Qualcosa di semplice

 gocce

La pioggia che torna nuvola è semplice come il silenzio. Un cerchio perfetto.

Assaggia dalle mie dita un po’ di quest’acqua
di questa che ha ancora sapore di nuvola
che tornerà nuvola
c’è come una desinenza concorde
un muto cospirare di cerchi
in questo alfabeto
e così anche tu tornerai
come passi adesso che passo
senza toccarti
è la medesima semplicità del sasso
pronta a risolversi in polvere
è la medesima semplicità del silenzio
il silenzio, soltanto, perfetto.

Pierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 1967-  Cassacco, 2017), da  Azzurro elementare, 2013

*ascoltando Creedence Clearwater Revival – Have You Ever Seen The Rain? https://www.youtube.com/watch?v=Gu2pVPWGYMQ

Restare fermi

pendio1

Ci sono momenti in cui l’unica cosa da fare è stare fermi, restare nell’occhio del ciclone e aspettare che passi la bufera. Aspettare ed essere comunque vivi.

Pendio, vento di corsa, cenere

Non fare niente, stai fermo, aspetta che passi
questo vento di corsa, più ti muovi più le corde
ti segano i polsi e allora asseconda la tua prigionia,
cenere alla cenere, se oggi ci fosse qualcosa da dire
sarebbe questo e finché lo dici sei vivo, vivo
anche se il silenzio assedia, si assiepa intorno a te
come un canto, come un pendio sul quale posare le scapole,
adattare la nuca al sonno, prima che la mente si dissolva
in uno scoppio di nuvole e piova un buio senza riparo.
Pendio, vento di corsa, cenere, mettili nelle tue vene
strette dal cordame, mentre al di là del monitor
va il mondo e ride e piange in una volta
come un giorno di pioggia e di sole.

Pierluigi Cappello, da Stato di quiete – Poesie 2010-2016,  Bur, 2016

*ascoltando Yann Tiersen – Rue des Cascades https://www.youtube.com/watch?v=A1dQEjXKimw

Scrivere il nome

name

Prendi un foglio.
Scrivici il tuo nome, il tuo cognome.
E poi scrivi quello vorresti fare davvero, oggi, con il tuo nome e cognome. Dove andresti?
Forse a vedere il mare, oggi che è metà novembre e il mare non se l’aspetta, di vederti.
O forse vorresti dormire tutto il giorno. E aspettare che passi domani e poi ancora domani.
Che parole vorresti dire, veramente, con il tuo nome e cognome? Continueresti a dire – tutto bene, grazie – o lanceresti un urlo? (Uno soltanto. E poi riprenderesti la faccia di uno che ha il tuo nome e cognome).
Prendi un foglio.
Scrivici il tuo nome, il tuo cognome…

Oggi. Scrivere il nome

Comincia con lo scrivere il tuo nome,
perché ne resti traccia, qualche segno di grafite
risonante nel bianco. Con poche lettere
sigla decenni di storia, il silenzio
della pagina pronto a spalancarsi,
ad accogliere e disperdere.
Spicca nel bianco e non è più bianco
ma voce la matita che attraversa il foglio,
e goccia a goccia qualcosa cede e ti si allarga dentro:
Pierluigi, e dopo Cappello, in un sussurro un nome;
e dentro un nome, l’uomo che non concede a sé
i suoi stessi lineamenti, protetti da un’ottusità misericordiosa.
Leggero, come la cenere. Fresco, come l’aria fra le dita.
Scomparso, come una nuvola.

Pierluigi Cappello, da Stato di quiete – Poesie 2010-2016

*ascoltando Jim Croce – I Got a Name https://www.youtube.com/watch?v=YcqauC49Xmc

Come un disegno a matita?

scritto a matita

Sarà davvero così semplice?

Poesia scritta con la matita

Sono devoto all’anima di grafite della matita:
un solo colpo di gomma e il segno lasciato sparisce,
sentieri imboccati con leggerezza
si riconducono alla docilità della via maestra
i crolli vengono evitati con un’alzata di spalle,
l’imprevisto è un vecchio con il pugnale spuntato.

L’anima di grafite non conosce soste, esitazioni:
nel suo stesso procedere in avanti
ci chiama alla possibilità del ritorno,
nel suo segno scuro riposa la dolcezza del bianco
e Angelina torna a sorridere
tenendo per mano un bambino
abbagliato dal sole.

Tricesimo, 5 gennaio 2010

Pierluigi Cappello,  da Mandate a dire all’imperatore, Crocetti Editore

 

*ascoltando  Toquinho – Acquarello  https://www.youtube.com/watch?v=_ntJJhTha0o

Rotolando

to roll

Sì, qualche volta capita di rotolare.

(Ma mai smettere di cercare uno scorcio di cielo…).

XVIII

Dobbiamo andare, ma quando,
adesso? Che prigionieri
siamo prigione di noi stessi.
Guardiamo la faccia lucida

del verde dentro il giallo del cielo
di primavera che s’invera,
ma siamo ancora dentro
adesso sottosera.

