C di colori

peter keizer olio su tela

Olio su tela di Peter Keizer, da https://www.peterkeizer-art.com/

Scegli il colore che preferisci (e poi balla con questi fiori).

Ronda dei colori

Folle azzurro e folle verde
del lino grezzo e in fiore.
Dondolando i suoi marosi
balla l’azzurro signore.

Quando l’azzurro si sfoglia,
ecco il verde danzatore:
verde-trifoglio, verde-oliva
e il fiero verde-limone.

Ma che bellezza!
Ma che colore!

Rosso tenue e rosso vivo
–rosa e garofano arioso–
quando i verdi se ne vanno,
può esultare vittorioso.

Ballano uno dopo l’altro,
non si sa qual è il migliore,
ma i rossi ballano e infine
bruciano del proprio ardore.

Ma che follia!
Ma che colore!

Quindi il giallo sopraggiunge
forte e acceso di passione,
tutti si fanno da parte
come se fosse Agamennone.

Un po’ umano e un po’ divino
balla il santo scintillante:
gaggie, raspi tutti d’oro
e zafferano volante.

Ma che delirio!
Ma che colore!

E alla fine tutti seguono
il dio sole, quel pavone,
che li accoglie o porta via
come un padre o un ladrone.

Li avevamo qui con noi,
ma hanno perso ormai vigore:
muore la storia del mondo
quando muore il narratore!

Gabriela Mistral (Cile, 1889-1957), da Sillabe di fuoco, Bompiani, traduzione di Matteo Lefèvre

ascoltando Donovan – Colours https://www.youtube.com/watch?v=hoEle04qu_U&feature=emb_title

Una coperta rossa

redredredred

Di che colore è l’amore?

Il tuo corpo tagliato
da una lama di luce –
per metà carne,
per metà ricordo.

Illuminazione obliqua,
il grande letto
intero,
il tepore lontano,
e la coperta rossa.

Chiudo la porta,
chiudo le finestre.
Vento con vento.
Unione inespugnabile.

Con la bocca piena
di un boccone di notte.
Ahi, l’amore.

Ghiannis Ritsos, da AA.VV. Nuove poesie d’amore, Crocetti Editore,
traduzione di Nicola Crocetti

Inaspettati arcobaleni

jpg«Alza gli occhi al cielo, non troverai mai arcobaleni se guardi in basso»
cantava Charlie Chaplin nel film “The Circus”
(però qualche volta capita di trovare un arcobaleno dove meno te l’aspetti. Per questo non arrenderti, nemmeno quando arrendersi sarebbe la cosa più facile da fare).

Respirare a colori

Perché ti vesti di nero? 
me lo chiesero a sedici anni
e rimasi zitta.
Oggi invece saprei rispondere:
che importa se mi vesto di nero?
ho comunque nel respiro ogni colore:
le nuvole rossarancio – sì, le vedo, e tu? –

di un qualche sogno ancora da inseguire,
il giallo vivo di certe mattine leggere,
il verde che si apre in una foglia,
la luce chiarazzurra di un ricordo tenero,

quel blu profumato di lavanda
e l’indaco che accompagna la verità
di un sorriso
perciò che importa – anche tu –
che importa se ti vesti di nero,

se ancora ti commuovi per un arcobaleno?
 
           © IreneMarchi 2020

 

A colori o no?

howareyou

Com’è il tuo sguardo: è ancora a colori o tende al grigio?
(Non dovremmo perdere quelle lenti colorate…)

°°°

“(…) Quando lo amate, il colore vi ricambia (…) Vivere una vita a colori non significa vestirsi dalla testa ai piedi di mille tinte diverse, a meno che non sia il vostro stile, naturalmente! Vuol dire piuttosto essere fedele a se stessi ed esprimere chi si è veramente. E siamo tutti a colori, anche il più tranquillo e discreto tra noi (…)

Karen Haller, da Il piccolo libro del colore – Come i colori possono cambiarti la vita, Corbaccio Editore, 2019, traduzione di Paolo A. Dossena

°°°

Colori

S’io riposo, nel lento divenire
degli occhi, mi soffermo
all’eccesso beato dei colori;
qui non temo più fughe o fantasie
ma la penetrazione mi abolisce.

Amo i colori, tempi di un anelito
inquieto, irrisolvibile, vitale,
spiegazione umilissima e sovrana
dei cosmici perché del mio respiro.
La luce mi sospinge ma il colore
m’attenua, predicando l’impotenza
del corpo, bello, ma ancor troppo terrestre.

Ed è per il colore cui mi dono
s’io mi ricordo a tratti del mio aspetto
e quindi del mio limite.

22 dicembre 1949

Alda Merini, da La presenza di Orfeo

*ascoltando Pink Floyd – Any Colour You Like https://www.youtube.com/watch?v=W1oaXqBJRRQ

Indaco

indacoChe cos’è che ci fa amare un colore più di un altro?

