Un soffio di nonsense

modalità erba alta

La poesia del non-senso (ma in generale tutta la letteratura nonsense) si basa sull’equilibrio tra ordine e caos, tra il senso compiuto e l’assurdo, tra la realtà logica e il paradossale o il fantastico, e si esprime mediante strani giochi di parole, accostamenti grotteschi e surreali (qui riporto due poesie di Toti Scialoja, uno dei maestri del non-senso, in Italia).

Prova anche tu a scrivere due versi di poetico non-senso: puoi partire anche dalla realtà… che in fondo non è sempre così logica e sensata come vorremmo che fosse.

Che fai maggio piovendo con l’oro nei ruscelli
che fai pioggia poggiando le gocce sui cancelli
che fai poggio reggendo le nuvole e i castelli
che fai reggia raggiando sotto un volo d’uccelli
che fai raggio spiando la ruggine e i coltelli
che fai spiaggia giocando con la spuma a brandelli
che fai faggio filtrando il sole sugli anelli
che fai saggia dormendo coi ragni nei capelli?

***
“Caspita!” disse un aspide
capitato per caso sul Mar Caspio
“Queste ripe son ripide, son ispide!
Un sito così inospite è fantastico!”

Una zanzara di Zanzibàr
andava a zonzo, entrò in un bar,
«Zuzzerellona!» le disse un tal
«mastica zenzero se hai mal di mar».

Sogno che una zanzara con le staffe
mi dica: «Salta in groppa! La tariffa
del volo è quella antica – non far gaffe –
e tenera è la notte a Teneriffa».

Le cicale di Lucca
perché ciascuna n’abbia
si passano la cicca
bruciandosi le labbra.

C’è una lepre, a Mestre, a destra,
che rimesta la minestra,
dopo un sorso si fa mesta,
lesta lesta la rovescia
a sinistra, fuori della finestra

Toti Scialoja (Roma, 1914-1998), da Versi del senso perso, Einaudi, 1989

⇔ ascoltando Rino Gaetano – Glu-glu https://www.youtube.com/watch?v=Af8re_Z9024

Rassicurante confusione

Mantenere il caos per non rischiare di capire tutto chiaramente è una strategia che a volte può sembrare un buon rifugio.

Qual è stata la strategia di “sopravvivenza” più efficace che hai sperimentato?

Ma prima di morire
forse potrò capire
la mia incerta condizione.

Forse per non morire
continuo a non capire
sicura in questa chiara confusione.

Patrizia Cavalli, da Vita Meravigliosa, Einaudi, Torino 2020.

♦ ascoltando King Crimson – Epitaph https://www.youtube.com/watch?v=vXrpFxHfppI

“Che direbbe la gente?”

purple

(La vita è troppo breve per farsi ancora questa domanda)

Che direbbe

Che direbbe la gente, limitata e vacua,
se in un giorno fortuito, per ultrafantasia,
mi tingessi i capelli d’argento e di viola,
indossassi un peplo greco, cambiassi la pettinina,
con un cerchietto di fiori: myosotis o gelsomini,
cantassi per le strade al passo dei violini,
o dicessi i miei versi percorrendo le piazze,
liberato il mio gusto da volgari museruole?
 
Riempiendo i marciapiedi verrebbero a guardarmi?
Mi brucerebbero come hanno bruciato le streghe?
Campane risuonerebbero per chiamare alla messa?
 
In verità, pensandoci, m’è venuto un po’ da ridere.

Alfonsina Storni  (1892, Svizzera – 1938 Argentina), da El dulce daño (Il dolce danno), 1918

***

¿Qué diría?

¿Qué diría la gente, recortada y vacía,
si en un día fortuito, por ultra fantasía,
me tiñera el cabello de plateado y violeta,
usara peplo griego, cambiara la peineta
por cintillo de flores: miosotis o jazmines,
cantara por las calles al compás de violines,
o dijera mis versos recorriendo las plazas,
libertado mi gusto de vulgares mordazas?

¿Irían a mirarme cubriendo las aceras?
¿Me quemarían corno quemaron hechiceras?
¿Campanas tocarían para llamar a misa?

En verdad que pensarlo me da un poco de risa.

ascoltando Manu Chao – Bongo Bong https://www.youtube.com/watch?v=BCoP7G2K7Hc

Di rose e di mani

white rose

Tu quali rose coltiv(erest)i?

