“Ti ho e non ti ho”

cuore

Il poeta uruguaiano Mario Benedetti ha scritto delle poesie d’amore particolarmente belle, intense e senza retorica. Come questa qui sotto. (E in fondo è vero un po’ per tutti: non può esserci alcun possesso, “ti ho e non ti ho”…)

 

Cuore corazza

Perché ti ho e non ti ho
perché ti penso
perché la notte è qui ad occhi aperti
perché la notte passa e dico amore
perché sei qui a riprendere la tua immagine
e tu sei meglio di tutte le tue immagini
perché sei bella dai piedi fino all’anima
perché sei buona dall’anima fino a me
perché dolce ti nascondi nell’orgoglio piccola e dolce
cuore corazza
perché sei mia
perché non sei mia
perché ti guardo e muoio
e peggio ancora muoio
se non ti guardo amore
se non ti guardo
perché tu esisti sempre ovunque
ma esisti meglio dove io ti voglio
e la tua bocca è sangue
e senti freddo
io devo amarti amore
ti devo amare
anche se la ferita fa male per due
anche se ti cerco e non ti trovo
e anche se
la notte passa e io ti ho
e non ti ho.
 

Mario Benedetti (Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia, Paso de los Toros, 1920 – Montevideo, 2009), traduzione di Martha L. Canfield

*ascoltando Pearl Jam – Just Breathe https://www.youtube.com/watch?v=XTb9GNIxpMk

Manca sempre una rima

Marc Chagall, Gli amnti blu, 1914

Marc Chagall, Gli amanti blu, 1914

Quali sono le rime per essere felici?

Non ho camminato nei tuoi sogni

Non ho camminato nei tuoi sogni,
né mi sono mostrato in mezzo alla folla,
non sono apparso nel cortile
dove pioveva o meglio cominciava
a piovere (questo verso
lo cancello e non lo sostituirò),
era allettante credere, come uno stupido,
che ti avrei incontrato presto,
eri tu che mi apparivi in sogno
(e mi prendeva una dolce tenerezza),
mi sistemavi i capelli sulle tempie.
Quell’autunno perfino le poesie
in parte mi riuscivano bene
(però mancava sempre un verso o una rima
per essere felice).

Boris Ryzhy (Chelyabinsk, Russia, 1974-2001), da  La nuovissima poesia russa (Einaudi, 2005), trad. di V. Ferraro e M. Martini

*ascoltando Chris Isaak – Wicked Game https://www.youtube.com/watch?v=KBx1Q3DEyDY

Illuminiamoci più spesso

caffè

Anche se c’è sempre la guerra (fuori e dentro di noi), vale la pena provarci:

Illuminiamoci più spesso

Illuminiamoci più spesso,
bevendo un caffè
parlando di te e di me
parlando anche col gatto.
Illuminiamoci lo stesso
anche se fa troppo freddo
anche se cʼè sempre la guerra.
Illuminiamoci per dispetto
alla faccia del dolore
facendo il verso al buio.
 
Forza, illuminiamoci vivendo.
 
Irene Marchi, da La parte in ombra, Edizioni Ensemble, 2018 (ne parlo qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/06/19/la-parte-in-ombra/)

* ascoltando Listen to the Music – Playing For Change – Song Around The World https://www.youtube.com/watch?v=t4sK8d48Exs

Le ferite le riconosci

poesia

Nello spazio di una poesia si incontrano almeno due persone:
chi ha scritto e chi si riconosce in quelle parole

Meglio non dire nulla

Meglio non dire nulla.
Sarebbe inutile. È già passato.
Fu una scintilla, un istante. Accadde.
Io accaddi in quell’istante.
Forse anche Lei lo fece.
Succede con le poesie:
finiscon per condensarsi le forme
nei nostri occhi come il vapore
su di un vetro gelato;
le forme, e le ferite.
Chi costruisce il testo
ne sceglie il tono, lo scenario,
dispone prospettive, inventa personaggi,
propone i loro incontri, e gli detta gli impulsi,
ma la ferita no, la ferita va innanzi,
non inventiamo la ferita, andiamo
da lei e la riconosciamo.

Hantal Maillard (1951, Bruxelles), da Matar a Platón, 2004, traduzione di Gloria Bazzocchi

*ascoltando Neil Young – Words (Between the Lines of Age) https://www.youtube.com/watch?v=Ud9tWLvR6xg

So ben poco

 steccato

Come bisogna muoversi tra la gente?
Come bisogna parlare?
Chi ci capirà?

 

Solo così

So ben poco.
Ciò che mi hanno insegnato
e le mie esperienze personali
bastano appena per un pugno di verità.
Le ripeto tra la gente
che in apparenza la pensa come me,
e le colloco
tra me e gli altri come uno steccato,
dietro cui i miei pensieri particolari
si muovono al sicuro.
Non temo di parlare in pubblico,
ma definire le cose
in quanto tali, esattamente,
esige forza.
Devi essere aperto
come una ferita,
perché il vero nome delle cose
è nascosto
sotto il primo, il secondo e
il terzo strato delle parole
o ancora più in fondo.
Non è possibile scavare
di continuo nel proprio intimo
senza conseguenze durature
e inoltre è perfino inutile
guidare teste che corrono a vuoto
e forestieri, giunti da lontano,
attraverso una miniera,
ricca di metalli che
nemmeno apprezzano.
Soltanto
per non dimenticare chi sono,
e per coloro
che senza questo alimento
non riescono a vivere,
penetro spontaneamente
come il simbolico pellicano
nel mio cuore tenebroso.
Così intendo questo mondo.
E non so vivere
diversamente.
Tutto il resto è sonno
e nulla.

