Economia versus poesia (si accettano scommesse)

In primo piano

economy

Economia

Ora parlano i numeri,
c’è poco da scherzare.
Questa specie di orario ferroviario
racconta di convogli che vanno
lontano. Anche blindati,
all’occorrenza, perciò
mettiti da una parte
e salutando con la mano sorridi
mentre passano.
Adesso Sheherazade non può più nulla.

Valerio Magrelli, da La vicevita – Treni e viaggi in treno, Einaudi, 2019

♥ ascoltando Radiohead – The Numbers https://www.youtube.com/watch?v=zmo-11Bc0XM

Le cose perse

In primo piano

oggetti smarritii

C’è qualcosa che hai perso e che vorresti assolutamente ritrovare?

E dove l’ho persa la poesia, dove?

Mentre infilavo l’ago
o tra il cumino e il merquén?*
Sentiamo, dove avevo la testa?
Cucivo o cucinavo?
Dove ho messo le pause, dove?
I sussurri, i lamenti?
Dove palpita il suo vigore?
E le interiezioni?
C’erano per caso malori in mezzo?
Una ferita?
Mortale sarebbe se avesse scelto lo scarico per suicidarsi.
Ci mancava solo questo,
accidenti alla mia poesiola incompiuta.
E incompiuta è già dir tanto,
non arriva neppure al primo verso, manco
all’intenzione, al titolo.
Non ha né capo né coda,
non esiste ancora la terra per plasmarla
né fuoco acceso per cucinarla
né ago e ditale per ricucirla.
Accidenti a quella cocciuta di donna metafora!
Quale doppio fine nascondi?
Le parole non vogliono venire alla luce e nude
nell’ombra si godono l’ellissi.
Accidenti alla repubblica senile dell’oblio!

*miscela rossa di pepe secco affumicato unito ad altre spezie,molto popolare nella cucina tradizionale mapuche (N.d.T.)

Carmen Yanez, da Senza ritorno, Guanda Editore, Quaderni della Fenice, 2020, traduzione di Roberta Bovaia

(per altre cose perse: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/10/27/larte-di-perdere/)

♥ ascoltando Jamie Cullum – The Place Where The Lost Things Go https://www.youtube.com/watch?v=HYGQdE87xTE

Chi leggerà?

quentin blake matilda at thirty

Quentin Blake, “Matilda at thirty”

Scrivi anche tu (o vorresti cominciare a scrivere)?
Hai già in mente il tuo lettore ideale?

Scegliendo un lettore

Per prima cosa, mi piacerebbe che fosse bella,
e camminasse con grazia sulla mia poesia
nel momento più solitario di un pomeriggio,
i capelli ancora umidi sul collo, lavati
da poco. Dovrebbe indossare
un impermeabile, vecchio, un po’ sporco
perché non ha abbastanza soldi per la lavanderia.
Tirerà fuori gli occhiali, e lì,
nella libreria, sfoglierà
le mie poesie, poi metterà di nuovo il libro
sullo scaffale. E si dirà:
“A quel prezzo, posso far lavare
il mio impermeabile alla tintoria.” E lo farà.

***

Selecting a reader

First, I would have her be beautiful,
and walking carefully up on my poetry
at the loneliest moment of an afternoon,
her hair still damp at the neck
from washing it. She should be wearing
a raincoat, an old one, dirty
from not having money enough for the cleaners.
She will take out her glasses, and there
in the bookstore, she will thumb
over my poems, then put the book back
up on its shelf. She will say to herself,
“For that kind of money, I can get
my raincoat cleaned.” And she will

Ted Kooser (Ames, Iowa 1939), da Sure Signs, 1980, University of Pittsburgh Press

La poesia non è…

ombre di una corteccia d'albero (cipresso)

La poesia non è qualcosa di etereo, lontano, antico: la poesia (quella sincera) è qui e ora, è fatta di cose vere, vive, è assolutamente umana e può riguardare tutto e tutti. Non è fatta solo dello svolazzare leggero di piume o di sorrisi angelici… no no, è molto di più.

