Giochi di poesia

oi oi oi
Hai mai “giocato” con la poesia?
Come dici? Non si gioca con la poesia?!
E dove sta scritto? L’importante è non barare, come in ogni gioco.

Opzioni per un poeta

Con parole diverse
dire la stessa cosa
sempre la stessa.
Sempre con le stesse parole
dire una cosa del tutto diversa
o la stessa in modo diverso.
Molte cose non dirle
o dire molto
con parole che non dicono niente.
Oppure tacere in modo eloquente.

***

Nel caso dato

Scegli tra gli errori
che ti son dati,
ma scegli bene.
Forse è sbagliato
fare la cosa giusta
nel momento sbagliato,
o giusto
fare la cosa sbagliata
nel momento giusto?
Un passo falso  non si corregge.
Il giusto errore,
una volta sfuggito,
non tornerà così presto.

Hans Magnus Enzensberger, da Più leggeri dell’aria, traduzione di Anna Maria Carpi, Einaudi, 2001

 

♦ ascoltando Syd Barrett – Clowns and Jugglers https://www.youtube.com/watch?v=uBjaB8HfoxQ&t=1s

Giochi di parole (più o meno complessi)

Immagine dal sito instagram di MisterCaos (poeta di strada) @mister_caos

Immagine dal sito instagram di MisterCaos (poeta di strada) @mister_caos

Una settimana sarebbe troppo, ma un giorno enigmistico ci può stare.
Qui sotto due rebus di Vivian Lamarque (uno semplice – anche se la semplicità non è sempre una cosa semplice, come si legge nella foto – e uno più complesso).
Ma qual è il tuo gioco enigmistico preferito?

(A me non sono mai piaciuti molto, però mi incuriosiscono i disegni di “unisci i puntini”!).

Rebus facile (9,10)

Una testa con la corona
una elle apostrofata
una figura china a mettere tagliole:
RE L’AZIONE PERICOLOSA.

°°°

Rebus difficile (?,?,?,?)

Si vede un pollaio con dentro una gallina che ha paura
si vede una vecchia
una volpe
una donna con un fucile
qualcuno ha cancellato le lettere chiave
non si capisce bene il disegno
non si capisce chi è più in pericolo
se la gallina (le ali sbattono forte ha molta paura)
o la vecchia volpe (ha gli occhi furbi ma sta guardando il fucile)
non si capiscono bene le cifre
forse 5 2 3 3
se almeno tu mi aiutassi a capirci qualcosa
invece di far finta di niente.

Vivian Lamarque (Tesero 1946), da Poeti, in Poesie 1972-2002, Mondadori

(Per altri giochi di parole, qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/07/12/giochiamo-neanche-troppo/)

*ascoltando uno che con le parole sapeva giocarci benissimo: Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu https://www.youtube.com/watch?v=89hKU3Ebi14 (e quanto mi piacerebbe che fosse ancora qui!).

Di vocali e consonanti

pleasedontlaughatme

Consonanti

Chiedi a un cuore
di non respirare,
togli il fiato
alle sue vocali

c…        r…
questo rimane,
il ricordo crudo
della sua canzone.

@Irene Marchi 2019

 

*ascoltando Peter Green – Bottoms Up https://www.youtube.com/watch?v=g4B41ojLOGI

Giochiamo? Neanche troppo…

giochidiparole1

 Poesie che giocano con le parole, con gli elementi della grammatica. I testi riportati qui sotto sono di un poeta surrealista (e drammaturgo) francese, Jean Tardieu (1903-1995): usa le parole in modo imprevisto e riesce a scoprirvi dentro qualcosa di nuovo, dimostrando che anche un “elemento grammaticale” può essere pieno di vita e può esprimere un’emozione.

(Ma che dire degli elementi grammaticali che usiamo noi nei nostri discorsi troppo spesso senza verità? Parole parole parole: faremo ci vedremo andremo  volemose bene passeremo chiameremo vedrai restiamo amici… certo, come no! Faremo… faremo  meglio a stare zitti talvolta, tutti,  a meno che non ci si stia allenando anche noi come novelli poeti surrealisti. Oppure parliamo solo del tempo, ché lì, si sa, decide lui, dunque noi non abbiamo alcuna responsabilità…).

 

Coniugazioni e interrogazioni

Andrò non andrò andrò non andrò
Tornerò Tornerò?
Tornerò non Tornerò
 
Tuttavia partirò (sarei già partito?)
Parito  ritornerò?
E se partissi? E se non partissi? E se non tornassi?
È partita, lei! È proprio partita Non torna.
Tornerà? Non credo Non credo che torni
Tu sei qui Sei qui tu? A volte non sei qui.
Se ne vanno, loro. Vanno vengono
Partono non partono tornano non tornano più
Se partissi, ritornerebbero?
Se restassi, partirebbero?
Se io parto, parti tu?
Stiamo per partire?
Stiamo per restare?
Stiamo per partire?

 

 
Interrogazione e negazione

Voi? Io?
No, nessuno
nessuno mai
no veramente nessuno mai.

Come? Né dove,
né che cosa,
né come?
No veramente nessuno mai
da nessuna parte
niente e nessuno
mai
no mai
mai mai mai
mai
mai
no, mai.

 

L’eterno fanciullo

Piacere tanto tante grazie
Grazie mille volte grazie
Grazie mille volte grazie.
A presto Ma no Ma sì
Non è niente ma le pare.

A Domenica a Lunedì
A Martedì a Mercoledì
Sì così: piuttosto Venerdì
Mattina, voglio dire a mezzogiorno
Sin dall’aurora prima di notte.
Senza complimenti per di qua.
Troppo gentile. Buona notte.

I tre testi sono di Jean Tardieu, da  L’inesprimibile silenzio, Bulzoni, Roma 1980, traduzione di Sergio Zoppi.

*Tanto per cantare: The Beatles – Obladi Oblada.

 

Libertà in poesia: inventare e reinventare le parole

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La poesia ha il meraviglioso privilegio di poter giocare con il linguaggio, di mischiare idee e parole senza sottostare a troppe regole. Quando un autore riesce a reinventare le parole (o a crearne di nuove) portandole  fuori dal loro contesto e a inserirle con grazia in una nuova dimensione,  la poesia che nasce ha una  forza  particolare e difficilmente viene dimenticata.

Riporto due esempi  di un autore italiano che amo molto: Erri De Luca. Entrambe le poesie sono tratte da L’ospite incallito, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2008 e  hanno l’inconfondibile stile dell’autore:  versi (come anche la sua prosa, del resto) sinceri, diretti, mai banali, concentrati  e densi di emotività.

Proposta di modifica

C’è il verbo snaturare, ci dev’essere pure innaturare,
con cui sostituisco il verbo innamorare
perché succede questo: che risento il corpo,
mi commuove una musica, passa corrente sotto i polpastrelli,
un odore mi pizzica una lacrima, sudo, arrossisco,
in fondo all’osso sacro scodinzola una coda che s’è persa.
Mi sono innaturato: è più leale.
M’innaturo di te quando t’abbraccio.

 

Maniera

Accosto la fronte alla tua, si toccano, dico: «È una frontiera».
Fronte a fronte: frontiera, mio scherzo desolato, ci sorridi.
Col naso ci riprovo, tocco il naso, per una tenerezza da canile:
«E questa è una nasiera», dico per risentire casomai un secondo sorriso, che non c’è.
Poi tu metti la mano sulla mia e io resto indietro di un respiro.
«E questa è una maniera», mi dici.
« Di lasciarsi?», ti chiedo. «Sì, così».

Erri De Luca, da L’ospite incallito, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2008