A cosa stai pensando?

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a cosa stai pensando punto di domanda]

A cosa stai pensando?” è una domanda  che ancora ci sentiamo rivolgere da qualcuno o che noi stessi facciamo ad altri (meglio se con l’intenzione vera di ascoltare la risposta), o è rimasto solo facebook a domandarcelo (se e quando entriamo nel nostro profilo)? Ma soprattutto, quante volte  abbiamo detto esattamentesattamente quale fosse il nostro pensiero, rispondendo alla domanda  “a cosa stai pensando?“.

Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che è niente,
mi è gradita come l’aria della notte,
fresca in rapporto al calore estivo del dì.

Non sto pensando a niente, che bello!

Non pensare a niente
è aver l’anima propria e intera.
Pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita…

Non sto pensando a niente.
Solo come se mi fossi appoggiato male:
un dolore alle spalle, o in un fianco,
c’è un sapore amaro nell’anima mia:
é, che, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma davvero a niente,
a niente.

Fernando Pessoa da Un’affollata solitudine – Poesie eteronime, traduzione di Pietro Ceccucci, Bur.

*ascoltando:  Yann Tiersen – La valse d’Amélie (solo pianoforte) https://www.youtube.com/watch?v=Dyo4tNwNIvQ

Direzione obbligatoria

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avanti

Come si fa a tornare indietro nel tempo? Ah… dici che non è possibile?
Allora non resta che andare avanti.

Non c’è ritorno.
Però ci sono alcuni movimenti
che si assomigliano al ritorno
come il fulmine alla luce.
È come se fossero
forme fisiche del ricordo,
un volto che torna a formarsi tra le mani,
un paesaggio sprofondato che si reinstalla nella retina,
cercare di misurare ancora la distanza che ci separa dalla terra,
tornare a verificare che gli uccelli continuano a vigilarci.
Non c’è ritorno.
Ciò nonostante,
tutto è una aspettativa all’incontrario
che cresce all’indietro.

Roberto Juarroz, da Poesía Vertical, traduzione di Alessandro Prusso

 

È una curiosa creatura il passato
E a guardarlo in viso
Si può approdare all’estasi
O alla disperazione.

Se qualcuno l’incontra disarmato,
Presto, gli grido, fuggi!
Quelle sue munizioni arrugginite
Possono ancora uccidere!

Emily Dickinson, poesia n.1203 da Tutte le poesie, traduzione di Marisa Bulgheroni, Mondadori

* ascoltando Litfiba – Prendi in mano i tuoi anni https://www.youtube.com/watch?v=htMO1ShgwLk

Non cambiare

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non cambiare

Se  ti senti una specie di Don Chisciotte, sempre spinta (o spinto) da uno slancio ideale e un po’ ingenuo, che ormai ti fa sentire sola (o solo) e quasi al limite della cosiddetta normalità, se combatti da sempre contro quello che ritieni ingiusto, contro ogni stupida convenzione e pregiudizio, se insegui qualcosa che forse nemmeno esiste, ma in cui credi ciecamente, tu continua nella tua corsa, non dare retta a chi vorrebbe vederti “rinsavire”, non cambiare mai, qualunque cosa succeda. C’è di sicuro al mondo qualcun altro come te.

Don Chisciotte

Il cavaliere dell’eterna gioventù
seguì, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare il bello, il vero, il giusto.
Davanti a lui c’era il mondo
coi suoi giganti assurdi e abietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.

Lo so
quando si è presi da questa passione
e il cuore ha un peso rispettabile
non c’è niente da fare, Don Chisciotte,
niente da fare
è necessario battersi
contro i mulini a vento.

Hai ragione tu, Dulcinea
è la donna più bella del mondo
certo
bisognava gridarlo in faccia
ai bottegai
certo
dovevano buttartisi addosso
e coprirti di botte
ma tu sei il cavaliere invincibile degli assetati
tu continuerai a vivere come una fiamma
nel tuo pesante guscio di ferro
e Dulcinea
sarà ogni giorno più bella.

