Giochiamo? Neanche troppo…

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 Poesie che giocano con le parole, con gli elementi della grammatica. I testi riportati qui sotto sono di un poeta surrealista (e drammaturgo) francese, Jean Tardieu (1903-1995): usa le parole in modo imprevisto e riesce a scoprirvi dentro qualcosa di nuovo, dimostrando che anche un “elemento grammaticale” può essere pieno di vita e può esprimere un’emozione.

(Ma che dire degli elementi grammaticali che usiamo noi nei nostri discorsi troppo spesso senza verità? Parole parole parole: faremo ci vedremo andremo  volemose bene passeremo chiameremo vedrai restiamo amici… certo, come no! Faremo… faremo  meglio a stare zitti talvolta, tutti,  a meno che non ci si stia allenando anche noi come novelli poeti surrealisti. Oppure parliamo solo del tempo, ché lì, si sa, decide lui, dunque noi non abbiamo alcuna responsabilità…).

 

Coniugazioni e interrogazioni

Andrò non andrò andrò non andrò
Tornerò Tornerò?
Tornerò non Tornerò
 
Tuttavia partirò (sarei già partito?)
Parito  ritornerò?
E se partissi? E se non partissi? E se non tornassi?
È partita, lei! È proprio partita Non torna.
Tornerà? Non credo Non credo che torni
Tu sei qui Sei qui tu? A volte non sei qui.
Se ne vanno, loro. Vanno vengono
Partono non partono tornano non tornano più
Se partissi, ritornerebbero?
Se restassi, partirebbero?
Se io parto, parti tu?
Stiamo per partire?
Stiamo per restare?
Stiamo per partire?

 

 
Interrogazione e negazione

Voi? Io?
No, nessuno
nessuno mai
no veramente nessuno mai.

Come? Né dove,
né che cosa,
né come?
No veramente nessuno mai
da nessuna parte
niente e nessuno
mai
no mai
mai mai mai
mai
mai
no, mai.

 

L’eterno fanciullo

Piacere tanto tante grazie
Grazie mille volte grazie
Grazie mille volte grazie.
A presto Ma no Ma sì
Non è niente ma le pare.

A Domenica a Lunedì
A Martedì a Mercoledì
Sì così: piuttosto Venerdì
Mattina, voglio dire a mezzogiorno
Sin dall’aurora prima di notte.
Senza complimenti per di qua.
Troppo gentile. Buona notte.

I tre testi sono di Jean Tardieu, da  L’inesprimibile silenzio, Bulzoni, Roma 1980, traduzione di Sergio Zoppi.

*Tanto per cantare: The Beatles – Obladi Oblada.

 

La nostra parte di mondo

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La nostra parte di mondo

È nebbia, dallʼalto,
solo nebbia di oggetti
rincorsi
afferrati
(non) consumati
gettati,
pulviscolo  denso
di raffinati inganni
signorili insensatezze
prestigiose bugie
irrinunciabili desolazioni
lussuosi abbandoni
modernissime solitudini.
È nebbia, dallʼalto,
triste sudore di inutili fatiche.

©Irene Marchi 2015, tratta da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore