Ci vuole un fiore

fiore

E tu, che fiore senti di essere?

 

Potendo scegliere

Se poi
mi troverò rinata
tra le fibre di un fiore
mi piacerebbe suggerire
                      piano, al vento:
«Nontiscordardime».

©Irene Marchi 2015

*ascoltando Radiohead – Lotus Flower https://www.youtube.com/watch?v=cfOa1a8hYP8

Cosa ti è rimasto?

cosa rimane

Tu cosa hai perso, per strada, durante il percorso? Ombrelli, stelle, disegni, sogni, libri, guanti, amori, ricordi… e cosa hai trovato? Amori, libri, guanti, ombrelli, … anche sogni? Quindi hai perso sogni ma ne hai sempre trovati altri… direi che stai andando benissimo: con quelli ritrovi tutto (chiunque tu fossi e chiunque tu sia adesso).

Discorso all’Ufficio oggetti smarriti

Ho perso qualche dea per via dal Sud al Nord,
e anche molti dèi per via dall’Est all’Ovest.
Mi si è spenta per sempre qualche stella, svanita.
Mi è sprofondata nel mare un’isola, e un’altra.
Non so neanche dove mai ho lasciato gli artigli,
chi gira nella mia pelliccia, chi abita il mio guscio.
Mi morirono i fratelli quando strisciai a riva
e solo un ossicino festeggia in me la ricorrenza.
Non stavo nella pelle, sprecavo vertebre e gambe,
me ne uscivo di senno più  e più volte.
Da tempo ho chiuso su tutto ciò il mio terzo occhio,
ci ho messo una pinna sopra, ho scrollato le fronde.

Perduto, smarrito, ai quattro venti se n’è volato.
Mi stupisco io stessa del poco di me che è restato:
una persona singola per ora di genere umano,
che ha perso solo ieri l’ombrello sul treno.

Wislawa Szymborska, in Opere, da Ogni Caso (1972), traduzione di Pietro Marchesani, Adelphi Edizioni

*ascoltando Dream On  – Aerosmith

Accorgersi, ascoltare, capire

un aiuto

Avrei dovuto

Avrei dovuto
raccogliere quello sguardo
perché, forse, urlava così:
“Vorrei un aiuto
a capire il freddo
giorno che mi è dato.
Vorrei un aiuto
adesso
(non venerdì alle 18 e 30, terza seduta, pagare alla segretaria)
vorrei un aiuto
prima che si dica
– avrebbe avuto bisogno di un aiuto”.
(Avrei dovuto).

(Irene Marchi)

*ascoltando Sad Lisa – Cat Stevens https://vimeo.com/66994849

Go slowly

rallentare

Esperimento di Blackout Poetry n.3 (per il n.1 e il n.2 vedi http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/02/03/blackout-poetry-s-valentino/ e http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/12/07/parlarsi/)

Andare piano, rallentare, ritrovare un ritmo “umano”, …: è solo un’idea retorica e impossibile?

blackout poetry 3

(Sempre

si può camminare

                          lentamente

nella vita:

il viaggio non sembri ridicolo.)

tratto da

piccoloprincipejpg*ascoltando Fabio Concato – Guido piano

“Hanno ucciso l’Uomo Ragno” e Superman non esiste: tocca a noi

formiche

Perché poi?

Quando all’improvviso tornò
un simile chiaro giorno
egli parò lentamente con risolutezza
pacata e schietta:
qualcosa deve cambiare,
mi butto nella lotta,
voglio anch’io, come tanti,
aiutare a levare dal mondo
il dolore, voglio soffrire e vagare
finché il popolo sarà libero;
non voglio mai più adagiarmi stanco,
qualcosa deve
accadere. Ma a quel punto lo assalì un pensiero,
un torpore: lascia perdere!

Robert Walser (1878-1956), da Poesie, a cura di Antonio Rossi, Edizioni Casagrande.

Ma no!… ma perché “lascia perdere?!”  (Forse) non servono azioni da supereroi per  provare a fare un piccolo cambiamento in meglio, in qualsiasi ambito. (Forse) non serve saper volare e avere il mantello rosso: (forse) è possibile migliorare qualcosa anche se ci sentiamo microscopiche formiche e guardiamo il mondo da un punto che ci sembra  sempre troppo basso. (Forse) basta un gesto piccolo, che poi potrebbe anche contagiare qualcun altro per un effetto domino in positivo. Perciò… perché “lascia perdere”? (Forse) si può fare!

*ascoltando  Michael Jackson: Earth Song, Man in the Mirror e Heal The World

Chi tira la tovaglia?

tovaglia

Tornare bambini e buttare tutto all’aria? Che sensazione liberatoria, anche solo a immaginarsela. Ma ora, ora che siamo “grandi”, riusciamo a vedere l’angolo della tovaglia che potremmo tirare? O della tavola apparecchiata notiamo solo la disposizione di piatti e posate…  e che sia tutto bene in ordine?

Una bimbetta tira la tovaglia

È da più d’un anno che si è al mondo,
e a questo mondo non tutto è stato studiato
e messo sotto controllo.

Ora sono sotto esame le cose
che non possono muoversi da sole.

Bisogna aiutarle a farlo,
spostare, spingere,
prenderle da dove sono e trasportarle.

