Secondo te…

… che cosa vuol dire essere vivi?

Essere vivi
essere vivi ora
vuol dire avere sete
essere abbagliati dal sole fra gli alberi
ricordare all’improvviso una melodia
starnutire
tenerti per mano

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire minigonna
un planetario
Johann Strauss
Picasso
le Alpi
vuol dire imbattersi in tutte le cose belle
e poi
essere attenti e opporsi al male che vi si nasconde

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire poter piangere
poter ridere
potersi arrabbiare
vuol dire libertà

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire un cane che abbaia in lontananza ora
la terra che sta girando ora
da qualche parte il primo vagito che si alza ora
da qualche parte un soldato ferito ora
è un’altalena che dondola ora
è l’ora che passa ora

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire il battito d’ali degli uccelli
vuol dire il fragore del mare
il lento procedere di una lumaca
vuol dire gente che ama
il tepore della tua mano
vuol dire vita

Shuntarō Tanikawa, da Poeti giapponesi, Einaudi, 2020, a cura di M. T. Orsi e A. Clementi degli Albizzi

 

°ascoltando Estas Tonne – Perception https://www.youtube.com/watch?v=Kbkc_0Ns6q0

Dalla finestra

portovenerejpg
Ti sei accort* di qualcosa che non avevi mai notato prima, oggi,
guardando dalla finestra?

***

Le finestre

Non so se era l’alba
o la sera
forse mezzanotte
non so. 
Tutte le finestre della mia vita
sono rientrate alla mia stanza
con tendine e senza tendine
mi piacciono le tendine di cotone
ma ce n’erano anche di tulle
 e stoini neri
li tiravo e li lasciavo
e li tiravo di nuovo
qualcuno non è più sceso
qualcuno non è più salito
e finestre con i vetri rotti
mi son ferito a una mano
e qualcuna senza vetri.
Le finestre senza vetri mi commuovono
come gli occhiali senza lenti.

Le finestre.
La pioggia faceva colare sui vetri
i suoi capelli rossigni, lunghi e tristi.
Con la sigaretta incollata al labbro
io dentro di me canticchiavo.
Mi piace la voce della pioggia
più che la mia.

Le finestre.
Al quinto piano nel vuoto assolato che le circonda
un mare
un mare in pietra blu da anello.
L’ho messo dolcemente al mignolo
e l’ho baciato tre volte piangendo
e tre volte l’ho portato alla fronte.

Le finestre.
Son sceso dal letto avvolto in coperte dai lunghi peli.
Ho messo il mio naso di fanciullo sul vetro appannato.
La stanza era calda 
 e c’era l’odore di mia madre giovane.
Fuori nevicava
e io avevo il morbillo.

Le finestre.
Non so se era l’alba
forse mezzanotte
non so.
Le stelle erano nella mia stanza
e come le farfalle di notte
battevano sui vetri.
Attento a non toccarle
vi ho aperto, finestre,
e ho lasciato andare le stelle alla notte
alla notte chiara senza confini e libera
dove passavano le lune artificiali.

Le finestre.
I lupi sono sotto la luna 
malati di fame
i lupi sono davanti alla mia finestra.
Anche se chiudo le tende pesante di velluto
so che i lupi sono là
e mi guardano.

Le finestre.
All’alba mi allontano sulla strada deserta.
Le finestre mi guardano alle spalle.
Soltanto esse sanno che non ritornerò la sera.

Le finestre.
Sono caduto da una finestra guardando una bella.
La gente ride di me.
La bella non si è neanche voltata per guardarmi.
Forse non se n’era nemmeno accorta.

Le finestre.
Le finestre.
Le finestre di quaranta case
son rientrate alla mia stanza.
Mi sono seduto su una di esse
e ho dondolato i piedi alle nuvole.
potevo dire
forse io sono felice.

 1958

Nazim Hikmet (Salonicco, 1902-1963), da Poesie, traduzione di Joyce Lussu e Velso Mucci, Grandi Tascabili Economici Newton 2002

°ascoltando  Leonard Cohen – The Windowhttps://www.youtube.com/watch?v=FQ8ThThoI14

Un po’ d’amore

Immagine tratta dall’albo illustrato "Innamorati", di Helene Delforge e Quentin Greban, traduzione di Gioia Sartori, Terre di Mezzo Editore, 2020

Immagine tratta dall’albo illustrato “Innamorati”, di Helene Delforge e Quentin Greban, traduzione di Gioia Sartori, Terre di Mezzo Editore, 2020

Ogni tanto un po’ d’amore addolcisce l’aria.

***

Una cena

Ridere a cena, la televisione accesa
il notiziario che corre inascoltato,
la domenica mandano spezzoni di partite
striscioni, primi piani di tifosi e grida,
un lampo tartareo nelle gole;
molto, credo, mi sia questo poco
e qualcosa pure mi tocca mentre mi dici
basta dài spegni andiamo di là
sono senza aggettivi e felice, amore,
triste come un desiderio assolto.

