Le risposte dei fiori

 

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Hai mai fatto una domanda a un fiore o a un albero?

Ti hanno risposto?


Dimmi, geranio del giardino
sai dove se n’è andata l’anima?
Il corpo assente
e le mie mani non riescono a ricamare i suoi ricordi.
Non so dove tu sia, anima mia
spero solo che tu vada di buon passo.
Non parlare con l’usignolo
perderesti il volo nell’ombra.
Non è ancora tempo
di incontrare l’albero dell’inizio.


Carmen Cristina Wolf (Caracas, 1950), da
Atavíos, Editorial El Pez Soluble,  traduzione di Silvano Bottaro

 

♣ ascoltando Joe Satriani – Wind In The Trees https://www.youtube.com/watch?v=0TO4ejwSzus

Valli a capire…

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Valli a capire, i calzini (e non solo).

Due calzini
uno brutto e uno bello
li compero ogni autunno.
Due calzini,
uno brutto e uno bello
si perdono: ogni autunno.
C’è un luogo, signora,
dove si perdono i calzini,
c’è, signora,
in ogni casa.
La signora che vende i calzini
sorride
e ha quella certa comprensione
negli occhi:
è d’accordo con me.
Ci accaniamo
per un buon cinque minuti
io e la signora
sui calzini scomparsi
e su chi li faccia scomparire.
Dopo mi sento meglio,
ma non mi volto a guardare:
la voglio pensare assorta,
la signora dei calzini,
con una certa profondità negli occhi
con una certa comprensione per me.
Perché ciò che veramente volevo dirle
ciò che veramente mi infastidisce
è che ho perso qualcosa
che ieri sera avevo capito
e che ora non so più,
non me lo ricordo.
C’è un luogo, signora,
dove si perdono i pensieri,
c’è, signora,
in ogni corpo.
Perciò ho due calzini nuovi
in borsa,
uno bello e uno brutto,
due calzini perduti
in casa,
uno bello e uno brutto,
e ho il cuore terribilmente confuso

Alessandra Racca, da Nostra Signora dei calzini – Deluxe, Neo Edizioni,  2018

♠ ascoltando Vinicio Capossela – Il Paradiso dei calzini https://www.youtube.com/watch?v=aDFH1c53n_Y

L’eredità

 

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C’è ricchezza e ricchezza.

L’eredità

Sono ricca
di una ricchezza piccola
ma così grande
che non mi sta nella borsa
non mi sta nelle scarpe
mi muove i capelli
e mi solleva i pensieri.
Non ho lavorato tanto:
quello che mi ha reso ricca
è un’eredità della nonna

mi ha insegnato, ridendo,
a cogliere i fiori di campo

©IreneMarchi2021

♣ ascoltando Ezio Bosso – Pines and Flowers – Symphony No. 2, Under Trees’ Voiceshttps://www.youtube.com/watch?v=EWWhXpdPg0c

Sperando di non dare fastidio

permesso
Non so tu, ma io, da sempre, mi porto dietro l’ingombrante paura di “dare fastidio”. Perciò questa poesia mi ha colpita a prima lettura e ora la trascrivo qui, sperando appunto…

– Ma quando crescerò, tu diventerai piccolo?
– No, diventerò vecchio…
– E poi andrai in cielo?
– Sì, e tu diventerai vecchio.
– No, io non diventerò vecchio. Ma è vero che dal cielo si può riscendere?
– Be’… forse… Ma non serve, perché in cielo si sta bene… e quando sarò in cielo, ti aspetterò. Poi verrai anche tu e staremo insieme in cielo. Sei contento?
– …Ma perché non possiamo stare qui?
– Be’…
– Ma che, diamo fastidio a qualcuno?

Claudio Damiani (Foggia, 1957), da Poesie, Fazi, 2010

♥ ascoltando Debussy – Children’s Corner (Ivan Moravec) https://www.youtube.com/watch?v=3TVJae0RneA

Pioverà?

pioverà

Piove?

Lascia piovere.

 

Pioverà?
 
sono stanca
di aggiustare ombrelli coprirmi
i capelli ragionare i passi
per salvare due scarpe e correre
volendo invece andare piano
sono stanca di scrutare il cielo
limando movimenti e pensieri

sono stanca

sai che ti dico? se domani piove
farò finta di essere un fiore

©IreneMarchi2021

♣ ascoltando B.J. Thomas –  Raindrops Keep Falling on my Head

Scegli la stagione

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Se tu fossi una stagione, quale saresti? (Ricorda che… sì, esistono ancora le mezze stagioni, e puoi scegliere anche tra invernomoltoprimaverile, primaveravdecisamentestiva, estateunpocoautunnale e autunnovestitod’inverno)

 

ti chiamo estate

A te per esempio
ti chiamo estate.
Per quel modo intimo che hai
di farti sera
di spostare l’equilibrio
tra carne e fiato
in un tremore
che si fa crepuscolo.
E se perdo l’equilibrio.
Poi.
Amo.

