Va bene così (fuori tema n. 23)

In primo piano

Va bene così. Perché siamo persone, non siamo aziende: non dobbiamo essere sempre produttivi,  competitivi, super competenti e  perennemente (e talvolta anche ommioddiochepesantezza! “cool”.
Perché a volte è lecito sentirsi un vaso rotto (ma solo se siamo noi a pensarlo di noi stessi: nessun altro ha il diritto di farci sentire un vaso rotto!)

***

Va bene essere a pezzi.

Va bene portare le cicatrici dell’esperienza.

Va bene essere messi male.

Va bene essere una tazza sbeccata. È la tazza che ha una storia.

Va bene  essere sentimentali e stravaganti e commuoversi fino alle lacrime per canzoni e film che non dovrebbero neanche piacerti.

Va bene che ti piaccia quello che ti piace.

Va bene che una cosa ti piaccia per il semplice fatto che ti piace, e non perché è fantastica o ingegnosa e perché piace a tutti.

Va bene lasciare che siano gli altri a trovarti. Non sei costretto a farti in quattro finché i pezzi diventano così piccoli che non si vedono nemmeno. Né devi essere sempre tu  a fare il primo passo. Qualche volta puoi aspettare che siano gli altri a venire da te. Come disse la grande scrittrice Anne Lamott: “I fari non corrono da una parte all’altra dell’isola, alla ricerca di barche da salvare; restano fermi e fanno luce”.

Va bene non sfruttare al meglio ogni istante del tuo tempo.

Va bene essere come sei.

Va bene.

Matt Haig, da Parole di conforto, Edizioni e/o, 2021

♥ ascoltando Gianmaria Testa – Sei la conchiglia https://www.youtube.com/watch?v=S7y9CMU2Tag

Allacciare le cinture!

Niente paura: le turbolenze sono molto comuni e sono gestibili,
però è meglio allacciare le cinture…

Che cosa sei in essenza

La voce della hostess
sul volo Parigi-Atlanta
–  quella voce inflessibile
mai felice, mai affranta –
annuncia che stiamo entrando
in un’area di turbolenza.
 
Dall’oblò vedo nuvole correre
a capofitto sotto la veemenza
di un vento che le assottiglia
le ammassa, le sfilaccia.
Siamo sull’Atlantico, sospesi
dentro un universo di biacca.
 
Mia vita, aree così
quante tu ne attraversi
quanto oscillare, stridere, saltare
quante aritmie, quanti pericoli
di perder quota e cadere.
 
E quando tu vai per poco
sicura e come Dio vuole,
vita, meglio lo indichi
che cosa sei in essenza:
un’area di turbolenza
con rari spazi di sole.

 
Giuseppe Conte (Imperia, 1945), da  Canti della vita, in Ferite e rifioriture, Mondadori, 2006

Qualcosa di necessario

L’assurda gioia di essere vivi (che chiede il poeta, in questa preghiera all’amore): necessaria come l’aria.

 

Preghiera ad Amore

Oh, Amore, Amore, restami vicino.
Stattene qui con me, snodato, docile
come un gatto che dorme in un cestino.
Invecchiamo insieme, te ne prego, anche
se so che il tempo passa per me solo
e che vana è la mia preghiera.
Non te ne andare, non lasciarmi.

Tu che mi hai dato così spesso al risveglio
questa voglia di canto, quest’altrettanto
assurda gioia di essere vivo
tu seme, raggio, rugiada di ogni notte
tu fronda verde-luna di ulivo
ramo di mandorlo a marzo
mosto dentro la botte
resta.

Come in un grano d’ambra luminoso
dormono insetti preistorici
resta tu in me, Amore, ben visibile
dormi e sogna nella mia carne
germina, sfiorisci e rifiorisci
nel sonno e sogna ancora.
Tu seme, raggio, rugiada di ogni aurora.

Giuseppe Conte (Imperia, 1945), da Nuovi Canti, in Ferite e rifioriture, Mondadori, 2006

ascoltando Bert Jansch – Of Love and Lullaby https://www.youtube.com/watch?v=mgAADRs9CDg

Vèstiti!

Avere il cuore allo scoperto potrebbe anche andare bene,
se solo anche tutti gli altri (cuori) fossero quasi nudi.

