All’indietro

tempo

 

 

Dovremmo

Dovremmo nascere vecchi,
già dotati d’intelletto,
capaci di scegliere la nostra sorte in terra,
quali sentieri si avviano dal crocevia d’origine
e irresponsabile sia solo il desiderio di andare avanti.
Poi, andando, ringiovanire, ringiovanire sempre più,
maturi e forti arrivare alla porta della creazione,
varcarla e nell’amore entrando adolescenti,
essere ragazzi alla nascita dei nostri figli.
Sarebbero più vecchi di noi comunque,
ci insegnerebbero a parlare, per addormentarci ci cullerebbero,
e noi scompariremmo sempre più, divenendo sempre più piccoli,
come un chicco d’uva, come un pisello, come un chicco di grano…

°°°

Ar trebui

Ar trebui să ne naştem bătrâni,
Să venim înţelepţi,
Să fim în stare de-a hotări soarta noastră în lume,
Să ştim din răscrucea primară ce drumuri pornesc
Şi iresponsabil să fie doar dorul de-a merge.
Apoi să ne facem mai tineri, mai tineri, mergând,
Maturi şi puternici s-ajungem la poarta creaţiei,
Să trecem de ea şi-n iubire intrând adolescenţi,
Să fim copii la naşterea fiilor noştri.
Oricum ei ar fi atunci mai bătrâni decât noi,
Ne-ar învăţa să vorbim, ne-ar legăna să dormim,
Noi am dispărea tot mai mult, devenind tot mai mici,
Cât bobul de strugure, cât bobul de mazăre, cât bobul de grâu…

Ana Blandiana (Timisoara, 1942), da Il tallone vulnerabile, 1966, traduzione di Biancamaria Frabotta

*ascoltando Carole King – Goin’ Back https://www.youtube.com/watch?v=cS3SEvW-0dA

Ancora (Cortázar)

cortazar

Ogni tanto una poesia di Cortázar è necessaria.

Aftermath

Dimmi perché ti desidero  ancora, perché il tuo nome ritorna
come l’ascia alla ferita in un’amara visita di mezzanotte,
ai bordi di un cimitero dove le larve moltiplicano
umide bave, infinito inventario di goffaggini,
dimmelo da quel nulla dietro cui adesso ti barrichi, dimmi
perché mi basta comporre un meccanismo elementare di sillabe,
digitare nel cuore della nebbia le cifre del tuo nome
per essere nella solituidine
sopraffatto dalla  speranza di una impercettibile  migrazione di dita nei miei capelli,
di una fragranza in cui abita il muschio.

°°°

Aftermath

Dime por qué todavía te deseo, por qué tu nombre vuelve como
 el hacha a la herida en una amarga visitación de medianoche, a
la vera de un campo funerario donde las larvas multiplican
húmedas babas, recuento interminable de torpezas, dime desde
esa nada donde ahora te atrincheras, dime por qué me basta
componer un mecanismo elemental de sílabas, discar en el
cogollo de la niebla las cifras de tu nombre
para que solitariamente me
agobie la esperanza de una menuda migración de dedos por mi pelo,

de una fragancia en donde habita el musgo.

Julio Cortázar (Ixelles, Belgio, 1914-1984), da Ultimo Round, Bur, 2018, traduzione di Eleonora Mogavero

*ascoltando  Gary Moore – Still Got The Blues https://www.youtube.com/watch?v=4O_YMLDvvnw

(Altre poesie e prose di Julio Cortázar, qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/?s=cortazar&submit=Cerca)

Oltre lo specchio

specchio

Chi vedi quando sei davanti allo specchio?

Alterità

Mi piacciono gli specchi
perché osservo
l’altra
che si toglie la maschera e mi sfida.

°°°

Otredad

Me gustan los espejos
porque observo
a la otra
que se quita la máscara y me reta.

Claribel Alegría (Nicaragua, 1924-2018), da Alterità, traduzione di Daniela Ruggiu

*ascoltando Graham Nash – Be Yourself  https://www.youtube.com/watch?v=5rbGgcGaI6c

Sul sentiero

ombre

A volte è troppo difficile o pericoloso distogliere lo sguardo dalla strada che si sta percorrendo. Se almeno sapessimo decifrare le ombre che le nuvole disegnano a terra: che cosa vogliono comunicarci?

