Almeno il pensiero

take careMagari anche con la gioia funziona come con i regali: è il pensiero che conta!?

Mai davvero felice e mai del tutto
infelice – oh, l’ho capito; e mi regolo.
Ma pensare la gioia, almeno quello:
pensarla! e qualche volta, senza farsi
troppe idee, senza montarsi la testa,
annusarla, sfiorarla con le dita
come se fosse (non lo è?) l’avanzo
della vita d’un santo, una reliquia…

Giovanni Raboni (Milano, 1932-2004), da Barlumi di storia, Mondadori, 2003

♥ Ascoltando Jethro Tull – Elegy https://www.youtube.com/watch?v=-mH-ty_fQxk

 

Agguati

ranetta

Ha ragione la poetessa: anche la bellezza è sempre in agguato (per fortuna).
Qual è stato l’ultimo agguato della bellezza da cui sei stat* sorpres*?

L’agguato

M’ero scordata il canto delle rane
nel silenzio di un anno – non avrei
forse dovuto avventurarmi sola
al crepuscolo in questa via deserta.
La Bellezza è in agguato. Chi si muove
fra me e quel grido di rane? Prego
la selvaggia Bellezza di aiutare
nel cammino una timida creatura
che da una casa all’altra deve andare!
 
Edna St. Vincent Millay (Rockland, Maine, 1892 – 1950), da Poesie, traduzione di Silvio Raffo, Crodetti Editore, 2020
 
•     ascoltando Martin Denny – Quiet Village https://www.youtube.com/watch?v=Nnq2Z2Iu9S4&t=10s

Diventa un “sognarchitetto”

burano casa bepi

 

“Se la mia vita, o la tua o di altri, fosse tradotta in architetture chissà che costruzioni mirabili, mancanza di logica, spreco di materiali, equilibri per miracolo, terreni sbagliati”.

Saul Steinberg (Romania, 1914-1999), da Lettere ad Aldo Buzzi – 1945-1999

 

Disegna la tua casa ideale (sognare non costa nulla, perciò sbizzarrisciti).
Poi pensa a tre luoghi del mondo in cui vorresti costruirla.
Indici un immaginario concorso pubblico e  aspetta di vedere quale luogo si aggiudicherà la presenza  della tua casa (ripeto, sognare non costa nulla).

Ho costruito la casa ideale

Ho preferito la mia casa in pietre asciutte
perché i gattini ci nascano, nella mia casa;
perché i sorci ci stiano bene, nella mia casa,
perché i piccioni vi si intrufolino, perché l’ora inoperosa
vi borbotti a fuoco lento
quando i gran soli vi ammiccano nei cantucci
perché i bambini vi giochino con nessuno
ovverossia col vento caldo i castagni

È per questo che non c’è tetto sulla mia casa
né tu né io nella mia casa
né schiavi né padroni né ragioni
né statue né palpebre né la paura
né lacrime né armi né la religione
né alberi, né spesse mura né nulla che per ischerzo
È per questo che la mia casa è così ben costruita

Andrè Frènaud (Montceau-les-Mines, 1907-1993, ), da Quaderno di traduzioni a cura di Sergio Solmi, Einaudi, 1977

 

♦ ascoltando Everybody’s Coming To My House (David Byrne) – from “American Utopia: Detroit” https://www.youtube.com/watch?v=Ga97sIZlr1c

(per altre divagazioni architettoniche, qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2021/04/16/interior-designer/)

L’ora di vento

volo di rondine

Qual è l’ora del giorno o della notte in cui avverti (più forte) la danza del tuo spirito?

 

Volo di rondine

La mia ora di vento amo e di luce,
e volti e sguardi – la danza leggera
del mio spirito sempre mi seduce –
rondine lungo i cieli della sera.

Sara Teasdale (St. Louis, 1884 –1933), da Gli amorosi incanti, traduzione di Silvio Raffo, Crocetti Edizioni

♣ ascoltando  Kaleidoscope – Keep Your Mind Open https://www.youtube.com/watch?v=gu87-le-h2g

Com’era vestita?

no violenza di genere

(“Sì, ma com’era vestita?”
Smettiamola di fare questa orribile domanda!)

Speriamo

che sia femmina speriamo, che possa
amare chi vuole e non per forza
chi la vuole – o chi le impongono
tradizioni? religioni? prigioni? –
ancora speriamo che sia femmina
e abbia mille sorelle speriamo
mai pianga per esser nata femmina
speriamo possa dire anche un no
senza essere ammazzata e ,
senza che le venga detto puttana,
hai detto sì! – ed essere ammazzata

speriamo possa vestirsi di rosso
di giallo di nero, poi corta lunga
stretta grassa magra e madre o non
madre da sola o forse no – insomma,
più o meno come è consentito
a un maschio – e magari speriamo
non le venga mai chiesto com’eri vestita?

speriamo, sì, che fin dal primo giorno
le insegnino anche ad amarsi

©IreneMarchi2021

Cose che si imparano (2)

 miaoouuuuoooouuu

Imparare
 
Saper andare via
è un’arte
che s’impara col tempo
oppure devi essere un gatto:
con un balzo

– elegantissimo e muto –

torni a essere randagio.

