Senza carrello

 senza carrello]

Due istantanee di consumismo differente.

Società dei consumi

Camminiamo mano nella mano nel supermercato
tra le file di cereali e detersivi

Procediamo di scaffale in scaffale
fino a raggiungere i barattoli di conserva

Esaminiamo il nuovo prodotto
pubblicizzato dalla televisione

E all’improvviso ci guardiamo negli occhi
e sprofondiamo l’uno nell’altra

e ci consumiamo

Óscar Hahn (Iquique, 1938), da Mal d’amore, Raffaelli Editore

 

Telespettatore

Eccomi qui rientrato un’altra volta
nella mia stanza di Iowa City

Sorseggio il mio piatto di zuppa Campbell
davanti al televisore spento

Lo schermo riflette l’immagine
del cucchiaio che entra nella mia bocca

E sono lo spot pubblicitario di me stesso
che non annuncia nulla a nessuno

Óscar Hahn (Iquique, 1938), da Mal d’amore, Raffaelli Editore

“Che ci si trovi in auto o davanti alla TV, a tavola oppure sulla spiaggia, a una conferenza o a uno snack-bar, in volo o alle prese con il carrello della spesa, la realtà con cui si deve fare i conti è invariabilmente segnata dall’enormità. Che è tale anche quando si manifesta come estrema penuria o addirittura assenza. Ossia quando il troppo è troppo, ma anche quando il poco è pochissimo”.

Giorgio Triani, da L’ingorgo – Sopravvivere al troppo, 2010, Elèuthera, p. 12

*ascoltando Francesco De Gregori – Chi ruba nei supermercati? https://www.youtube.com/watch?v=BWkG_WRn-Qw

Fuori tema n. 7: Poesia e Venerdì Nero, per favore no!

don't buy

In realtà non volevo parlarne, ma  oggi mi sono arrivate (altre) due e-mail  in cui si offrono in saldo  (per il tanto atteso Black Friday) libri di poesie e iscrizioni a concorsi di poesia (!). Quindi ho cambiato idea e ora ne parlo solo un momento: perché almeno la poesia, per favore, preserviamola  dalle logiche di mercato e dalle strategie di marketing più eclatanti. Io non sono un’economista (per cui non ho sotto mano i grafici dell’amatissimo PIL) ma nemmeno un’asceta e mantengo un certo piacere nel poter comprare (ogni tanto) qualcosa che mi serve e mi piace, PERÒ, sono quindici giorni che veniamo bombardati attraverso ogni canale (pubblicità, e-mail, sms da negozi e ditte varie, radio, volantini, piccioni viaggiatori e forse anche segnali di fumo) da messaggi che inneggiano all’arrivo del Black Friday, nemmeno fosse il salvatore dell’umanità: BASTA! Non ci bastavano gli annunci per i saldi prefestivi, i saldi dopo le feste, i saldi per rinnovo locale, i saldi per la festa di miofratellovaincampagna?  Dovevamo per forza avere l’ambizione di trasformarci in folle urlanti davanti alle vetrine di un negozio come succede in America?  Siamo sicuri che sarà questo continuo e martellante invito all’offerta imperdibile  a salvarci? Siamo sicuri che l’uomo si possa riassumere in un “compro dunque sono”? Comunque, per chi volesse scioperare dal Black Friday, domani è anche il Buy Nothing Day (si è diffuso a partire dal 1992 proprio come reazione al Black Friday, ma con un intento di riflessione): una giornata in cui non comprare nulla (a parte generi di prima necessità) e soprattutto per riflettere sul consumo facile e veloce di ogni tipo che ci stiamo imponendo (e che porta preoccupanti conseguenze sui lavoratori delle zone più disagiate del mondo -e non  solo-  e sull’ambiente).  Allora, per domani… buona giornata libera!

* ascoltando The Limboos – I Don’t Buy It https://www.youtube.com/watch?v=7C-JTX3FRsE

La nostra parte di mondo

nebbia6

 

La nostra parte di mondo

È nebbia, dallʼalto,
solo nebbia di oggetti
rincorsi
afferrati
(non) consumati
gettati,
pulviscolo  denso
di raffinati inganni
signorili insensatezze
prestigiose bugie
irrinunciabili desolazioni
lussuosi abbandoni
modernissime solitudini.
È nebbia, dallʼalto,
triste sudore di inutili fatiche.

©Irene Marchi 2015, tratta da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore