Rompere le righe! (E con questo si conclude la lista delle cose da fare)

“Neanch’io sono domato, neanche un po’ – anch’io sono intraducibile,
emetto il mio barbarico urlo sopra i tetti del mondo”. Walt Whitman

vigna

Rompiamo le righe  (se siamo sicuri di non fare del male a nessuno)! Rompiamo le righe dettate dalle convenzioni, dal conformismo, dalle abitudini soffocanti, dalle ipocrisie e da tutte le mode.
Viva la libertà!

L’asino della classe

Dice no con la testa
ma dice sì con il cuore
dice sì a ciò che ama
dice no al professore
è in piedi
lo interrogano
e tutti i problemi sono posti
d’improvviso gli prende la ridarella
e cancella tutto
i numeri e le parole
le date e i nomi
le frasi e i tranelli
e malgrado le minacce del maestro
tra le urla dei ragazzi prodigio
con gessi di tutti i colori
sulla lavagna dell’infelicità
disegna il volto della felicità.

Jaques Prévert, in Poesie d’amore e libertà, Guanda Editore.

 

Non ti salvare

Non rimanere immobile
sull’orlo della strada
non raffreddare la gioia
non amare indolente
non ti salvare ora
né mai

non ti salvare
non riempirti di calma
non tenerti del mondo
solo un angolo quieto

non chiudere le palpebre
pese come sentenze
non restare senza labbra
non dormire senza sonno
non pensare senza sangue

ma se

malgrado tutto
non lo puoi evitare
e raffreddi la gioia
e ami con indolenza
e ancora ti salvi
e ti riempi di calma
e ti tieni del mondo
solo un angolo quieto
e lasci cadere le palpebre
pese come sentenze
e ti asciughi senza labbra
e dormi senza sonno
e pensi senza sangue
e giudichi senza tempo
e immobile ti fermi
sull’orlo della strada
e ti salvi

allora
non restare con me.

Mario Benedetti,  Poemas de otros (1973-1974), in Mario Benedetti, Inventario, Le Lettere, traduzione di Martha L. Canfeld.

 

Mio malgrado…

Assunto mio malgrado nella fabbrica delle idee
mi sono rifiutato di timbrare il cartellino.
Mobilitato altresì nell’esercito delle idee
ho disertato.
Non ho mai capito granché.
Non c’è mai granché
né piccolo che.
C’è altro.
Altro
vuol dire che amo chi mi piace
e ció che faccio.

Jaques Prévert, testo e traduzione dal web.

 

E se non puoi la vita che desideri

E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano
gioco dissennato degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.

Costantino Kavafis, in Settantacinque poesie, traduzione di Nelo Risi e Margherita Dalmati, Einaudi

* ascoltando:  Cat Stevens – If You Want To Sing Out, Sing Out; Queen – Innuendo; di Edoardo Bennato In fila per tre  e Venderò.

papaveripazzi

 

Lista delle cose da fare: 9 – alzare lo sguardo e guardare gli alberi

“Parla ascolta rispondimi
ciò che dice il tuono
lo comprende il bosco”
Octavio Paz, da Durata, IV,  in Salamandra (in Il fuoco di ogni giorno).

alberi

 

Dicono che abbracciare gli alberi faccia bene al corpo e alla mente: l’energia positiva che se ne riceve pare possa anche aiutare a ridimensionare un po’ le ansie e i problemi… vale la pena tentare!

Ma anche solo alzare lo sguardo verso l’alto, ogni tanto, e provare a percepire il respiro lento di quei rami, verdi o spogli che siano, un po’ riesce a calmare (anche se lo sguardo  vorrebbe rimanere tenacemente attaccato al suolo… forse in cerca di soluzioni?).

 

Alberi

In gergo
la gente chiama foglie
orecchie
come se avvertisse che
conoscono la musica.
Ma la lingua verde degli alberi
è un ben più antico gergo.
Chi può sapere ciò che essi dicono
quando parlano agli uomini.
Gli alberi parlano albero
come i fanciulli parlano fanciullo.
Quando un figlio
di donna e d’uomo
rivolge la parola ad un albero
l’albero  risponde
il fanciullo capisce

Jaques Prévert, da Alberi, traduzione di Roberto Carifi, Guanda Editore.

