Càpita

In primo piano

 

ristrutturazioni copia

Ristrutturazioni

a tutti i figli cresciuti troppo in fretta

Mi sono demolita
ed è stato facile
perché non avevo le fondamenta,
ricostruirmi sarà difficile
invece, perché non ho le fondamenta:
quello di casa mia  – e di tante altre –
era un progetto  disfunzionale.
Càpita.

©IreneMarchi2021

° ascoltando  Alice Merton – No Roots https://www.youtube.com/watch?v=PUdyuKaGQd4

Senza frontiere

In primo piano

globo terrestre

(Le nuvole non conoscono le frontiere)

 

Frontiere di paglia

 

La terra non sa di avere limiti.
La terra sa che nel muoversi
inghiotte il tempo nello spazio
ignorando le frontiere.
Si obnubila quando i venti la spazzano
non sa più dove inizia e finisce.
È felice di essere rotonda e nuotare
mentre le nubi cancellano le immaginarie
      linee che gli uomini inventarono
      per la guerra.

Carmen Yañez, da Senza  Ritorno, Guanda Editore, 2020

 

♥ ascoltando Buffy Sainte Marie – Universal Soldier https://www.youtube.com/watch?v=zYEsFQ_gt7c

Economia versus poesia (si accettano scommesse)

In primo piano

economy

Economia

Ora parlano i numeri,
c’è poco da scherzare.
Questa specie di orario ferroviario
racconta di convogli che vanno
lontano. Anche blindati,
all’occorrenza, perciò
mettiti da una parte
e salutando con la mano sorridi
mentre passano.
Adesso Sheherazade non può più nulla.

Valerio Magrelli, da La vicevita – Treni e viaggi in treno, Einaudi, 2019

♥ ascoltando Radiohead – The Numbers https://www.youtube.com/watch?v=zmo-11Bc0XM

Le cose perse

In primo piano

oggetti smarritii

C’è qualcosa che hai perso e che vorresti assolutamente ritrovare?

E dove l’ho persa la poesia, dove?

Mentre infilavo l’ago
o tra il cumino e il merquén?*
Sentiamo, dove avevo la testa?
Cucivo o cucinavo?
Dove ho messo le pause, dove?
I sussurri, i lamenti?
Dove palpita il suo vigore?
E le interiezioni?
C’erano per caso malori in mezzo?
Una ferita?
Mortale sarebbe se avesse scelto lo scarico per suicidarsi.
Ci mancava solo questo,
accidenti alla mia poesiola incompiuta.
E incompiuta è già dir tanto,
non arriva neppure al primo verso, manco
all’intenzione, al titolo.
Non ha né capo né coda,
non esiste ancora la terra per plasmarla
né fuoco acceso per cucinarla
né ago e ditale per ricucirla.
Accidenti a quella cocciuta di donna metafora!
Quale doppio fine nascondi?
Le parole non vogliono venire alla luce e nude
nell’ombra si godono l’ellissi.
Accidenti alla repubblica senile dell’oblio!

*miscela rossa di pepe secco affumicato unito ad altre spezie,molto popolare nella cucina tradizionale mapuche (N.d.T.)

Carmen Yanez, da Senza ritorno, Guanda Editore, Quaderni della Fenice, 2020, traduzione di Roberta Bovaia

(per altre cose perse: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/10/27/larte-di-perdere/)

♥ ascoltando Jamie Cullum – The Place Where The Lost Things Go https://www.youtube.com/watch?v=HYGQdE87xTE

Fili di possibilità

 

colori nel bosco

Camminare in un bosco e ritrovarmi tra fili di raso colorato (mossi dal vento) era una possibilità che non avevo proprio contemplato. Eppure…

I piedi hanno un grande arco
per disegnare il bordo del mondo
seguono le tracce dell’invisibile
lo disegnano.
Si stanno sempre avvicinando.
Pensano.
Lo spazio è zeppo di possibilità,
che tu dorma o sia sveglio
fermo o in movimento
l’aria ha le ruote e i piedi
ne seguono i profili,
lasciando la terra
ritrovando la terra.
Non domandarti mai dove vai
solo fallo bene.