Sono come un occhio di cavallo

Sono come un occhio di cavallo
riparato dal mondo.
Non chiedermi
quando sarò da te,
quali alberi e quali fiori
ho incontrato.
Io vedo soltanto il sentiero
e di tanto in tanto
le ombre delle nuvole
inviarmi messaggi
che non capisco.

°°°

Sunt ca un ochi de cal

Sunt ca un ochi de cal
Acoperit spre lume.
Să nu mă-ntrebi
Când o să-ajung la tine,
Ce arbori şi ce flori
Am întâlnit.
Eu văd numai drumul
Şi din când în când
Umbrele norilor
Transmiţându-mi mesaje
Pe care nu le înţeleg.

 

Ana Blandiana (Timisoara 1942), da Ottobre, Novembre, Dicembre, 1972, in Un tempo gli alberi avevano occhi, Donzelli, 2004, traduzione di Biancamaria Frabotta e Bruno Mazzoni

*ascoltando Peter Green –The supernatural https://www.youtube.com/watch?v=YoasUjXBkm8

Parole per ritrovare la strada

sto finendo le parole

Speriamo non finiscano le parole…

Avanzo con cura, lentamente,
lungo un sentiero
che traccio io stessa
passo dopo passo:
per potere tornare
lascio cadere dietro di me
briciole di lettere e di parole.
Sono partita da tanto,
ho terminato
le poche sillabe che m’ero portata
al sacco per provvista.
Per fortuna, ho scoperto
che tutto
può essere trasformato in parole
e ho continuato ad andare avanti
spandendo
le parole di cui mi disfo
come si disfa un vecchio pullover
in grumi di lana infeltrita dal troppo uso.

Ana Blandiana (Timisoara 1942), da Un tempo gli alberi avevano occhi, Donzelli, 2004, traduzione di Biancamaria Frabotta e Bruno Mazzoni

*ascoltando Yann Tiersen – L’ Homme aux Bras Ballants https://www.youtube.com/watch?v=YXvznEXRTB8

 

Tra notte e giorno

sognoLa frontiera tra la notte e il giorno,  a volte, dovrebbe essere molto (moltomoltomoltomoltomol…) più estesa.

L’angelo

All’alba,
quando la durezza del giorno ci è ancora estranea
torno a incontrarti alla frontiera esatta
oltre la quale la notte si allontana.

Riconosco la tua oscura trasparenza,
il tuo volto invisibile,
l’ala o il coltello contro cui ho lottato.

Vai o ritorni o riappari
al confine estremo, signore
dell’indistinto.
                         Non separare
l’ombra dalla luce che ha generato.

°°°

El ángel

Al amanecer,
cuando la dureza del día es aún extraña
vuelvo a encontrarte en la precisa línea
desde la que la noche retrocede.

Reconozco tu oscura transparencia,
tu rostro no visible,
el ala o filo con el que he luchado.

Estás o vuelves o reapareces
en el extremo límite, señor
de lo indistinto.
No separes
la sombra de la luz que ella ha engendrado.

José Ángel Valente (1929, Ourense, Spagna – 2000), da Material memoria, 1979

*ascoltando Scorpions – Send Me An Angel https://www.youtube.com/watch?v=1UUYjd2rjsE

“… in altri giri della terra”

giri

 

Sono questa vita

Sono questa vita e quella che resta,
quella che verrà dopo in altri giorni,
in altri giri della terra.

Quella che ho vissuto così come fu scritta
ora dopo ora
sul grande libro indecifrabile,
quella che mi va cercando per strada,
da un taxi
e senza avermi visto mi ricorda.

Ancora non so quando arriverà, chi la trattiene,
non conosco il suo viso, il suo corpo, il suo sguardo,
non so se arriverà da un altro paese
in un tappeto volante
o da un altro continente.

Sono questa vita che ho vissuto o malvissuto
ma ancor di più quella che deve arrivare
nelle orbite che la terra mi deve.
Quella che sarà domani quando arrivi
in un amore, una parola;
quella che in ogni attimo spero di prendere
senza sapere se è qui, se è lei quella che scrive
guidandomi la mano.

