Hai mai visto un’anima?

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anima x

Hai mai visto come è fatta l’anima di una persona (di una persona qualsiasi, come me, come te)? Chissà se vede attraverso i nostri occhi o se percepisce attraverso le vibrazioni,  se la sua voce si può ascoltare (stando bene attenti) o se comunica attraverso frequenze che non ci rendiamo conto di sentire; chissà se ha già vissuto cose che noi ancora non immaginiamo.  Io non lo so come è fatta un’anima, ma sono quasi certa che  possa arrivare ovunque voglia, perché è l’unica parte di noi veramente libera.

Qualche parola sull’anima

L’anima la si ha ogni tanto.
Nessuno la ha di continuo
e per sempre.

Giorno dopo giorno,
anno dopo anno
possono passare senza di lei.

A volte
nidifica un po’ più a lungo
sole in estasi e paure dell’infanzia.
A volte solo nello stupore
dell’essere vecchi.

Di rado ci dà una mano
in occupazioni faticose,
come spostare mobili,
portare valigie
o percorrere le strade con scarpe strette.

Quando si compilano moduli
e si trita la carne
di regola ha il suo giorno libero.

Su mille nostre conversazioni
partecipa a una,
e anche questo non necessariamente,
poiché preferisce il silenzio.

Quando il corpo comincia a dolerci e dolerci,
smonta di turno alla chetichella.

È schifiltosa:
non le piace vederci nella folla,
il nostro lottare per un vantaggio qualunque
e lo strepito degli affari la disgustano.

Gioia e tristezza
non sono per lei due sentimenti diversi.
È presente accanto a noi
solo quando essi sono uniti.

Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente
e curiosi di tutto.

Tra gli oggetti materiali
le piacciono gli orologi a pendolo
e gli specchi, che lavorano con zelo
anche quando nessuno guarda.

Non dice da dove viene
e quando sparirà di nuovo,
ma aspetta chiaramente simili domande.

Si direbbe che
così come lei a noi,
anche noi
siamo necessari a lei per qualcosa.

Wislawa Szymborska, da  La gioia di scrivere – Tutte le poesie (1945-2009), a cura di Pietro Marchesani, Adelphi, 2009

* ascoltando Elisa – L’anima vola https://www.youtube.com/watch?v=MqhxIQD16EA

Lezioni di punteggiatura

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punteggiatura

Mai sottovalutare il valore della punteggiatura.

 

Lezioni di punteggiatura

Mi chiedi come scriverle
come farti capire da lei, tu,
spettinato e acerbo di scrittura.
Sappi che se una virgola a volte è un punto fermo
                                                 reso incerto da una lacrima
i due punti sono pronti a spiegare
quello che le sillabe non sono mai riuscite.
Due punti: e si apre la chiarezza di un pensiero
come un bacio improvviso,
                          appoggiàti a un muro.
Prova così –Volevo dirti questo: ti amo.
(E lascia perdere gli esclamativi. Ne riparliamo alla prossima lezione).

 
©IreneMarchi 2017

* ascoltando Daniele Silvestri – Senza far rumore https://www.youtube.com/watch?v=VlS1IiZlJJ0

 

Acrobati (senza rete)

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Marc Chagall - "The Horse Circus"

Marc Chagall – “The Horse Circus”

Non siamo forse tutti acrobati? Rincorriamo perennemente l’equilibrio tra l’essere e il voler essere. E sotto di noi non c’è mai la rete.

L’acrobata

Da trapezio a
a trapezio, nel silenzio dopo
dopo un rullo di tamburo di colpo muto, attraverso
attraverso l’aria stupefatta, più veloce del
del peso del suo corpo che di nuovo
di nuovo non ha fatto in tempo a cadere.

Solo. O anche meno che solo,
meno, perché imperfetto, perché manca di
manca di ali, gli mancano molto,
una mancanza che lo costringe
a voli imbarazzati su una attenzione
senza piume ormai soltanto nuda.

Con faticosa leggerezza,
con paziente agilità,
con calcolata ispirazione. Vedi
come si acquatta per il volo? Sai
come congiura dalla testa ai piedi
contro quello che è? Lo sai, lo vedi

con quanta astuzia passa attraverso la sua vecchia forma e
per agguantare il mondo dondolante
protende le braccia di nuovo generate?

