Lascia andare

 

tunnel

 

So che è difficile
credimi
so che sembra che
non ci sia un domani
e che l’oggi sia il giorno
più difficile da passare
ma ti garantisco che lo passerai
passerà il dolore
come sempre
se gli dai tempo e glielo
permetti e allora lascialo andare
via
piano
come una promessa infranta
lascia andare

Rupi Kaur, da Milk and honey,  parole d’amore, di dolore, di perdita e di rinascita, traduzione di Alessandro Storti

(Ancora sul lasciare andare https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/05/07/lascia-che-sia/)

*ascoltando The Beatles – Let it be https://www.youtube.com/watch?v=2xDzVZcqtYI

Lavori in corso? Non sempre.

ruspa

A volte è necessario sospendere i lavori.

Per anni sono stato nevrotico. Ero ansioso,
depresso ed egoista. E tutti continuavano a dirmi di cambiare.
E tutti continuavano a dirmi quanto fossi nevrotico.

E io mi risentivo con loro,
ed ero d’accordo con loro e volevo cambiare,
ma non ci riuscivo, per quanto mi sforzassi.

Ciò che mi faceva più male era che anche il mio migliore amico
continuava a dirmi quanto fossi nevrotico.
Anche lui continuava a insistere che cambiassi.

Ed io ero d’accordo anche con lui,
e non riuscivo ad avercela con lui.
E mi sentivo così impotente ed intrappolato.

Poi, un giorno, mi disse: “Non cambiare.
Rimani come sei. Non importa se cambi o no.
Io ti amo così come sei; non posso
fare a meno di amarti”.

Quelle parole suonarono come una musica per le mie orecchie.
“Non cambiare. Non cambiare. Non cambiare… Ti amo”.

E mi rilassai. E mi sentii vivo.
E, oh meraviglia delle meraviglie, cambiai!

Ora so che non potevo cambiare davvero finché
non avessi trovato qualcuno che mi avesse amato
che fossi cambiato o meno.”

Anthony de Mello, Il canto degli uccelli, edizioni Paoline

*ascoltando Billy Joel – Just the Way You Are https://www.youtube.com/watch?v=HaA3YZ6QdJU

Ma no, dai…

domani è2 

Ma no,  no… “domani è un altro giorno” non è solo un ricordo cinematografico, è la verità. Perciò domani arriverà. E poi ancora domani, e ancora…

Se morissi stanotte

Se morissi stanotte
se potessi morire
se io morissi
se questo coito feroce interminabile
lottato e senza clemenza
abbraccio senza pietà
bacio senza tregua
raggiungesse il suo apice
e si allentasse
se proprio ora
se ora
socchiudendo gli occhi io morissi
sentissi che è passata
che ormai l’ansia è finita
e la luce non fosse più un fascio di spade
e l’aria non fosse più un fascio di spade
e il dolore degli altri e l’amore e vivere
e tutto non fosse più un fascio di spade
e la facesse finita con me
per me
per sempre
e che non dolesse più
e che non dolesse più.

Idea Vilariño (Montevideo, 1920 – 2009), da Nocturnos / Notturni, 1955, traduzione  di M. Canfield

*ascoltando Fleetwood Mac – Don’t Stop (Thinking About Tomorrow) https://www.youtube.com/watch?v=TytGVo1O3_w

(Meglio fare così: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/12/31/proposito/).

Una solitudine che insegna

lalunalunatica]

In questa poesia, il poeta uruguaiano Mario Benedetti suggerisce che anche nella solitudine si può a volte comprendere l’amore.
Ma davvero si può comprendere l’amore?

Luna congelata

Con questa solitudine
infida
e tranquilla

con questa solitudine
di crepe consacrate
di ululati lontani
di mostri di silenzio
di forti ricordi
di luna congelata
di notte per gli altri
di occhi spalancati

con questa solitudine
inutile
e vuota

si può a volte
capire
l’amore.