 

Tante foreste

Tante foreste strappate alla terra
e massacrate
distrutte
rotativizzate

Tante foreste sacrificate per la pasta da carta
di miliardi di giornali che attirano annualmente l’attenzione dei lettori
sui pericoli del disboscamento delle selve e delle foreste.

Jaques Prévert, da Poesie, traduzione di G.D. Giaghi, Guanda Editore.

 

Cuore di legno

Il mio vicino di casa è robusto.
È un ippocastano di corso Re Umberto,
ha la mia età ma non la dimostra.
Alberga passeri e merli, e non ha vergogna,
in aprile, di spingere gemme e foglie,
fiori fragili a maggio,
a settembre ricci dalle spine innocue
con dentro lucide castagne tanniche.
È un impostore, ma ingenuo: vuole farsi credere
emulo del suo bravo fratello di montagna
signore di frutti dolci e di funghi preziosi.
Non vive bene. Gli calpestano le radici
i tram numero otto e diciannove
ogni cinque minuti; ne rimane intronato
e cresce, storto, come se volesse andarsene.
Anno per anno, succhia lenti veleni
dal sottosuolo saturo di metano;
è abbeverato d’orina di cani,
le rughe del suo sughero sono intasate
dalla polvere settica dei viali;
sotto la scorza pendono, crisalidi
morte, che non saranno mai farfalle.
Eppure, nel suo tardo cuore di legno
sente e gode il tornare delle stagioni.

Primo Levi, da Ad ora incerta, 1984, Garzanti.

 

Prossimo lontano

Ieri sera un frassino
sul punto di dirmi
qualcosa – tacque

Octavio Paz, da Versante Est (1962-1968), in Il fuoco di ogni giorno, traduzione di Ernesto Franco.

P.S. Metto qui sotto anche una mia poesia non perché mi ritenga “poeta” come gli scrittori sopracitati, ovviamente, ma perché davvero questa poesia l’ho “provata” e un po’ funziona (mi piacerebbe sapere se qualcuno ha avuto la stessa esperienza di consolazione…).

Guarda gli alberi

Ti seguono ovunque
quelle ombre di pensieri
assordanti
quella presenza di una vita
assente
quella sicura incertezza
nella mente, nel corpo.
Ma alza gli occhi, guarda gli alberi,
non è una moda
gli alberi sono anche tuoi
e tra i rami
il cielo
trattenuto delle foglie:
non cade  a novembre.
Alza gli occhi,
gli alberi  non  ti chiederanno cosa fai,
cosa sei diventato.

Irene Marchi,  da Fiori, mine e alcune domande, 2015, Sillabe di Sale Editore

*ascoltando: Jethro Tull – Songs From The Wood; John Butler Trio – Trees; Paul McCartney – Little Willow; The Cure – A Forest.

(ancora alberi da abbracciare, qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/07/31/abbraccia-un-albero/)

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Lista delle cose da fare: 8 – … e poi anche ridere!

“La vita senza allegria è una lampada senza olio”. Walter Scott, Il pirata

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Sì: ridere e difendere un po’ di allegria, sempre e comunque.  Trovare lo spazio per una risata, tra amici, con il gatto, da soli… trovare lo spazio per ascoltare quella musica che riesce ogni volta a strapparci un sorriso, per fare almeno una cosa che ci fa stare bene. Incredibilmente bene, al di là di tutto. “Alegría! Come un lampo di vita…” (cit.).

Vengano infine

Vengano infine le alte allegrie,
le ardenti aurore, le notti calme,
venga la pace agognata, le armonie,
e il riscatto del frutto, e il fiore delle anime.
Che vengano, amor mio, perché questi giorni
son di stanchezza mortale,
di rabbia e agonia
e nulla.

José Saramago, da Probabilmente allegria, in José Saramago – Poesie, Einaudi, 2002.

