Istruzioni abbastanza utili

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Istruzioni universali per un abbraccio
(nessuna controindicazione)

L’universo non ha un centro,
ma per abbracciarsi si fa cosí:
ci si avvicina lentamente
eppure senza motivo apparente,
poi allargando le braccia,
si mostra il disarmo delle ali,
e infine si svanisce,
insieme,
nello spazio di carità
tra te
e l’altro.

Chandra Livia Candiani, da La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore, 2014, Einaudi

 

Non lanciare
ossa e pietre
pietre
pietre non lanciare.
Costruire muri con le pietre.
Non costruire
muri.

Lasciar cadere
le braccia.
Alzare le braccia
abbracciarsi
piangendo.
Istruzioni
Per le braccia.

Hilde Domin, da Lettera su un altro continente, traduzione di Ondina Granato, Del vecchio editore

 

Dammi l’acqua
dammi la mano
dammi la tua parola
che siamo,
nello stesso mondo.

Chandra Livia Candiani, da Fatti vivo, 2016, Einaudi

 

*ascoltando Franco Battiato con Carmen Consoli – Tutto l’universo obbedisce all’amore https://www.youtube.com/watch?v=P0ZdZ8e6Qyk

Punto e a capo

punto

Se devi andare via da quello che sei stato, vai via. Il tuo vecchio io ha sofferto troppo?
Allora lascialo andare, non c’è più. Taglia la tua parte troppo pesante.
E ricomincia da quello che senti buono. Punto e a capo.
Oggi nasci di nuovo, deve essere così.

 

Non ci sono più
sono andata via
silenziosissima.
La mia vita
è spoglia di me.
E tutto brilla.

Chandra Livia Candiani, da Dov’è il mondo?, in Fatti vivo, Einaudi, 2017

*ascoltando Johnny Thunder – I’m Alive
https://www.youtube.com/watch?v=SJ_wzLVhJSs

Una briciola

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Un po’ di paura ci fa da mantello, da riparo.

Non troppa, solo un po’ (a noi che siamo briciole).

Vai da sola.
Vai da sola nel mondo grande
abbi paura
portala con te
che ti tiene a terra
ti arma le spalle fa barriera
di parole da brucare
piano al sopraggiungere delle ore
in cui gli umani fanno schiera
si annidano per la notte,
tu mastica piano parole prime
abbi paura e stai in bilico
sul sorriso, come fa l’ombra con le case,
da lì osserva in pace l’altro
che fa città fa chiarità notturna
che sta al caldo anche senza veste
che conteggia i volti
per la cena. Tu stai sola
e parla con i platani dei viali
digli tutto quello che diresti
a orecchie umane,
meglio conservano i segreti
i vegetali meglio li assumono
in corteccia e linfa
a fare di te amica di terra
creatura di fango
lasciata seccare al bordo
della notte. Sì lasciati incrinare
piano piano argilla di paura
e sputo di mano esperta
che dalla crepa entra il soffio
e ti chiama viva.
Dai da mangiare agli uccelli
non dimenticarlo mai:
sei una briciola.

Chandra Livia Candiani, da Chi cade, in Fatti vivo, 2017, Einaudi

*ascoltando  Cat Stevens – Wild World https://www.youtube.com/watch?time_continue=8&v=k_0U3DlLFSU

Un bel sogno

luce

Ci provo a non assomigliare a me, a sventolare” dice la poetessa chiudendo questa poesia. Provare a essere luce,  per provare a illuminare il nostro stesso buio. Essere luce dai contorni indefiniti, senza limiti e senza definizioni, una luce che sfiamma libera piegandosi solo al vento.
Un bel sogno…

Essere luce,
non riceverla
né contemplarla
e nemmeno diventarla,
essere
luce
perdere nomi
sfilare fatti
tremare nei contorni
sfuocarsi.
Ci provo a non assomigliare
a me, a sventolare.