 

la poesia funziona più o meno
così ci sono due persone
una si tira fuori le budella
e le stende ben bene sul ripiano
l’altra ci infila in mezzo la mano

Manuela Dago, da Poesie che non mi stavano da nessuna parte, Sartoria Utopia, 2017

***

“C’è una specie di inchiostro nero che abbiamo in circolo, è fatto di tutte le cose da dire che non sono state dette.

Qualche volta trova una strada per uscire, si attorciglia in un foglio, in una nota sul telefono, nel messaggio che stavamo scrivendo; ma più spesso resta aggrappato dentro e stringe un nodo, rimane nascosto in qualche organo vitale. 

La poesia è fisica quanto le lacrime o una risata, è un istinto innato della parola, lo stesso che all’inizio ha dato i nomi alle cose e il ritmo alle preghiere. (…)”

Isabella Leardini, da Domare il drago. Laboratorio di poesia per dare forma alle emozioni nascoste, Mondadori

Fate la poesia, non la guerra!

una poesia

Armiamoci di poesia e conduciamo la nostra pacifica battaglia quotidiana.

Quante volte ho armato
contro la delusione una poesia
quasi bianca, lineare.
A prima vista non si sarebbe
detto che avrebbe da sola potuto
affrontare lo spessore d’un mondo tetragono
chiuso, ottagonale.
Ma parole di nebbia
penetrarono verso sera.

Vito Riviello (Potenza, 1933-2009), da Livelli di coincidenza, Campanotto, 2016

 

Caspita…

zut

Niente da fare… i poeti resistono!

I poeti resistono

I poeti resistono.
È dura sbarazzarsi di loro,
solo dio sa quanto ci abbiamo provato.
Li oltrepassiamo in strada
lì con il loro piattino per l’elemosina,
un’antica usanza.
Ora non c’è nulla dentro
a parte mosche secche e monetine false.
Guardano fissi avanti.
Sono morti, o cosa?
Hanno l’aspetto irritante
di chi ne sa più di noi.
Di più riguardo a cosa?
Che cosa credono di sapere?
Sputatelo fuori, gli sibiliamo.
Ditelo chiaramente!
Se cerchiamo una semplice risposta,
ecco si fingono pazzi,
o ubriachi, o poveri.
Hanno indossato quei costumi
tempo fa,
quei maglioni neri, quegli stracci;
ora non riescono a toglierli.
E hanno problemi con i denti.
Questo è uno dei loro fardelli.
Dovrebbero farsi un trattamento.
Hanno anche problemi con le ali.
Non otteniamo granché da loro
in questi giorni al dipartimento di volo.
Non più impennate, sfolgorii
né chiasso.
Per cosa diavolo vengono pagati?
(Supponendo che vengano pagati.)
Non riescono a staccarsi da terra,
loro e le loro piume infangate.
Se volano, è verso il basso,
nella terra umida grigia.
Andatevene, diciamo
e portatevi la vostra noiosa tristezza.
Non siete graditi qui.
Avete dimenticato come dirci
quanto siamo sublimi.
Come l’amore sia la risposta:
quella ci è sempre piaciuta.
Avete dimenticato come adulare.
Non siete più saggi.
Avete perso il vostro splendore.
Ma i poeti resistono.
Non sono altro che tenaci.
Non riescono a cantare, non riescono a volare.
Solo saltellano e gracchiano
e sbattono contro l’aria
come se fossero in gabbia,
e raccontano la solita vecchia storia.
Quando interrogati, rispondono
che parlano di quello che devono.
Caspita, se sono pretenziosi.
Loro sanno qualcosa, comunque.
Lo sanno.
Qualcosa che sussurrano,
qualcosa che non riusciamo a sentire del tutto.
Riguarda il sesso?
Riguarda la polvere?
La paura?

Margaret Atwood (Ottawa, 1939), da The door, Virago Press, 2009, traduzione di Eleonora Rao

“Quel granello di pazzia”

C'EST MOI

Personalmente, con i granelli di pazzia, penso di essere a posto (già a vent’anni, a dire il vero, come testimoniato dalla foto). E tu, coltivi quel granello di pazzia di cui si parla qui sotto?