Crudo e lungo inverno

Mi sono vestito lentamente, una
camicia scura, un paio di jeans;
fa molto freddo e mi metto una giacca
di panno nero con le scarpe grosse;
portafoglio, occhiali, orologio,
e giù in strada, un giorno come gli altri.
Di fronte alla prima vetrina
la vertigine mi assale e capisco
che il freddo da evitare è un altro freddo,
che sono quasi nudo:
sono uscito come tante altre volte
con tutto il cuore allo scoperto.

Enrique Gracia Trinidad (Madrid, 1950), da Todo es papel, 2002, traduzione di Pablo Luque Pinilla, da http://www.filidaquilone.it/

 ***

Crudo y largo invierno

Me he vestido despacio, una camisa
oscura, un pantalón vaquero;
hace frío y escojo una chaqueta
de paño negro y los zapatos gruesos;
la cartera, las gafas, el reloj,
y a la calle otro día igual que siempre.
Ante el primer escaparate
el vértigo me asalta y me doy cuenta
de que el frío a evitar es otro frío,
que estoy casi desnudo:
hoy salí como tantas otras veces
con todo el corazón al descubierto.

 

 ascoltando Loreena McKennitt – Snow https://www.youtube.com/watch?v=7HT4dMXIr-o

Lista delle cose da fare: 11 – ululare

(e non è necessario aspettare la luna)

Lupo

Piangere abbassa gli ormoni dello stress.
Imprecare aumenta la tolleranza al dolore.
In certi casi la rabbia ci motiva ad agire.

Dài libero sfogo alle emozioni.

Il silenzio e i sorrisi non sono l’unico modo
di reagire alla sofferenza.

Certe  volte fa bene ululare.

Matt Haig, da Parole di conforto, Edizioni e/o, 2021

P.S. Il testo riportato non è propriamente una poesia, ma mi piaceva troppo e l’ho voluto scrivere qui.

Lacrime per…

particolare di Larmes d’or -Il pianto di Freya- di Anne Marie Zilberman

Particolare di Larmes d’or -Il pianto di Freya- di Anne Marie Zilberman

Che cosa aggiungeresti a questo elenco (molto condivisibile)?

Cose che chiedono lacrime

Un bambino che gioca con il padre in una cucina
male illuminata verso sera.
L’aver giudicato povero un regalo trovato
sotto l’albero a Natale.
Sentir cantare uomini costretti a partire
per una terra straniera.
La Statua della Libertà, sapere come era ed é
dolce e difficile ogni libertà.
L’amicizia tradita per denaro e potere.
L’amore che non si può avere.
L’amore che è dato senza misura.
Pensare di non essersi preso la dovuta cura
della solitudine della madre.
Una fotografia dei compagni di classe
del Ginnasio.
Lasciare che la ragione ceda all’ira.
Tutto quello che non s’impara.
Tutta la pietà che non hai provato
verso chi soffre e chi muore.
Un bambino che aspetta suo padre alla finestra
verso sera con la paura che possa non tornare.
Quando di colpo senti che sei frainteso e lo vedi
nell’irrigidirsi di un viso.
Quando qualcuno ti fa sentire inferiore rivolgendosi a
te con troppa indifferenza o troppo calore.
Risparmiare nei moti del cuore.
Dubitare per un istante della Poesia.
Dire: è morto il sogno, è morto l’incanto.
Sono le cose che chiedono lacrime.
Sono le fonti di ogni mio pianto.

Giuseppe Conte (Imperia, 1945), da Ferite e rifioriture, Mondadori, 2006

 

°ascoltando Bert Jansch – I cannot keep from crying https://www.youtube.com/watch?v=TIbDxzfX8a8

Grazie!

In questa sezione voglio ringraziare tutti i siti, le riviste online e le associazioni culturali che hanno ospitato e “risvegliato” in qualche modo le mie poesie: grazie di cuore!

– In ordine cronologico, ringrazio:

Radio Italia1 – Dimensione Autore per l’intervista (del 2015) https://www.mixcloud.com/sillabedisaleeditore/radio-italia-1-dimensione-autore-presenta-irene-marchi-fiori-mine-e-alcune-domande/

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La redazione de IL BICICLETTERARIO, il premio letterario per opere inedite ideato dal Co.S.Mo.S. – Comitato Spontaneo Mobilità Sostenibile, Minturno (LT), che ha inserito nell’ Antologia  Il Bicicletterario – Parole in Bicicletta, Premio Nazionale di Poesia e Narrativa, edizione  2016,  una mia poesia (2° classificata) https://lapoesianonsimangia.myblog.it/tag/premio-nazionale-di-poesia-e-narrativa-il-bicicletterario-parole-in-bicicletta/

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La redazione del Festival della piccola e media editoria – BUK, di Modena (febbraio 2017) che ha premiato col primo premio (sezione poesia) la raccolta Fiori, mine e alcune domande https://www.facebook.com/marchi.irene.libro/videos/1310108949046654

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Il Collettivo Culturale Tutto Mondo (già Centro Cultural Tina Modotti Caracas) per aver tradotto e ospitato due mie poesie (2020 e 2021):

https://cctm.website/irene-marchi-italia/#.Yea2j_jSIz0

https://cctm.website/blackout-poetry-irene-marchi/#.Yea20vjSIz0

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La rivista online Crunched e Paolo Perlini per la recensione (gennaio 2021) a L’uso delle parole e delle nuvole https://www.crunched.it/leggere/libri/1306-l-uso-delle-parole-e-delle-nuvole.html?fbclid=IwAR0wCfEYhyvsoTfRcGSiXFbHtsKxRMErUA8W18KW6dZ92RyKxXf_QlznYKU

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La redazione de La scuola di editoria e Samuele Edidore per aver pubblicato tre poesie https://lascuoladieditoria.net/poetare-bando-di-concorso-per-poesie-inedite/ su Poetare Quaderno e Poetare Agenda 2022 (febbraio 2021)

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La rivista online Allarmata Radura per avere ospitato un estratto da L’uso delle parole e delle nuvole  (settembre 2021) https://radurapoetica.com/2021/09/29/tre-poesie-da-luso-delle-parole-e-delle-nuvole-di-irene-marchi/

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L’associazione culturale MEMO – DOCUMENTI VISIVI  e Saverio Colella (di Brandizzo, TO) per aver inserito una poesia della prima raccolta nel libro fotografico “Sia maledetto chi- butta immondizia nei prati” (ottobre 2021)  https://www.memodoc.org/eventi/sia-maledetto-chi-ottobre2021/

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La rivista online L’altrove – Appunti di poesia per avere ospitato un estratto da L’uso delle parole e delle nuvole  (gennaio 2022) https://www.laltroveappuntidipoesia.com/2022/01/18/estratto-da-luso-delle-parole-e-delle-nuvole-di-irene-marchi-laltrove/

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Antonio Enzo Stangherlin e Catia Carlon, musicisti e youtuber, per i video realizzati con alcune mie poesie:

 

 


Questione di navigatori

Ti succede mai di avvertire un dolore, ma di non saper capire esattamente in quale parte del corpo stia quel dolore? Ti capita mai di sentirti più sbagliat* del solito?

Ti capita mai di maledire il tuo navigatore satellitare?
(Ricalcola…)

***

Mi fa male la realtà
sale in nebbiose volute
fino alla gola
dove forma uno stagno
nascosto nel fitto
e suoni di nostalgia
chiamano forte mamma
in un’altra lingua
geroglifico ignoto
a cui nessuno può rispondere,
sta scritto nei sassi sul fondo
nelle erbe volteggianti, nei disegni
sulla pelle dei pesci, sta
scritto vieni a prendermi, per mano
dimmelo che ho sbagliato tutto,
direzione
orientamento, pianeta.

Chandra Livia Candiani, da Testimoni glaciali, in La domanda della sete 2016-2020, Einaudi, 2020

Tu lo sai?

blog poesia dalle nuvole

(Io ancora no)

Tu lo sai?

Forse dalle nuvole, talvolta
̶   li hai visti i raggi di luce scendere leggeri?  ̶
puoi raccogliere
piccoli frammenti di coraggio:
ne basterebbe  uno
a illuminare
                la nostra infinita salita.
Ne basterebbe uno.
Tu lo sai
                dove vanno a cadere?

Irene Marchi, da L’uso delle parole e delle nuvole, Cicorivolta Editore, 2020

Dal finestrino?

 

sdr

(Meglio non pensarci!)

 

A vacanza conclusa dal treno vedere
chi ancora sulla spiaggia gioca si bagna
la loro vacanza non è ancora finita:
sarà così sarà così
lasciare la vita?
      

Vivian Lamarque (Tesero, 1946), da Poesie 1972 – 2002,   Mondadori