Invictus – Mai sconfitto

In primo piano

Nelson Mandela

Nelson Mandela (18 luglio 1918, Mvezo, Sudafrica – 5 dicembre 2013)

Nelson Mandela, di cui ricorre oggi il centenario della nascita, ebbe grande conforto durante i  27 anni della sua prigionia (lo racconta egli stesso nella sua biografia  Lungo cammino verso la libertà), da questa poesia  dell’ inglese  William Ernest Henley (nato nel 1849 e colpito da una grave malattia a 12 anni: scrisse questa poesia nel 1875 in seguito all’amputazione di una gamba).

Invictus

Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come un pozzo che va da un polo all’altro,
ringrazio qualunque dio esista
per l’indomabile anima mia.
Nella feroce stretta delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo d’ira e di lacrime
si profila il solo Orrore delle ombre,
e ancora la minaccia degli anni
mi trova e mi troverà senza paura.
Non importa quanto stretto sia il passaggio,
quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

William Ernest Henley (1849-1903), dal Book of Verses

* ascoltando Simple Minds – Mandela Day https://www.youtube.com/watch?v=xfk13uUuD8Q

Confusa, confuso, confusi

In primo piano

 

telo2

Ti sei mai sentito così, come un telo lacerato?
O forse sei già volato oltre ogni pensiero confuso?

 

Confusi

Di nuovo con lʼanima
                              tagliata
teli squarciati
̶  quello che vogliamo
                   quello che dobbiamo  ̶
e siamo proprio noi
questo brusio 
                   di cuore confuso.

Irene Marchi, da La parte in ombra, Edizioni Ensemble, 2018 (ne parlo qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/06/19/la-parte-in-ombra/)

*ascoltando The Jimi Hendrix Experience – All Along The Watchtower https://www.youtube.com/watch?v=TLV4_xaYynY

Lascia andare

In primo piano

 

tunnel

 

So che è difficile
credimi
so che sembra che
non ci sia un domani
e che l’oggi sia il giorno
più difficile da passare
ma ti garantisco che lo passerai
passerà il dolore
come sempre
se gli dai tempo e glielo
permetti e allora lascialo andare
via
piano
come una promessa infranta
lascia andare

Rupi Kaur, da Milk and honey,  parole d’amore, di dolore, di perdita e di rinascita, traduzione di Alesandro Storti

(Ancora sul lasciare andare https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/05/07/lascia-che-sia/)

*ascoltando The Beatles – Let it be https://www.youtube.com/watch?v=2xDzVZcqtYI

E tu?

In primo piano

carnevale1

Non amo il carnevale

Non amo il carnevale,
luce troppo bianca
facce troppo allegre.
Piovono colori
ma soltanto per unʼora:
domani li spazzeranno via
e solo nel mio ricordare
rimarrà tristezza
nemmeno buffa
pensando che le facce allegre
ce le dobbiamo inventare.

Irene Marchi, da La parte in ombra, Edizioni Ensemble, 2018 (ne parlo qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/06/19/la-parte-in-ombra/)

*ascoltando James Bay –  Best Fake Smile  https://www.youtube.com/watch?v=UZme7SwXXws

Lavori in corso? Non sempre.

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ruspa

A volte è necessario sospendere i lavori.

Per anni sono stato nevrotico. Ero ansioso,
depresso ed egoista. E tutti continuavano a dirmi di cambiare.
E tutti continuavano a dirmi quanto fossi nevrotico.

E io mi risentivo con loro,
ed ero d’accordo con loro e volevo cambiare,
ma non ci riuscivo, per quanto mi sforzassi.

Ciò che mi faceva più male era che anche il mio migliore amico
continuava a dirmi quanto fossi nevrotico.
Anche lui continuava a insistere che cambiassi.

Ed io ero d’accordo anche con lui,
e non riuscivo ad avercela con lui.
E mi sentivo così impotente ed intrappolato.

