E poi capiamo che…

pane e olio toschhanooooooo

Percorsi obbligati?

Dovevamo  sorvolare il mondo
verso le quattro,  cinque stelle
di plastica – tutto compreso –
e passeggiare sui tappeti
rossi dei nostri incubi di gloria

per scoprire che quello che volevamo
era mangiare in due
pane e olio.

©Irene Marchi 2019

*ascoltando Vinicio Capossela – Le semplici cose  https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&v=X_azwK091WA

Semplicità

rosa

Semplicità, ovvero il contrario di difficoltà, complicazione, sofisticazione. Se penso al mondo che mi si apre nella mente pronunciando la parola semplicità vorrei rifugiarmi lì, in quel mondo, e non uscire più.
Sono tre anni che scrivo in questo spazio e a chi ogni tanto (o solo per una volta) ha letto o leggerà (grazie!) voglio augurare Semplicità.

 

“La semplicità è una delle virtù più complicate di questo vecchio mondo. Quando uno è semplice (nella parlata, nei gesti, nelle azioni, persino nella poesia) corre il fastidioso rischio di essere preso per stupido, per fesso. Ci sono critici, per esempio, propensi a elogiare solamente quei poeti misteriosi le cui opere sono comprese da pochissimi. Nemmeno questi critici li capiscono, è chiaro, ma hanno una certa abilità nel girare intorno al mistero, facendo della propria ignoranza una forma di discrezione.
Se si legge Baldomero Fernanàndez Moreno o Antonio Machado e si coglie la saggezza della loro semplicità, verrebbe voglia di correre ad abbracciarli come se fossero ancora qui, con la penna in resta. Come insegnano, come aprono senza pregiudizi le porte delle loro vite e ci regalano le chiavi per aprire la nostra!
Qualsiasi comandante, il capoccia come il capetto, si affanna (soprattutto se in affanno) a non essere semplice. La difficoltà è il suo muro di contenimento, il suo bastione. La sua corazza. Nella semplicità gli uomini e le donne si proteggono, si comprendono, si consolano. Nella complessità, invece, si guardano con diffidenza e rancore. Come non ricordare che la morte è l’apice della semplicità…”.

Mario Benedetti (Paso de los Toros, 1920 – Montevideo, 2009), da Il diritto all’allegria, Nottetempo Edizione; traduzione di Stefania Marinoni
           

 Un filo di ragno

Attraverso un sentiero del bosco, in un comodo cantuccio,
un elastico e lindo filo di ragno,
asperso di allegria solare e di ombra,
è sospeso nei cieli; e con tremito impercettibile
il vento lo fa vibrare, tentando invano di strapparlo;
il filo è saldo, sottile, diafano e semplice.
È tagliata la viva cavità dei cieli
da una linea sfavillante, da una corda policroma.
Noi siamo avvezzi a stimare solo ciò che è confuso.
Con falsa passione nei nodi ingarbugliati
cerchiamo sottigliezze, ritenendo impossibile
congiungere nell’anima semplicità e grandezza.
Ma sono meschine, ruvide e smorte le cose complesse;
e l’anima sottile è semplice come questo filo.

Zinaida Gippius (1869-1945,  poetessa russa), traduzione di Angelo Maria Ripellino

 

(Ancora sull’essere semplici: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/09/07/solo-un-nome/; https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/12/04/semplificare/; https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/03/26/lista-delle-cose-6-restare-semplici/)

*ascoltando Passenger – Simple Song https://www.youtube.com/watch?v=RfSVFtv7-90

Nulla di complicato (vorrei)

nulla di complicato

Che un verde restasse un verde e un blu restasse un blu, e non apparissero al secondo sguardo due colori diversi. Che un sorriso rimanesse tale per almeno due minuti, che una parola avesse lo stesso significato per me, per te, per loro. Che uno più uno facesse due, sempre: sì mi piacerebbe molto, sarebbe d’aiuto. Che un fosse un e non un no travestito (né un forse o un ma),  e che un no fosse un no e non un travestito (né un forse o un ma).Che un abito fosse solo un abito e non una bandiera, che non esistesse il carnevale (non tutto l’anno, almeno), e che (desiderio più, desiderio meno) finalmente la smettessero di chiederci il nostro grado di “problem solving“, perché quello un nome già ce l’aveva ed è sempre stato “vivere la vita”.

Elementare

E c’è che vorrei il cielo elementare
azzurro come i mari degli atlanti
la tersità di un indice che dica
questa è la terra, il blu che vedi è mare.

Pierluigi  Cappello, da Arie, in Azzurro elementare, Bur, 2013

 

Quello che amo

Non mi interessano i dati
i dettagli delle cose
non mi interessano gli orologi
che non siano solari
né la lista
degli amori che finiscono.
Mi interessano piuttosto la verità
il rumore del mare
le ore che passano
la luce sul letto a mezzogiorno
e tutto quello che viene
e che va
senza nome e senza preavviso
accadendo
come le cose semplici
accadono.

1965

Lo que quiero

No me interesan los datos
los precisos datos de las cosas
no me interesan los relojes
que no son de sol
ni la lista
de los amores que se acaban.
Me interesa eso sí la verdad
el ruido del mar
las horas que se pasan
la luz sobre la cama al mediodía
y todo lo que viene
y se va
sin nombre y sin aviso
sucediéndose
como las cosas simples
se suceden.

Nancy Bacelo, (Uruguay, 1931-2007), testo e traduzione dal web (http://cantosirene.blogspot.it/2017/02/le-cose-semplici.html)

*ascoltando Alan Parsons Project – Blue Blue Sky
https://www.youtube.com/watch?time_continue=25&v=HCg9NKlsILU

Speriamo che…

 speriamo-che

Speriamo che il freddo ci lasci in pace, speriamo di fare il balzo  verso i giorni nuovi senza scivolare sul ghiaccio, speriamo  in cose piccole ma grandi, speriamo di cantare… Ciao, auguri!

Piaceri

Il primo sguardo dalla finestra al mattino
il vecchio libro ritrovato
volti entusiasti
neve, il mutare delle stagioni
il giornale
il cane
la dialettica
fare la doccia, nuotare
musica antica
scarpe comode
capire
musica moderna
scrivere, piantare
viaggiare
cantare
essere gentili.

Bertolt Brecht, Poesie 1933-1956, traduzione di  R. Fertonani, Einaudi, Torino

 

* ascoltando L’anno che verrà – Lucio Dalla