Nazim Hikmet, da Poesie d’amore e di lotta, Mondadori

 

Manifesto di Chisciotte

Non è l’oppositore dei poteri, lui è l’opposto.
Alla potenza oppone l’impotenza, un’altra volontà.
Non sta all’opposizione, che non c’è, sta nell’antipodo.
I poteri si affollano nei centri, da lui spazio ce n’è,
l’opposto è largo, diffamato, sparso.
Quando incontra un suo simile fonda una repubblica
su una stretta di mano, una città
senza sindaco, polizia, giudice, borsa.
Lo rinfresca ogni voce antipatica ai poteri,
ma alla rivoluzione dice: troppo poco,
buttare gambe all’aria, sovvertire non basta,
bisogna sradicarsi dal petto, dal respiro
la volontà di assumere potere, se no si ricomincia.
L’opposto ha un solo articolo della costituzione,
a ognuno fare quello che si vorrebbe fatto a sé.

Erri De Luca, da L’ospite incallito, Einaudi, 2009

* ascoltando Francesco Guccini – Don Chisciotte
https://www.youtube.com/watch?v=pUR2QxLJRE8

Tremare

In primo piano

tremare

I due

Lei portava la coppa in mano –
Pari al suo orlo aveva il mento e la bocca –
Aveva un passo così leggero e sicuro,
Che dalla coppa non cadeva una stilla.

Non meno leggera e salda era la mano di lui
Un giovane cavallo egli montava,
E con gesto noncurante
A una tremante immobilità lo sforzava.

Eppure quando dalla mano di lei
La lieve coppa egli dové prendere
Per entrambi fu troppo pesante;
Perché entrambi tremavano tanto
Che le mani non si trovarono,
E scuro vino corse sul suolo.

Hugo Von Hofmannsthal (1874-1929),  da AA.VV.  – Le più belle lettere d’amore, Baldini e Castoldi,  traduzione di Elena Croce

 

Sei la vita e la morte.
Sei venuta di marzo
sulla terra nuda –
il tuo brivido dura.
Sangue di primavera
– anemone o nube –
il tuo passo leggero
ha violato la terra.
Ricomincia il dolore.

Il tuo passo leggero
ha riaperto il dolore.
Era fredda la terra
sotto povero cielo,
era immobile e chiusa
in un torpido sogno,
come chi piú non soffre.
Anche il gelo era dolce
dentro il cuore profondo.
Tra la vita e la morte
la speranza taceva.

Ora ha una voce e un sangue
ogni cosa che vive.
Ora la terra e il cielo
sono un brivido forte,
la speranza li torce,
li sconvolge il mattino,
li sommerge il tuo passo,
il tuo fiato d’aurora.
Sangue di primavera,
tutta la terra trema
di un antico tremore.

Hai riaperto il dolore.
Sei la vita e la morte.
Sopra la terra nuda
sei passata leggera
come rondine o nube,
e il torrente del cuore
si è ridestato e irrompe
e si specchia nel cielo
e rispecchia le cose –
e le cose, nel cielo e nel cuore
soffrono e si contorcono
nell’attesa di te.
È il mattino, è l’aurora,
sangue di primavera,
tu hai violato la terra.

La speranza si torce,
e ti attende ti chiama.
Sei la vita e la morte.
Il tuo passo è leggero.

Cesare Pavese, da Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, Einaudi, Torino, 1951

*ascoltando Hans Zimmer (soundtrack dal film La casa degli spiriti – “Pedro e Blanca”) https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=DOWe4YHBzBc

Un peso

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il peso delle scelte

Ha ragione la poetessa qui sotto: che ci piaccia o no ogni nostra azione ha un peso politico, ogni scelta influisce sul mondo vicino a noi e anche su quello lontano. Risulta più facile dimenticarci di questo fatto (che si chiama responsabilità), ma ci converrebbe tenerlo a mente.

 

Siamo figli dell’epoca,
l’epoca è politica.
 
Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.
 
Che ti piaccia o no,
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.
 
Ciò di cui parli ha una risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
in un modo o nell’altro politica.
 
Perfino per campi, per boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.
 