Poi, un giorno, mi disse: “Non cambiare.
Rimani come sei. Non importa se cambi o no.
Io ti amo così come sei; non posso
fare a meno di amarti”.

Quelle parole suonarono come una musica per le mie orecchie.
“Non cambiare. Non cambiare. Non cambiare… Ti amo”.

E mi rilassai. E mi sentii vivo.
E, oh meraviglia delle meraviglie, cambiai!

Ora so che non potevo cambiare davvero finché
non avessi trovato qualcuno che mi avesse amato
che fossi cambiato o meno.”

Anthony de Mello, Il canto degli uccelli, edizioni Paoline

*ascoltando Billy Joel – Just the Way You Are https://www.youtube.com/watch?v=HaA3YZ6QdJU

Il nostro colore

In primo piano

iltuocolore

Mimetizzarci a volte è utile, ma alla lunga potremmo non ricordarci più come siamo davvero.

Il  nostro colore

Chiudo gli occhi e provo ad ascoltare
il colore
il mio
nascosto sotto  strati di anni
                                       di vetrine
                                       di sorrisi dovuti.
Mi sta urlando il colore
il mio
quello che ancora respira
– chiudi gli occhi anche tu? Ascòltati.
Voglio essere il colore che sono
macchiata, diversa, non mʼimporta,
la regola del camaleonte mi sta cancellando.
E tu, dove sei?
Con che cosa ti stai confondendo?

Irene Marchi, da La parte in ombra, Edizioni Ensemble, 2018 (ne parlo qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/06/19/la-parte-in-ombra/)

* ascoltando Cyndi Lauper – True Colors

colori

Ma no, dai…

domani è2 

Ma no,  no… “domani è un altro giorno” non è solo un ricordo cinematografico, è la verità. Perciò domani arriverà. E poi ancora domani, e ancora…

Se morissi stanotte

Se morissi stanotte
se potessi morire
se io morissi
se questo coito feroce interminabile
lottato e senza clemenza
abbraccio senza pietà
bacio senza tregua
raggiungesse il suo apice
e si allentasse
se proprio ora
se ora
socchiudendo gli occhi io morissi
sentissi che è passata
che ormai l’ansia è finita
e la luce non fosse più un fascio di spade
e l’aria non fosse più un fascio di spade
e il dolore degli altri e l’amore e vivere
e tutto non fosse più un fascio di spade
e la facesse finita con me
per me
per sempre
e che non dolesse più
e che non dolesse più.

Idea Vilariño (Montevideo, 1920 – 2009), da Nocturnos / Notturni, 1955, traduzione  di M. Canfield

*ascoltando Fleetwood Mac – Don’t Stop (Thinking About Tomorrow) https://www.youtube.com/watch?v=TytGVo1O3_w

(Meglio fare così: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/12/31/proposito/).

Una solitudine che insegna

lalunalunatica]

In questa poesia, il poeta uruguaiano Mario Benedetti suggerisce che anche nella solitudine si può a volte comprendere l’amore.
Ma davvero si può comprendere l’amore?

Luna congelata

Con questa solitudine
infida
e tranquilla

con questa solitudine
di crepe consacrate
di ululati lontani
di mostri di silenzio
di forti ricordi
di luna congelata
di notte per gli altri
di occhi spalancati

con questa solitudine
inutile
e vuota

si può a volte
capire
l’amore.

***

Luna congelada

Con esta soledad
alevosa
tranquila

con esta soledad
de sagradas goteras
de lejanos aullidos
de monstruos de silencio
de recuerdos al firme
de luna congelada
de noche para otros
de ojos bien abiertos

con esta soledad
inservible
vacía

se puede algunas veces
entender
el amor.

