito da solo,
è divampato tutto fino all’inferriata, – mille rose,
mille garofani, mille gerani, mille piselli odorosi –
viola, arancione, verde, rosso e giallo,
colori – colori-ali – tanto che la donna uscì di nuovo
a dare l’acqua col suo vecchio annaffiatoio – di nuovo bella,
serena, con una convinzione indefinibile. E il giardino
la nascose fino alle spalle, l’abbracciò, la conquistò tutta;
la sollevò tra le sue braccia. E allora, a mezzogiorno in punto, vedemmo
il giardino e la donna con l’annaffiatoio ascendere al cielo –
e mentre guardavamo in alto, alcune gocce dell’annaffiatoio
ci caddero dolcemente sulle guance, sul mento, sulle labbra.

3 giugno 1969 Karlòvasi – Samo

Ghiannis Ritsos, da Pietre Ripetizioni Sbarre, traduzione di Nicola Crocetti, Crocetti Editore, 2004

*ascoltando The Beatles – Strawberry Fields Forever https://www.google.com/search?client=firefox-b-d&q=strwbrry+fields+toutube

Tre sillabe preziose

libera mente

Li-ber-tà

Sui quaderni di scolaro
sui miei banchi e gli alberi
sulla sabbia sulla neve
scrivo il tuo nome

su ogni pagina che ho letto
su ogni pagina che è bianca
sasso sangue carta o cenere
scrivo il tuo nome

sulle immagini dorate
sulle armi dei guerrieri
sulla corona dei re
scrivo il tuo nome

sulla giungla ed il deserto
sui nidi sulle ginestre
sulla eco dell’infanzia
scrivo il tuo nome

sui miracoli notturni
sul pan bianco dei miei giorni
sulle stagioni fidanzate
scrivo il tuo nome

su tutti i miei lembi d’azzurro
sullo stagno sole sfatto
e sul lago luna viva
scrivo il tuo nome

sulle piane e l’orizzonte
sulle ali degli uccelli
e sul mulino delle ombre
scrivo il tuo nome

su ogni alito di aurora
sulle onde sulle barche
sulla montagna demente
scrivo il tuo nome

sulla schiuma delle nuvole
sui sudori d’uragano
sulla pioggia spessa e smorta
scrivo il tuo nome

sulle forme scintillanti
le campane dei colori
sulla verità fisica
scrivo il tuo nome

sui sentieri risvegliati
sulle strade dispiegate
sulle piazze che dilagano
scrivo il tuo nome

sopra il lume che s’accende
sopra il lume che si spegne
sulle mie case raccolte
scrivo il tuo nome

sopra il frutto schiuso in due
dello specchio e della stanza
sul mio letto guscio vuoto
scrivo il tuo nome

sul mio cane ghiotto e tenero
sulle sue orecchie dritte
sulla sua zampa maldestra
scrivo il tuo nome

sul decollo della soglia
sugli oggetti familiari
sulla santa onda del fuoco
scrivo il tuo nome

su ogni carne consentita
sulla fronte dei miei amici
su ogni mano che si tende
scrivo il tuo nome

sopra i vetri di stupore
sulle labbra attente
tanto più su del silenzio
scrivo il tuo nome

sopra i miei rifugi infranti
sopra i miei fari crollati
sulle mura del mio tedio
scrivo il tuo nome

sull’assenza che non chiede
sulla nuda solitudine
sui gradini della morte
scrivo il tuo nome

sul vigore ritornato
sul pericolo svanito
sull’immemore speranza
scrivo il tuo nome

e in virtù d’una parola
ricomincio la mia vita
sono nato per conoscerti
per chiamarti

Libertà.

Paul Éluard (Sain-Denis, Francia, 1895-1952), traduzione di Franco Fortini

*ascoltando Litfiba – Il vento https://www.youtube.com/watch?v=PbUmLxZXadg

Suono di madreperla

zero

 

I sonagli a vento di madreperla… quelli che si appendono ai balconi: producono un suono dolcissimo, starei ad ascoltarlo  per ore. La stessa musica dolce sembra uscire da questi versi di Alfonsina Storni. Versi che però sono attraversati anche da una grande tristezza (Alfonsina si suicidò proprio gettandosi in mare).
Voglio comunque leggere questa poesia come se descrivesse un rifugio calmo, magico e amico…

Io sul fondo del mare

In fondo al mare
c’è una casa
di cristallo.
A una strada
di madreperle
conduce.
Un grande pesce d’oro,
alle cinque
mi viene a salutare.
Mi porta
un ramo rosso
di fiori di corallo.
Dormo in un letto
un poco più azzurro
del mare.
Un polipo
mi fa l’occhietto
attraverso il cristallo.
Nel bosco verde
che mi circonda
– din don… din dan… –
dondolano e cantano
le sirene
di madreperla verdemare.
E sulla mia testa
ardono, al crepuscolo,
le ispide punte del mare.

