“… Che tu sei qui…”

walt whitman

Walt Whitman,  Ahimè! Ah vita! (da By the Roadside), da Foglie d’erba, nella traduzione di Giuseppe Conte,  Mondadori, 1991.

Che tu sei qui – che esiste la vita e l’individuo, che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un tuo verso” o una tua parola o gesto… : trovo che questi versi di Whitman siano tra le cose più consolatorie e propositive che si possano leggere (il concentrato, anzi di più, di un manuale di self-help!).

* ascoltando Johnny Thunder – I’m Alive

Incontri

Gli incontri avvengono sempre nei momenti in cui la mente è molto libera o molto affollata: nel primo caso avvengono per donare alla nostra anima qualcosa di nuovo, nel secondo per liberare la nostra vita da qualcosa di sbagliato. Osho

incontro copia

Ci sono incontri che ci aspettano da sempre: con un’idea, con una persona, con un luogo, con una passione. Incontri che si fanno attendere e  l’attesa, in qualche modo, ci sfianca. Altri che invece non sono ancora nati in modo consapevole nei nostri pensieri. Ma ci sono. E no, non dirò “poi ci sono gli incontri che non avverranno mai”: questi  evidentemente non ci stavano aspettando. Ci sono piuttosto gli incontri che non ci accorgiamo di avere già fatto e ancora ci guardiamo attorno cercando qualcosa che già era con noi da molto tempo. Se stai aspettando uno di questi incontri, qualunque  esso sia, ti auguro di riconoscerlo, quando avverrà.

Incontro

Queste dure colline che han fatto il mio corpo
e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio
di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.

L’ho incontrata, una sera: una macchia più chiara
sotto le stelle ambigue, nella foschia d’estate.
Era intorno il sentore di queste colline
più profondo dell’ombra, e d’un tratto suonò
come uscisse da queste colline, una voce più netta
e aspra insieme, una voce di tempi perduti.

Qualche volta la vedo, e mi vive dinanzi
definita, immutabile, come un ricordo.
Io non ho mai potuto afferrarla: la sua realtà
ogni volta mi sfugge e mi porta lontano.
Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane:
mi sorprende, e pensarla, un ricordo remoto
dell’infanzia vissuta tra queste colline,
tanto è giovane. È come il mattino, mi accenna negli occhi
tutti i cieli lontani di quei mattini remoti.
E ha negli occhi un proposito fermo: la luce più netta
che abbia avuto mai l’alba su queste colline.

L’ho creata dal fondo di tutte le cose
che mi sono più care, e non riesco a comprenderla

Cesare Pavese,  da Lavorare stanca (1936).

 

Dall’ondeggiante oceano, la folla

Dall’ondeggiante oceano, la folla, venne teneramente a
me una goccia,
mormorando Io ti amo, tra non molto morirò
ho fatto un lungo viaggio solo per guardarti, toccarti,
perché non potevo morire sinché non ti avessi guardato,
perché temevo di poterti poi perdere.

Ora ci siamo incontrati, ci siamo guardati, siamo salvi,
ritorna in pace all’oceano mio amore,
anch’io sono parte di quell’oceano amore, non siamo così
separati,
considera il grande globo, la coesione di tutto, quando è
perfetta!
Ma per me, per te, il mare irresistibile deve separarci,
e se per un’ora ci tiene lontani, non può tenerci lontani
per sempre;
non essere impaziente – un istante – sappi che io saluto
l’aria, l’oceano e la terra,
ogni giorno al tramonto per amor tuo, amore.

Walt Withman, da Children of Adam, in Foglie d’erba, traduzione di Giuseppe Conte.

 

Nessuno potrà
vedermi né chiedermi
qualcosa – In sogno
verrò da te stanotte,
non chiudere la porta del sogno.

Kakinomoto No Hitomaro, (660 ca. – 708 ca.).

 

* Io ascolterei: Elisa – L’anima vola; Francesco Guccini – Incontro; Marillion – This Train is My Life.

