Inaccettabile?

Di recente sono stata all’ufficio postale per spedire un pacco: l’oggetto da spedire era di vetro quindi ho cercato di imballare al meglio, ma sulla scatola ho comunque scritto il classico FRAGILE. Appena l’impiegata ha visto la scritta sulla scatola mi ha detto con decisa enfasi che no, FRAGILE non esiste proprio!, che il pacco deve essere imballato e protetto e che la parola FRAGILE non serve a nulla perché in ogni caso il pacco verrà trattato come tutti gli altri. Certamente, ho risposto, il pacco è bene imballato, ma sa…. ho scritto FRAGILE – un po’ ingenuamente – pensando che magari potesse essere maneggiato con maggiore cura eccetera eccetera… .

Comunque il pacco adesso è in viaggio e speriamo bene. Ma la reazione dell’impiegata mi ha fatto pensare che in fondo anche noi siamo un po’ come i pacchi da spedire: dobbiamo essere  sempre  “forti” (perché così ci viene insegnato, imposto, inculcato), per resistere agli urti degli altri pacchi, guai ad essere fragili e peggio ancora se ci mostriamo tali, se ammettiamo di esserlo. La fragilità non è ammessa: una volta di più mi sono resa conto che la parola FRAGILE è inaccettabile, anche se scritta sui pacchi da spedire.
(Qual è il tuo grado di – umana – fragilità? A te stess* puoi dirlo!)

***

fragili tutti

come se fossimo di vetro tutti
guardiamoci negli occhi ma piano
pianissimo e senza scure bugie,
foglie nei capelli e piedi nudi
ché tutto il resto sono battaglie
sciocche, travestite da relazioni

©IreneMarchi2022

°ascoltando Sting – Fragilehttps://www.youtube.com/watch?v=lB6a-iD6ZOY

Chi sta meglio?

asolo

Chi sta meglio: l’albero o l’uomo con l’armatura?

 

Il fico sulla fortezza
ha vita molto precaria
perché quando faranno i restauri
sarà certamente tagliato.
Però sta tranquillo sotto la luce del sole
distendendo il suo ampio mantello
disuguale, incurante dell’estetica,
se ne frega di stare così in alto
non soffre di vertigini
si lascia accarezzare
dalla luce e dalle brezze tiepide
sente la nebbia, sente gli uccelli
che parlottano tra i suoi rami.

°°°

Torni a casa, sciogli gli schinieri,
smonti lentamente la pesante armatura
ti sembra incredibile essere così leggero
ti butti sul letto e dormi fino al mattino
senza televisione, senza sogni, né incubi,
la mattina ti risvegli, rimonti l’armatura,
allacci gli schinieri, imbracci le armi e lo scudo
e sulla testa poni l’elmo che fa paura.

Claudio Damiani, da Il fico sulla fortezza, Fazi Editore, Roma, 2012

*ascoltando  Francesco Guccini – L’albero ed io https://www.youtube.com/watch?v=sK_8kN-JK44

 

Troppe volte

 

Troppe volte

Come stai?
Questa la domanda,
ma gli occhi indagano altro
– che vita hai –
– quanto possiedi –
– cosa puoi –
sorriso di carta,
spiegazzata e sottile
come un avanzo di sincerità.
La risposta
è  una fototessera sbiadita.

©Irene Marchi,  tratta da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015