Chandra Livia Candiani, da Fatti vivo, Einaudi 2017

*ascoltando Passenger – All The Little Lights https://www.youtube.com/watch?v=OkxVxox–Io

Se fa freddo

tienimi

Comincia il freddo. C’è bisogno di calore.
C’è bisogno di mani che non lasciano andare.

Tu tienimi
e io mi trasformerò in meraviglia
tra le tue mani,
al caldo,
quel caldo che di notte fa crescere il grano.
Porta
il corpo amato,
come vita segreta –
preservata –
sotto lo spesso ghiaccio
della memoria.
Tu tienimi
come guscio di noce
nel pugno
fessura tra i mondi.
C’è silenzio tra te e me
c’è perla.
Ti tengo.

Chandra Livia Candiani, da La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore, Einaudi, 2014

*ascoltando The Beatles – Help! https://www.youtube.com/watch?v=2Q_ZzBGPdqE

Dove?

vvvvoool

“(…) Esiste un posto dove non siamo di passaggio? Disorientata, persa, sbalestrata, sballata, sbandata, scombussolata, smarrita, spaesata, spiantata, stranita: in questa parentela di termini mi ritrovo. Ecco la dimora, le parole che mi mettono al mondo”.

Jhumpa Lahiri, da Dove mi trovo, Guanda Editore

Dov’è “casa”? Dov’è (se c’è) un punto fisso?

Paesaggio in movimento

Si deve saper andare via
e tuttavia essere come un albero:
come se le radici rimanessero nel terreno,
come se il paesaggio si muovesse e noi restassimo fermi.
Si deve trattenere il fiato,
finché si calma il vento
e l’aria estranea inizia a girarci intorno,
finché il gioco di luci e ombre,
di verde e di blu,
crea gli antichi disegni
e siamo a casa,
ovunque essa sia,
e possiamo sederci e appoggiarci,
come se fossimo alla tomba
di nostra madre.

Hilde Domin, da Con l’avallo delle nuvole, ed. orig. 1987, traduzione di Ondina Granato, a cura di Paola del Zoppo e Ondina Granato, Del Vecchio Editore, Roma 2011

 

Io aspetto
come il melo
aspetta i fiori –
suoi –
e non li sa
puntuali
ma li fa,
simili
non identici
all’anno passato.
Li fa precisi
e baciati nel legno
da luce e acqua
da desiderio
senza chi.
Sorrido sotto il noce
ai suoi occhi tanti
che mi studino bene
la tessitura dei capelli
e ne facciano versi
di merlo e di vespa
di acuti
aghi di pino
e betulla appena sveglia.
Non so chi sono
ho perso senso
e bussola privata
ma obbedisco
a una legge
di fioritura
a un comando precipitoso
verso luce
spalancata.

Chandra Livia Candiani, da Fatti vivo, Torino, Einaudi, 2017

*ascoltando Passenger – Home https://www.youtube.com/watch?v=ZAYZmIfHEiU

(ancora sul Dove?, qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/12/25/verso-dove/)

Trasparente ma non troppo

nonsonotrasparente

Ti sei mai sentita (o sentito) come in questi versi: “pronta alla scomparsa… impressa dalla trasparenza… così inutile l’anima mia.. e poi? Poi sono sgusciata fuori… sono nata.”
Che cos’è che ti ha fatto (ri)nascere, che ti ha fatto sentire meno trasparente?

Così pronta alla scomparsa
ero
così peso piuma
e scusarsi a fior di pelle
con ogni pulviscolo d’aria
per occupazione indebita,
così impressa dalla trasparenza
ero
da far vetro
tersissimo
a mattini smaglianti
e odore di onda
tra corpi puntellati.
Così strettamente inutile
l’anima
mia
da tenerla verdeggiante al fianco
nel lungo corso dei cosiddetti
incontri
senza alcuno scardinamento
del discorso.
«E poi? E poi?»
Poi
sono sgusciata fuori
in scorza dura
pelle di mondo,
faccio un silenzio
addosso al male,
un mantello
d’insolente bellezza
terrestre.
Non posso comandare
questo flusso
è opera grande
di nitida resa
a corrente maestosa,
sono parola alla luce
sono nata.

