Meglio al Polo Sud

In primo piano

pinguino di genova copia

Strano animale,

l’Homo sapiens.

A un pinguino all’acquario di New York

In genere si comincia coi giochi acrobatici. L’esibizione
degli animali si svolge in file ordinate, le coccarde davanti:
un trio di foche, la palla in bilico sul muso, agili,
snelle statue sincronizzate dai domatori
come i ballerini di Broadway, come nei ghetti i vagabondi,
i corpi magri, contorti, contro le scale antincendio.
Poi venne lui, questo giovane pinguino col nome del dotto
tedesco, e stava lì, e nulla sapeva fare, nulla voleva, un eroe
di vecchi vaudevilles, di lampeggianti film comici,
stagliato in bianco e nero, in balia dei gradini, delle
                                                       storture del mondo.
Segreto beniamino di una minoranza di elettori bambini,
era lui l’impiegato in frak, sul bordo della vasca
traballante, brividi alle pinne, fremiti nelle ali.
Misero e perfetto il suo far nulla, fino all’uscita senz’inchini.

Durs Grünbein, (Dresda,  1962), da  A metà partita (Poesie 1988 – 1999), a cura di Anna Maria Carpi, Einaudi, 1999

*ascoltando  Paul McCartney & Wings – Wild Life https://www.youtube.com/watch?v=PVBmogGl5xc

Nessun salvataggio

In primo piano

salvataggio

 

 

Salvati da sola

Salvati da sola,
abbraccia l’alba e smettila
di masticare i giorni e le tue mani:
hai sbattuto contro un muro
e allora?
Altri muri verranno
a spezzare i tuoi passi

ma salvati sempre da sola,
metti i fiori in quel vaso
scosta la tenda
e non aspettare nessuno.

©Irene Marchi 2019

*ascoltando Queen – The Show Must Go On https://www.youtube.com/watch?v=t99KH0TR-J4

“Sentieri dove ci si può perdere”

In primo piano

maipiù

   “Sentieri dove ci si può perdere (…) e sogni a cui si appartiene”.
La vita forse sta in questo.

 

Io credo in tante cose. Nel sangue. Nel fuoco.
Credo nei sentieri dove ci si può perdere.
Credo nei sogni a cui si appartiene.


Vado alla cieca. Non portarmi a casa.
Lascia che la notte mi conduca sempre avanti.
Da qualche parte nel buio c’è una porta socchiusa.


Da qualche parte al confine tra il corpo e l’anima,
un luogo dove il tempo stesso dice fermati
– è lì forse dove arderebbe il mio cuore?

Non ascoltarmi. Ogni mia parola
è una profezia pericolosa, una falsa pista.
Sono abbastanza diversa da come credi.

°°°

Eg tror på mange ting. På Blod. På ild.
Jeg tror på stier hvor en kan gå vill.
Jeg tror på drømmer som en hører til.

I blinde går jeg. Led meg ikke hjem.
La natten føre meg bestandig frem.
Et sted i mørket står en dør på klem.

Et sted på grensen mellom ånd og kropp,
et sted hvor selve tiden sier stopp
– der skulle vel mitt hjerte flamme opp – ?

Hør ikke på meg. Alle mine ord
er farlige profeter, falske spor.
Jeg er en ganske annen enn du tror.

Inger Hagerup (1905, Bergen, Norvegia-1985), da Videre, 1945

*ascoltando Paul McCartney – I Don’t Know https://www.youtube.com/watch?v=aef2eV7GmQw

Via col vento (e con la poesia)

In primo piano

cardo

21 marzo – Giornata mondiale della Poesia

Ogni tanto è necessario lasciarsi andare al vento:
ogni tanto è necessario un soffio di poesia.

Affida la tua anima

Affida la tua anima al vento
lascia che i tuoi cavalli da tiro pascolino
nel campo senza arare
mentre gli uccelli del cielo beccano
le tue preziose sementi. Allora
forse accadrà che
la Poesia germogli nella tua vita
come gli spinosi e violetti
fiori di cardo.

Hans Børli, (Ejdskog, 1918 –1989), da Dagen er et brev, 1981 (fonte del testo e della traduzione  https://cantosirene.blogspot.com/)

*ascoltando Axel Rudi Pell – Emotional Echoes https://www.youtube.com/watch?v=ICtP9r7V1A8

(21 marzo e poesia, qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/03/20/21-marzo-giornata-mondiale-della-poesia/; https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/03/22/maledetta-primavera/; https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/03/20/poesia-perche-no/).

 

No, aspetta un attimo…

b a s t a

È meglio tentare di dissolvere i pensieri invadenti, prima di dissolvere se stessi.
Sarà difficile ma non impossibile.

Insonnia

Non smette la mia mente
di ammucchiare rifiuti
che invadono me
la mia poesia
il mio universo
e non mi lasciano
prendere sonno.
Come fare
per estinguerli
per lavare la mente
e tornare alla pace?
Non ce la fa il pianto
né la preghiera
neppure tu.
È ora di emigrare
confondermi con la terra
e dissolvermi.