°°°

Yo en el fondo del mar

En el fondo del mar
hay una casa
de cristal.
A una avenida
de madréporas
da.
Un gran pez de oro,
a las cinco,
me viene a saludar.
Me trae
un rojo ramo
de flores de coral.
Duermo en una cama
un poco más azul
que el mar.
Un pulpo
me hace guiños
a través del cristal.
En el bosque verde
que me circunda
-din don… din dan…-
se balancean y cantan
las sirenas
de nácar verdemar.
Y sobre mi cabeza
arden, en el crepúsculo,
la erizadas puntas del mar.

Alfonsina Storni (Argentina, 1892 –1938), traduzione di Alessio Brandolini

*ascoltando Vangelis – La petite fille de la mer https://www.youtube.com/watch?v=a01L_Web_z0 e Mercedes Sosa – Alfonsina y el mar (canzone scritta  per ricordare la poetessa argentina) https://www.youtube.com/watch?v=cNMhgC1yg_U

Muoviamoci!

have a lot of fun in the universe

Se le cose intorno a noi non si muovono, muoviamoci noi intorno a loro.
(Ballando, per esempio)

 

Ah smetti sedia di esser cosi sedia!
E voi, libri, non siate così libri!
Come le metti stanno, le giacche abbandonate.
Troppa materia, troppa identità.
Tutti padroni della propria forma.
Sono. Sono quel che sono. Solitari.
E io li vedo a uno a uno separati
e ferma anch’io faccio da piazzetta
a questi oggetti fermi, soli, raggelati.
Ci vuole molta ariosa tenerezza,
una fretta pietosa che muova e che confonda
queste forme padrone sempre uguali, perché
non è vero che si torna, non si ritorna
al ventre, si parte solamente,
si diventa singolari.

Patrizia Cavalli (Todi, 1947), da L’io singolare proprio mio (Einaudi, 1999)

*ascoltando (per ballare) Surfaris – Wipe out https://www.youtube.com/watch?v=p13yZAjhU0M

Che ansia!

Particolare della copertina dell'album In the Court of the Crimson King, King Crimson, 1969

Particolare della copertina dell’album In the Court of the Crimson King, King Crimson, 1969

Il traffico, le convenzioni sociali, gli happy hour, i saldi di fine-inizio-mezza stagione…

che ANSIA!

Stanze del crepuscolo

El más truhán se lleva la mano al corazón,
y el bruto más espeso se carga de razón.

Antonio Machado

 

Crepuscolo. Una donna impellicciata
ne chiama un’altra sull’altro marciapiedi
come da un’altra riva, che cammina
lenta con un bambino per mano costeggiando
le luminarie di quartiere, il traffico, l’opaco
fiume di un martedì. E «No,» risponde
«no grazie, ho appena fatto la merenda di Natale
all’asilo, sono piena come un uovo
di Pasqua», e si allontana ridendo
da sola alla battuta involontaria. Il bambino
la segue con aria candida e paciosa
forse sperando nei cartoni
animati o invece solo
torpidamente digerendo il pandoro.

Per strada, da un giornale abbandonato
urla la faccia del politico di turno,
dichiara:«Sono fiero
di me che rappresento
il bene del Paese. La mia è stata
comunque una grande avventura,
la nostra gente lo sa,
malgrado la stangata che mi sono
beccato. E gli altri,
Raus». «Sembra il Duce»,
ha detto un giorno mia madre
non di lui ma di un suo simile
certo persino peggiore
o più potente e più bieco.