 

Chandra Livia Candiani, da La bambina pugile, Einaudi, 2014

*ascoltando  Pearl Jam – I Am Mine https://www.youtube.com/watch?v=PVho74SDOis

L’amore è…?

telaio

Ognuno ha (o forse sarebbe più esatto dire non ha) la propria definizione, la propria idea di amore. Qui sotto un punto di vista, un’idea: l’amore necessita anche di operosità.
Sei d’accordo?

L’amore è diverso
da quello che credevo,
più vicino a un’ape operaia
a un tessitore
che a un acrobata ubriaco,
più simile a un mestiere
che a un sentire.
Io amavo
un po’ con la memoria astrale
e un po’ con giustizia poetica,
ma l’amore
è più vicino a una scienza
che a una poesia,
ha delle sue regole di risonanza
e altre di respingenza,
ha angoli di incidenza
per profili alari e luce,
ma non ha regole per il buio
e l’assenza di ali.
L’amore è molto simile
all’insonnia,
non devi soffrirla
solo ospitarla,
lasciare che ti squassi
faccia di te un sistema nervoso
senza isolamento,
una corda tesa
di strumento musicale ignoto.
Essere temi musicali
non è una vocazione
ma una disciplina di spoliazione,
è farsi ossi
limati
dalle onde
goccia che si disfa
nel galoppante mare.

Chandra Livia Candiani, da Fatti vivo, Einaudi 2017

*ascoltando Ivano Fossati – La costruzione di un amore
https://www.youtube.com/watch?v=o6PgXkjWGzk

(Di amore se ne parla moltissime volte in questo spazio, ma qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/04/05/che-cosa-penserebbe-un-alieno/ ci sono alcune idee di amore abbastanza definite).

Fortunatamente

ascolta

C’è uno spazio tra la pioggia e il silenzio, tra  i nostri passi e un sorriso, tra la notte e i sogni che vorremmo; c’è uno spazio tra i nostri mondi e il loro limite: uno spazio fatto di musica. È già molto.

Esiste la musica.
Esiste proprio,
come lenzuolo lampada
orologio e casa,
come nuvola,
quel suo disumano orto
d’intenzione
di ascoltare l’anima
esiste. Come domino
di note che si crollano addosso e fanno
insieme. Insieme si fanno, e sono fatte
musica. Qualcosa che abbiamo
perduto o dimenticato
o rotto forse
per mani troppo grevi, qualcosa
di spezzato. Un silenzio eseguito
un’anima di ghiaccio
conservata sotto sale.
Ma cosa cosa ho perduto
io, mentre ti ascolto
cara faccia del nulla
caro amore senza direzione
care ossa: grazie grazie
c’è stato qualcuno
prima di me. È ora
di affrontare la musica.

Chandra Livia Candiani, da La bambina pugile, Einaudi, 2014

* ascoltando Angelo Branduardi – Musica
https://www.youtube.com/watch?v=4z_3kWAKWLM

(testo: Forse è soltanto un po’ più in là/la strada giusta per andare/dammi la mano per trovare/la terra dove non è freddo mai/e musica/e sempre musica/e ovunque musica/larghi campi di fragole/ed il tempo di ridere./Ed è soltanto un po’ più in là/dammi la mano, voglio andare/e poi fermarmi a respirare/quel vento caldo che c’è là/e musica/e sempre musica/e ovunque musica/e su di noi le nuvole/non si fermano mai…/è forse un po’ più in là/soltanto un po’ più in là/la terra da trovare/e solo un po’ più in là/è il tempo di guardare/le nuvole passare/e là non è freddo mai.)