 

Difesa dell’allegria

Difendere l’allegria come una trincea
difenderla dallo scandalo e dalla routine
dalla miseria e dai miserabili
dalle assenze transitorie
e da quelle definitive

difendere l’allegria come un principio
difenderla dallo sbalordimento e dagli incubi
dai neutrali e dai neutroni
dalle dolci infamie
e dalle gravi diagnosi

difendere l’allegria come una bandiera
difenderla dal fulmine e dalla malinconia
dagli ingenui e dalle canaglie
dalla retorica e dagli arresti cardiaci
dalle endemie e dalle accademie

difendere l’allegria come un destino
difenderla dal fuoco e dai pompieri
dai suicidi e dagli omicidi
dalle vacanze e dalla fatica
dall’obbligo di essere allegri

difendere l’allegria come una certezza
difenderla dall’ossido e dal sudiciume
dalla famosa patina del tempo
dalla rugiada e dall’opportunismo
dai prosseneti della risata

difendere l’allegria come un diritto
difenderla da Dio e dall’inverno
dalle maiuscole e dalla morte
dai cognomi e dalle pene
dal caso
e anche dall’allegria.

Mario Benedetti (Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia, Paso de los Toros, 1920 – Montevideo, 2009), testo dal web, traduzione di Raffaella Marzano.

*testo originale:

Defender la alegría

Defender la alegría como una trinchera
defenderla del escándalo y la rutina
de la miseria y los miserables
de las ausencias transitorias
y las definitivas

defender la alegría como un principio
defenderla del pasmo y las pesadillas
de los neutrales y de los neutrones
de las dulces infamias
y los graves diagnósticos

defender la alegría como una bandera
defenderla del rayo y la melancolía
de los ingenuos y de los canallas
de la retórica y los paros cardiacos
de las endemias y las academias

defender la alegría como un destino
defenderla del fuego y de los bomberos
de los suicidas y los homicidas
de las vacaciones y del agobio
de la obligación de estar alegres

defender la alegría como una certeza
defenderla del óxido y la roña
de la famosa pátina del tiempo
del relente y del oportunismo
de los proxenetas de la risa

defender la alegría como un derecho
defenderla de dios y del invierno
de las mayúsculas y de la muerte
de los apellidos y las lástimas
del azar
y también de la alegría.

 

Allegria

Faceva freddo. Il vento
mi tagliava le dita.
Ero senza fiato. Non ero
stato mai più contento.

Giorgio Caproni, da L’opera in versi, Mondadori, 1998.

 

* ascoltando: Francesca Gagnon (Cirque du Soleil) – Alegría; Dire Straits – Walk of Life; Giorgio Gaber – L’illogica allegria; R.E.M. – Shiny Happy People.

Lista delle cose da fare: 7 – resistere! (Ma piangere liberamente)

“Le lacrime sono lo sciorgliesi del ghiaccio dell’anima. E a chi piange, tutti gli angeli sono vicini”. Hermann Hesse

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Lo so, è difficilissimo: come rocce, resistere al vento contrario (e quante volte è contrario!), ma piangere comunque, se ne sentiamo il bisogno.
Ti vergogni delle lacrime, tu che stai imparando dalle rocce? Puoi sempre dire che sono gocce di rugiada o spruzzi delle onde.

 

La primavera parte:
pianto fra gli uccelli e lacrime
negli occhi dei pesci.

Matsuo Basho (1644 – 1694), testo dal web

 

Come un libro aperto

Come un libro aperto
leggo nel fondo dei tuoi occhi.
Perché la bocca sorride
se gli occhi la smentiscono?
Piangi, non vergognarti
di confessare
che mi amasti.
Piangi. Nessuno vede.
Guarda.
Io sono un uomo, eppure piango.

Gustavo Adolfo Bécquer (Siviglia 1836 – 1870), n. XLIV da Rimas.

testo originale:

Como en un libro abierto
leo de tus pupilas en el fondo.
¿A qué fingir el labio
risas que se desmienten con los ojos?
¡Llora! No te avergüences
de confesar que me quisiste un poco.
¡Llora! Nadie nos mira.
Ya ves; yo soy un hombre… y también llor.