Mario Benedetti (1920, Paso de los Toros, Uruguay- 2009, Montevideo), da El amor, las mujeres y la vida. Poemas de amor

– Ascoltando The Police, So Lonely https://www.youtube.com/watch?v=fz0DFefft2E

(Di altre solitudini: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/24/solitudini-cosmiche/; https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/10/11/alla-fine-della-fiera/).

Voglia di leggerezza

Padova - Murales nei pressi di Piazza dei Signori

Padova – Murales nei pressi di Piazza dei Signori (di Kenny Random)

Forse la nostra ombra lo conosce il segreto della leggerezza nei pensieri.

(In foto, un murales incontrato girovagando  per le strade di Padova: un grazie all’autore).

Che cosa chiederesti

Che cosa chiederesti
                                     alla tua ombra
prima del tramonto?
«Sostienimi!» vorrei chiederle io,
«Sostieni il peso
– non tutto! Anche solo di una parte dei pensieri –
sostieni il mio cielo
                                  quando cade a pezzi
sostieni la mia terra
                                   quando trema
sostieni il respiro
                               quando sembra stancarsi.
Sostienimi: tu hai la leggerezza che mi manca».
 
Irene Marchi, da La parte in ombra, Edizioni Ensemble, 2018 (ne parlo qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/06/19/la-parte-in-ombra/)

* ascoltando Keane – My Shadow
 https://www.youtube.com/watch?v=lnO2AJiMUZ0

(Ancora sul desiderio di leggerezza, qui:https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/03/08/leggerezza/https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/05/10/sulla-leggerezza-dellessere-sostenibile/).

Sliding Doors (2)

binari

I luoghi della probabilità, dell’altrove, del se fossi stato: li hai mai visitati? Quante cose sarebbero potute accadere o non accadere?

(Nasceva oggi, nel 1923, la poetessa polacca Wislawa Szymborska autrice di questa poesia – ne parlo qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2015/11/25/la-poesia-wislawa-dal-quotidiano-alluniversale/)

La stazione

Il mio arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.

Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.

Hai fatto in tempo a non venire
all’ora prevista.

Il treno è arrivato sul terzo binario.
È scesa molta gente.

L’assenza della mia persona
si avviava verso l’uscita tra la folla.

Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.

A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.

Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.

La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.

L’insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.

È avvenuto perfino
l’incontro fissato.

Fuori dalla portata
della nostra presenza.

Nel paradiso perduto
della probabilità.

Altrove.
Altrove.
Come risuonano queste piccole parole.

Wislawa Szymborska, da Vista con granello di sabbia, traduzione di Pietro Marchesani, Adelphi, ,1998

 

Sliding Doors (1) qui, https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/11/16/sliding-doors/

*ascoltando Nomadi – Il destino https://www.youtube.com/watch?v=e8YavHV5q4Y

 

 

Modi per dire addio

 0

Tantissime, si sa,  le poesie d’amore  scritte  in ogni epoca. Tra queste, può capitare di leggere anche qualche poesia di addio (ma anche un addio fa parte dell’amore?… sì, no, forse…). E penso che sia quasi impossibile rimanere indifferenti leggendo dei versi sulla fine di un amore.
Qui sotto un esempio molto originale.

 

Little Nemo

Tu sarai anche una stella,
ma nella vanità del mondo
non sono da meno d’uno specchio;
se valida quella teoria che vuole
l’universo in espansione
ci allontaniamo l’uno dall’altra
come galassia, lasciando tracce
di sangue sullo spettrografo.
In un’ipotesi contrapposta
l’infinito sarebbe stazionario
e manterremo le oscure distanze,
a mio malincuore.
Per avvicinarci dovrebbe prevalere
la teoria dell’universo che si contrae,
ma equivarrebbe al finimondo
perciò, addio, stellina bionda.

Valentino Zeichen, da Museo interiore, 1987

*ascoltando Tom Waits-If I Have To Go
https://www.youtube.com/watch?v=0jyVZNrWkow

(altri modi per dire addio, qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/12/03/una-parola-se-dovesse-servire/).