Romantico

stella

… ma non troppo.

Romanticismo

Dice che le donai una stella,
dice che accadde al porto,
una domenica sera,
quando cominciavamo a uscire insieme.
Io non ricordo niente, a dire il vero,
è passata mezza vita da allora. Però,
vallo a sapere! Tutto sommato, può
anche essere vero: vent’anni,
innamorato perso,
e senza un soldo in tasca…
Che cos’altro le potevo regalare?

°°°

El romanticismo

Dice que le regalé una estrella,
dice que fue en el puerto,
una noche de domingo,
cuando empezábamos a salir.
Yo no recuerdo nada, la verdad,
hace media vida de eso. Pero
vete tú a saber. Bien mirado, puede
que hasta sea cierto: veinte años,
tonto perdido de amor,
y sin un duro en el bolsillo…
Qué otra cosa les vas a regalar.

Karmelo C. Iribarren (San Sebastián, 1959), da Otra ciudad, otra vida

*ascoltando Joe Satriani – Memories https://www.youtube.com/watch?v=4YzdXFbywCI

Vale la pena

autobus

La ragazza della pensilina

Esce dalla pensilina e guarda
verso sinistra:
rientra e ricomincia il suo ticchettio nervoso.

Non ce la fa più, ne muore, ha bisogno
che arrivi l’autobus, la vita, tutto
ciò che questa le ha riservato.
E ne ha bisogno ora, adesso, questo sabato sera.
Domani è una chimera, una finzione,
un pianeta lontano anni luce.
Esce di nuovo, guarda e si consuma di desiderio.
È terribilmente sfortunata un secondo
e al successivo – arriva l’autobus finalmente – ride
e sembra che albeggi nel mondo.

La guardo e penso
che anche solo per questo,
per questa forza, per provare
ciò che proprio adesso lei sta provando,
vale la pena vivere.

La chica de la marquesina

Sale de la marquesina y mira
hacia la izquierda;
vuelve y reinicia su pequeño
“claqueteo” nervioso.

No aguanta más, se muere, necesita
que llegue el autobús; la vida, todo
lo que ésta le tenga reservado.
Y lo necesita ya, ahora, esta noche de sábado.
Mañana es una entelequia, una ficción,
un planeta a años luz.
Y vuelve a salir y mira y se consume de deseo.
Es terriblemente desgraciada un segundo
y al siguiente -llega el autobús al fin- se ríe
y parece que amanece en el mundo.

Y yo la miro y pienso
que, aunque solo fuera por eso,
por esa fuerza, por sentir
lo que ahora mismo está sintiendo ella,
merece la pena vivir.

Karmelo C. Iribarren,  da Ola de frío, Renacimiento, 2007

 

*ascoltando The Surfaris – Wipe Out https://www.youtube.com/watch?v=oHSM2P4PALY

Che cosa stai cercando?

scomparire

Cercando qualcosa che, forse, non esiste.

In tutte le città dove sono stato
mi è sembrato di vederti:
un autobus che parte

e che non riesco a prendere,
o un ascensore che si chiude,
o voltando un angolo
al calar della notte,
o in fondo,
tra fumo e voci,
in un bar dell’alba…

In ogni luogo, sempre,
la tua immagine appare
e scompare.

 

En todas las ciudades
que he pisado
me ha parecido verte:

un autobús que arranca
y que no cojo,
o un ascensor cerrándose,
o doblando una esquina hacia
la noche,
o al fondo,
entre humo y voces,
de un bar de madrugada…

En cualquier sitio, siempre,
tu imagen que aparece
y desaparece.

Karmelo C. Iribarren, da Serie B, 1998

*ascoltando Avishai Cohen –  Seven Seas https://www.youtube.com/watch?v=Iu01NR-FUIw

Chissà quante altre

 possibilitàjpg

Chissà quante altre occasioni per stupirsi di un momento bello. Forse quello che conta è proprio non sapere il quando e il dove: la possibilità appartiene a ogni giorno.

Vivere è questo

Siamo così vicini
l’uno all’altra
che mi vedo riflesso nei suoi occhi.
Ma dura poco.
Già è seduta sull’autobus.
Già si allontana.
La vita fa in modo che queste cose
siano opportunamente
poche.
Affinché noi ci alziamo
ogni mattina
a cercarne altre.