Indaco

Del fiore di lavanda
vorrei la serenità
che riconosci nei suoi colori
e nel profumo, limpido e viola
–  memoria astrale dell’arcobaleno
 
del fiore di lavanda
vorrei  il cielo madre
che ha nutrito le sue radici

©Irene Marchi 2020

 

*ascoltando Ezio Bosso – Pines and flowers https://www.youtube.com/watch?v=srkAj8zz8ak

Qualcosa di rosso

 

fiorecapelli

Come in un sogno,
l’amore viene con passi silenziosi.
 
Quando lei partì, la porta cigolò,
mi affrettai per richiamarla indietro,
ma il sogno diventò impalpabile,
dileguandosi nel buio.
Un tremare di luce da lontano,
un miraggio, come sangue, rosso!

Rabindranath Tagore (Calcutta, 1861- 1941), da  Petali sulle ceneri – Poesie d’amore

*ascoltando Fabrizio De André – La canzone di Marinella https://www.youtube.com/watch?v=pYKsu4c48gs

(Per altri colori in mezzo ai versi, qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/category/colori/)

“Dipingi d’azzurro l’anima” (e altri consigli)

azzurro

Esci da te

(o collezione imperativi primavera-estate
per l’autunno del tuo sconcerto)

Non fuggire da quel che senti. Non nasconderti
in quello che dici. Non dire bugie.
Sii la tua voce. Fai. Lavora. Non lamentarti.
Non soffrire per paura di soffrire di più.
Non mendicare mai quello che meriti.
Ad esempio, l’amore. Fallo ed avrai.
Fonda nel fuoco fermo del suo focolare
la tua dimora, il tuo mestiere. E ringrazia l’aria
che entra ed esce da te. Sii la finestra
di ciò che è vivo. Guarda con attenzione.
Ci sono sguardi che possono avvelenare il mondo.
Non lasciare che marcisca quello che senti
dentro. Lavati la coscienza
di tanto in tanto ma non dimenticare mai
che è possibile che tu sia innocente.
Apri il tuo cuore corazzato
alle nozze del cielo con il mare,
della luce con l’ombra,
del canto dei grilli con quello delle cicale.
Dipingi d’azzurro l’anima. Trasloca
da ciò che fosti a ciò che non sarai.
Pulisci la tua casa. Dì il tuo precipizio.
Cucina. Invita. Canta. Balla. Abbraccia.
Spolvera la tua voce. Annaffia le piante.
Anche quelle dei piedi, in mare, mentre cammini.
Non fermarti. Davanti a te i tuoi passi,
le tue impronte di domani, ti aspettano, ti vogliono.
Non guardare all’indietro. Non essere la tua statua
di sale. Esci da te, da quel che pensi
di te. Esci da questa stanza
buia in cui scrivi poesie
che dicono quello che hai da fare invece di farlo.
Muoviti. Fa’. Lavora. Non lamentarti.
Volta pagina. Vai. Guarda. Sii attento
e stai attento. Non dimenticare quel che vivi.
Non dimenticare quel che hai appena vissuto.
Non dimenticare quel che finisce. Finisce. Vai
in cerca di una voce nuova, lontana.
Non fuggire da quel che senti. Non permettere
che la vita passi invano,
che la morte al suo arrivo trovi
il lavoro già fatto. Guarda il cielo
come chi dice addio,
come chi rende grazie.

Juan Vicente Piqueras (1960, Los Duques – Spagna), da Vigilia di restare, cura e traduzioni di Raffaella Marzano, Multimedia Edizioni, 2017

*ascoltando Carlos Santana – Samba Pa Ti https://www.youtube.com/watch?v=j5AUm_xaE9A

Una calma azzurra

azzurrocalmojpg

Azzurro calmo è un colore che mette pace anche solo a pronunciarlo

… a z z u r r o c à  l m o…

ma a guardarlo viene  proprio voglia di perdercisi, di tuffarsi tra mare e cielo (come sicuramente avrà fatto più di qualche nuvola…  quella laggiù per esempio, quella, sì! hai fatto in tempo a vederla?).

Calma
                 A Luis Buñuel

Dove finisce il mare?
Dove comincia il cielo?
Le barche galleggiano.
o prendono il volo?

Si è perso l’orizzonte,
nel gioco mimetico
del cielo e dell’acqua.

Si è fuso il movimento,
in un solo colore
azzurro, un azzurro calmo.

Si fondono i colori;
si ferma il movimento.

Un solo colore resta;
non c’è sopravvento.

Dove finisce il mare?
Dove comincia il cielo?

¿Dónde se acaba el mar?
¿Dónde comien za el cielo?
¿Los barcos van flotando,
o remontan el vuelo?

Se perdió el horizonte,
en el juego mimético
del cielo y de las aguas.

Se fundió el movimiento,
en un solo color
azul, el azul quieto.

Se funden los colores;
se apaga el movimiento.

Un solo color queda;
no existe barlovento.

¿Dónde se acaba el mar?
¿Dónde comienza el cielo?