Belle più di ogni cosa proprio in questo
proprio in questo momento, del resto già passato.

Wisława Szymborska, da Wisława Szymborska Opere, a cura di Pietro Marchesani, Milano, Adelphi, 2008

* ascoltando Daniele Silvestri – Acrobati https://www.youtube.com/watch?v=80pk9nYE4jU

L’ottica del verme

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l'ottica del verme

Capita che arrivi anche quell’attimo in cui realizzi di aver sbagliato tutto, di non avere mai capito nulla di nulla: quell’attimo in cui ti senti pari a  un verme o anche qualcosa di peggio (povero il verme che non c’entra niente). É comunque un attimo che ha la sua utilità.

Non sono nulla, non posso nulla,
non perseguo nulla.
Illuso, porto il mio essere con me.
Non so di comprendere,
né so se devo essere,
niente essendo, ciò che sarò.
A parte ciò, che è niente, un vacuo vento
del sud, sotto il vasto azzurro cielo
mi desta, rabbrividendo nel verde.
Aver ragione, vincere, possedere l’amore
marcisce sul morto tronco dell’illusione.
Sognare è niente e non sapere è vano.
Dormi nell’ombra, incerto cuore.

Frenando Pessoa, da Una sola moltitudine

 

* ascoltando… beh, cos’altro se non Creep dei Radiohead? https://www.youtube.com/watch?v=XFkzRNyygfk  (e ti senti in compagnia almeno durante quei quattro minuti di musica).

P di Paura

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ho paura

La psicologia ci spiega che la paura è una delle emozioni primarie, comune sia alla specie umana, sia a molte specie animali: è  guidata dall’istinto e ha come obiettivo la sopravvivenza dell’individuo in una situazione di ipotetico pericolo. La vita, più semplicemente, ci spiega che la paura ci paralizza. Tu che paure hai (se ne hai)?

Paura

Nel mio cuor dubitoso
sento bene una voce che mi dice:
“Veramente potresti essere felice.”

Lo potrei, ma non oso.

Umberto Saba, da Almanacco dello specchio, n.2, Mondadori, 1973

 

Paura seconda

Niente ha di spavento
la voce che chiama me
proprio me
dalla strada sotto casa
in un’ora di notte:
è un breve risveglio di vento,
una pioggia fuggiasca.
Nel dire il mio nome non enumera
i miei torti, non mi rinfaccia il passato
Con dolcezza (Vittorio,
Vittorio) mi disarma, arma
contro me stesso me. 

Vittorio Sereni, da Stella Variabile

 

Viceversa (Ho paura di vederti)

Ho paura di vederti
necessità di vederti
speranza di vederti
sgomento di vederti
ho voglia di trovarti
preoccupazione di trovarti
certezza di trovarti
poveri dubbi di trovarti
ho urgenza di udirti
allegria di udirti
augurio di udirti
e timore di udirti
cioè
riassumendo
sono fottuto
e raggiante
forse più il primo
che il secondo
ed anche
viceversa.

Mario Benedetti (Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia,  Paso de los Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009), da Inventario, traduzione di Martha Canfield

* ascoltando: Iron Maiden – Fear Of The Dark https://www.youtube.com/watch?v=ZtO687uyKVw
Elisa – Eppure sentire https://www.youtube.com/watch?v=1ft-f2BYpf8
Peter Gabriel – Mother of Violence https://www.youtube.com/watch?v=QZ-bq4E2AKc;

Poesie sui pattini

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posie sui pattini

Se le poesie fossero persone, potremmo incontrare (proprio come accade tra le persone) poesie-persone che seguono un ritmo lento e poesie-persone che corrono veloci, inafferrabili, come su pattini invisibili. Nel gruppo di queste strane poesie viventi, troveremmo quelle chiarissime e semplici, ma anche quelle difficili da capire, poesie combattive e poesie ormai rassegnate;  ancora, potremmo incontrare poesie estroverse e pronte a coinvolgere molti lettori, ma anche  poesie timide, scritte per una sola persona: poesie un po’ imbarazzate, queste, che si vergognano se all’improvviso si rileggono in uno specchio. Ci sarebbe insomma un’umanità parallela fatta di parole: gìrati, guarda vicino a te se per caso non ti stia seguendo una poesia!