Chandra Livia Candiani, da La domanda della sete, Einaudi, 2020

ascoltando Buffy Sainte-Marie – Starwalker https://www.youtube.com/watch?v=eU0fS0GA6Ek

La quota d’amore (fuori tema n.17)

scritte sui muri

“Dove lo prendi tu, l’amore che ti serve?”
Giro, a te che stai leggendo, questa domanda
che appartiene alle pagine intense riportate (in parte) qui sotto.

(…) Dove lo prendi tu, l’amore che ti serve? […]

– Tutti abbiamo bisogno di una quota d’amore al giorno, – mi guarda, – senza quel minimo cadi in depressione e ti ammali, è come un piano dietetico, devi assumere energie, comunque le prendi, anche a pezzi, a intervalli, in modo discontinuo. A volte raccogli un mucchio di amore tutto in un punto, e per un po’ sei a posto […] altre volte raccatti briciole qua e là, metti insieme e impasti, ma ti basta appena per un giorno –. Le faccio segno di sì, la seguo.

– Tu non fai mai l’accattona? A rovistare tra i resti, fra gentilezze buttate a caso, nemmeno rivolte a te, o fra ricordi ancora buoni, li rimaneggi e stai  un po’ meglio?

Non ci avevo mai pensato in questi termini.

– Nei tempi di magra, quando finiscono le riserve, ti aiuta avere le tue risorse, quelle segrete, i tuoi granai.[…]– Ognuno di noi ha una partenza diversa, perché è diverso il capitale iniziale, – dice –.

– I bambini molto amati saranno adulti meno affamati di amore, hanno le loro riserve organiche, e chi invece non è stato amato, o amato male, avrà per sempre una specie di fame nervosa, un ammanco che non puoi colmare, e anche se costruirai un legame farai i conti con questo buco dentro, insaziabile, criminale, uno spasmo che brucia il fegato, la gola […] se non stai in guardia ti riassorbe e ti fagocita nello stesso gorgo, senz’aria e senza luce […]. Dobbiamo rabberciare, – ha detto e finalmente ha respirato. – Ricalibrare […] L’amore puoi prenderlo dagli altri, – ha detto, – anche quando non se ne accorgono. Anzi  è meglio, non c’è bisogno che loro ti vogliano bene, per fortuna. (…)

da Elvira Seminara,  I segreti del giovedì sera, Einaudi, 2020, pp. 45-47

ascoltando Ezio Bosso – Sunrise on a clear day https://www.youtube.com/watch?v=s5b3HE1NwuI

(Per gli altri fuori tema, qui)

Non cadere!

 

mano con farfalla su mano

Non cadere  (sei più forte di quello che pensi).

 

Farfalla

Gialla
con macchioline nere.
Sembrava pensierosa
sulla palma della mia mano,
le ho parlato
e la sua risposta è stata
più grande del silenzio.
I miei occhi distillavano
amore selvaggio.
Il vento la strappò
dalla mia mano.
Vola, vola, vola:
le gridavo.
E la farfalla andò cadendo
a poco a poco
fino a baciare la terra.

***

Amarilla
con manchitas negras.
Parecía pensativa
sobre la palma de mi mano,
le hablé
y su respuesta fue
más grande que el silencio.
Mis ojos destilaban
amor salvaje.
El viento la arrebató
de mi mano.
Volá, volá, volá:
le gritaba.
Y la mariposa fue cayendo
poco a poco
hasta besar la tierra.

Humberto Ak’abal (Totonicapán, Guatemala, 1952), traduzione di Emanuela Jossa fonte. http://www.casadellapoesia.org/ e https://www.potlatch.it/

ascoltando Yann Tiersen – Le Matin https://www.youtube.com/watch?v=etLa1xipu0g

Eco e Narciso sono tra noi

 

Un mito sempre attuale

«Ciao, come va, stai bene?»