José María Hinojosa (Campillos, Spagna, 1904-1936)

*ascoltando Nick Drake- Way To Blue https://www.youtube.com/watch?v=S40DdlD9JxIRon Carter – Light Blue https://www.youtube.com/watch?v=QvsLoQiSqKI

(Ancora sfumature azzurre, qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/06/15/qualcosa-azzurro/)

Il nostro colore

iltuocolore

Mimetizzarci a volte è utile, ma alla lunga potremmo non ricordarci più come siamo davvero.

Il  nostro colore

Chiudo gli occhi e provo ad ascoltare
il colore
il mio
nascosto sotto  strati di anni
                                       di vetrine
                                       di sorrisi dovuti.
Mi sta urlando il colore
il mio
quello che ancora respira
– chiudi gli occhi anche tu? Ascòltati.
Voglio essere il colore che sono
macchiata, diversa, non mʼimporta,
la regola del camaleonte mi sta cancellando.
E tu, dove sei?
Con che cosa ti stai confondendo?

Irene Marchi, da La parte in ombra, Edizioni Ensemble, 2018 (ne parlo qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/06/19/la-parte-in-ombra/)

* ascoltando Cyndi Lauper – True Colors

colori

Fuori tema n. 4: perdersi tra i colori

 

Claude Monet, Sentiero sull'Ile St. Martin, Vetheuil, olio su tela

Claude Monet, Sentiero sull’Ile St. Martin, Vetheuil, olio su tela

Particolare da Vincent Van Gogh, Gelsi potati al tramonto, 1888, Otterlo, Kroller-Muller Museum, The Netherlands

Particolare da Vincent Van Gogh, Gelsi potati al tramonto, 1888, Otterlo, Kroller-Muller Museum, The Netherlands

Particolare da Gustav Klimt, Oberosterreichisches Bauernhaus, 1911/1912, Osterreichische Galerie, Wien

Particolare da Gustav Klimt, Oberosterreichisches Bauernhaus, 1911/1912, Osterreichische Galerie, Wien

Pareti indaco

Sono nella sua camera, nessuno mi ha vista entrare.
L’emozione è fortissima, quasi non respiro e il caldo di questo agosto si fa sentire anche qui. Dall’interno lo spazio sembra più piccolo di quanto pensassi, ma mi piace: il colore delle pareti è lo stesso  di quello della stanza di mia figlia, un indaco delicato, mi ricorda la lavanda di montagna. É tutto ordinato, non c’è nulla fuori posto e lui si è perfino rifatto il letto, con la coperta scarlatta sistemata in modo perfetto.
Ma il caos, quello che lui ha portato sempre dentro di sé, c’è, lo sento, anche se non capisco da dove provenga. Quanto vorrei parlargli, chiedergli cosa veramente lo spaventi, se la sua angoscia è nera o ha un altro colore.
Cammino in punta di piedi e mi avvicino all’angolo dove si trova il letto: ci sono dei quadri alle pareti, due ritratti e un paesaggio, più altri due di cui non riconosco il soggetto. Le sue tele incantano il mondo, ma lui non lo sa, non lo saprà mai. Questo pensiero è troppo pesante: è così ingiusto che la sua sensibilità non sia stata compresa; vorrei potergli dire  quanto lui sia apprezzato e che il suo tormento si è trasformato in qualcosa di meraviglioso, ma ormai è troppo tardi. Vorrei potermi sedere su quella sedia gialla di paglia:  sembra che aspetti qualcosa, qualcuno.
Ora però mi manca l’aria, la finestra è appena socchiusa e c’è una luce verde che filtra all’interno: è una luce calma, forse troppo calma e non riesco a vedere nulla oltre i vetri. Continua a mancarmi l’aria. Che ore sono? Mi gira la testa, all’improvviso le pareti mi sembrano sul punto di cedere, i quadri e i pochi oggetti della stanza danno l’impressione di piegarsi verso di me e  anche il pavimento mi pare si stia inclinando. Mi avvicino allo specchio appeso alla parete, dietro al tavolino, ma non vedo la mia immagine riflessa, solo luce bianca… perché? Respiro angoscia, la sua angoscia, la calma della stanza era solo apparente, devo uscire in fretta…
Nous informons nos visiteurs que le Musée d’Orsay sera fermé  à 18 heures. Merci.
We inform our visitors that the Museum d’Orsay will close at 18 o’clock. Thank you.
«Ilaria, che fai? Ancora imbambolata davanti a quel quadro di Van Gogh? Ma sei fissata! E andiamo… che a momenti ci buttano fuori!».

(Irene Marchi)

*Riferimento a: Vincent Van Gogh (1853-1890) – La camera di Van Gogh ad Arles, 1889, Olio su tela, (Musée d’Orsay).

Vincent Van Gogh, la chambre de Van Gogh à Arles, Paris, Musée d'Orsay

Vincent Van Gogh, La chambre de Van Gogh à Arles, Paris, Musée d’Orsay

 E tu? In quale quadro vorresti perderti?

* ascoltando (e guardando il video) Gotye (feat. Kimbra) – Somebody That I Used To Know