Coltivo una rosa bianca
in luglio come in gennaio
per l’amico sincero
che mi dà la sua mano franca.

Per chi mi vuol male e mi stanca
questo cuore con cui vivo
cardi né ortiche coltivo
coltivo una rosa bianca.

José Julián Martí Pérez (L’Avana, 1853 –1895), traduzione di Sergio Endrigo

***

Cultivo una rosa blanca
en junio como en enero
para el amigo sincero
que me da su mano franca.

Y para el cruel que me arranca
el corazón con que vivo,
cardo ni ortiga cultivo;
cultivo una rosa blanca.

 

♥ ascoltando Guantanamera (cover di Joan Baez) https://www.youtube.com/watch?v=MRTC3cfWfGk

Siamo logici! (Consiglio un libro – n. 7)

L'infinito di Leopardi (quello vero)

I poeti (classici e moderni), con il loro continuo borbottio metaforico  e con le loro immagini assurde, proprio non ti vanno giù? Pensi che poeti e poetastri si siano sempre fatti,  e ancora continuino a farsi, dei grandissimi film mentali? Adesso puoi vendicarti con garbo (senza arrivare – mi raccomando! –  a queste conclusioni estreme di cui parlavo qualche tempo fa) leggendo un libro insolito e divertentissimo. Alberto Piancastelli in Pignolerie, con un’ironica, meticolosa e logicissima pignoleria, appunto, ci fa divertire facendo scientificamente “a pezzi” le poesie più famose e studiate dei poeti classici italiani. Un libro gustosissimo…

anche (o soprattutto) per chi, in fin dei conti, i poeti non li detesta. emoticon-faccina-arrossata

 

«Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando…»

Leopardi sale su un colle per contemplare il panorama, ma una siepe gli impedisce di vedere bene l’orizzonte.

Una persona normale si sarebbe spostata di qualche metro e sarebbe finita lì. Ma Leopardi è Leopardi. Non si sposta e ci informa che la siepe non gli copre del tutto la vista dell’orizzonte, ma “tanta parte”.

Tanta parte quanta?

Difficile dirlo… tanto, poco… sono termini che non definiscono  quantità certe.

La parte esclusa, per esser “tanta”, dovrebbe essere almeno la maggioranza dell’orizzonte, ma non la totalità.

Quindi, anche solo un punto percentuale più del 50%, fino a un massimo del 99%.

Un 1% minimo dell’orizzonte bisogna che Leopardi riesca a vederlo, se no avrebbe detto “da tutto l’orizzonte il guardo esclude”. In tal caso la poesia l’avrebbe potuta intitolare direttamente “Siepe”, ma non credo avrebbe avuto lo stesso successo. (…)

Leopardi pare però rammaricarsi in particolare del fatto che la siepe gli escluda la vista dell’ultimo orizzonte. Di questo non serve che si rammarichi, perché l’orizzonte non poteva essere l’ultimo (…) L’ultimo orizzonte può esser solo il più lontano fra tutti quelli che fanno parte di una serie. (…) Non è che dal colle Leopardi potesse vedere trenta orizzonti, e quindi ce n’era un primo, un sesto e un ultimo impallato dalla siepe. (…) Per poter  descrivere l’ultimo orizzonte però avrebbe potuto scrivere L’Infinito dalla cima dell’Everest nel 1819. Ipotesi azzardata, ma che non possiamo escludere a priori. In fondo amava isolarsi, e in Himalaya avrebbe trovato le condizioni ideali per esprimere la sua capacità di astrazione metafisica.

Immagino gli scettici:

“Ma figurati, non è possibile, non aveva il fisico né l’abbigliamento adeguato, le bombole di ossigeno…”.

Lascia stare! Leopardi non usava parole a vanvera. L’ultimo orizzonte poteva vederlo solo da là. Come ci sia salito è un’altra storia.

Piuttosto la siepe.

Che tipo di siepe potrebbe attecchire sull’Everest? (…)

Alberto Piancastelli, da Pignolerie (pp. 131-136), Quodlibet Compagnia Extra, 2020

♦ ascoltando  Supertrump –The Logical Song https://www.youtube.com/watch?v=low6Coqrw9Y

Basta domande

stopthequestions

Le risposte arrivano quando non le cerchi?