Andrew Faber,  da D’ amore. Di rabbia. Di te, Miraggi Edizioni, 2017

 

♣ ascoltando  Janis Joplin- Summertime

Di che parla il poeta?

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Se ti trovi bene tra parole di una poesia,
è poi così importante capire esattamente di che cosa stia parlando il poeta?

Se il poeta parla di un gatto

Se il poeta parla di un gatto, di un fiore
di un vento che soffia per lande desolate e disvii
e non ha mai raggiunto la citta’…
se parla di un angolo mal illuminato…
di un’antica scala… di un gioco del domino…
se parla di quegli obbedienti soldatini di piombo
che morivano sul serio
se parla di una mano tranciata in una scala a chiocciola
se non parla di nulla
e dice semplicemente tralala’… Cosa importa?
Tutte le poesie sono d’amore!

Mario Quintana (Brasile, 1906-1994), da  Esconderijos do tempo, traduzione di Alberto Riva

♥ ascoltando Jethro Tull –  Elegy

Il tempo

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Sarà anche un gran signore, ma intanto ride di noi e se ne va.

Che scriva lettere, che semini,
che bruci il pacciame a primavera,
mi pare che il tempo sia in mio potere,
e invece se la ride di me!
Ma non appena l’anelito della poesia
si posa sul piatto della bilancia
all’improvviso
divengono inaffidabili
financo gli orologi più precisi.
Il bocciolo sogna del futuro,
dalle pagine spira il passato
e sfugge, a me che l’inseguo,
il folle tempo sconfinato.

Tat’jana Bek (poetessa russa, 1949-20005), traduzione di Evgenij Solonovi e Gario Zappi

 

♥ ascoltando Fairport Convention – Who Knows Where The Time Goes?

Le cose piccolissime (?)

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La memoria ha un metro tutto suo. E fa quello che le pare.

Cari  non ti scordar
di me
io mi ricordo infatti
d’essere stata una volta
in grande confidenza
con voi – un’amicizia repentina –
nell’età piccina
io mi ricordo
i giorni dei prati
quando la mamma
a borsate raccoglieva il tarassaco
e io
per gioco
provavo e riprovavo
la verticale
di colpo
mi cedettero le braccia
e la faccia si piantò
al suolo
in mezzo a voi
io mi ricordo solo
tutto
che girava
forse
l’azzurrità
vostra nell’impatto chissà
aveva passato il confine
della gabbia cranica
ed era entrata nelle cavità
dei pensieri
e mentre tutti
si stavano a preoccupare
della botta di mettere
il ghiaccio
sul bernoccolo disinfettare
lo sbuccio
voi aveste libera
circolazione nella testa
nelle zone
periferiche delle mani
delle dita
perfino del cuore
bambino
e nessuno
si accorse delle conseguenze
irreversibili
il cocciuto non scordare
le cose piccolissime
soprattutto
se azzurre

Cristina Bellemo, da Casa toracica, AnimaMundi Editore, 2020

 
ascoltando Sidney Bechet – Petite fleur

Ba(rco)llando sul mondo

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Quando balliamo (e non per forza bene) non muoviamo solo il corpo, muoviamo anche le emozioni, allontaniamo il torpore dei pensieri. Anche da fermi è possibile ballare: con i pensieri, appunto, slegandoli dalla fissità e lasciandoli liberi di barcollare senza una meta, sorretti dalla bellissima “forza di levità” di cui si parla in questa poesia:

Ballare adesso bisogna ballare
come una scimmia come un albero
che all’improvviso straripa di fioriture
come un asino che raglia ballare
non danzare, barcollare di qua e di là
da un piede all’altro da un’anca a un ginocchio
e con la gravità fare un duetto
la forza di lievità ti spicca
appesa a una mano d’aria
ormeggi le perplessità a terra
e balli i danneggiamenti i guasti le sventure
appassisci tutta intera. Slegare gesti
lanciarli ai cieli della stanza
così abbondante è il mondo
non mancare a nessuno: tu ballare.

Chandra Livia Candiani, da La domanda della sete, Einaudi, 2020

♥ ascoltando Camel – Rain Dances