– – –

Vivir es eso

Estamos tan cerca
uno del otro
que me veo reflejado en sus pupilas.
Pero dura poco.
Ya está sentada en el autobús.
Ya se aleja.
La vida hace que estas cosas
sean escasas
a propósito.
Para que nos levantemos
cada mañana
a buscar más.

Karmelo C. Iribarren, (San Sebastián, 1959), da Las luces interiores, 2013, Editorial Renacimiento

*ascoltando Santana – Flor D’Luna (Moonflower)  https://www.youtube.com/watch?v=S5zbewcP_Jk

Se l’anima non dorme

Ron Hicks (Ohio, 1965), immagine tratta da www.ronhicks.com, (Beauty)

Ron Hicks (Ohio, 1965), immagine tratta da www.ronhicks.com

Capita, a volte, di non dormire.

 

Perdona questo ladro

Talvolta
la mia anima si avvicina
al tuo sonno
e lì
– quando nessuno la vede –
solleva appena
le palpebre
e ti guarda.
Non sopporta che tu vada
troppo lontano,
neppure addormentata.

                  – – –

Perdona a este ladrón

A veces
mi alma se acerca
hasta tu sueño,
y allí
-cuando no le ve nadie-
separa un poco
las pestañas
y te mira.
No soporta que te vayas
demasiado lejos,
ni dormida. 

Karmelo C. Iribarren (San Sebastián, 1959), da
La piel de la vida, 2013

*ascoltando Max Gazzè – Mentre dormi https://www.youtube.com/watch?v=HIm4mfBZl2Y

Attimi

Ron HIcks (Ohio, 1965), immagine tratta da

Ron Hicks (Ohio, 1965), immagine tratta da www.ronhicks.com, (Beauty)

Attimi di vita in una poesia,  attimi di poesia nella vita.

Come nella vita

Tutto può accadere
in una poesia:

il quotidiano, certo,
ma anche lo sfolgorio,
e persino
entrambe le cose insieme

come adesso
che inizi a spogliarti.

– – –
Como en la vida

Todo puede suceder
en un poema:

lo cotidiano, sí,
pero también lo deslumbrante,
e incluso
ambas cosas
a la vez

como en este, ahora
que empiezas a desnudarte.

Karmelo C. Iribarren (San Sebastián, 1959), da Pequeños incidentes (Antología poética), Colección Visor de Poesía

*ascoltando Eric Clapton – Wonderful Tonight https://www.youtube.com/watch?v=vUSzL2leaFM

Quello era amore

Particolare da "Sidewalk Café, Boulevard Diderot", Parigi, di Henri Carier-Bresson, 1969.

Particolare da Sidewalk Café, Boulevard Diderot, Parigi – Henri Cartier-Bresson, 1969.

 L’importante è accorgersene (in tempo).

Ti vedevo
arrivare,
attraversare la porta,
darmi un bacio sul viso,
guardarmi negli occhi
in quel modo unico
che hai solo tu di guardare
negli occhi: stracciando
il calendario.

                       Ti vedevo
fare quelle cose semplici
che fai
perché il mondo
rinsavisca.
E non
sapevo chi
ringraziare.

Karmelo C. Iribarren, da Serie B, 1998

*ascoltando  Aerosmith – I Don’t Wanna Miss a Thing https://www.youtube.com/watch?v=Ss0kFNUP4P4

Che cosa penserebbe un alieno?

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Nell’ordine di apparizione (delle poesie) incontriamo: amore come dolore, amore come rischio e perdita di ogni difesa, amore come un vento che scompiglia ogni cosa, amore da evitare con una strategia mirata. Se un alieno le leggesse, immaginerebbe questo Amore come un qualcosa di veramente terribile, una sciagura come poche, ma, tutto sommato… ci importa davvero cosa penserebbe un alieno (ché già con i nostri pensieri umani abbiamo qualche problema)?

Indizi

Come spostando pietre:
geme ogni giuntura! Riconosco
l’amore dal dolore
lungo tutto il corpo.