Pierluigi Cappello, da Assetto di volo, Crocetti Editore, 2006

° ascoltando Matia Bazar – Solo tuhttps://www.youtube.com/watch?v=uZsIx-j5gP0

#quantisecolicivorranno

Ancora non esistono  filtri o musichette (né miracolosi hashtag) in grado di migliorare il nostro “profilo”. Chissà quantisecolicivorranno

***

Soli
 
Dio se esiste
dev’essersi da tanto
ritirato del tutto in sé
per non essere in nessun luogo
di massacro
per lasciarci liberi

di capire il suo e il nostro limite
affidando a noi
la responsabilità del nostro male
per salvarsi non per salvarci.
Ma quanto costerà ancora
e quanti secoli ci vorranno
per diventare uomini
e riscattarci ai suoi occhi?

Edith Bruck (Tiszabercel, 1931), da Tempi, La nave di Teseo, 2021, a cura di Michela Meschini

 

°ascoltando Blowin’ In The Wind (cover by Peter, Paul & Mary) –  https://www.youtube.com/watch?v=BVV0KHJ6Olw

Spiragli a intermittenza

 

Buio-luce-buio-luce-buio-luce…

che scherzosa questa vita!

***

Si chiude e si apre
di continuo lo spiraglio

a meno che non sia l’eterno
 abbaglio della vita.

Franco Marcoaldi, da La trappola, Einaudi, 2012

°ascoltando Joni Mitchell – Shadows and Light https://www.youtube.com/watch?v=ZFTbK4bIL-0

Una ricetta facile facile

Hai voglia di piangere? Chiedi aiuto alle cipolle.

Cipolle

di quando volevi piangere, dimmi,
ma di quelle lacrime non potevi
spiegarne il motivo soltanto tuo

non male come idea, ma ora
in ogni frittata con le cipolle
immaginerò un dolore muto

©IreneMarchi2022

*ascoltando Booker T & the M G ‘s – Green Onions https://www.youtube.com/watch?v=_bpS-cOBK6Q

Leggere attentamente (le avvertenze)

Qual è l’ultimo libro “un po’ bugiardo” che hai letto?

***

Avvertenze

Tra le pagine dell’ultimo libro
che ho letto, vagava l’idea
birbante e ottimista che sempre
ogni cosa sia legata al filo
rosso del proprio senso. Certi libri
son pericolosi, ché poi magari
qualcuno ci crede. Sulla fascetta
dovrebbero avvertire: vietato
ai sensibili alle illusioni.

Irene Marchi, da  Dimmi come stai, Cicorivolta Editore, 2022

 

° ascoltando  Johnny Winter – You Lie Too Muchhttps://www.youtube.com/watch?v=lx4ZtZdq_c0

Perplessità (con Saturno eternamente contro)

Com’è che quando capita di leggere l’oroscopo del mese passato ci ritroviamo soltanto nei rallentamenti e nei momenti di stanchezza  e mai nelle svolte risolutive? Misteri cosmici…

***

Marte e Saturno perché mi colpite
continuamente in questa settimana?
Come resistere alle vostre unite
istanze al vostro diurno
propormi di seguirvi non so dove
nel segno di una angoscia cupa e strana
fino a quando non intervenga Giove
lui cordiale gioviale conciliante
e Venere svestita ultramondana
dea vagante.

Gabriella Leto, da Aria alle stanze, Einaudi, 2003

°ascoltando Gustav Holst –The Planets, Op. 32: II. Venus, the Bringer of Peacehttps://www.youtube.com/watch?v=x6wOmGpXLY4

Nodi (da sciogliere)

Metodi per sciogliere i nodi emotivi:

a) piangere
b) piangere
c) piangere

quale scegli?

***

 

 

Devo sciogliere questo nodo

Il mio dolore è solitario
è un nodo incandescente
restio a dissolversi.
Devo sciogliere questo nodo
che mi sgoccioli dagli occhi
e mi lasci in libertà.

Claribel Alegría, da Alterità, Incontri Editrice, 2012, traduzione di D. Ruggiu

°ascoltando Joe Satriani – Cryin’https://www.youtube.com/watch?v=YksU-QFkRMs

L’altalena

altalena

Sembra un racconto brevissimo. Invece è una poesia che racconta (o dipinge) una piccola storia. Quale immagine di questa storia-poesia-dipinto ti rimane negli occhi, subito dopo averla letta?

***

Ginocchi

Ma tu che sol per cancellare scrivi
Dante, Par. XVIII 130

Io sono uno studente e studio su una terrazza contro prati in pendio
dove errano galline su cui possono piombare falchetti detti sciss.
Il fucile è qui, accanto a me.
Da un pezzo una ragazza bruna di fuorivia va in altalena, ogni poco
mi vengono incontro i suoi ginocchi lucenti.
Fingo di scrivere qualcosa e ad un tratto, nell’attimo che giunge alla mia altezza,
le chiedo una gomma per cancellare.
Lei subito salta giù, corre in casa, torna fuori e mi dà sorridendo una gomma biancicante.
Cancello il bianco e poi col lapis scrivo sulla gomma, in stampatello: T’AMO.
La dichiarazione è così netta che arrossisco, l’attenuo fregandovi il pollice.
Adesso forse va bene, posso restituire la gomma.
La ragazza scappa in casa, non si fa più vedere.

Giorgio Orelli (Airolo, 1921-2013), da Sinopie, Mondadori, 1977

°ascoltando Bert Jansch – Bett’s Dance https://www.youtube.com/watch?v=87sVF8RnAmg