Quanti anni hai?

In primo piano

quanti anni hai

Quanti anni hai? senti di avere?

 

Ho l’età in cui le cose si osservano con più calma,
ma con l’intento di continuare a crescere.
Ho gli anni in cui si cominciano ad accarezzare i sogni con le dita
e le illusioni diventano speranza.
Ho gli anni in cui l’amore, a volte, è una folle vampata,
ansiosa di consumarsi nel fuoco di una passione attesa.
E altre volte, è un angolo di pace, come un tramonto sulla spiaggia.
Quanti anni ho, io? Non ho bisogno di segnarli con un numero,
perché i miei desideri avverati,
le lacrime versate lungo il cammino al vedere le mie illusioni infrante valgono molto più di questo.
Che importa se compio venti, quaranta o sessant’anni!
Quel che importa è l’età che sento.
Ho gli anni che mi servono per vivere libero e senza paure.
Per continuare senza timore il mio cammino, perché porto con me l’esperienza acquisita e la forza dei miei sogni.
Quanti anni ho, io? A chi importa!
Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento.

José Saramago, da  Le Poesie, Einaudi, Torino, 2007, traduzione di Fernanda Toriello

 

*ascoltando Vasco Rossi – Quanti anni hai https://www.youtube.com/watch?v=i3SXl_uRLts

 

Meglio tardi…

In primo piano

Rupi Kaur, da Milk and honey, parole d’amore, di dolore, di perdita e di rinascita, traduzione di Alesandro Storti

Tratta da Rupi Kaur,  Milk and honey, parole d’amore, di dolore, di perdita e di rinascita, traduzione di Alessandro Storti

Comunque si dice sia meglio tardi che mai. Sarà vero?

A volte
le scuse
non arrivano
quando sono desiderate
 
e quando arrivano
non sono desiderate
né necessarie
 
sei troppo in ritardo

Rupi Kaur,  da Milk and honey, parole d’amore, di dolore, di perdita e di rinascita, traduzione di Alessandro Storti

 

*ascoltandoThe Decemberists – Apology Song https://www.youtube.com/watch?v=NQ-xwOlWgco

(Ancora sul chiedere scusa: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/04/03/chiedere-scusa/)

Senza i fiori

senza fiori

Senza (c)appello

«Sebbene…
anche se…
per quanto… ».
La verità
è che mi stai dicendo
             no
un no di pietra
senza nemmeno i fiori sul balcone
senza lʼacqua per il viaggio
e senza il cappello contro il freddo
            «no»
mi hai detto,
            «non ti voglio».

 

Irene Marchi, da La parte in ombra, Edizioni Ensemble, 2018 (ne parlo qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/06/19/la-parte-in-ombra/)

*ascoltando Lucio Battisti – Il Tempo Di Morire https://www.youtube.com/watch?v=kPWfa3gKUpg

Cose dal mondo (7): un faro in lontananza… Genova

genova verticale

(da Litanìa)

Genova mia città intera.
Geranio. Polveriera.
Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria.

Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria scale.

Genova nera e bianca.
Cacumine. Distanza.
Genova dove non vivo,
mio nome, sostantivo.

Genova mio rimario.
Puerizia. Sillabario.
Genova mia tradita,
rimorso di tutta la vita.

Genova in comitiva.
Giubilo. Anima viva.
Genova in solitudine,
straducole, ebrietudine.

Genova di limone.
Di specchio. Di cannone.
Genova da intravedere,
mattoni, ghiaia, scogliere.

Genova grigia e celeste.
Ragazze. Bottiglie. Ceste.
Genova di tufo e sole,
rincorse, sassaiole.

 (…)

Giorgio Caproni, prime sette strofe di Litanìa, da Il passaggio d’Enea, 1956

* ascoltando  Paolo Conte – Genova per noi https://www.youtube.com/watch?v=6xULwPM–KY

(Per altre cose dal mondo, qui:https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/06/23/cose-dal-mondo-6-un-caffe-a-roma/; https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/23/cose-dal-mondo-5-vecchie-foto-da-firenze/; https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/11/cose-dal-mondo-4-un-valzer-a-vienna/;https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/09/cose-dal-mondo-3-tempo-lento-a-venezia/;https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/08/cose-dal-mondo-2-una-poesia-incompresa-in-provenza/;https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/07/cose-dal-mondo-un-bacio-a-parigi/).

Invictus – Mai sconfitto

Nelson Mandela

Nelson Mandela (18 luglio 1918, Mvezo, Sudafrica – 5 dicembre 2013)

Nelson Mandela, di cui ricorre oggi il centenario della nascita, ebbe grande conforto durante i  27 anni di prigionia (lo racconta egli stesso nella sua biografia  Lungo cammino verso la libertà), da questa poesia  dell’ inglese  William Ernest Henley (nato nel 1849 e colpito da una grave malattia a 12 anni: scrisse questa poesia nel 1875 in seguito all’amputazione di una gamba).