Dicono che in tedesco la parola Angst
copra lo spettro livido che corre
dall’ansia alla paura, con ogni sfumatura
intermedia: cieco timore, angoscia,
presentimento cupo di sventura,
cristalli rotti, roghi e il resto poi,
che consegue. Economia
semantica, riassumere
in cinque lettere tutto il venir meno
della luce. Tutto lo sprofondare
fra di noi.

Fabio Pusterla (Mendrisio, Svizzera, 1957), da Cenere o terra, Marcos y Marcos ed.

*ascoltando CCCP – Stati di agitazione https://www.youtube.com/watch?v=7SU6CIjbBUQ

Sulla strada

ontheroad

Sulla strada, tra poesie e canzoni
(o tra poesiecanzoni o canzonipoesie… come preferisci).

 

Via del Campo
 
Via del Campo c’è una graziosa
gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa.

Via del Campo c’è una bambina
con le labbra color rugiada
gli occhi grigi come la strada
nascon fiori dove cammina.

Via del Campo c’è una puttana
gli occhi grandi color di foglia
se di amarla ti vien la voglia
basta prenderla per la mano

e ti sembra di andar lontano
lei ti guarda con un sorriso
non credevi che il paradiso
fosse solo lì al primo piano.

Via del Campo ci va un illuso
a pregarla di maritare
a vederla salir le scale
fino a quando il balcone ha chiuso.

Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior.

Fabrizio De André, dall’album Volume 1°, 1967

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Storie della strada

Le storie della strada sono mie
Voci spagnole ridono
Cadillac scendono furtive
Nella notte e nel loro gas velenoso.
Io mi sporgo dal davanzale
Di questo vecchio hotel che ho scelto
Una mano sul mio suicidio
Una mano sulla rosa.

So che hai saputo che è finita
E che la guerra deve certo venire
Le città sono spezzate in due
E gli uomini di mezzo scomparsi
Ma permettete che vi domandi una volta ancora
Figli della polvere,
Tutti questi cacciatori strillanti
Parlano a nome nostro?

E dove andranno tutte queste strade maestre
Ora che siamo liberi
Perché gli eserciti continuano a marciare,
Non dovevano tornare a casa da me?
O signora dalle belle gambe
O straniero al tuo volante
Siete chiusi nelle vostre sofferenze
E i vostri piaceri sono il sigillo

L’età della cupidigia sta partorendo
Ed entrambi i genitori chiedono
All’infermiera di raccontar le loro favole
Da entrambi i lati del vetro
Ora il neonato col suo cordone
È trainato dentro come un aquilone
Un occhio pieno di progetti
Un occhio pieno nella notte.

Vieni con me piccola
E troveremo quella fattoria
Dove cresceremo erba e mele
Dove terremo gli animali al caldo.
E se per caso mi sveglio nella notte
E ti chiedo ch’io sia
Allora conducimi allo scannatoio
Attenderò là assieme all’agnello.

Una mano su una Stella di David
Una mano su una ragazza
In equilibrio su un pozzo dei desideri
Che gli uomini chiamano il mondo.
Siamo così piccoli fra le stelle
Così grandi contro il cielo
Perduto fra la folla della metropolitana
Io cerco di afferrare il tuo sguardo.

°°°

Stories of the Street

The stories of the street are mine,
the Spanish voices laugh.
The Cadillacs go creeping now
through the night and the poison gas,
and I lean from my window sill
in this old hotel I chose,
yes one hand on my suicide,
one hand on the rose.

I know you’ve heard it’s over now
and war must surely come,
the cities they are broken in half
and the middle men are gone.
But let me ask you one more time,
O, children of the dusk,
All these hunters who are shrieking now
oh do they speak for us?

And where do all these highways go,
now that we are free?
Why are the armies marching still
that were coming home to me?
O, lady with your legs so fine
O, stranger at your wheel,
You are locked into your suffering
and your pleasures are the seal.

The age of lust is giving birth,
and both the parents ask
the nurse to tell them fairy tales
on both sides of the glass.
And now the infant with his cord
is hauled in like a kite,
and one eye filled with blueprints,
one eye filled with night.

O come with me my little one,
we will find that farm
and grow us grass and apples there
and keep all the animals warm.
And if by chance I wake at night
and I ask you who I am,
O take me to the slaughterhouse,
I will wait there with the lamb.

With one hand on the hexagram
and one hand on the girl
I balance on a wishing well
that all men call the world.
We are so small between the stars,
so large against the sky,
and lost among the subway crowds
I try to catch your eye.