Non tutte lo vogliono, ad esempio l’armadio,
la credenza, le inflessibili pareti, il tavolo.

Ma la tovaglia sul tavolo ostinato
– se afferrata bene per gli orli –
manifesta già la volontà di viaggiare.

E sulla tovaglia i bicchieri, i piattini,
la brocchetta con il latte, i cucchiaini, la scodella
addirittura tremano per la voglia.

È interessante,
quale movimento sceglieranno
quando ormai vacilleranno sul bordo:
un viaggio lungo il soffitto?
un volo intorno alla lampada?
un salto sul davanzale e di lì all’albero?

Il signor Newton non ha ancora nulla a che fare con questo.
Guardi pure dal cielo e agiti le braccia.

Questo esperimento deve essere fatto.
E lo sarà.

Wislawa Szymborska, in Attimo (2002), da Opere, traduzione di Pietro Marchesani, Adelphi, 2008.

*ascoltando The Who – Smash The Mirror e The Beatles – Strawberry Fields Forever, (in ordine sparso).

… e la risposta di un venerdì

irrisolto

(… dopo “le domande di un lunedì” http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/01/02/domande-di-un-lunedi/)

«Ti prego per quanto è possibile… sii paziente verso tutto ciò che è insoluto nel tuo cuore e prova ad amare le domande per se stesse… Non cercare ora risposte che non possono esserti date perché non saresti in grado di viverle. E il punto è che dobbiamo vivere ogni cosa. Vivi le domande adesso. Può darsi allora che poco a poco, senza accorgertene, un giorno lontano tu possa vivere la risposta… accetta tutto ciò che viene con grande fiducia e se appena viene dalla tua volontà, da qualche necessità del tuo intimo io, prendila su di te e non odiare nulla»

Rainer Maria Rilke, Lettres to a Young Poet, (New York: Norton, 1954), pp. 18-19 (trad. it.: Lettere al giovane poeta, Argalia, 1962).

*ascoltando Ivano Fossati – C’è tempo https://www.youtube.com/watch?v=IBmq7ec1Abs.

Domande di un lunedì

il-suono-della-cascata

 Esiste una verità afferrabile? C’è qualcosa che non cambia? C’è un punto fisso in quello che sappiamo di noi, in quello che pensiamo di essere?

(Tutto nelle nostre anime)

Tutto nelle nostre anime
è governato da una mano misteriosa.
Incomprensibili, mute,
nulla sappiamo delle anime nostre.
Le più profonde parole
del sapiente c’insegnano
quello che ci insegna il sibilo del vento quando soffia,
o il suono dell’acqua quando scroscia.

Antonio Machado, Renacimiento, in Soledades, galerias y otros poemas, LXXXVIII, Madrid, 1909.

*Ascoltando  Nick Drake – One Of These Things First (1970)
“(…)I could have been a whistle, could have been a flute
A real live giver, could have been a boot.
I could have been a signpost, could have been a clock
As simple as a kettle, steady as a rock.
I could be even here
I would be, I should be so near
 I could have been, one of these things first
I could have been, one of these things first”.

Speriamo che…

 speriamo-che

*Mancano due giorni al nuovo anno* Speriamo che il freddo ci lasci in pace, speriamo di fare il balzo  verso i giorni nuovi senza scivolare sul ghiaccio, speriamo  in cose piccole ma grandi, speriamo di cantare… Ciao, auguri!

Piaceri

Il primo sguardo dalla finestra al mattino
il vecchio libro ritrovato
volti entusiasti
neve, il mutare delle stagioni
il giornale
il cane
la dialettica
fare la doccia, nuotare
musica antica
scarpe comode
capire
musica moderna
scrivere, piantare
viaggiare
cantare
essere gentili.

Bertolt Brecht, Poesie 1933-1956, traduzione di  R. Fertonani, Einaudi, Torino

 

* ascoltando L’anno che verrà – Lucio Dalla

Punti di vista

Sfuma il turchino in un azzurro tutto
stelle. Io siedo alla finestra e guardo.
Guardo e ascolto; però che in questo è tutta
la mia forza: guardare ed ascoltare.

Umberto Saba, da Meditazione

dalla-finestra(Dalla finestra)

Osservare il mondo da una certa distanza può far capire molte cose: la visione d’insieme aiuta a cogliere meglio le provenienze e gli arrivi, si notano i cambi di direzione, le esitazioni o il nascondersi delle persone. Capiamo gli altri e forse capiamo anche noi stessi. (Penso che a volte un cambio di prospettiva sia utilissimo).

Prospettiva

Si sono incrociati come estranei,
senza un gesto o una parola,
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.

Forse smarriti
o distratti
o immemori
di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.

D’altronde nessuna garanzia
che fossero loro.
Sì, forse, da lontano,
ma da vicino nient’affatto.

Li ho visti dalla finestra
e chi guarda dall’alto
sbaglia più facilmente.

Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.

Ed io, solo per un istante
certa di quel che ho visto
cerco di persuadere, Voi, Lettori,
con qualche verso occasionale,
quanto triste è stato.

Wislawa Szymborska,  da Due Punti, in Wislawa Szymborska – Opere, traduzione di Pietro Marchesani, Adelphi Editore.

* ascoltando Perspective – Peter Gabriel

finestra