 

Io sono una roccia

Io sono una roccia, ho visto la vita e la morte,
ho conosciuto la fortuna, la preoccupazione e il dolore.
Io vivo una vita da roccia.
Sono una parte di nostra Madre, La Terra.
Ho sentito battere il suo cuore sul mio,
ho sentito i suoi dolori e la sua gioia.
Io vivo una vita da roccia.
Sono una parte di nostro Padre, il Grande Mistero.
Ho sentito le sue preoccupazioni e la sua saggezza.
Ho visto le sue creature, i miei fratelli,
gli animali, gli uccelli, i fiumi e i venti parlanti, gli alberi,
tutto quello che è sulla Terra
e tutto quello che nell’Universo è.
Io sono parente delle stelle.
Io posso parlare, quando conversi con me
e ti ascolterò, quando parlerai.
Io ti posso aiutare, quando hai bisogno di aiuto.
Ma non mi ferire, perché io posso sentire, come te.
Io ho la forza di guarire, eppure all’inizio tu dovrai cercarla.
Forse tu pensi che io sia solo una roccia,
che giace nel silenzio, sull’umido suolo.
Ma io non sono questo.
Io sono una parte della vita,
io vivo, io aiuto coloro che mi rispettano.

Penna d’aquila danzante – Capo indiano (testo dal web, non sono riuscita a risalire al testo che lo contiene).

* Io ascolterei: Dire Straits – Solid Rock; R.E.M.  – Everybody Hurts;  Rolling Stones – As Tears Go By.

Lista delle cose da fare: 6 – restare semplici

“Che fine ha fatto la semplicità? Sembriamo tutti messi su un palcoscenico e ci sentiamo tutti in dovere di dare spettacolo.”  Charles Bukowski

semplicità

Restare semplici al di là di ogni “maschera”, restare semplici  per amare ancora le cose semplici. Semplici come un pezzo di sole che entra dalla finestra, come il caffè che sale brontolando, come una stretta di mano (ma stretta però!), come la parola “ciao” se detta con un po’ di calore. Ciao!

Valore

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca, da Opera sull’acqua e altre poesie, Einaudi.

 

(…) Credo che una foglia d’erba non sia meno di un giorno di
lavoro delle stelle,
e ugualmente è perfetta la formica, e un granello di sabbia,
e l’uovo dello scricciolo,
e una raganella è un capolavoro dei più alti,
e il rovo rampicante potrebbe adornare i salotti del cielo,
e la più stretta linea della mia mano se la può ridere di
ogni meccanismo,
e la vacca che rumina a testa bassa supera ogni statua,
e un topo è un miracolo sufficiente a far vacillare miriadi
di miscredenti. (…)

Walt Whitman, parte XXXI da Il canto di me stesso, in Inscriptions (Dediche), in Foglie d’erba, traduzione di Giuseppe Conte.

 

La semplicità

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.
E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.
Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili,
di finire alla mercé di chi ci sta di fronte.
Non ci esponiamo mai.
Perché ci manca la forza di essere uomini,
quella che ci fa accettare i nostri limiti,
che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia,
in forza appunto.

Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,
sentire gli odori delle cose,
catturarne l’anima.
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.

Alda Merini

* Ascoltando: Lynyrd Skynyrd  – Simple Man https://www.youtube.com/watch?v=sHQ_aTjXObs

Lista delle cose da fare: 5 – accettare la nebbia

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Accettare la nebbia, quando arriva. Anche quella “dove non si vede a un passo” (cit.).  Prima o poi dovrà tornare una finestra di cielo limpido. E magari ci saranno anche dei fiori.

Sereno

Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle

Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore del cielo

Mi riconosco
immagine
passeggera

Presa in un giro
Immortale

Giuseppe Ungaretti,  da L’allegria 1914-1919, in Girovago.

 

Qui

I miei passi su questa strada
risuonano
in un’altra strada
dove
sento i miei passi
passare in questa strada
dove

solo è reale la nebbia.