(…) A Locke e ai detrattori della poesia, hanno risposto indirettamente, nel corso dei secoli, tanti poeti e letterati. Ma, in particolare, le parole pronunciate da Federico Garcia Lorca (in un’aula dell’Università di Madrid nel 1934), nel presentare alcuni versi di Pablo Neruda, ci fanno vibrare le corde del cuore: Io vi consiglio di ascoltare con attenzione questo gran poeta e di cercare di commuovervi con lui; ognuno alla propria maniera. La poesia richiede una lunga iniziazione, come qualsiasi sport, ma c’è nella vera poesia un profumo, un accento, un tratto luminoso che tutte le creature possono percepire. E voglia Iddio che vi serva per nutrire quel granello di pazzia che tutti portiamo dentro, che molti uccidono per mettersi l’odioso monocolo dellapedanteria libresca e senza il quale è imprudente vivere.

Nuccio Ordine, da L’utilità dell’inutile – Manifesto, Bompiani, 2013

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Hai mai trovato frammenti di poesia sul tuo balcone?
E se sì, che cosa ne hai fatto?

È successo ancora, anche questa volta
è transitata non distante dalla terra,
visibile a occhio nudo, senza cannocchiale.
Accade ogni imprevedibile numero di anni,
la poesia ha traiettorie solo a posteriori,
è un asteroide disperso, non monitorato.
Non esplode, non fa danni, lascia polvere
di versi sui balconi e torna nel buio siderale.

Andrea Bajani, da Dimora naturale, Einaudi, 2020

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Per fortuna…

voglio scendere e sparire

Ci sono giorni (un po’ storti) in cui mi dico per fortuna ho cominciato a leggere poesia (ho cominciato tardi, sì, prima credevo fosse troppo difficile, ma mi sbagliavo)… per fortuna, mi dico, c’è quel luogo chiamato poesia, dove puoi entrare senza paura di disturbare e senza dover essere quello che non sei. Per fortuna.

D’accordo: non vale niente.
È meno del fumo
assai meno del vino.
Ma uno non può morire
senza un briciolo di poesia
è come pulire un vetro
e vedi cose sapute
ora più esatte e nuove.

Pieraldo Marasi  (1932-1986), da Pieraldo Marasi – Antologia, Samuele Editore 2010, a cura di Ludovica Cantarutti

Di poesia e di poeti

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Non dimenticare di cogliere la poesia ma (eventualmente) lascia perdere i poeti: questo è, semplificando, quello che si potrebbe dedurre dai brani riportati qui sotto. Sei d’accordo?

Dell’utilità o meno della poesia  se ne parla ancora qui (https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2019/09/03/che-cosa/ https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2015/11/25/la-poesia-si-mangia-cosa-serve-la-poesia/  https://lapoesianonsimangia.myblog.it/pagina-di-esempio/)  e un po’ si parla anche di queste bizzarre creature che sono i poeti (https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/12/20/trova-il-poeta/  https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/01/04/un-po-fuori-o-forse-no-da-tutto/  https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2019/09/06/mai/).

Ma poi, chi sono i poeti?!

 

(…) A cosa serve la poesia? Con tutto il rispetto, amico, puoi chiedere a cosa servono il ditirambo, l’emistichio, lo strambotto, la rima baciata e così via, cloppete clocchete chchch… Puoi chiedere perfino a cosa servono i poeti. Ma a cosa serve la poesia, no. È procurato allarme, apologia di fascismo, istigazione a delinquere, insider trading, pesca di frodo, gioco delle tre carte. Tutto insieme.

Poesia è quello che potresti essere dopo la necessaria espiazione, cloppete clocchete chchch… (…)

Ennio Cavalli (Forlì, 1947), da Se ero più alto facevo il poeta, La nave di Teseo, 2019

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I poeti, amore mio, sono
degli uomini orribili,
dei mostri di solitudine, evitali
sempre, a cominciare da me.
I poeti, amore mio, sono
da leggere. Ma non fare caso
a quel che fanno nelle loro vite.

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Los poetas, amor mío, son
unos hombres horribles, unos
monstruos de soledad, evítalos
siempre, comenzando por mí.
Los poetas, amor mío, son
para leerlos. Mas no hagas caso
a lo que hagan en sus vidas.

Raúl Gómez Jattin (Colombia, 1945-1997)

*ascoltando Pat Metheny with Charlie Haden – Cinema Paradiso di  Ennio Morricone https://www.youtube.com/watch?v=qEwXcgwzIYE