C’è(ra) posta per te

c'è posta

Tanto tempo fa c’erano le lettere di carta, con la loro anima da toccare: chi se le ricorda più? Ma, tutto sommato, le parole di queste tre poesie-lettere si leggerebbero volentieri ovunque.

 

Ti scrivo per dirti
qualcosa che non so,
un tocco,
qui nevica
la neve è evidente
nevica e te lo dico
neve sottile.
Ti regalo città bianca
di mollica
la neve vede tutti
ogni filo d’erba
contro i muri
ha un piccolo berretto
ghiaccioli al collo dei semafori
la neve vede tutti
ed è evidente
non so dirti nulla
quello che conta è il filo
questo filo di voce,
di scrittura
per dirti quello che non so,
ti voglio un bene
evidente.

Chandra Livia Candiani, La bambina pugile o la precisione dell’amore, Torino, Einaudi, 2014

 

La tua lettera sul lenzuolo, sotto la lampada odorosa
Azzurra come la camicia nuova che il giovanotto si liscia
Canticchiando, come il cielo e il mare e il mio sogno
La tua lettera. Il mare ha il suo sale, e l’aria il latte il pane il riso, dico il suo sale
La vita ha la sua linfa, e la terra il suo senso
Il senso di Dio e il suo moto.
La tua lettera. Senza di lei la vita non sarebbe vita
Le tue labbra mio sale e mio sole, aria mia fresca e mia neve.

Léopold Sédar Senghor (1906-2001, è stato tra i più importanti poeti africani del ‘900 e il primo Presidente Della Repubblica Senegalese dal 1960 al 1980), tratta da Poesie d’amore nel Novecento, Crocetti Editore, 2007, traduzione di Marcella Glisenti

Se (Lettera al figlio)

Se riesci a non perdere la testa quando tutti
Intorno a te la perdono, dandone la colpa a te.
Se riesci ad avere fiducia in te stesso, quando tutti dubitano di te,
Ma anche a tenere nel giusto conto il loro dubitare.
Se riesci ad aspettare senza stancarti dell’attesa,
O essendo calunniato, a non rispondere con calunnie,
O essendo odiato, a non abbandonarti all’odio
Pur non mostrandoti troppo buono, né parlando troppo da saggio.

Se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni,
Se riesci a pensare, senza fare dei pensieri il tuo fine;
Se riesci, incontrando il Trionfo e la Sconfitta
A trattare questi due impostori allo stesso modo.
Se riesci a sopportare il sentire le verità che hai detto
Travisate da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi,
O vedere le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E chinarti e ricostruirle con i tuoi strumenti logori.

Se riesci a fare un cumulo di tutte le tue vincite
E a rischiarlo tutto in un solo colpo a testa o croce,
E perdere, e ricominciare dall’inizio
Senza dire mai una parola su ciò che hai perso.
Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi tendini
A sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più
E di conseguenza resistere quando in te non c’è niente
Tranne la tua Volontà che dice loro: “Resistete!”

Se riesci a parlare con le folle mantenendo la tua virtù
O a passeggiare con i re senza perdere il senso comune,
Se né nemici, né affettuosi amici possono ferirti;
Se tutti gli uomini per te contano, ma nessuno troppo,
Se riesci a riempire l’inesorabile minuto
Con un momento del valore di sessanta secondi,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E, quel che più conta, sarai un Uomo, figlio mio!

Rudyard Kipling, da Ricompense e Fate – Rewards and Fairies, traduzione di G. Carro

 
* Ascoltando: Nat King Cole – I’m Gonna Sit Right Down and Write Myself a Letter https://www.youtube.com/watch?v=UDF9Fmn4-dE
The Cure – A Letter To Elise https://www.youtube.com/watch?v=-AUCSkHCrwY
Enzo Jannacci – Lettera da lontano https://www.youtube.com/watch?v=zAWKuoTc3zs