Kajetan Kovič (1931, Maribor-Slovenia), traduzione di Jolka Milič

*ascoltando Pink Floyd – Hey You https://www.youtube.com/watch?v=TFjmvfRvjTc

11 settembre

11 settembre

Sempre per non dimenticare.

Fotografia dell’11 settembre

Sono saltati giù dai piani in fiamme –
uno, due, ancora qualcuno
sopra, sotto.

 
La fotografia li ha fissati vivi,
e ora li conserva
sopra la terra verso la terra.

 
Ognuno è  ancora un tutto
con il proprio viso
e il sangue ben nascosto.

 
C’è abbastanza tempo
perché si scompiglino i capelli
e dalle tasche cadano
gli spiccioli, le chiavi.

 
Restano ancora nella sfera dell’aria,
nell’ambito di luoghi
che si sono appena aperti.

 
Solo due cose posso fare per loro –
descrivere quel volo
senza aggiungere l’ultima frase.

 
Wislawa Szymborska, da La gioia di scrivere – Tutte le poesie, Adelphi,  traduzione di Pietro Marchesani

*ascoltando Bruce Springsteen – The Rising https://www.youtube.com/watch?v=6i-fiRgbpr4

Domandina

acero

Ma che cos’è vivere?

 

Mattino

Ho un acero, fuori casa, e tutto è lontano qualche volta
tutto passa nelle cose senza contorno
ho un acero misterioso come una città sommersa
e guardare diventa le sue foglie, l’ombra premuta
metà sulla strada metà nel giardino
la luce di ciascun giorno
dove le voci si appuntano e si disperdono.
Siamo l’acqua versata sulle pietre dei morti
sul filo teso tra la preghiera e il canto
siamo la neve dentro le cose
l’occhio cui tutto allucina, tutto separa
e vivere è un minuscolo posto nel mondo
dove stare in giardino.

Pierluigi  Cappello, da Restare, in Azzurro elementare, Bur, 2013

 

Arcadia

Forse
la vita vera è solo questo.
Restare seduto
solitario all’ombra di un tasso davanti al mare;
e, sullo sfondo, la montagna.
Vedere passare barche a vela, albatri,
nuvole con tutto il loro cielo addosso.
Tradurre i silenzi interiori
al ritmo di un cuore stanco.
Sperare
che approdi la nave dell’imprevisto
o che arrivi qualcuno con un segno.
E aspettare,
Aspettare.

Ángel Guinda (Saragozza,  1948), da Catedral de la Noche, 2015

*ascoltando Vasco Rossi – Un senso https://www.youtube.com/watch?v=StRtFh01XUo

Rubo?

 

fiorerubatojpg

Solo in fondo agli occhi

Sono una ladra di fiori: rubo
da fossi siepi prati
rubo silenzi e leggerezza
rubo quei colori fatti di luce.
Ma non li strappo via al vento
che li ascolta
che li culla
– solo uno ogni tanto, sì,
ai fiori bianchi non so resistere –
li rubo in un battito di ciglia
li tengo in fondo agli occhi
e nelle tasche dei giorni.
Prova anche tu, coglila
l’anima di un fiore: chiede solo un cenno
di dolcezza  – o una carezza d’acqua.
Prova anche tu, ma sii sincero
perché un fiore non sa mentire.

©Irene Marchi 2018

*ascoltando  Queen – Lily Of The Valley  https://www.youtube.com/watch?time_continue=17&v=o7K1_g31H0s

(Ancora sui fiori che sanno parlare https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/09/11/imparare-dai-fiori/; https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/04/06/ripartire-da-un-fiore/).

Trasparente ma non troppo

nonsonotrasparente

Ti sei mai sentita (o sentito) come in questi versi: “pronta alla scomparsa… impressa dalla trasparenza… così inutile l’anima mia.. e poi? Poi sono sgusciata fuori… sono nata.”
Che cos’è che ti ha fatto (ri)nascere, che ti ha fatto sentire meno trasparente?

Così pronta alla scomparsa
ero
così peso piuma
e scusarsi a fior di pelle
con ogni pulviscolo d’aria
per occupazione indebita,
così impressa dalla trasparenza
ero
da far vetro
tersissimo
a mattini smaglianti
e odore di onda
tra corpi puntellati.
Così strettamente inutile
l’anima
mia
da tenerla verdeggiante al fianco
nel lungo corso dei cosiddetti
incontri
senza alcuno scardinamento
del discorso.
«E poi? E poi?»
Poi
sono sgusciata fuori
in scorza dura
pelle di mondo,
faccio un silenzio
addosso al male,
un mantello
d’insolente bellezza
terrestre.
Non posso comandare
questo flusso
è opera grande
di nitida resa
a corrente maestosa,
sono parola alla luce
sono nata.

 

Chandra Livia Candiani, da La bambina pugile, Einaudi, 2014

*ascoltando  Pearl Jam – I Am Mine https://www.youtube.com/watch?v=PVho74SDOis

Non portare nulla

meglio niente, appunto

Sarebbe meglio regalare solo la verità. Subito e senza tanti giri di parole. Sempre.

 

Visite di cortesia

Non portarmi fiori,
ti prego, 
ma una confezione piccola
di ascolto
che varchi la soglia
del comune farfintadisentire.
Non regalarmi enormi promesse
̶  ti chiamo, ci vediamo  ̶
mantieni la verità
senza la logica
almeno per pochi attimi
                                   degli occhi
per poche pieghe
                        del sorriso.

 
Irene Marchi, da La parte in ombra, Edizioni Ensemble, 2018 (ne parlo qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/06/19/la-parte-in-ombra/)

 *ascoltando Yann Tiersen – Les Deux Pianos https://www.youtube.com/watch?v=TcEacpB5wFw