Anche le poesie apolitiche sono politiche,
e in alto brilla la luna,
cosa non più lunare.
Essere o non essere, questo è il problema.
Quale problema, rispondi sul tema.
Problema politico.
 
Non devi neppure essere una creatura umana
per acquistare un significato politico.
Basta che tu sia petrolio,
mangime arricchito o materiale riciclabile.
 
O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
si è disputato per mesi:
se negoziare sulla vita e la morte
intorno a un rotondo o quadrato.
 
Intanto la gente moriva,
gli animali crepavano,
le case bruciavano
e i campi inselvatichivano
come in epoche remote
e meno politiche.
 

Wislawa Szymborska, da Vista con granello di sabbia, traduzione di Pietro Marchesani, Adelphi Edizioni, 1998

* ascoltando Elvis Costello & The Attractions – (What’s So Funny ‘Bout) Peace, Love And Understanding
https://www.youtube.com/watch?v=KCGlwx3L-Xk

Connessioni

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connessione

È la seconda volta che mi capita: dentro a un libro preso in prestito in biblioteca ho trovato un piccolo foglio di carta su cui erano state scritte alcune parole di incoraggiamento, un breve messaggio positivo. È un’esperienza  che, anche se casuale, stupisce e regala una pagina di buonumore. Questa cosa un po’ stramba di lasciare tra le pagine di un libro  un foglio con poche parole che facciano compagnia a chi poi leggerà quel libro, la faccio anch’io, ogni tanto, soprattutto se il libro che ho letto mi è piaciuto molto. È una specie di connessione  con chi casualmente troverà quelle parole (qualcuno potrebbe buttare via il foglietto senza leggere, qualcuno invece no). Se dovessi scrivere adesso poche parole da lasciare in un libro, scriverei semplicemente: “Non sei sola (o solo)”. Perché esistono le connessioni.

 

(I connettori)

– Che cos’è la connessione?

– Quando 2 mozioni, ritenute
   infinite & reciprocamente
   elisorie, si identificano per un
   attimo.

– Di tempo?

– Sì.

– Il tempo non esiste.
   Non c’è nessun tempo.

–  Il tempo è una piantagione rettilinea.

 
Jim Morrison, in Poesie 1966-1971, da Tempesta Elettrica – Poesie e scritti perduti, Mondadori, 2001, traduzione di Tito Schipa jr.

 

(…) E intesserò un filo attraverso i miei poemi
perché il tempo e gli eventi formano un tutto,
E tutte le cose dell’universo sono miracoli perfetti,
e ogni cosa è profonda quanto qualsiasi altra.
Non scriverò poemi riferendomi a parti,
scriverò poemi, canti, pensieri, riferiti al tutto.
E non canterò riferendomi a un giorno, ma con riferimento a tutti i giorni.
E non comporrò alcun poema o la più piccola parte d’un poema che non abbia attinenza con l’anima,
perché avendo osservato gli oggetti dell’universo, non ne ho trovato alcuno, né particella di alcuno, che non abbia attinenza con l’anima. (…)

Walt Whitman, da Partendo da Paumanok, parte n. 12, in Foglie d’erba
 

“(…) non siamo così separati,
considera il grande globo, la coesione di tutto, quanto è perfetta!”

Walt Whitman, da  Dall’ondeggiante oceano, la folla, in Foglie d’erba

* ascoltando The Police – Message in a Bottle https://www.youtube.com/watch?v=MbXWrmQW-OE

Mancanze

 mancano i fiori

La mancanza è un sentimento quasi subdolo: si finge sollecita e corre a occupare il vuoto che abita in noi. Ma il vuoto rimane comunque vuoto, anzi brucia di più. È come bere fuoco per calmare la sete.

Nessuna tu

Tante donne
e nessuna tu.
A Sarajevo
duecentomila donne
e nessuna tu.
In Europa
duecento milioni di donne
e nessuna tu.
Nel mondo
due miliardi di donne
e nessuna tu.

Izet Sarajlić, da Chi ha fatto il turno di notte, Giulio Einaudi Editore 2012.