Irene Marchi, da L’uso delle parole e delle nuvole, Cicorivolta Editore, 2020
 

♦ ascoltando Mina – Non gioco più https://www.youtube.com/watch?v=X6Ke4XriXTQ

(Le cose che si imparano – parte prima sono qui:https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2021/06/14/cose-che-si-imparano/)

Cose che si imparano

bicicletta volante

È proprio vero che non si finisce mai di imparare. Per fortuna.

Lietofine

Le cose che ho imparato allora
e poi non mi sono servite a niente
io le tengo comunque che non si sa mai

sapere che ciò che per l’acqua
è morire di freddo sull’erba
per noi è la brina

l’idea di una prigione per rondini:
con uno spago legato attorno alla zampa
le avrei tenute ferme a terra

la più inutile di tutte
mi fa ancora sorridere
scoprire che se pedali forte in bicicletta
ti nasce intorno un vento
che per gli altri non soffia

                                     °°°

Quello che posso insegnare

Intanto impara le cose semplici
non come ieri che hai attraversato
la strada senza guardare
per la paura poi ti ho abbracciato
gridando

hai spiegato che non si sentiva
il suono di nessun motore

intanto impara due cose semplici

le auto di domani saranno sempre più silenziose
e non è detto che chi ti sta aspettando
sia sempre qualcuno che ti vuole bene

Francesco Tomada (Udine 1966), da Portarsi avanti con gli addii, Raffaelli Editore, 2014

∗ ascoltando Yann Tiersen – Childhood – 2 https://www.youtube.com/watch?v=rOvcoY10xMg

Ciliegie e mirtilli

wooooow

Ciliegie e mirtilli. Una cassetta di ciliegie e mirtilli talmente belli e buoni! Roba da impazzire: non sapevo se  dipingerli, fotografarli,  farci un dolce o mangiarli (alla fine  ho fatto tutte queste cose). Poi ho cercato una musica adeguata, che evocasse la giusta magia. Che dici, può andare bene?

Folletti e ortiche

Orecchini di ciliegie e collane
blu di mirtilli
tra i capelli le fragole selvatiche
e i graffi alle caviglie – ortiche o folletti? –
ti bacio
ho quindici anni, poi mi volto
e tu
non ci sei più?
Era solo un sogno, stupida che sei.

Ma allora perché ho le mani tutte viola?

©IreneMarchi 2021

***

(…) Rinverdite a primavera, fatevi gialli e maturi in autunno.
Dissetatevi dell’influsso di ogni stagione come da una fiala, un’autentica panacea di tutti i mali confezionata su misura per voi. Sorseggiate i vini imbottigliati dalla Natura, quelli conservati non in un otre di capra o maiale, ma racchiusi nelle bucce di migliaia di deliziose bacche (…).

Henry D. Thoreau,  da Mirtilli, o L’importanza delle piccole cose, Lindau, 2018, traduzione di Vincenzo Perna

♣ ascoltando John Martyn – Fairy Tale Lullaby https://www.youtube.com/watch?v=wUIdRErFk1Y

fragole selvatiche

Variazioni e improvvisazioni

sdleng sdleng sdDLENGHHHH

Da qualche tempo ho finalmente smesso di preoccuparmi (troppo) cercando di prevedere gli eventi, per non rischiare di trovarmi impreparata: tanto poi, alla fine, ho sempre dovuto improvvisare perché i simpatici eventi non sono mai andati come avevo previsto (cosa che, del resto, penso succeda un po’ a tutti). Quindi ho cambiato musica: al di fuori di situazioni lavorative, per me esiste solo l’improvvisazione. E tu? Pianifichi o improvvisi? Come suoni il pianoforte delle tue giornate?

***

Posso suonare la memoria come un pianoforte?

Sempre traendo le note volute?

Non facendo il casino di chi pesta sui tasti e non ha mai studiato
una nota o un accordo?
(Non pretendo musica da conservatorio o da maestro
sia pure privo di maestri e di carta da spartiti
come Thelonious Monk,
mi basta saper suonare
a malapena una tarantella).

Sergio Atzeni (Capoterra, 1952-1995), da Due colori esistono al mondo. Il verde è il secondo, Nuoro, Edizioni Il Maestrale, 1997

 

 

Una grazia naturale

light

Questa poesia contiene la parola “grazia” e, leggendola, non è forse grazia pura ciò che arriva dalla lettura? Una grazia avvolgente, non artefatta ma autentica e quasi ancestrale. (Sì, oggi sono stata letteralmente folgorata da una poesia!)

XVII

Nei tuoi fianchi materni grazia di passo
di cerva giovane all’abbeverata

nel sorriso ciottoli di stelle profumati
di mandorli in germoglio

negli occhi di lupa che allatta
pace chiara

o negro fuoco di baccante in danza sacra
se la pupilla si allarga di passione.

Come posso non amarti?

Sì, sono vecchio di scafo, ho passato burrasche,
sbattuto su scogli e memorie

ma vele nuove l’onda
infida spesso sommerge

e non per una pesca d’alba
ti chiedo compagnia
ma fino all’imbrunire e per cantare.

Sergio Atzeni (Capoterra, 1952-1995), da Due colori esistono al mondo. Il verde è il secondo, Nuoro, Edizioni Il Maestrale, 1997

♥ ascoltando Kitaro  – Aqua https://www.youtube.com/watch?v=9i0ok2ebHfM&t=10s