°°°

Soy esta vida

Soy esta vida y la que queda,
la que vendrá después en otros días,
en otras vueltas de la tierra.

La que he vivido tal como fue escrita
hora tras hora
en el gran libro indescifrable,
la que me anda buscando en una calle,
desde un taxi
y sin haberme visto me recuerda.

Ya no sé cuándo llegará, qué la detiene,
no conozco su rostro, su cuerpo, su mirada,
no sé si llegará de otro país
en un tapiz volante
o de otro continente.

Soy esta vida que he vivido o malvivido
pero más la que aguardo todavía
en las vueltas que la tierra me debe.
La que seré mañana cuando venga
en un amor, una palabra;
la que trato de asir cada segundo
sin saber si está aquí, si es ella que escribe
llevándome la mano.

Eugenio Montejo (Caracas, 1938 – Valencia, 2008), da Terredad (Territudine)

*ascoltando Mark Knopfler – The Long Road https://www.youtube.com/watch?v=zqHdzatTBhA

Un nome

nome

Qual è l’importanza di un nome?

Perché hai nome tu,
giorno, mercoledì?
Perché hai nome tu,
stagione, autunno?
Allegria, tristezza, sempre
perché avete nome: amore?
Se tu non avessi nome
io non saprei che cos’era
né come, né quando. Niente.
Sa il mare come si chiama,
di essere il mare? Sanno i venti
i loro nomi, del Sud
e del Nord, oltre
che di essere puro soffio?
Se tu non avessi nome,
tutto sarebbe primo,
iniziale, tutto scoperto
da me,
puro fino al mio bacio.
Godimento, amore: delizia lenta
di godere, di amare, senza nome.
Nome: che pugnale conficcato
nel mezzo di un petto puro
che sarebbe nostro sempre
se non fosse per il suo nome!

Pedro Salinas (Madrid, 1891- 1951), da La voce a te dovuta, 1933

*ascoltando Elvis Presley – Crazy Little Thing Called Love https://www.youtube.com/watch?v=88dgEMZT-4g

(Ancora di nomi, cognomi e soprannomi, qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/03/16/limportanza-di-chiamarsi-per-nome/
https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/11/16/scrivere-il-nome/
https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/09/07/solo-un-nome/).

Prima o poi

gabbiano

“Si placheranno i venti che ti abbattono (…)”

Il dolente

Passerà questo tempo come passano
tutti i giorni orribili della vita
Si placheranno i venti che ti abbattono
Stagnerà il sangue della tua ferita

L’anima errante tornerà al suo nido
Quel che ieri si perse sarà trovato
Il sole senza macchia concepito
uscirà di nuovo nel tuo costato

E dirai al mare: Come ho potuto
annegato senza bussola e smarrito
giungere al porto con le vele rotte?

E una voce ti dirà: Non comprendi?
Lo stesso vento che ha rotto le navi
è quello che fa volare i gabbiani

Óscar Hahn (1938, Cile), da Mal d’amore, Raffaelli Editore,  traduzione di Gianni Darconza

*ascoltando Van Halen – Jump  https://www.youtube.com/watch?v=T2UPhGspjDQ

Cerca comunque un fiore

rovine

La grande paura

La storia della mia persona
è la storia di una grande paura
di essere me stessa,
contrapposta alla paura di perdere me stessa,
contrapposta alla paura della paura.
Non poteva essere diversamente:
nell’apprensione si perde la memoria,
nella sottomissione tutto.
Non poteva
la mia infanzia,
saccheggiata dalla famiglia,
consentirmi una maturità stabile, concreta.
Né la mia vita isolata
consentirmi qualcosa di meno fragile
di questo dibattermi tra ansie e incertezze.
All’infanzia sono sopravvissuta,
all’età adulta sono sopravvissuta.
Quasi niente rispetto alla vita.
Sono sopravvissuta, però.
E adesso, tra le rovine del mio essere,
qualcosa, una ferma utopia, sta per fiorire.

Piera Oppezzo (1934-2009), testo tratto da La poesia è un unicorno, di Francesca Genti, 2018

*ascoltando Peter Gabriel (feat. Kate Bush) – Don’t Give Up https://www.youtube.com/watch?v=8LMB6K4rTGU