Perduti in questa guerra.
Eppure ascoltiamo, Donzel
– non fiore né semenza –

ascoltiamo il nostro passo
di pigna che rotola,
che rotola per terra.

 

Vino di lâ, ma cuant
cumò? Che presonîrs
preson nô o sin di nô.
Cjalìn la muse lustre

dal vert tal zâl dal cîl
di vierte ch’e s’invere
ma o sin ancjemò dentri
cumò ch’al è sotsere.

Pierdûts in cheste vuere.
E pûr Donzel scoltìn
– no flôr nancje semence –

scoltìn il nestri pas
di çucule ch’e ròdule
ch’e ròdule par tiere.

Pierluigi  Cappello, da Il me Donzel, in Azzurro elementare, Bur, 2013

* ascoltando Led Zeppelin – Stairway to Heaven https://www.youtube.com/watch?v=xbhCPt6PZIU

Il verde e l’azzurro

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Il verde e l’azzurro di maggio: non si possono spiegare… guardiamoli.

 

Nel mese di maggio

Dal mio giardino si vedono così e non si possono spiegare
l’accordo dell’azzurro rarefatto e quello del verde
che sale e si fa spazio in certe mattine di maggio
quando il calore viene sulle braccia scoperte
e tocca il tendine d’azzurro e il tendine di verde
che credevamo spenti, nella nostra testa di oggi,
tanti anni fa. In mattine così, la terra si piega
e si anima in cose inanimate come i sassi
nel brulichìo nascosto dalle foglie, nel nostro
essere muti e felici di non avere un nome.

Forse daremo un nome a questa luce sugli occhi,
alla rondine scolpita dall’aria mentre passa,
all’ombra durata un battito sulle nostre mani;
forse saremo infanzia e chiuderemo il pericolo
nel nome del pericolo e allontaneremo le nostre spalle
dalla città abbagliata e splenderanno amate dal caso
e dal vento le nostre impronte quando qualcuno chiuderà
il cancello dietro a noi, e ci guarderà partire.

Pierluigi Cappello, da Mandate a dire all’imperatore, Crocetti, 2010

*ascoltando Peter Green – In the Skies https://www.youtube.com/watch?v=u9vBpnN9eJM

Il giorno nuovo

andando

Poi  arriva il giorno nuovo (anche quando sembra impossibile).

Ogni giorno è un giorno nuovo… ci stai già camminando dentro.

Il giorno nuovo

 Così sei qui. Disegnato nell’estate.
Scolpito dentro un ozio senza superficie.
Il nodo è ribadito, vita e morte ancora una volta intrecciate.
Tratto in salvo anche tu.
Lucido, ma senza ombre,
normale, ma profondo, il giorno piove sul giorno
le foglie tentennano sotto la pioggia
nello spicco dello sguardo,
un cane scuote la pelliccia, finestre balbettano ferme
passa piccolo il mondo sotto la noia.
Le nuvole sono un azzurro visto di schiena.

Pierluigi Cappello, da Stato di Quiete – Poesie 2010-2016, 2016

 

La notte lava la mente

La notte lava la mente.
Poco dopo si è qui come sai bene,
file d’anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo, chi quasi in catene.

Qualcuno sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un punto.
Raramente qualche gabbiano appare.

Mario Luzi, da Onore del vero, Neri Pozza Editore, 1957

*Ascoltando  Vangelis – To the Unknown Man

Raggi di luce

la luce

Il  calendario dice che è di nuovo primavera:
è il momento giusto per far entrare qualche (poetico) raggio di luce.

Quanto vorrei, oh quanto
– non visto, non sentito –
volare dietro a un raggio
là dove non esisto.

E tu nel cerchio irradia –
non c’è altra beatitudine –
e da una stella impara
che significhi luce.

Ciò che ti voglio dire
è che sto bisbigliando
e sottovoce affido
te, mia bambina, a un raggio.

23 marzo – primi di maggio del 1937
 
Osip Mandel’štam, da Osip Ėmil’evič Mandel’štam, Ottanta poesie, traduzione di Remo Faccani, Einaudi, Torino, 2009

 

Dal desiderarti al pensarti mia
sei rimasta tu, mentre entri e ti siedi.
La luce ti viene alle spalle dalla porta socchiusa,
il pruno lascia il suo bianco al mattino.
Cosí intonati, il bianco e il pruno
fermi nel sole, noi.

In questa maniera gli alberi parlano al cielo
l’ombra degli alberi cresce lungo le iridi
verde piú cielo
in questo modo di stare, precipitati.

Pierluigi Cappello, da  Dediche a chi sa, in Azzurro elementare, Bur, 2013

 

Luce tu

Luce verticale,
luce tu;
alta luce tu,
luce oro;
luce vibrante,
luce, tu.

E io la nera, cieca, sorda muta ombra orizzontale.

