Dimmi come stai

In primo piano

Come rispondi, di solito, a questa domanda?
E quando sei tu a farla, sai leggere tra le righe (molto spesso) sfumate di una risposta?

 

Dimmi come stai

dimmi come stai,
nelle giunture dei pensieri
nelle ossa della memoria
e nel respiro di un giorno
dopo un giorno e ancora

dimmi come stai
nel tempo che è della sera
mentre di nuovo ti domandi
quando comincia la tua vita
                          quella vera

Irene Marchi (Firenze, 1970), da Dimmi come stai, Cicorivolta Editore, 2022 (link)

P.S. Riporto qui l’introduzione alla raccolta:

“Il titolo della raccolta è quella domanda-non domanda alla quale di solito rispondiamo con un evasivo tutto bene; ma non sempre ci sentiamo veramente rappresentati da questa risposta. E se anche accompagniamo con un sorriso il nostro tutto bene, troppe volte nascondiamo abilmente (anche a noi stessi) delusioni, dubbi, risentimenti e paure. Dimmi come stai è perciò un invito a riconoscere (per provare a cambiare) anche quello che tutto bene non va. Perché non siamo soli nel nostro essere umani, quindi fallibili e fragili, mentre ci muoviamo sull’altalena di alti e bassi che è la vita. E perché, spesso, parlare anche delle nostre emozioni meno positive e solari potrebbe rivelarsi di grande aiuto (anziché fingere di essere sempre imperturbabili e sicuri). Tra le righe di questa raccolta sono presenti, quindi, molte domande, qualche risposta e alcune strategie di sopravvivenza, scambiate con un tu che a volte è vicino, altre lontanissimo, a volte tangibile e altre immaginario. Ho provato a creare un percorso senza troppe barriere (anche per questo ho preferito non chiudere le poesie con il punto fisso né cominciarle con una maiuscola), una sorta di dialogo continuo e schietto tra chi domanda e chi potrebbe rispondere, tra chi scrive e chi leggerà.

E allora, tu, se vuoi, dimmi come stai… ”

° ascoltando Giovanni Allevi – Pensieri nascosti https://www.youtube.com/watch?v=lmSbiUswfDw

Faccine che ridono, faccine che piangono

idiozie

A che cosa serve la domanda Come stai? se quando la facciamo non abbiamo alcun interesse ad ascoltare la risposta (vera)?  Sì, d’accordo, ormai la facciamo tutti in modo automatico Ehi, ciao, come va?  e giù con le solite frasi fatte in risposta e in contro risposta.  Ma a che servono, veramente?  Forse soltanto ad accrescere il senso di solitudine…
Secondo me Come stai? può anche essere una bella domanda, ma  solo quando siamo disposti ad ascoltare (o a cercare) la vera risposta.

Avrei dovuto (ascoltare)

Avrei dovuto
ascoltare
quello sguardo
perché – ora lo so – urlava così:
Vorrei un aiuto per capire
il freddo
che mi soffoca, vorrei un aiuto
adesso
(non venerdì ore 18.30 terza seduta pagare alla segretaria)
vorrei un aiuto
prima che si dica
– Avrebbe avuto bisogno di un aiuto.

Avrei dovuto (ascoltare).

Irene Marchi, da L’uso delle parole e delle nuvole, Cicorivolta Editore, 2020

*ascoltando The Beatles – Help! https://www.youtube.com/watch?v=2Q_ZzBGPdqE