Al tre!

peluche

Facciamo un gioco: al tre ognuno esce dalla gabbietta in cui si è chiuso tanto tempo fa.

Uno…  due… due-e-mezzo… tre… via!

Chi vince?

Vince chiunque riesca a partecipare.

Lo zoo

Uno decide di essere pesce
e allora si mette nella gabbia dei pesci
e c’è acqua e gli sembra di essere sempre feto
e che nessuno fa male a nessuno
e se il pesce grande mangia quello piccolo
nessuno grida di dolore
e l’importante per lui è non farsi sentire
 

Uno decide di essere serpente
e allora si mette nella gabbia dei serpenti
e sa che morderà quando si sentirà in pericolo
e non gli importa se non gli volevano fare niente
lui ha deciso per proteggersi di avvelenare
 

Uno decide di essere gatto
e allora si mette nella gabbia dei gatti
e gli fa credere che lui non è di nessuno
e sta nelle loro gabbie
e mangia il loro cibo
ma ha deciso di credere che lui non è di nessuno
 

Uno decide di essere orso di peluches
e allora si mette nella gabbia degli orsi di peluches
e qualcuno cerca di spiegargli che l’orso di peluches
non è un animale
ma a lui non importa del sangue nelle vene
ha deciso di essere tenero e carino
 

Uno decide di essere farfalla
e allora si mette nella gabbia delle farfalle
e quelle che muoiono dice che dormono
ha deciso di avere dei bei colori e non sapere
 

Uno decide di non decidere nulla
e allora si mette nelle gabbie un po’ dove gli capita
e gli dicono sei cigno, sei pipistrello, sei pachiderma, sei rana
uno perfino gli dice ippogrifo, bigfoot, unicorno
e a lui non importa di sapere cos’è
ha deciso di non scegliere
Uno decide che non saprà mai decidere
e allora si mette nelle gabbie dei camaleonti
e gli dicono marrone, verde, rosa
e gli dicono cambia tutto ma non cambia niente
ma a lui non importa
ha deciso che non sa scegliere
 

Uno decide di essere un uomo
e allora li libera tutti
anche quelli che gli fanno paura
li libera tutti

Alessandra Racca, da L’amore non si cura con la citrosodina, Neo Edizioni, 2013

♣ ascoltando The Tokens – The Lion Sleeps Tonight https://www.youtube.com/watch?v=OQlByoPdG6c

 

Siamo così

jump

… perennemente in bilico, cercando l’equilibrio

Bambina che gioca alla campana

L’unico piede
d’appoggio
urta la pietra piatta
ne misura lo scatto
ombrello
sull’alba della coscia
la gonna gonfia
come una bussola folle
e il volo sospeso delle ali
per bilanciare la gamba ripiegata
la cadenza esita e si assesta
ogni passo verso me comporta il rischio di una caduta
ed ogni secondo di azzardo è la nostra fortuna in equilibrio

***

Filette à la marelle

Ton pied unique
Buté
Cognant la pierre plate
En mesure l’élan
Parapluie
Sur l’aube de ta cuisse
Ta jupe gonflée
Comme une boussole folle
Et le vol suspendu des ailes
Pour l’équilibre de la jambe ramenée
Ta cadence hésite et s’affirme
Tout pas vers moi porte le risque d’une chute
Et chaque seconde de hasard est notre chance balancée

Paul Laraque (Haiti, 1920–2007), da La sabbia dell’esilio, traduzione di Giancarlo Cavallo

∞ ascoltando Ólafur Arnalds & Nils Frahm – Life Story https://www.youtube.com/watch?v=_sBHzqDJZCU

Cose dal mondo (8): un gatto a Venezia

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illustrazione tratta da “Venezia”, di David Pintor, Ed. Kalandraka, 2017

(Anch’io, nella prossima vita. E tu?)

(…) Ma l’aspetto principale è che quel posto è talmente bello che ci puoi vivere senza essere innamorato. È così bella che lo sai bene che niente che nella vita tu ti possa inventare o realizzare, soprattutto in termini di pura esistenza, avrebbe una bellezza paragonabile. È così superiore. Se dovessi reincarnarmi, vorrei essere un gatto che vive a Venezia, qualsiasi cosa va bene purché a Venezia. Anche un topo. Dal 1970 avevo un’idea fissa: andare a Venezia. Avevo l’idea di trasferirmi e affittare un appartamento al piano terra in qualche palazzo sull’acqua, sedermi lì e scrivere (…)

Joseph Brodsky, dall’intervista Conversazioni, L’arte della poesia  (Paris Review,  New York, 1979)

***

Strofe veneziane

Scrivo questi versi, seduto all’aperto
su una sedia bianca,
d’inverno, con la sola giacca addosso,
dopo molti bicchieri, allargando gli zigomi
con frasi in madrelingua.
Nella tazza si raffredda il caffè.
Sciaborda la laguna, punendo con cento minimi sprazzi
la torbida pupilla con l’ansia di fissare nel ricordo
questo paesaggio, capace di fare a meno di me.