 

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Eugenio Montale, in Satura, da Montale – Tutte le poesie, Mondadori, 1984

*  ascoltando Pink Floyd – Wish You Were Here (David Gilmour live https://www.youtube.com/watch?v=3j8mr-gcgoI)

ancora sulla mancanza http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/06/26/il-vuoto/

Consiglio un libro (anzi un poeta): Izet Sarajlić

qualcuno ha suonato

Riporto alcune poesie di un poeta bosniaco straordinario (che ho scoperto solo da poco): si tratta  di Izet Sarajlić, che viene definito il cantore di Sarajevo e che a Sarajevo rimase sempre, anche quando, durante la guerra, avrebbe potuto fuggire: “Izet Sarajlic doveva essere maestro di lealtà civile restando a Sarajevo fino all’ultimo giorno di malora. Con i suoi versi si erano dati voce gli innamorati di due generazioni. Chi è stato responsabile della felicità, lo è pure dell’infelicità. Perciò rimase nella fila indiana, rasente i muri, davanti a un forno che aveva ricevuto la farina, davanti a una fontana che ricominciava. Qual è il compito di un intellettuale, di uno che ha un piccolo diritto di pubblico ascolto? Stare, condividere il guasto che tocca al suo popolo. La sua presenza in città era il migliore conforto per i concittadini (…)” scrive Erri De Luca nell’introduzione a Chi ha fatto il turno di notte? (Giulio Einaudi Editore, 2012).  Le sue poesie sono limpide e dirette e sanno raccontare la follia della guerra attraverso parole che sfuggono la rabbia, parole a volte ironiche ma comunque cariche di umanità (“O tenerezza umana,/ dove sei?/ Forse solo/ nei libri?” si chiedeva in una poesia del 1992) e d’amore: amore per la sua città e per la compagna (struggenti sono le poesie dedicate a lei dopo la sua scomparsa, una tra tutte  Quei due abbracciati, scritta nel 2000, “Quei due abbracciati sulla riva del Reno a Gothlieben/ potevamo essere anche tu ed io,/ ma noi due non passeggeremo mai più/ su nessuna riva abbracciati./ Vieni, passeggiamo almeno in questa poesia).  Ho scelto, tra le tantissime che avrei voluto  trascrivere, alcune poesie che parlano del fare poesia.

La crisi della poesia d’amore

Avendo paura
di essere definiti fuori moda
i giovani non scrivono più
poesie d’amore.
Noi vecchi
dovremo
scriverle
per loro.
Non sarà la prima volta
che il ruolo di Cristiano
viene affidato a Cirano.

1987 – 1989

 

Non abbiate fretta, ragazzi

Non abbiate fretta di fare i poeti, ragazzi.
Restate quanto più a lungo possibile nella fase prepoetica.
Essere poeti nella vita non è lo stesso che essere poeti in un racconto.
La poesia, sono le disfatte.

Alla fine, vi aspettano, forse, davvero le rose,
ma per molto tempo – a destra e a sinistra – ci sono le spine.
Per la fama non abbiate fretta, restate invece giovani quanto più a lungo,
e solo quando non ne potrete più, proprio allora nascerà la poesia.

1964

 

Eredità

                                  a Josip Osti

I nostri avi ci hanno lasciato in eredità
degli Schonbrunn, dei Palazzi d’Inverno,
dei Ponts Charles,
delle Piazza San Marco,
senza menzionare
i Westminster
che rappresentano
i drammi di Shakespeare,
i romanzi di Tolstoi
o la “suite n. 3” di Bach.

E noi altri,
cosa lasceremo in eredità
ai nostri discendenti?

Degli snack-bar,
delle stazioni di servizio,
dei garages,
e qualche anti-romanzo.

1977

 

Un lavoro terribile

                         ai giovani poeti

Per me voi tutti siete come figli.
Spero però che non mi riconosciate mai
come padre.

Per me
sarebbe fatale uccidere l’alunno che ho dentro.
Anche a voi raccomando
di diventare maestri il più tardi possibile.

È un lavoro terribile portare a termine la propria opera.
Un lavoro terribile.