(Le poesie-persone riportate qui sotto sono di Vivian Lamarque)

Poesia illegittima

Quella sera che ho fatto l’amore
mentale con te
non sono stata prudente
dopo un po’ mi si è gonfiata la mente
sappi che due notti fa
con dolorose doglie
mi è nata una poesia illegittimamente
porterà solo il mio nome
ma ha la tua aria straniera ti somiglia
mentre non sospetti niente di niente
sappi che ti è nata una figlia.

 

Poesia malata

Ci deve essere un’epidemia
anche questa mia poesia appena nata
si è già bell’e malata.
Appena tu l’hai letta distaccatamente
senza fermarti e senza dirle niente
si è sentita girare un po’ la testa si è appoggiata
si è svestita si è messa a letto
dice che è malata.
Ha guardato un po’ le cose intorno distrattamente
poi ha chiuso gli occhi e non ha più detto niente
come Mimì finge di dormire
per poter con te sola restare
sta lì così melodrammaticamente
sta lì così senza dire niente
già così ridicola e disperata
appena appena nata.

Vivian Lamarque, da Poesie 1972-2002, Mondadori

*ascoltando  Neil Young – Words (Between the Lines of Age) https://www.youtube.com/watch?v=vE0-O0GvTVQ

2U

Sliding Doors

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binari

Quante  Sliding Doors  hanno giocato con il passato  di ognuno? Quante dimensioni parallele si sono incrociate  in un solo momento inaspettato?

Vivere è stare infrangendo.
Una o l’altra legge.
Non ci sono alternative:
non infrangere niente è essere morto.
La realtà è infrazione.
La irrealtà anche.
E tra le due scorre un fiume di specchi
che non figurano in nessuna mappa.
In quel fiume le leggi si dissolvono,
ogni trasgressore diventa un altro specchio.

Roberto Juarroz, da Poesia Vertical

 

Un uomo e una donna
non si sono mai visti.
Vivono ben lontani l’uno dall’altro
in diverse città.
Un giorno leggono
la stessa pagina in uno stesso libro
nel medesimo tempo
e medesimo secondo
del primo minuto
della loro ultima ora
esattamente.

Jaques Prévert, da Poesie d’amore e libertà, Guanda Editore

 

A una passante

Ero per strada, in mezzo al suo clamore.
Esile e alta, in lutto, maestà di dolore,
una donna è passata. Con un gesto sovrano
l’orlo della sua veste sollevò con la mano.

Era agile e fiera, le sue gambe eran quelle
d’una scultura antica. Ossesso, istupidito,
bevevo nei suoi occhi vividi di tempesta
la dolcezza che incanta e il piacere che uccide.

Un lampo… e poi il buio!  ̶  Bellezza fuggitiva
che con un solo sguardo m’hai chiamato da morte,
non ti vedrò più dunque che al di là della vita,

che altrove, là, lontano  ̶  e tardi, e forse mai?
Tu ignori dove vado, io dove sei sparita;
so che t’avrei amata, e so che tu lo sai!

Charles Baudelaire, n. XCIII da Tableaux parisiens (Quadri di Parigi), da I fiori del male  e altre poesie, traduzione di Giovanni Raboni, Einaudi

* ascoltando Marillion – This Train Is My Life
https://www.youtube.com/watch?v=drM4PIFINsw

Troppe spiegazioni

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non spiegare una poesia

Qualche giorno fa, mia figlia (che ha sedici anni) ha esclamato sbuffando: “Che noia questa letteratura! Ma perché si ostinano a farci analizzare ogni singola parola di una poesia pretendendo di sapere esattamente cosa voleva dire l’autore?” Le ho dato ragione: anche per me non ha molto senso studiare la poesia solo “dissezionandola”,  dimenticandosi  di farla leggere veramente e liberamente per ricavare il messaggio unico che ad ognuno può arrivare. Perché la poesia non è improvvisazione, ma nemmeno una scienza esatta. Così le ho fatto leggere questa poesia di Billy Collins che trovo molto eloquente riguardo alla questione voler spiegare una poesia. “Forte questo Collins!” ha detto lei.

