Un manifesto interessante

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(Leggere con attenzione)

Manifesto: Il Fronte di liberazione del contadino pazzo

Amate il guadagno facile, l’aumento annuale di stipendio,
le ferie pagate. Desiderate sempre più
cose confezionate. Abbiate paura
di conoscere i vostri vicini, e di morire.
E avrete una finestra nel pensiero.
Nemmeno il vostro futuro sarà più un mistero,
la vostra mente sarà perforata in una scheda
e messa via in un cassetto.
Quando vi vorranno far comprare qualcosa
vi chiameranno. Quando vi vorranno
far morire per il profitto ve lo faranno sapere.
Ma voi amici, ogni giorno, fate qualcosa
che non possa entrare nei calcoli.
Amate la terra. Lavorate gratuitamente.
Prendete tutti i vostri averi e siate poveri,
amate qualcuno che non lo merita.
Denunciate il governo, e abbracciate
la bandiera. Sperate di vivere
in quella repubblica libera che essa rappresenta.
Approvate tutto ciò che non capite
e lodate quest’ignoranza, perché ciò che l’uomo
non ha incontrato non ha distrutto.
Fate domande che non hanno risposta.
Investite nel millennio. Piantate sequoie.
Dite che il vostro raccolto principale è la foresta
che non avete piantato
e che non vivrete per raccogliere.
Dite che le foglie si raccolgono
quando marciscono nella terra.
Chiamate questo profitto. Profetizzate questo di ricavo.
Ponete la vostra fiducia nei cinque centimetri di humus
che si formeranno sotto gli alberi
ogni mille anni.
Ascoltate le carogne: accostatevi l’orecchio
vicino per sentire il fievole chiacchiericcio
delle canzoni a venire.
Aspettatevi la fine del mondo. Ridete.
Il riso è incalcolabile, siate gioiosi
pur considerando ogni questione.
Finché le donne non si svenderanno per il potere,
sostenete le donne più che gli uomini.
Domandatevi: questo potrà dar gioia
alla donna che è contenta di aspettare un bambino?
Disturberà il sonno della donna
che sta per partorire?
Andate col vostro amore nei campi.
Stendetevi tranquilli all’ombra. Posate la testa
sul suo grembo. Giurate fedeltà
alle cose più prossime ai vostri pensieri.
Non appena i generali e i politicanti
sapranno prevedere i movimenti della vostra mente,
abbandonateli. Lasciateli come segnali
per indicare la falsa traccia, la via
che non avete preso. Siate come la volpe,
che lascia più tracce del necessario,
alcune nella direzione sbagliata.
Praticate la resurrezione.

Wendell Berry (1934, Kentucky), da Wendell Berry  – L’ordine della natura, a cura di Paolo Severini, in  “Poesia” n. 258 Marzo 2011, Crocetti editore

 

*ascoltando Buster Benton – Money Is The Name of The Game https://www.youtube.com/watch?v=bqQKE4kkrUc

 

Nostalgia

blues

Ciglia addormentate
 
Ho nostalgia del prato
dove è rimasto
in una concava erba calpestata
il nostro caldo baciarci.
 
Ho nostalgia del bosco
nei cui muschi primaverili
le nostra ciglia addormentate
si erano intrecciate
ai due respiri avvinti.

Jackie Kay, in “Poesia”, n. 344, gennaio 2019, Crocetti Editore, traduzione di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera

 

* ascoltando George Lynch – I Will Remember https://www.youtube.com/watch?v=_j4riYsXQR8

(Qualcosa in più sulla nostalgia:  https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/01/04/nostalgia/;  https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/04/04/saudade-anche-tu/)

Un po’ così

Giacomo Balla - Dinamismo di un cane al guinzaglio - 1912

Giacomo Balla – “Dinamismo di un cane al guinzaglio” – 1912

Sarebbe bello essere un po’ così:

 

Felice come la coda di un cane

Felice come ciò che non è importante
e libera come una cosa non importante.
Come ciò che nessuno apprezza
e ciò che non sa apprezzarsi.
Come ciò che tanti deridono
e ciò che quel deridere deride.
Come un riso senza un motivo serio.
Come un grido che può internamente gridare.
Felice come una cosa qualunque.
Come una qualsiasi cosa qualunque.

Felice
come la coda di un cane.

Anna Świrszczyńska (1909, Varsavia – 1984, Cracovia), in “Poesia”, n. 344, gennaio 2019, Crocetti Editore, traduzione di Giorgio Origlia

*ascoltando  Peter Green – Slabo Day  https://www.youtube.com/watch?v=INOVuZQsxKQ

Che cosa cambieresti?

sbagliata

“Che cosa cambieresti di quello che sei?“
A questa domanda molti potrebbero rispondere nulla, molti invece tutto.
Poi c’è chi cammina incerto  tra il tutto e il nulla (e forse è quello che sta peggio).