Lista delle cose da fare: 6 – restare semplici

“Che fine ha fatto la semplicità? Sembriamo tutti messi su un palcoscenico e ci sentiamo tutti in dovere di dare spettacolo.”  Charles Bukowski

semplicità

Restare semplici al di là di ogni “maschera”, restare semplici  per amare ancora le cose semplici. Semplici come un pezzo di sole che entra dalla finestra, come il caffè che sale brontolando, come una stretta di mano (ma stretta però!), come la parola “ciao” se detta con un po’ di calore. Ciao!

Valore

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca, da Opera sull’acqua e altre poesie, Einaudi.

 

(…) Credo che una foglia d’erba non sia meno di un giorno di
lavoro delle stelle,
e ugualmente è perfetta la formica, e un granello di sabbia,
e l’uovo dello scricciolo,
e una raganella è un capolavoro dei più alti,
e il rovo rampicante potrebbe adornare i salotti del cielo,
e la più stretta linea della mia mano se la può ridere di
ogni meccanismo,
e la vacca che rumina a testa bassa supera ogni statua,
e un topo è un miracolo sufficiente a far vacillare miriadi
di miscredenti. (…)

Walt Whitman, parte XXXI da Il canto di me stesso, in Inscriptions (Dediche), in Foglie d’erba, traduzione di Giuseppe Conte.

 

La semplicità

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.
E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.
Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili,
di finire alla mercé di chi ci sta di fronte.
Non ci esponiamo mai.
Perché ci manca la forza di essere uomini,
quella che ci fa accettare i nostri limiti,
che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia,
in forza appunto.

Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,
sentire gli odori delle cose,
catturarne l’anima.
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.

Alda Merini

* Ascoltando: Lynyrd Skynyrd  – Simple Man https://www.youtube.com/watch?v=sHQ_aTjXObs

Due domande e due risposte

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Spesso le domande restano senza risposte (anche nelle poesie), ma qui invece siamo di fronte a due domande con le relative risposte.
Due risposte bellissime che cantano il ciclo infinito della natura e il ‘potente spettacolo’ della vita.
I versi, dallo stile inconfondibile, sono di Walt Whitman.

 

La voce della pioggia (da Sands at Seventy)

E tu chi sei? chiesi alla pioggia che scendeva dolce,
e che, strano a dirsi, mi rispose, come traduco di seguito:
sono il Poema della Terra, disse la voce della pioggia,
eterna mi sollevo impalpabile su dalla terraferma e dal
mare insondabile,
su verso il cielo, da dove, in forma labile, totalmente
cambiata, eppure la stessa,
discendo a bagnare i terreni aridi, scheletriti, le distese di
polvere del mondo,
e ciò che in essi senza di me sarebbe solo seme, latente,
non nato;
e sempre, di giorno e di notte, restituisco vita alla mia
stessa origine, la faccio pura, la abbellisco;
(perché il canto, emerso dal suo luogo natale, dopo il
compimento, l’errare,
sia che di esso importi o no, debitamente ritorna con
amore.)

 

Ahimè! Ah vita! (da By the Roadside)

Ahimè! Ah vita! di queste domande che ricorrono,
degli infiniti cortei di senza fede, di città piene di
sciocchi,
di me stesso che sempre mi rimprovero (perché chi più
sciocco di me, e chi più senza fede?)
di occhi che invano bramano la luce, di meschini scopi,
della battaglia sempre rinnovata,
dei poveri risultati di tutto, della folla che vedo sordida
camminare a fatica attorno a me,
dei vuoti ed inutili anni degli altri, io con gli altri legato
in tanti nodi,
la domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre –
Che cosa c’è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita?

Risposta
Che tu sei qui – che esiste la vita e l’individuo,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi
con un tuo verso.

 

Poesie tratte da Foglie d’erba, nella traduzione di Giuseppe Conte,  Mondadori, 1991.

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