(Di questo argomento ho parlato anche qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2015/11/27/vaso-rose-poesia-la-si-deve-spiegare/.) 

Chiedo loro di prendere una poesia
e di tenerla in alto controluce
come una diapositiva a colori
o di premere un orecchio sul suo alveare.
 
Dico loro di gettare un topo in una poesia
e osservarlo mentre cerca di uscire,
o di entrare nella stanza della poesia
e cercare a tentoni l’interruttore sul muro.
 
Voglio che facciano sci d’acqua
sulla superficie di una poesia e salutino
con la mano il nome dell’autore sulla spiaggia.
 
Ma la sola cosa che loro vogliono fare
è legarla con una corda a una sedia
e torturarla finché non confessi.
 
La  picchiano con un tubo di gomma
per scoprire che cosa davvero vuol dire.
 
Billy Collins, da Introduzione alla poesia, in A vela, in solitaria, intorno alla stanza, traduzione di  F. Nasi, Medusa, Milano 2006

* ascoltando Jimi Hendrix (The Jimi Hendrix Experience) – Stone Free (un po’ come se a cantare fossero le parole di  una poesia: “Listen to me,/ you can’t hold me down/I don’t want to be tied down/ I gotta be free“).

 

Uscita di emergenza?

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uscita d'emergenza

In certi casi non esiste proprio via di fuga (come fa intendere la poetessa polacca citata sotto), ma ho il sospetto che molte volte il difficile non sia trovare l’uscita d’emergenza, ma capire da che cosa si debba scappare.

La veglia

La veglia non svanisce
come svaniscono i sogni.
Nessun brusio, nessun campanello
la scaccia,
nessun grido né fracasso
può strapparci da essa.
Torbide e ambigue
sono le immagini nei sogni,
il che può spiegarsi
in molti modi.
Veglia significa veglia
ed è un enigma maggiore.
Per i sogni ci sono chiavi.
La veglia si apre da sola
e non si lascia sbarrare.
Da essa si spargono
diplomi e stelle,
cadono giù farfalle
e anime di ferri vecchi
da stiro,
berretti senza testa
e cocci di nuvole.
Ne vien fuori un rebus
irrisolvibile.
Senza di noi non ci sarebbero sogni.
Quello senza cui non ci sarebbe veglia
è ancora sconosciuto,
ma il prodotto della sua insonnia
si comunica a chiunque
si risvegli.
Non i sogni sono folli,
folle è la veglia,
non fosse che per l’ostinazione
con cui si aggrappa
al corso degli eventi.
Nei sogni vive ancora
chi ci è morto da poco,
vi gode perfino di buona salute
e di ritrovata giovinezza.
La veglia depone davanti a noi
il suo corpo senza vita.
La veglia non arretra di un passo.
La fugacità dei sogni fa sì
che la memoria se li scrolli di dosso facilmente.
La veglia non deve temere l’oblio.
È un osso duro.
Ci sta sul groppone,
ci pesa sul cuore,
sbarra il passo.
Non le si può sfuggire,
perché ci accompagna in ogni fuga.
E non c’è stazione
lungo il nostro viaggio
dove non ci aspetti. 

Wislawa Szymborsca, da La fine e l’inizio, Scheiwiller, Milano 1997

 

… Certo, tutto sarebbe più facile se ci venisse indicato chiaramente da cosa fuggire (sì, ma che cosa ce lo indica: le nostre intuizioni? i consigli? lo psicologo? i segnali luminosi?), come fa Samuel  Bellamy, pirata, poeta, filosofo e pensatore britannico del 1600, nella poesia qui sotto (trovata nel web, di cui però  non sono riuscita a rintracciare la fonte cartacea; si tratta dello stesso pirata-poeta citato da De Andrè nell’album  Le nuvole). “Così dev’essere” scrive il nostro pirata: beato lui che aveva queste certezze!