°°°

Insomnio

Sigue mi mente
hacinando desechos
que me invaden
invaden mi poesía
mi universo
y no me dejan
conciliar el sueño.
¿Qué puedo hacer
para extinguirlos
para lavar mi mente
y que vuelva la paz?
No lo consigue el llanto
ni la oración
ni tú.
Es hora de emigrar
de confundirme con la tierra
de esfumarme.

Claribel Alegría, da Voci, Samuele Editore, 2015, traduzione di Zingonia Zingone e Marina Benedetto

*ascoltando Leonard Cohen – Lullaby https://www.youtube.com/watch?v=VlwVu9_IvjM

Obiettivi incerti

obiettivi

A caso…

 

Come frecce scoccate
da un ludico arciere
che non ha sempre
per mira un bersaglio, bensì
la bellezza d’una traiettoria,
sorvoliamo lo spazio degli anni.
Nella permanenza in volo
ci viene meno l’orientamento,
siamo oggetto di lanci sbagliati
e privi di verosimile obiettivo.
Dove, dove cadremo?
così senza onore.

Valentino Zeichen (Fiume 1938 – Roma 2016), da  Le poesie più belle, Fazi Editore, 2017

*ascoltando Rory Gallagher – What In The World https://www.youtube.com/watch?v=O9f11SXFFXE

Un po’ fantasmi

boooooIn fondo siamo tutti uguali: tutti un po’ fantasmi.

Visto e non visto

(Agli amici che sono ancora vivi ma sono scomparsi, là dove si trovano, con un abbraccio postumo.)

Le persone tendono a scomparire.

Un giorno ti fanno ridere e quello dopo non ci sono più.

Un giorno ti chiamavano ogni giorno
per sapere come stavi,
e ora non riesci neanche a ricordarne la voce.

Un giorno dissero sempre
e sempre finì per essere un mai più.

Le persone somigliano ai fantasmi.
Appaiono, seducono, credi in loro,
fanno paura, brillano e scompaiono.

Se ne vanno e, all’improvviso, non esistono più,
come se mai fossero esistite.
Arrivi a convincerti di averle sognate.

Io sono uno di loro.

Morire, nel nostro caso,
è una ridondanza.

°°°

Visto y no visto

(A los amigos que siguen vivos pero han desaparecido, allá donde estén, con un abrazo póstumo.)

La gente tiende a desaparecer.

Un día te hacen reír y al siguiente no están.

Un día te llamaban cada día
para saber cómo estabas,
y ahora ya no puedes ni recordar sus voces.

Un día dijeron siempre
y siempre acabó siendo nunca más.

La gente se parece a los fantasmas.
Aparecen, seducen, crees en ellos,
dan miedo, brillan y desaparecen.

Se van y, de repente, ya no existen,
como si nunca hubieran existido.
Llegas a convencerte de que los has soñado.

Yo soy uno de ellos.

Morir, en nuestro caso,
es una redundancia.

Juan Vincente Piqueras, da Vigilia di restare a cura di Raffaella Marzano, Multimedia Edizioni, 2017

*ascoltando Yann Tiersen – Enez Nein https://www.youtube.com/watch?v=Yl2rxSUWTvo

Le parole come foglie

 vento

 

All’ipotetico lettore

Ho messo la mia anima fra le tue mani.
Curvale a nido. Essa non vuole altro
che riposare in te.
Ma schiudile se un giorno
la sentirai fuggire. Fa’ che siano
allora come foglie e come vento,
assecondando il suo volo.
E sappi che l’affetto nell’addio
non è minore che nell’incontro. Rimane
uguale e sarà eterno. Ma diverse
sono talvolta le vie da percorrere
in obbedienza al destino.

Margherita Guidacci (Firenze, 1921/Roma 1992), da Anelli del tempo (Edizioni Città di Vita, 1993)

*ascoltando Kiko Loureiro – No Gravity  https://www.youtube.com/watch?v=BSpeVsp6yq0

Una certezza

abc

(Può valere per persone vicine o lontane)

Lettera III

Non saprò mai tutto di te,
e questo l’ho saputo
dal primo incontro.


Questa certezza ha tanta forza
che è
come se avessi tue notizie
ogni momento.

°°°

Nunca sabré de ti,
y eso lo supe
desde el primer encuentro.

Esta certeza tiene tanta fuerza
que es
como si tuviera noticias tuyas
a cada momento.

Clara Janés (Barcellona, 1940), da Libro de alienaciones, 1980

*ascoltando  Steve Vai – Windows to the Soul https://www.youtube.com/watch?v=erX2W4qT2vA

 

Qualcosa di inespresso

adios

” (….) Come parole taciute che scompaiono
a una a una nella luce (…) “

 

Ciò che lasciamo inespresso

Ciò che lasciamo inespresso è come la grandine
nella bufera d’ieri notte
ancora aggrumata e bianca
all’ombra dell’erba alta, non ancora raggiunta dal sole.
Come parole taciute che scompaiono
a una a una nella luce,
ora cristalline e dorate, poi più nulla.
Come tutto il resto non fatto o non scelto.
Come tutto ciò che è liquido e trascurato,
ciò che non diamo, ciò che non prendiamo.

Charles Wright (Pickwick Dam,Tennessee 1935), da Buffalo Yoga, in Breve storia dell’ombra, a cura di Antonella Francini

*ascoltando The Fray – Unsaid https://www.youtube.com/watch?v=r2w-LwPjh-8