Come nuova

Voglio andarmene dalla  mia mano,
dai miei due occhi che mi guardano allo specchio.
Dalla gamba destra,
dalla gamba sinistra,
da tutto il resto.
Categoricamente esigo
di essere altrove.
Estaticamente esigo di essere diversa.
Voglio rifarmi nuova,
da sola rifarmi nuova.
Vivere non devo,
ma rifarmi da sola come nuova,
sì.

Anna Świrszczyńska (1909, Varsavia – 1984, Cracovia), in “Poesia”, n. 344, gennaio 2019, Crocetti Editore, traduzione di Giorgio Origlia

* ascoltando  Edoardo Bennato – Un Giorno Credi https://www.youtube.com/watch?v=KHW5lhtkM9U

Qualcosa di semplice

 gocce

La pioggia che torna nuvola è semplice come il silenzio. Un cerchio perfetto.

Assaggia dalle mie dita un po’ di quest’acqua
di questa che ha ancora sapore di nuvola
che tornerà nuvola
c’è come una desinenza concorde
un muto cospirare di cerchi
in questo alfabeto
e così anche tu tornerai
come passi adesso che passo
senza toccarti
è la medesima semplicità del sasso
pronta a risolversi in polvere
è la medesima semplicità del silenzio
il silenzio, soltanto, perfetto.

Pierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 1967-  Cassacco, 2017), da  Azzurro elementare, 2013

*ascoltando Creedence Clearwater Revival – Have You Ever Seen The Rain? https://www.youtube.com/watch?v=Gu2pVPWGYMQ

Cose inaspettate

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Una carezza

Questa mattina
per un momento
qualcosa si è posato sui miei occhi,

                                      sulle mie dita
è scivolato un riflesso di cielo.
Allora ho capito:
era la carezza di una nuvola.
Non l’aspettavo
ma è arrivata.

©Irene Marchi  2019

*ascoltando Peter Green –The Supernatural https://www.youtube.com/watch?v=YoasUjXBkm8

Chissà quante altre

 possibilitàjpg

Chissà quante altre occasioni per stupirsi di un momento bello. Forse quello che conta è proprio non sapere il quando e il dove: la possibilità appartiene a ogni giorno.

Vivere è questo

Siamo così vicini
l’uno all’altra
che mi vedo riflesso nei suoi occhi.
Ma dura poco.
Già è seduta sull’autobus.
Già si allontana.
La vita fa in modo che queste cose
siano opportunamente
poche.
Affinché noi ci alziamo
ogni mattina
a cercarne altre.

– – –

Vivir es eso

Estamos tan cerca
uno del otro
que me veo reflejado en sus pupilas.
Pero dura poco.
Ya está sentada en el autobús.
Ya se aleja.
La vida hace que estas cosas
sean escasas
a propósito.
Para que nos levantemos
cada mañana
a buscar más.

Karmelo C. Iribarren, (San Sebastián, 1959), da Las luces interiores, 2013, Editorial Renacimiento

*ascoltando Santana – Flor D’Luna (Moonflower)  https://www.youtube.com/watch?v=S5zbewcP_Jk

Io penso, tu pensi, egli pensa…

Auguste Rodin, Le Penseur, musée Rodin, Parigi

Auguste Rodin, Le Penseur- Il pensatore, Musée Rodin, Parigi

 

 

Penso che in questo preciso istante
chissà non ci sia nessuno nell’universo che pensi a me,
che io sia il solo a pensarmi,
e se morissi adesso,
nessuno, neppure io, resterebbe a pensarmi.

E questo è l’inizio dell’abisso,
come quando mi addormento.
Sono il mio proprio sostegno e me lo tolgo.
Contribuisco a rivestire tutto d’assenza.

Sarà forse per questo
che pensare a un uomo
è quasi un modo di salvarlo.

– – –

Pienso que en este momento
tal vez nadie en el universo piensa en mí,
que sólo yo me pienso,
y si ahora muriese,
nadie, ni yo, me pensaría.

Y aquí empieza el abismo,
como cuando me duermo.
Soy mi propio sostén y me lo quito.
Contribuyo a tapizar de ausencia todo.

Tal vez sea por esto
que pensar en un hombre
se parece a salvarlo.

Roberto Juarroz, da Poesía Vertical (Lulu, 2017), traduzione di A. Prusso e Benedetta Maestrelli Picchiotti

* ascoltando  The Smiths – Oscillate Wildly https://www.youtube.com/watch?v=hfADf-PvhKY