***

Luna congelada

Con esta soledad
alevosa
tranquila

con esta soledad
de sagradas goteras
de lejanos aullidos
de monstruos de silencio
de recuerdos al firme
de luna congelada
de noche para otros
de ojos bien abiertos

con esta soledad
inservible
vacía

se puede algunas veces
entender
el amor.

Mario Benedetti (1920, Paso de los Toros, Uruguay- 2009, Montevideo), da El amor, las mujeres y la vida. Poemas de amor

– Ascoltando The Police, So Lonely https://www.youtube.com/watch?v=fz0DFefft2E

(Di altre solitudini: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/24/solitudini-cosmiche/; https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/10/11/alla-fine-della-fiera/).

Voglia di leggerezza

Padova - Murales nei pressi di Piazza dei Signori

Padova – Murales nei pressi di Piazza dei Signori (di Kenny Random)

Forse la nostra ombra lo conosce il segreto della leggerezza nei pensieri.

(In foto, un murales incontrato girovagando  per le strade di Padova: un grazie all’autore).

Che cosa chiederesti

Che cosa chiederesti
                                     alla tua ombra
prima del tramonto?
«Sostienimi!» vorrei chiederle io,
«Sostieni il peso
– non tutto! Anche solo di una parte dei pensieri –
sostieni il mio cielo
                                  quando cade a pezzi
sostieni la mia terra
                                   quando trema
sostieni il respiro
                               quando sembra stancarsi.
Sostienimi: tu hai la leggerezza che mi manca».
 
Irene Marchi, da La parte in ombra, Edizioni Ensemble, 2018 (ne parlo qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/06/19/la-parte-in-ombra/)

* ascoltando Keane – My Shadow
 https://www.youtube.com/watch?v=lnO2AJiMUZ0

(Ancora sul desiderio di leggerezza, qui:https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/03/08/leggerezza/https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/05/10/sulla-leggerezza-dellessere-sostenibile/).

Sliding Doors (2)

binari

I luoghi della probabilità, dell’altrove, del se fossi stato: li hai mai visitati? Quante cose sarebbero potute accadere o non accadere?

(Nasceva oggi, nel 1923, la poetessa polacca Wislawa Szymborska autrice di questa poesia – ne parlo qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2015/11/25/la-poesia-wislawa-dal-quotidiano-alluniversale/)

La stazione

Il mio arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.

Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.

Hai fatto in tempo a non venire
all’ora prevista.

Il treno è arrivato sul terzo binario.
È scesa molta gente.

L’assenza della mia persona
si avviava verso l’uscita tra la folla.

Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.

A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.

Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.

La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.

L’insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.

È avvenuto perfino
l’incontro fissato.

Fuori dalla portata
della nostra presenza.

Nel paradiso perduto
della probabilità.

Altrove.
Altrove.
Come risuonano queste piccole parole.

Wislawa Szymborska, da Vista con granello di sabbia, traduzione di Pietro Marchesani, Adelphi, ,1998

 

Sliding Doors (1) qui, https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/11/16/sliding-doors/

*ascoltando Nomadi – Il destino https://www.youtube.com/watch?v=e8YavHV5q4Y

 

 

Modi per dire addio

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Tantissime, si sa,  le poesie d’amore  scritte  in ogni epoca. Tra queste, può capitare di leggere anche qualche poesia di addio (ma anche un addio fa parte dell’amore?… sì, no, forse…). E penso che sia quasi impossibile rimanere indifferenti leggendo dei versi sulla fine di un amore.
Qui sotto un esempio molto originale.

 

Little Nemo

Tu sarai anche una stella,
ma nella vanità del mondo
non sono da meno d’uno specchio;
se valida quella teoria che vuole
l’universo in espansione
ci allontaniamo l’uno dall’altra
come galassia, lasciando tracce
di sangue sullo spettrografo.
In un’ipotesi contrapposta
l’infinito sarebbe stazionario
e manterremo le oscure distanze,
a mio malincuore.
Per avvicinarci dovrebbe prevalere
la teoria dell’universo che si contrae,
ma equivarrebbe al finimondo
perciò, addio, stellina bionda.