Octavio Paz, da Salamandra (1958-1961), in Il fuoco di ogni giorno, traduzione di Ernesto Franco, Garzanti.

 

Portare la nostra parte di notte   ̶
la nostra parte di aurora   ̶
Riempire il nostro spazio di felicità
il nostro spazio di risentimento   ̶

Qui una stella, e là una stella,
alcuni si perdono!
Qui una nebbia, e là una nebbia.
infine   ̶   il giorno!

Emily Dickinson, n. 113, in Tutte le poesie, Mondadori, traduzione di Marisa Bulgheroni.

 

Languore d’inverno:
nel mondo di un solo colore
il suono del vento

Matsuo Basho (1644-1694), da Haiku. Il fiore della poesia giapponese da Basho all’Ottocento, a cura di Elena Dal Pra.

* Mentre si alza la nebbia ascolterei:  Lucio Battisti – Emozioni; PFM – Impressioni di settembre; Pierangelo Bertoli – La nebbia

Lista delle cose da fare: 4 – giocare con le nuvole

“Nuvole… Continuano a passare, continuano ancora a passare, passeranno sempre continuamente, in una sfilza discontinua di matasse opache, come il prolungamento diffuso di un falso cielo disfatto”.

Fernando Pessoa, da Il libro dell’inquietudine

nuvola

Che c’è di strano nell’amare (anche) le nuvole? Anche quelle scure, anche quelle che porteranno la pioggia? E cosa ci vedi, tu, adesso, in quella nuvola lassù?

 

Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell’airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore

Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai

Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

Fabrizio De André, dall’album Le nuvole, 1990
 
 

Il giorno apre la mano
Tre nubi
E queste poche parole

 Octavio Paz, da Libertà sulla parola, in Il fuoco di ogni giorno, traduzione di Ernesto Franco.
* ascolterei: Angelo Branduardi – L’uomo e la nuvola https://www.youtube.com/watch?v=Z1HLEAMRxZopoi anche un po’ di silenzio.

Lista delle cose da fare: 3 – respirare come il mare

Il mare

Sorride da lontano.
Denti di spuma,
Labbra di cielo.

 

Federico Garcia Lorca

 

imparare dalmare

 

Il mare non si ferma mai, respira seguendo soltanto il ritmo antico della natura.
Il mare respira libero.

 

Onda che, avvolta torni,
breve, al mare che ti portò,
e al recedere ti frastorni
come se il mare non fosse,

perché porti con te
solo la tua cessazione,
e, nel tornare al mare antico,
non porti il mio cuore?

È tanto tempo che l’ho
che mi pesa di sentirlo.
Portalo nel suono senza misura
con cui ti odo fuggire.

Fernando Pessoa,  da Poesie in Poesie scelte, traduzione di Luigi Panarese, Passigli Poesia.

 

 

Come se il mare separandosi
svelasse un altro mare,
questo un altro, ed i tre
solo il presagio fossero

d’un infinito di mari
non visitati da riva –
il mare stesso al mare fosse riva-
questo è l’eternità.

Emily Dickinson, n. 695, da Tutte le poesie, traduzione di Marisa Bulgheroni, Mondadori.

 

 (da Mediterraneo)

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi la tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarsi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.

Eugenio Montale,  da Ossi di seppia, Mediterraneo, in Montale – Tutte le poesie, Mondadori.

*ascoltando: Otis Redding – Sittin’ on the dock of the bay https://www.youtube.com/watch?v=rTVjnBo96Ug, Cat Stevens – Kypros https://www.youtube.com/watch?v=CXpfzaxgUnY

sabbia e mare

Lista delle cose da fare: 2 – ascoltare il vento

The answer, my friend, is blowin’ in the wind

Bob Dylan

vento (2)

Capita di trovarci, per qualche momento, da soli: in montagna, sulla spiaggia, tra gli alberi.  Ci sono solo i nostri pensieri. E il vento. Ma cosa dice il vento?
Magari potrebbe  aiutarci a liberare quei pensieri così ingarbugliati che ci rimbalzano nella testa. Magari, ascoltando…

 

La farfalla
cambia dimora sul salice
ad ogni soffio di vento.