Leonard Cohen, dall’album Songs of Leonard Cohen, 1967,  testo e traduzione da Leonard Cohen, Canzoni da una stanza – Tutti i testi, a cura di Massimo Cotto, Arcana Editrice, Milano, 1993

*ascoltando  Manu Chao – Me Llaman Calle https://www.youtube.com/watch?v=2j7G4vxoDF8

Che albero saresti?

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Se tu fossi un albero, che albero saresti?
(Io sono nella foto qui sopra, un autoscatto con molto vento).

Com’era dolce ieri immaginarmi albero!
Mi ero quasi in un punto radicata
e lì crescevo in lentezza sovrana.
Io ricevevo brezza e tramontana,
carezze o scuotimenti, che importava?
Non ero io a me stessa gioia né tormento,
io non potevo togliermi al mio centro,
io senza decisioni o movimento,
se mi muovevo era per il vento.

Patrizia Cavalli, da Sempre aperto teatro, Einaudi, 1999

*ascoltando Tom Waits – Last Leaf https://www.youtube.com/watch?time_continue=17&v=c-uEjO9zfbc

Un filo per ogni ferita

adieu

Anche se può sembrare impossibile, prima o poi ogni ferita si cicatrizza.

 

Le cicatrici

Non c’è cicatrice, per quanto brutale paia,
che non racchiuda bellezza.
Una precisa storia si narra in essa,
un qualche dolore. Ma anche la sua fine.
Le cicatrici, allora, sono le cuciture
della memoria,
una finitura imperfetta che sana
danneggiandoci. La forma
che il tempo trova
di non dimenticare mai le ferite.

°°°

Las cicatrices

No hay cicatriz, por brutal que parezca,
que no encierre belleza.
Una historia puntual se cuenta en ella,
algún dolor. Pero también su fin.
Las cicatrices, pues, son las costuras
de la memoria,
un remate imperfecto que nos sana
dañándonos. La forma
que el tiempo encuentra
de que nunca olvidemos las heridas.

Piedad Bonnett (Colombia, 1951),  da Explicaciones no pedidas, Visor, 2011

 

*ascoltando Leonard Cohen – Come Healing https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&v=AA9VExCEV_k

Non dimezziamoci

unmezzo

Te

Te
lasciarti essere te
tutta intera

Vedere
che tu sei tu solo
se sei
tutto ciò che sei
la tenerezza
e la furia
quel che vuole sottrarsi
e quel che vuole aderire

Chi ama solo una metà
non ti ama a metà
ma per nulla
ti vuole ritagliare a misura
amputare
mutilare

Lasciarti essere te
è difficile o facile?
Non dipende da quanta
intenzione e saggezza
ma da quanto amore e quanta
aperta nostalgia di tutto –
di tutto
quel che tu sei

Del calore
e del freddo
della bontà
e della protervia
della tua volontà
e irritazione
di ogni tuo gesto
della tua ritrosia
incostanza
costanza

Allora
questo
lasciarti essere te
non è forse
così difficile 

°°°

Dich

Dich
dich sein lassen
ganz dich

Sehen
dass du nur du bist
wenn du alles bist
was du bist
das Zarte
und das Wilde
das was sich losreißen
und das was sich anschmiegen will

Wer nur die Hälfte liebt
der liebt dich nicht halb
sondern gar nicht
der will dich zurechtschneiden
amputieren
verstümmeln

Dich dich sein lassen
ob das schwer oder leicht ist?
Es kommt nicht darauf an mit wieviel
Vorbedacht und Verstand
sondern mit wieviel Liebe und mit wieviel
offener Sehnsucht nach allem –
nach allem
was du ist

Nach der Wärme
und nach der Kälte
nach der Güte
und nach dem Starrsinn
nach deinem Willen
und deinem Unwillen
nach jeder deiner Gebärden
nach deiner Ungebärdigkeit
Unstetigkeit
Stetigkeit

Dann
ist dieses
dich dich sein lassen
vielleicht
gar nicht so schwer. 

Erich Fried, da È quel che è, Einaudi, 1983, traduzione di Andrea Casalegno

 

*ascoltando Pink Floyd – Eclipse https://www.youtube.com/watch?v=WZtfsfoKSB0