Juan Ramón Jiménez,  da La stagione totale,  traduzione di Francesco Tentori Montalto

 

*ascoltando luci di vario tipo e genere (giusto per non farsi mancare niente):
Cream – Sunshine Of   Your Love
https://www.youtube.com/watch?v=zt51rITH3EA; Elisa – Luce https://www.youtube.com/watch?v=0h0Q_AKbg4I; Charlie Haden & Pat Metheny – The Moon Song
https://www.youtube.com/watch?v=f92FliQ-V6g; Edvard Grieg, Il mattino da Peer Gynt – Suite per orchestra, Nr. 1 (Op.46)
https://www.youtube.com/watch?v=IQxMXixxhzI

(Ancora sulla luce, qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/07/09/luce/)

raggi di luce

Equinozio

equinozio

Notte e giorno in equilibrio: una sensazione invidiabile.

 

Equinozio

Due volte all’anno notte e giorno in parti uguali,
e una volta prevale la notte mentre l’altra è il giorno
a farsi strada, due volte l’equilibrio raccoglie la sua parte
di tenebra e la sua parte di splendore prima della caduta
e il giorno che insegue ed è inseguito si raddensa in scultura.
È la corsa fermata, il miracolo di una moneta in bilico,
né testa né croce ma testa e croce insieme. Così
anch’io vivo l’equinozio quando scorro sul mio viso
di stanchezza la pelle delle mani, e dall’odore
di tabacco si apre il tuo profumo appena suggerito
che mi ferma il cuore e risale in bocca. Accado, allora,
e mi lascio portare, dentro questa cosa che mi fa accadere
affidato al tempo come una foglia nel fiume.
Senza nome, ma con il tuo nome ben inciso.

Pierluigi  Cappello,  da Stato di quiete. Poesie 2010 – 2016, BUR

 

*ascoltando Yann Tiersen – Sur le fil (piano)

 

Anche il corpo

Particolare da Il bacio di Gustav Klimt,1907-08, Österreichische Galerie Belvedere di Vienna

Particolare da Il bacio di Gustav Klimt, 1907-08, Österreichische Galerie Belvedere di Vienna

Non c’è sempre e solo pensiero etereo nelle poesie, molto spesso prende voce anche il corpo con la sua sensualità.

Due corpi fronte a fronte
sono a volte due onde
e la notte l’oceano.

Due corpi fronte a fronte
sono a volte due pietre
e la notte deserto.

Due corpi fronte a fronte
sono a volte radici
nella notte allacciate.

Due corpi fronte a fronte
sono a volte due lame
e la notte baleno.

Due corpi fronte a fronte
son due stelle cadenti
nel firmamento vuoto.

Octavio Paz (Città del Messico,  1914 – Città del Messico, 1998), traduzione di Maria Pia Lamberti, dalla rivista “Poesia”, Anno IX, Novembre 1996, N. 100, Crocetti Editore

 

La tua mano, lasciala andare
sulla mia pelle, vieni vicino
ché il bene che nasce vedendoti,
vedendoti cresce nello smalto
dei tuoi occhi;
nel cuore dei miei occhi, amore,
vieni qui sebbene umore,
amore, non so cosa confonda,
i capelli che ti pettinano l’arco della schiena nuda
come la verità senza vergogna
o l’esserti qui
vita in vita che si arroventa in vita
testa con testa, capello con capello
carne sangue seme per te
maturata d’amore col maturare della luna
cresciuta in me per maturare l’amore;
 
vieni qui
che io vorrei per te la parola piú alta,
alta in questo maltempo d’inverno
come il primo grido della primavera cruda,
ma tu vieni qui lo stesso, la verità è dentro i bambini,
carne che arde.

La tô man, lassile lâ su la mê
piel, ven dongje che il ben ch’al nas viodinti
viodinti al cres tal lustri dai tiei vôi
tal cûr dai miei vôi, amôr,
ven chì siben che umôr
amôr no sai ce ch’al confont,
i cjavêi ch’a ti petenin l’arc da la schene nude
come la veretât cence vergogne
o il jessiti achì
vite in vite che s’imburìs in vite
cjâf cun cjâf cjavêl cun cjavêl
cjar sanc semence par te
maduride d’amôr cul madurî de lune
cressude in me par madurî l’amôr;

ven chì
ch’o volarès par te la peraule plui alte
alte in chest maltimp d’unvier
come il prin crît de primevere crude
ma tu ven chì distès, la veretât e je intai fruts,
cjar incandive.

Pierluigi Cappello, da Amors, in Azzurro Elementare, 2013

 

Il lenzuolo di sopra

Mi sono messo, piegato con cura
tra la biancheria dell’armadio
Hai tolto le lenzuola per il letto
e mi hai steso come lenzuolo di sopra
Sei scivolata sotto
e ti ho coperta centimetro per centimetro
Poi ci ha travolto l’uragano
e siamo caduti ansimanti nell’occhio del ciclone
Adesso giaci sudata
con lo sguardo fisso al soffitto
e il lenzuolo di sopra ancora impigliato tra le tue gambe.

Óscar Hahn (Iquique, 1938), da Mal de amor, 1981

 

*ascoltando Elmore James – Make A Little Love https://www.youtube.com/watch?v=KsfOpdp4r6Q

Ancora su anima e corpo qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/01/06/anima-corpo/