Matsuo Basho (1644-1694)

 

La radice del vento è l’acqua, credo –
non avrebbe una voce così fonda
se fosse un creatura del cielo –
Nessun oceano mai trattenne l’aria –
mediterranee intonazioni ascolta –
l’orecchio di una corrente –
c’è come una marittima certezza
nell’atmosfera –

Emily Dickinson,  da Tutte la poesie, n. 1302, traduzione di Marisa Bulgheroni, Mondadori.

 

Come un vento nella foresta,
la mia emozione non ha fine.
Nulla sono, nulla mi resta.
Non so chi sono per me.

E come tra le alberete
c’è grande fruscio di fogliame,
anch’io agito segreti,
nel fondo della mia immagine.

E il grande rumore del vento
che le foglie coprono di suono
mi spoglia del pensiero:
sono nessuno, temo di essere buono.

Fernando Pessoa, da Messaggio, in Poesie scelte, traduzione di Luigi Panarese, Passigli  Poesia.

(Oltre al vento ascolterei:  King Crimson, I Talk to the Wind,  https://www.youtube.com/watch?v=jNCmHML4b5U; Bob Dylan, Blowin’ in the Wind, https://www.youtube.com/watch?v=vWwgrjjIMXA ; Pierangelo Bertoli, Eppure il vento soffia ancora  https://www.youtube.com/watch?v=F2jv_VrjEMM)

Lista delle cose da fare: 1 – guardare le stelle

Non piangere quando tramonta il sole, le lacrime ti impedirebbero di vedere le stelle.
Rabindranath Tagore

 

nottestellata

Vincent Van Gogh, Notte stellata, 1889

«In un quadro vorrei esprimere qualcosa di consolante come una musica. Vorrei dipingere uomini, o donne, con quel non so che di eterno, che un tempo era simboleggiato dal nimbo, e che noi cerchiamo per mezzo dello stesso sfavillio, la vibrazione delle nostre colorazioni», così Vincent Van Gogh scriveva al fratello Theo dal manicomio di Sain-Rémy-de-Provence dove lui stesso chiese di essere internato nel dicembre del 1889. Qui, nella sua cella, nell’isolamento e nel buio  mentale di quel periodo, dipinse molte delle sue tele più famose: ci sono la luce e il sole della Provenza. E ci sono le stelle.

Ho pena delle stelle
che brillano da tanto tempo,
da tanto tempo…
Ho pena  di loro.

Non ci sarà una stanchezza
delle cose,
di tutte le cose,
come di un braccio o delle gambe?

Una stanchezza di esistere,
di essere,
solo di essere,
l’essere triste lume o un sorriso…

Non ci sarà infine,
per le cose che sono,
non la morte, bensì
un’altra specie di fine,
o una grande ragione:
qualcosa così,
come un perdono?

Fernando Pessoa, da   Poesie in Poesie scelte, traduzione di Luigi Panarese, Passigli Poesia

 

Stelle

Tornano in alto ad ardere le favole.

Cadranno colle foglie al primo vento.

Ma venga un altro soffio,
ritornerà scintillamento nuovo.

 
Giuseppe Ungaretti, 1927, da Sentimento del tempo

 

Stelle senza nome

I nomi delle stesse sono belli:
Sirio, Andromeda, l’orsa, i due Gemelli.
Chi mai potrebbe dirli tutti in fila?
Son più di cento volte centomila.
E in fondo al cielo, non so dove e come,
c’è un milione di stelle senza nome:
stelle comuni, nessuno le cura,
ma per loro la notte è meno scura.

Gianni Rodari, da Filastrocche in cielo e in terra

(Per guardare le stelle: David Bowie, Starman, https://www.youtube.com/watch?v=4B5zmDz4vR4; Nick Drake, Northern Sky, https://www.youtube.com/watch?v=S3jCFeCtSjk)