«… bene?»

«Hai chi ti ascolta o ti senti spesso sola?»

«… spesso sola?»

«Anchʼio, terribilmente… se vuoi torno a trovarti.
Che dici, sì o no?»

«…no? »

. . .

Ah, già, dimenticavo:
Eco è una di quelle che si è rovinata la vita
cercando invano di farsi capire.

©IreneMarchi2020

*Secondo Ovidio, Giove notando l’attitudine di Eco per il pettegolezzo, la spinse ad intrattenere sua moglie Giunone in modo da distrarla dai propri amori furtivi. Giunone però si accorse dell’inganno, e la punì togliendole l’uso della parola e condannandola a dover ripetere solo le ultime parole che le venivano rivolte o che udiva. Così, quando la ninfa si innamorò perdutamente di Narciso, non potendogli parlare e confessare il suo amore, riuscì solo ad innervosirlo ripetendo le ultime parole che lui pronunciava facendogli pensare che fosse uno scherzo e che lo stesse prendendo in giro. Narciso, stanco della ragazza se ne andò lasciandola sola. La ninfa pianse fino a prosciugarsi e di lei non rimase che la voce che riecheggia ancora oggi per le montagne.

ascoltando Ólafur Arnalds – Still / Sound https://www.youtube.com/watch?v=3CKQ5mD9peI&feature=emb_title

Affidarsi a una lacrima

 

se vuoi piangere paingere piangi watercolors

(Il sorriso è bello. Ma non deve soffocare)

Le lacrime che non scendono
restano appese all’anima,
come panni ad asciugare.
Sono diamanti di dolore incastonati
tra le rughe del cuore.

Sono preghiere mai dette,
parole ferme in gola,
melodie disinnescate.
Fondali di mari inesplorati,
arginati dalle dighe del silenzio.

Le lacrime che non scendono
sono pugni allo stomaco mai schivati,
ciclisti immobili, paralizzati
ai blocchi di partenza,
bombe inesplose, sotterrate,
sentimenti resi, in giacenza.

Le lacrime che non scendono
sono gocce di oceani, mute,
di un affetto mai urlato,
ma implorato
a labbra chiuse.

Simone Cristicchi, da https://www.simonecristicchi.it/2020/03/18/le-lacrime-che-non-scendono/

ascoltando Kitaro – Crystal Tears https://www.youtube.com/watch?v=99aBkmNGaiw&feature=emb_title

Pènsati!

lettera a sé stessi

Che ne dici di scrivere una lettera a te stess* (ma che sia amorevole: che comprenda parole di ringraziamento… parole di carezza)?
Ma sì che puoi… certo che sì.

Lettera a me stessa

Io ti porterò dove schiudersi
è delicato, come un’ala di farfalla
non un bisturi ma voli accennati,
esitanti. Ci saranno lampioni serali
appena illuminati e un’aria franca
di neve in estate.
Molti amici avranno le finestre accese,
amici silenziosi e musicali, amici.
Qualcuno verrà a prenderti alla stazione,
ti porterà la valigia e acqua fresca.
Sarai suono e anche passo di danza,
i piedi bendati saranno alati
sull’asfalto tiepido e ci sarà respiro
di tigli. Una mezzanotte
ti aspetterà in compagnia,
l’allegro di Mozart sul giradischi,
le finestre aperte e le lenzuola stirate,
bianche. Sembra la morte, vero?
Ti dico che certe volte la vita è così.
Amore che battezza la deriva.

Chandra Livia Candiani, da La domanda della sete. 2016-2020, Einaudi, 2020

ascoltando Wolfgang Amadeus Mozart – Sinfonia n. 40 in Sol minore K 550 /1° mov. molto allegro https://www.youtube.com/watch?v=vXeEuhme5Wc