Invictus

Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come un pozzo che va da un polo all’altro,
ringrazio qualunque dio esista
per l’indomabile anima mia.
Nella feroce stretta delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo d’ira e di lacrime
si profila il solo Orrore delle ombre,
e ancora la minaccia degli anni
mi trova e mi troverà senza paura.
Non importa quanto stretto sia il passaggio,
quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

William Ernest Henley (1849-1903), dal Book of Verses

* ascoltando Simple Minds – Mandela Day https://www.youtube.com/watch?v=xfk13uUuD8Q

Confusa, confuso, confusi

 

telo2

Ti sei mai sentito così, come un telo lacerato?
O forse sei già volato oltre ogni pensiero confuso?

 

Confusi

Di nuovo con lʼanima
                              tagliata
teli squarciati
̶  quello che vogliamo
                   quello che dobbiamo  ̶
e siamo proprio noi
questo brusio 
                   di cuore confuso.

Irene Marchi, da La parte in ombra, Edizioni Ensemble, 2018 (ne parlo qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/06/19/la-parte-in-ombra/)

*ascoltando The Jimi Hendrix Experience – All Along The Watchtower https://www.youtube.com/watch?v=TLV4_xaYynY

Lascia andare

 

tunnel

 

So che è difficile
credimi
so che sembra che
non ci sia un domani
e che l’oggi sia il giorno
più difficile da passare
ma ti garantisco che lo passerai
passerà il dolore
come sempre
se gli dai tempo e glielo
permetti e allora lascialo andare
via
piano
come una promessa infranta
lascia andare

Rupi Kaur, da Milk and honey,  parole d’amore, di dolore, di perdita e di rinascita, traduzione di Alessandro Storti

(Ancora sul lasciare andare https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/05/07/lascia-che-sia/)

*ascoltando The Beatles – Let it be https://www.youtube.com/watch?v=2xDzVZcqtYI

E tu?

carnevale1

Non amo il carnevale

Non amo il carnevale,
luce troppo bianca
facce troppo allegre.
Piovono colori
ma soltanto per unʼora:
domani li spazzeranno via
e solo nel mio ricordare
rimarrà tristezza
nemmeno buffa
pensando che le facce allegre
ce le dobbiamo inventare.

Irene Marchi, da La parte in ombra, Edizioni Ensemble, 2018 (ne parlo qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/06/19/la-parte-in-ombra/)

*ascoltando James Bay –  Best Fake Smile  https://www.youtube.com/watch?v=UZme7SwXXws

Lavori in corso? Non sempre.

ruspa

A volte è necessario sospendere i lavori.

Per anni sono stato nevrotico. Ero ansioso,
depresso ed egoista. E tutti continuavano a dirmi di cambiare.
E tutti continuavano a dirmi quanto fossi nevrotico.

E io mi risentivo con loro,
ed ero d’accordo con loro e volevo cambiare,
ma non ci riuscivo, per quanto mi sforzassi.

Ciò che mi faceva più male era che anche il mio migliore amico
continuava a dirmi quanto fossi nevrotico.
Anche lui continuava a insistere che cambiassi.

Ed io ero d’accordo anche con lui,
e non riuscivo ad avercela con lui.
E mi sentivo così impotente ed intrappolato.

Poi, un giorno, mi disse: “Non cambiare.
Rimani come sei. Non importa se cambi o no.
Io ti amo così come sei; non posso
fare a meno di amarti”.

Quelle parole suonarono come una musica per le mie orecchie.
“Non cambiare. Non cambiare. Non cambiare… Ti amo”.

E mi rilassai. E mi sentii vivo.
E, oh meraviglia delle meraviglie, cambiai!

Ora so che non potevo cambiare davvero finché
non avessi trovato qualcuno che mi avesse amato
che fossi cambiato o meno.”

Anthony de Mello, Il canto degli uccelli, edizioni Paoline

*ascoltando Billy Joel – Just the Way You Are https://www.youtube.com/watch?v=HaA3YZ6QdJU

Ma no, dai…

domani è2 

Ma no,  no… “domani è un altro giorno” non è solo un ricordo cinematografico, è la verità. Perciò domani arriverà. E poi ancora domani, e ancora…

Se morissi stanotte

Se morissi stanotte
se potessi morire
se io morissi
se questo coito feroce interminabile
lottato e senza clemenza
abbraccio senza pietà
bacio senza tregua
raggiungesse il suo apice
e si allentasse
se proprio ora
se ora
socchiudendo gli occhi io morissi
sentissi che è passata
che ormai l’ansia è finita
e la luce non fosse più un fascio di spade
e l’aria non fosse più un fascio di spade
e il dolore degli altri e l’amore e vivere
e tutto non fosse più un fascio di spade
e la facesse finita con me
per me
per sempre
e che non dolesse più
e che non dolesse più.

Idea Vilariño (Montevideo, 1920 – 2009), da Nocturnos / Notturni, 1955, traduzione  di M. Canfield

*ascoltando Fleetwood Mac – Don’t Stop (Thinking About Tomorrow) https://www.youtube.com/watch?v=TytGVo1O3_w

(Meglio fare così: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/12/31/proposito/).