Joseph Brodsky (San Pietroburgo, 1940-1996), da Strofe veneziane 2, VIII, in Poesie Italiane, traduzione di Giovanni Buttafava e Serena Vitale

*ascoltando Francesco De Gregori – Miracolo a Venezia https://www.youtube.com/watch?v=XZrgAK4abNs

(altre cose dal mondo, qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/category/cose-dal-mondo/

pintor

illustrazione tratta da “Venezia”, di David Pintor, Ed. Kalandraka, 2017

Spazi di espansione

ac cado

In quale spazio senti di vivere pienamente?

Là accado

Mi espando e vivo
illegalmente
in aree che gli altri
non riconoscono reali.
Là mi fermo ed espongo
il mio mondo perseguitato,
là lo riproduco
con amarezza ribelle,
là lo affido
a un sole
senza forma, senza luce,
immobile,
personale.
Là accado.

A volte però
tutto questo s’arresta.
E mi restringo,
a forza rientro
(rassicurante)
nell’area ammessa
e legale,
nell’amarezza terrena.

E mi smentisco.

Kiki Dimulá (Atene, 1931-2020)), da L’adolescenza dell’oblio, Crocetti, 2000, traduzione di Paola Maria Minucci

ascoltando The Who – Sparks https://www.youtube.com/watch?v=ah66Jji74Tk

Movimenti involontari (e capacità poetica)

a volte

“… Movimenti minimi, quasi vegetali…” descrive in questi versi la poetessa, ma è incredibile come riesca a rendere quei movimenti, e le sensazioni che ne derivano, quasi visibili se non addirittura tangibili. (Le poesie molte volte stupiscono per la loro capacità di coinvolgere chi legge.)

 

A volte in certi casuali movimenti
sfiora la mia mano la tua mano della tua mano il dorso
oppure il mio corpo dentro i vestiti si appoggia quasi senza saperlo
per un attimo contro il tuo corpo nei vestiti
questi movimenti minimi quasi vegetali
il tuo sguardo angolato e il tuo occhio volutamente perso nel vuoto
la tua domanda subito interrotta dove vai quest’estate
cosa stai leggendo
mi attraversano come un dolce coltello
in pieno cuore e lungo tutta la gola
e mi dissecco come una fonte in una calda estate

Friederike Mayröcker (Vienna, 1924 – 2021), da Della vita le zampe, Donzelli, 2002,  traduzione di Sara Barni

♣ ascoltando  · Mike Oldfield – Weightless https://www.youtube.com/watch?v=orgEOkoKRSM

Chi muove gli ingranaggi?

ingranaggi

(Spero di sbagliarmi)

Money

più dei grandi consigli non richiesti
e del cambio degli armadi,
più delle cene della classe
delle tasse, dei pomeriggi persi
dimenticati dentro a un centro
commerciale, più della mia tenace
insicurezza, HO PAURA – confesso –
della sorridente indifferenza
così sicura, lei,  nei portafogli
e nei grafici svelti del profitto

sì, di questo ho paura: del motore
del mondo – che no, non è l’amore

©IreneMarchi2021

⇒ ascoltando Pink Floyd – Money https://www.youtube.com/watch?v=-0kcet4aPpQ

Dubbi? Perplessità?…

evaporando

Alzi la mano  chi si sente più o meno come il poeta nella poesia qui sotto.

Lo vedi? Siamo in ottima compagnia (… ora possiamo abbassare la mano).

 

Mai ho saputo chi sono né mai lo saprò.
So solo che il vento soffia e la pioggia cade,
il mare selvaggio bramisce tra le rocce
e il sole illumina i lieti boschi.
Ma chi mi insegnerà a essere me stesso
perché io possa udire il tiro a caso
risuonare tra il dubbio e la certezza
e possa leggere, nelle carte sul tavolo,
la verità delle carte di un mazzo?
Non so dire neanche se sono l’altro,
l’ombra che mi insegue sotto il sole
e mi sfoglia come se fossi un girasole
e in me si nasconde quando mi scopro
nella mancanza e nell’assenza e mi cerco
nel graffito  che macchia la calce del muro.
Tutto in me è domanda e incertezza.
E perplesso cammino verso la spiaggia
prima che tutto in me in me si perda.