Come un immenso campo aperto
alle bufere. Riconosco
l’amore dal lontano
di chi mi è accanto.

Come se mi avessero scavato
dentro fino al midollo. Riconosco
l’amore dal pianto delle vene
lungo tutto il corpo.

Vandalo in un’aureola
di vento! Riconosco
l’amore dallo strappo
delle più fedeli corde
vocali: ruggine, crudo sale
nella strettoia della gola.

Riconosco l’amore dal boato
– dal trillo beato –
lungo tutto il corpo!

Marina Cvetaeva, da Poesie, traduzione di Pietro Antonio Zveteremich

 

Trincee

Sì, ho detto di sì.
Ho lasciato entrare
il cavallo di Troia.
Con lui il tormento,
il forestiero assetato.
Anonimo lui, apparizione.
La mia mano racchiudeva
gli oracoli,
la voragine.
La mia mano di linee,
millenaria e piccina
aperta a ospitare
l’odio e l’amore.

ho detto di sì.
Ho esposto la mia tenda
sotto il sole.
Le mie orecchie sopportavano
le bombe e le ingiurie.
E la mia mano racchiudeva
una città morta
da non dimenticare.
Da allora,
un cervo attento al pericolo
mi abita.

Carmen Yáñez (Santiago del Cile, 1952), traduzione di Raffaella Marzano

 

L’amore

Come il vento che trova
una fessura
e si infila nella casa
e scompiglia tutto
libri
bollette
poesie
così entra
nella vita
l’amore.

Niente è uguale a partire da allora,
quel caos
è la felicità.

Ma un giorno bisognerà riordinare.

Sei fortunato se non tocca a te.

Karmelo C. Iribarren (San Sebastián, 1959), da Ondata di gelo, 2007

 

Amore

La regola è questa:
dare solo l’essenziale,
ottenere il massimo,
non abbassare la guardia,
mettere i colpi a tempo,
non arrendersi,
e non combattere corpo a corpo,
non scoprirsi in alcuna circostanza
né scambiare colpi con il sopracciglio ferito;
non dire mai “ti amo”, sul serio,
all’avversario.
È la migliore strategia
per essere eternamente infelice
e vincitore
senza rischi apparenti.

Eduardo Lizalde (Città del Messico, 1929)

*ascoltando Vangelis – Love Theme from BladeRunner https://www.youtube.com/watch?v=Q6GAH4nzKTk

L’importanza di chiamarsi (per nome)

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I nomi propri non sono semplici parole, sono molto di più.
Pesano tantissimo (sopra ai pensieri), anche se sono leggeri.

Il mio nome

Una sera che il prato era verde oro e gli alberi,
marmo venato alla luna, si ergevano come nuovi mausolei
di strida e brusii di insetti, io stavo sdraiato sull’erba,
ad ascoltare le immense distanze aprirsi su di me, e mi chiedevo
cosa sarei diventato e dove mi sarei trovato,
e quanto a malapena esistessi, per un attimo sentii
che il cielo vasto e affollato di stelle era mio, e udii
il mio nome come per la prima volta, lo udii
come si sente il vento o la pioggia, ma flebile e distante
come se appartenesse non a me ma al silenzio
dal quale era venuto e al quale sarebbe tornato.

Mark Strand (1934- 2014), da L’uomo che cammina a un passo avanti al buio – Poesie 1964-2006, Mondadori, 2011, traduzione di Damiano Abeni

 

Il tuo nome

Questo scompiglio cerca un altro posto
dove mettere la tua voce la sospensione dei giorni
la casa che fu tua
tutto questo timore

adesso la forma sfuggente di una nuvola
va sagomando
il tuo nome o il riflesso del tuo nome

e lo dico ad alta voce
e me lo dico
intimamente quasi balbettando
e devo ripeterlo
ancora quando il vento lo disfà

non potrò con la sua assenza
con il vuoto
che hanno lasciato in me
le sue due sillabe fugaci

nessuno risponderà se chiamo

ci sarà solo un vuoto
come erba che spunta dovunque
magnetico mutismo
asse immobile
che mi lascia orfano
tagliate per sempre le radici

Ángel Campos Pámpano (1957-2008), da La semilla en la nieve, 2004

 

Anna

Ci sono parole
che quando le pronunci
ti lasciano un gusto piacevole
in bocca,
un sapore dolceamaro,
che è il sapore più buono,
quello che preferisco.