Valentino Zeichen, da Museo interiore, 1987

*ascoltando Tom Waits-If I Have To Go
https://www.youtube.com/watch?v=0jyVZNrWkow

(altri modi per dire addio, qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/12/03/una-parola-se-dovesse-servire/).

Tipi strani

tipi strani

I poeti sono davvero tutti dei tipi strani?
O è solo uno stereotipo?
Tu ne hai mai conosciuto qualcuno?

La chiave del gas

La moglie del poeta è condannata a leggere o ascoltare
i versi del poeta che fumano
appena estratti dall’anima. E ancora:
la moglie del poeta
è condannata al poeta, a quel tipo
che mai sa dove
si trova il rubinetto del gas e finge
di domandare per sapere
quando in realtà gli importa solo di domandare
ciò che non ha risposta.
***
La llave del gas

La mujer de poeta está
condenada a leer o a escuchar los
versos del poeta que humean
recién sacados del alma. Y más:
la mujer del poeta está condenada al poeta, a ése
que nunca sabe dónde
está la llave del gas y finge
que pregunta para saber
cuando sólo le importa preguntar
lo que no tiene respuesta.

Juan Gelman (Buenos Aires, 1930 – Città del Messico, 2014),  da Valer la pena, 2001, traduzione di L. Branchini

di altri poeti strambi qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/12/20/trova-il-poeta/
https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/10/05/male-che-vada-la-carta-puo-essere-riciclata/

– Ascoltando Eugenio Finardi, Extraterrestre https://www.youtube.com/watch?v=N8HAmLnZWms

 

“Apri a chi non bussa alla tua porta”

porta

Hai mai aperto una porta prima che qualcuno o qualcosa venisse a bussare?

 

Se qualcuno un giorno bussa alla tua porta,
dicendo che è un mio emissario,
non credergli, anche se sono io;
ché il mio orgoglio vanitoso non ammette
neanche che si bussi
alla porta irreale del cielo.
Ma se, ovviamente, senza che tu senta
bussare, vai ad aprire la porta
e trovi qualcuno come in attesa
di bussare, medita un poco. Quello è
il mio emissario e me e ciò che
di disperato il mio orgoglio ammette.
Apri a chi non bussa alla tua porta.

Fernando Pessoa (Lisbona,  1888 – 1935)

 

*ascoltando: Van Morrison – Open The Door (To Your Hearth) https://www.youtube.com/watch?v=yahMUgLf6ls

(Di altri che -non- bussano alla porta, qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/06/13/istantanea-della-mancanza/)

Cose dal mondo (6): un caffè a Roma

roma

Roma: al caffè

Viene alle undici lei la mattina
incontro a un uomo che la fa piangere

si siedono ad un tavolo in un angolo
parlano seriamente e all’improvviso

si mette a piangere mentre lui prende
tra le sue la mano e parla fitto

lei cerca di sorridere ma quando
lui la lascia di nuovo ripiange

chiede subito un brandy e lo ingolla
e si mette a rifarsi la faccia

poi si avvia verso casa sì io credo
che lei l’abbia capito che qui vengo

soltanto per guardarla e aspettare
quel giorno quando lui più non verrà.

James Laughlin (1994, Pittsburgh, Pennsylvania -1997), traduzione di Luciano Luisi (fonte https://cantosirene.blogspot.com/2014/10/centenario-di-james-laughlin.html)

*ascoltando Eric Clapton – Have You Ever Loved A Woman
https://www.youtube.com/watch?v=MUpc0YNkkJ0

(Per altre cose dal mondo, qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/23/cose-dal-mondo-5-vecchie-foto-da-firenze/; https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/11/cose-dal-mondo-4-un-valzer-a-vienna/;https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/09/cose-dal-mondo-3-tempo-lento-a-venezia/;https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/08/cose-dal-mondo-2-una-poesia-incompresa-in-provenza/;https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/07/cose-dal-mondo-un-bacio-a-parigi/)