1988

 Izet Sarajlić (Doboj 1930- Sarajevo 2002), in Qualcuno ha suonato, Multimedia Edizioni, 2001

* ascoltando U2 – (Bono, Brian Eno, Luciano Pavarotti) – Miss Sarajevo
https://www.youtube.com/watch?v=Zlmg0yzxKvQ

Oltre il freddo

un grido. Comunque vada

Fa freddo in questi giorni (qui da me – in Veneto – le previsioni parlano di neve): sfoglio un libro di Pierluigi Cappello (un poeta prezioso che purtroppo è scomparso lo scorso ottobre,  friulano, quindi anche lui toccato da certi freddi cieli del Nord)  e trovo queste  due poesie che parlano di inverno, neve, ghiaccio. Un freddo che però  viene trapassato da un grido, rintracciabile in entrambi i testi e che ha la stessa origine. Che quel grido possa essere più forte di ogni freddo, nonostante tutto.

XI

Non è soltanto una nevicata
di fiocco sopra fiocco
o bianco silenzioso
per spuntare lo stocco

del mio sentire dolore,
il bianco della nevicata:
né compagnia di ghiaccio
per disgelare la piazza

amara del mio cuore
oppure il vuoto del grembo;
ma quel tutt’uno della terra

un passo prima del buio
nel pallore del cielo
è gridare amore.

 

Nol è nome nevere
di floc parsore floc
o blanc cidinorôs
par dispocâmi il poc

dal gno sintî dolôr,
il blanc da la nevere:
nì companie di glace
par disglaçâ la place

suturne dal gno cûr
o pûr il vueit dal grim;
ma chel dutun de tiere

un pas prime dal scûr
tal palidôr dal cîl
al è sigâ d’amôr.

X

Oggi che è inverno di freddo,
specchio di freddo sul foglio
e il cuore trema
come un ramo scalzo;

oggi che dire è partire
e amor di me si annega
tra la parola detta
e quella ancora da dire;

ascoltami bene,
che bene so morire a me
Donzel, cifra d’amore:

fra me e me, anima mia
ci sono io che grido io
nell’oro del silenzio.

Vuê ch’al è unvier di frêt
spieli di frêt sul fuei
e il cûr mi trimulee
come un ramaç discolç;

vuê che dî al è partî
e amôr di me s’innee
fra la peraule dite
e chê ancjemò di dî;

scoltimi ben che ben
jo o sai murîmi a mi
Donzel, numar d’amôr:

fra me e me anime mê
soi jo che o sighi jo
ta l’aur dal cidinôr.

Pierluigi Cappello, da Il me Donzel, in Azzurro elementare, 2013

* ascoltando Nick Drake – Northern Sky https://www.youtube.com/watch?v=S3jCFeCtSjk

Speriamo

Christmas Peace

In questo momento (8 dicembre 2017) in tutto il mondo ci sono conflitti in atto in almeno 67 stati, che coinvolgono 776 gruppi di milizie e guerriglieri. Non so se sono io sbagliata, ma più passano gli anni, più mi risulta difficile pensare al Natale senza tristezza: troppe persone che mancano, troppi ricordi forti, e sempre troppo mondo in guerra, appunto. Ma quello che ancora rimane è una piccola speranza un po’ bambina. La speranza nella parte migliore dell’Uomo. Speriamo.

Quante volte ancora?

Quante volte raccontate
le strade gelate,
la sera vuota
di un soldato?
Con la testa china
noi
accanto a lui
sordi
alle risposte della storia
o troppo forte
la voce
degli uomini di guerra.

 
Giochi di strategia

Le nostre finestre
non hanno tende
ma bandiere
che sigillano pensieri e gesti
in quei colori.
Siamo uomini,
ci basterebbe una bandiera
unʼunica bandiera che non si trova più.
Pazienza,
continueremo a giocare a Risiko.

©irenemarchi2014 (da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015)

*ascoltando Litfiba- L’impossibile https://www.youtube.com/watch?v=d7m_p94hzkQ “Lettera ai potenti della Terra/padroni delle banche e della guerra (…)”