Parole che sono
come una birra fresca
nel pieno mese di agosto
a Siviglia
e credo d’essermi spiegato.

Una di queste
ha solo quattro lettere,
è palindroma,
e quando la pronuncio
e tu ci sei,

mi dici “Cosa?”

Karmelo C. Iribarren (San Sebastian, 1959) (testo dal web https://cantosirene.blogspot.it/2012/09/una-parola-dal-gusto-piacevole.html)

 

Versi per Blok, 1

Il tuo nome è una rondine nella mano,
il tuo nome è un ghiacciolo sulla lingua.
Un solo unico movimento delle labbra.
Il tuo nome sono cinque lettere.
Una pallina afferrata al volo,
un sonaglio d’argento nella bocca.

Un sasso gettato in un quieto stagno
singhiozza come il tuo nome suona.
Nel leggero schiocco degli zoccoli notturni
il tuo nome rumoroso rimbomba.
E ce lo nomina lo scatto sonoro
del grilletto contro la tempia.

Il tuo nome − ah, non si può! −
il tuo nome è un bacio sugli occhi,
sul tenero freddo delle palpebre immobili.
Il tuo nome è un bacio dato alla neve.
Un sorso di fonte, gelato, turchino.
Con il tuo nome il sonno è profondo.

Marina Cvetaeva (1892-1941) da Marina Ivanovna Cvetaeva, Poesie, Feltrinelli, Milano, 1979,traduzione di Pietro A. Zveteremich
(Marina Cvetaeva non conobbe mai Aleksandr Aleksandrovič Blok – il maggiore esponente del simbolismo russo –  ma ebbe per lui, come poeta, un’ammirazione profonda tanto da dedicargli un’intera raccolta poetica).

*ascoltando The Doors – Hello, I Love You  https://www.youtube.com/watch?hl=ja&gl=JP&v=hzM71scYw0M

Ancora sul nome: http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/09/07/solo-un-nome/.

 

Così

vento nei capelli

Con il vento tra i capelli (e va bene così).

Che il tempo
non alteri
il sorriso sincero,
i capelli che vanno per conto loro,
o la pelle
liscia come la buccia
di un frutto commestibile.

Che nulla rovesci
– come una slavina di schiuma
sporca per la risacca
della vita –
su te l’amarezza,
la triste invidia dell’impotenza,
il residuo acre che gli anni
distillano.

Che tu sia sempre
così,
come sei,
calda pioggia di dolcezza
e fuoco
nel cuore,
nonostante gli anni,
nonostante il logorio insonne
di questa battaglia persa
di questa angoscia radicata
sempre più
nell’anima…

Che tu sia,
semplicemente,
i capelli al vento
e lo sguardo pulito.

Karmelo C. Iribarren (San Sebastián, 1959), da Serie B, Renacimiento, Siviglia, 1998

 

I tuoi capelli non li tormentare.
Vadano come vogliono!
Sul petto e sulle spalle lascia che cadano –
e senza freni ridano.
Svincolatisi da forcine e pettini,
nera cascata, volino,
e tutto in una sorta di torpore
antico, impenetrabile, inghiottano.
Nella cornice loro nera, ondeggiante,
e se porgi orecchio, li senti,
pieni di fido e infido
e del  mistero dei secoli nei secoli,
ardono due occhi grigio-argento
rosso striati intorno alle pupille!
In giardino, nel flabellare sommesso dei rami,
da te, come giardino cinto,
ascolterò, piccino
in un suono leggero, insonne,
come recuperando una certa età
di cuccioli felici sonnacchiosi,
i capelli tuoi che su me
stormiscono disciolti…

1960

Evgenij Evtušenko, da Poesie d’amore, traduzione di Evelina Pascucci, Newton Compton ed.

*ascoltando  The Allman Brothers Band – Jessica
https://www.youtube.com/watch?v=yRDivUb5EeA