Fuggi

Fuggi da me, poiché io sono un miserabile.
Ruberei senza alcuna pena, giurando il falso.
Fuggi da me, poiché io sono un millantatore.
Convincerei lo stesso Iddio di non esser poi così onnipotente.
Fuggi da me, poiché io sono un assassino.
Ucciderei senza alcun dubbio, mangiando subito dopo e senza perdere il sonno.
Fuggi da me poiché io sono un Poeta.
Posso con le parole dipingere mondi e realtà ultraterrene, eteree, lontane dalla concezione dell’occhio.
Fuggi da me poiché io son tutto e son nulla,
fuggi da me Fanciulla poiché tutto questo io lo farei per te.
Fuggi da me, perché?… Perché così dev’essere!

Samuel  Bellamy, pirata, poeta, filosofo e pensatore britannico (1689/1717)

* ascoltando  Jeremy Spencer Band – Flee
https://www.youtube.com/watch?v=Fz07bM46Ofw

emergenzafuggire

Due minuti di non-saggezza

In primo piano

uaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

Due minuti di non-saggezza

Questa mattina mi è arrivata la mail di un’amica  che ipotizzava l’idea di smetterla per un po’ (solo per un po’) di essere sempre solo saggi e saggi e saggi e ancora saggi. Ho pensato che fosse un’idea meravigliosa e di averne un bisogno estremo. E così ho cominciato subito (a smettere di cercare di mantenermi costantemente saggia) e ho scritto queste righe decisamente poco sagge. Giusto per prenderci un caffè. Buona giornata con un attimo in meno di saggezza!

 

Solo due minuti

Posa i tuoi pensieri saggi
– posali in un angolo lontanissimo dalla Terra –
vesti il tavolo di leggeri fogli colorati
accendi le note che ti ballano nel sangue
– ci sarà un passo di danza per ogni tuo dolore-
ridi per ogni errore su cui hai già pianto troppo.
Posa tutti  i tuoi pensieri saggi, poi  ti riprenderanno,
ma tu posali,
                 almeno per il tempo di un caffè.

©IreneMarchi2017

* ascoltando Bob Marley – Three Little Birds
https://www.youtube.com/watch?v=j3EOVe-8coE

Di anni e compleanni

quanti anniSono passati quasi due anni  da quando ho cominciato a scrivere in questo spazio:  vorrei ringraziare chi si è fermato e si ferma qui a leggere anche solo per un momento. Questa specie di compleanno mi ha fatto poi venire in mente che non so mai se devo dire buon compleanno o auguri a chi compie gli anni: mi sembrano entrambi adeguati, certo, ma senza tanto contenuto, un po’ come tutte le parole codificate in frasi fatte che si dicono perché bisogna dirle. Cosa direi quindi a una persona che compie gli anni? Forse direi: “Sono contenta che tu ci sia”. E già che ci sono te lo dico, sì, proprio a te che stai leggendo, qualunque sia il giorno del tuo compleanno.

Che tu ci sia (auguri per ogni giorno)

Che tu ci sia
                è importante
per ogni luna che all’alba tace
per ogni nuvola che parla al sole
che tu ci sia
                è bello
oltre gli anni che non ti obbediscono
oltre le porte che non riesci ad aprire.

Sostieni lo sguardo del tempo:
che tu ci sia è importante
                                               sempre.
 
©IreneMarchi 2017

 
Per un compleanno di solito si porta un…

Dono

Mi dici che il silenzio
è più vicino alla pace delle poesie,
ma se in dono
ti portassi il silenzio
(perché conosco il silenzio)
diresti
Questo non è silenzio,
è un’altra poesia
e me lo restituiresti.

Leonard Cohen, da 
Il barattolo di spezie della terra, in Stranger Music – Poesie e canzoni scelte, Baldini e Castoldi, 1997, traduzione di Alessandro Achilli

* ascoltando: Paul McCartney – Birthday (The Beatles song) https://www.youtube.com/watch?v=_GBO36wkGsc
Max Gazzè – Buon Compleanno
https://www.youtube.com/watch?v=IctSIsCuNlY