Lêdo Ivo (Brasile, 1924 – 2012), da Plenilunio, in Requiem, traduzione di Vera Lùcia de Oliveira

° ascoltando Hans Zimmer – Rain Man Theme https://www.youtube.com/watch?v=fKZkIt0QRoM&t=6s

La poesia è…

p n

Qual è la prima cosa che ti viene in mente se dico… POESIA?

(A me viene in mente una piccola pianta verde, ancorata  alla terra ma con le foglie che salgono verso la luce. E speriamo non si stanchi mai…)

La poesia è il polso della storia

Le poesie sono il respiro delle sue pagine.
La poesia è il mestiere di guardare la crepa che lasciò la battaglia.
Le poesie sono lo stratagemma per misurare il disastro.
La poesia è il linguaggio dell’emozione.
Le poesie sono il breve incontro con la fiamma blu.
La poesia è la temperatura dell’amore e dell’odio.
Le poesie sono lo spiraglio del dolore.
La poesia è il nudo trasversale.
Le poesie sono un angolo in ombra.
La poesia è la porta spalancata.
Le poesie sono una piccola lucerna nel bosco.
La poesia è un vello d’oro.
Le poesie sono una goccia spaventata di pioggia che cade nel mare.
La poesia è il mare che le riceve.
Le poesie sono l’umidità sulla pietra.
La poesia è la sorgente.
Le poesie il corollario.

Carmen Yáñez (Santiago del Chile, 1952), da Senza ritorno, Guanda Editore, Quaderni della Fenice, 2020, traduzione di Roberta Bovaia

 

ascoltando Bandabardò – Sogni grandiosi https://www.youtube.com/watch?v=ciZpPRYqsek, questo il testo della canzone:

Bisognerebbe fare sempre sogni grandiosi/E con la faccia verso il cielo/Viaggi avventurosi/Ma tu mi dirai, “Ah, poesia!/E non si mangia, sai, con la poesia!”/Bisognerebbe fare sempre sogni grandiosi/Con la faccia verso il cielo/Viaggi avventurosi/Pensa se la gente, invece del potere/Pensasse all’amicizia come modo per godere/E come capi indiani, magia/Si fuma per la pace/Ma tu mi dirai, “Ah, poesia/E non si mangia con la poesia!”/Basta! Per me questo è un duello/Devo salvar la testa perché dentro c’ho il cervello/E come un aquilone/Volare via spezzando il filo, ma/Lo vedi si può volare/E non smetter di pensare/Lo vedi si può volare/Lo vedi si può volare/E non smetter di pensare/Lo vedi si può volare/Animo, animo/Animo, animo, i tempi duri passano (…)/Tu dirai, /”Poesia”/Tu dirai, “Poesia”/Tu dirai, “Poesia”/Ma tu dirai, /”Poesia”/”Poesia, poesia, poesia”

Ciao. Buoni sogni!

Gira (un po’) la pagina

poesiestortissimestortestorte
Guarda quante città in miniatura ci sono, in un libro di poesie!
Magari osservando bene si può scorgere anche qualche persona…

Grattacieli

Mi
piace
quando 
giri
le poesie
di lato
e sembrano
città
in miniatura
viste
da molto
lontano.
Grattacieli
fatti
di parole.

Matt Haig, dal romanzo
Come fermare il tempo, E/O Edizioni, 2018, traduzione di Silvia Castoldi

♥ ascoltando  Bandabardò – Poésie, d’Un jour https://www.youtube.com/watch?v=qeMB7wvvdsI

Sono nell’orto

zappoC’è qualche invenzione che porta il tuo nome? Magari un sugo strano per gli spaghetti, la bevanda incredibile che prepari d’estate, un passo di danza, il testo di una canzone,… ?

 

Conferenza stampa di un grande inventore

Sogno di inventare — se così
si può dire — sin dagli anni della scuola,
una spugna in grado di assorbire
tutte le sciocchezze del mondo. (Brusio in sala)
Inoltre lavoro da una vita
ad un manuale
di volo per farfalle e durante le pause,
elaboro una specie di dizionario
del linguaggio dei fiori di lillà. (Applausi)
E mi sforzo di comprendere gli uomini.
Mi meraviglia la somiglianza tra odio
e amore, santi e diavoli.
(Interventi dalla sala. Fischi)
Per il resto, zappo l΄orto, pianto crisantemi,
sfrondo il prezzemolo, coltivo gerani
e muoio pure, a poco a poco…
(Applausi lunghi e calorosi)

Nicolae Dabija (Moldavia, 1948-2021), da Dritto all’errore. Antologia poetica, Trieste, Franco Puzzo Editore, 2014, traduzione di Gaetano Longo e Valentina Corcodel

♣ ascoltando Bandabardò – Rumore di fondo https://www.youtube.com/watch?v=u8Y03X33iRs&t=6s