Solo alle fragole

A tutte le domande che senza tempo
hanno tormentato le mie mani
– e smetterò mai di mordicchiarmi le unghie?
è una domanda, un’altra – ho cercato
di sovrapporre una risposta: ho chiesto
a tutti e ho chiesto  alle nuvole
ai libri alle foglie, ho chiesto e ho chiesto. 
Ho invocato risposte, ma risposte
non ho mai avute. Solo alle fragole,
un giorno di stanchezza, ho concesso
la facoltà di non rispondere,
anzi di più: non ho proprio chiesto nulla.
È stato allora che qualcosa ho capito.

©IreneMarchi 2021

♥ ascoltando  The Beatles – Strawberry Fields Forever https://www.youtube.com/watch?v=HtUH9z_Oey8

Qualcosa di puro e semplice

fontana bianconeroblu

Pur* e semplice come… (continua tu la frase)

 

Ci saranno ancora nel mondo
cose tanto semplici e tanto pure
come l’acqua bevuta nel palmo delle mani?

Mario Quintana (Brasile, 1906  – 1994) da Mario Quintana –  Per vivere con poesia, a cura di Marcio Vassallo,  traduzione di Natale Fioretto

♣ ascoltando Lynyrd Skynyrd – Pure and Simplehttps://www.youtube.com/watch?v=9_ypxJ1LigI

Sui libri di poesie

librodipoesie

Trattali bene i libri di poesie: scrivi qualcosa sui margini delle pagine, colorali, sottolineali, dagli vita con i segnalibri. Se un giorno ti capiterà di rileggerli, quelle poesie sapranno raccontare molte cose di te.

L’impaginazione

I libri di poesie devono avere margini spaziosi e molte pagine in bianco e sufficienti spazi vuoti nelle pagine stampate, perché i bambini possano riempirli di disegni – gatti, uomini, aeroplani, case, comignoli, alberi, lune, ponti, automobili, cani, cavalli, buoi, trecce, stelle – che entreranno anch’essi a far parte dei poemi…

***

Os livros de poemas devem ter margens largas e muitas páginas em branco e suficientes claros nas páginas impressas, para que as crianças possam enchê-los de desenhos – gatos, homens, aviões, casas, chaminés, árvores, luas, pontes, automóveis, cachorros, cavalos, bois, tranças, estrelas – que passarão também a fazer parte dos poemas…

Mario Quintana (Brasile, 1906 – 1994), da Quem ama inventa – traduzione di Pierino Bonifazio, Liberodiscrivere edizioni

♥ ascoltando Toquinho – Acquarellohttps://www.youtube.com/watch?v=oacYBsND5kw

Le risposte dei fiori

 

 casa rosa copia

Hai mai fatto una domanda a un fiore o a un albero?

Ti hanno risposto?


Dimmi, geranio del giardino
sai dove se n’è andata l’anima?
Il corpo assente
e le mie mani non riescono a ricamare i suoi ricordi.
Non so dove tu sia, anima mia
spero solo che tu vada di buon passo.
Non parlare con l’usignolo
perderesti il volo nell’ombra.
Non è ancora tempo
di incontrare l’albero dell’inizio.


Carmen Cristina Wolf (Caracas, 1950), da
Atavíos, Editorial El Pez Soluble,  traduzione di Silvano Bottaro

 

♣ ascoltando Joe Satriani – Wind In The Trees https://www.youtube.com/watch?v=0TO4ejwSzus

Sperando di non dare fastidio

permesso
Non so tu, ma io, da sempre, mi porto dietro l’ingombrante paura di “dare fastidio”. Perciò questa poesia mi ha colpita a prima lettura e ora la trascrivo qui, sperando appunto…

– Ma quando crescerò, tu diventerai piccolo?
– No, diventerò vecchio…
– E poi andrai in cielo?
– Sì, e tu diventerai vecchio.
– No, io non diventerò vecchio. Ma è vero che dal cielo si può riscendere?
– Be’… forse… Ma non serve, perché in cielo si sta bene… e quando sarò in cielo, ti aspetterò. Poi verrai anche tu e staremo insieme in cielo. Sei contento?
– …Ma perché non possiamo stare qui?
– Be’…
– Ma che, diamo fastidio a qualcuno?

Claudio Damiani (Foggia, 1957), da Poesie, Fazi, 2010

♥ ascoltando Debussy – Children’s Corner (Ivan Moravec) https://www.youtube.com/watch?v=3TVJae0RneA