C’è ancora il sogno?

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È ancora possibile il sogno di salvare la vita della terra?

 

Fiumi sprecati
aride montagne erose
a ogni piovasco allagano,
case senza respiro,
le scuole sono camuffate galere,
dalle fontane quattro pisciatelle
tra qualche frasca nel giardino pubblico
la domenica.
Restare inerti? vagare
altrove per venderci?
O destarci nel sogno di salvare
la vita della terra?
Proviamo concepire
nitidi laghi in una città nuova
tra spiagge terse e boschi rilucenti.
Non abbiamo altra arma che svegliarci
trasformando miliardi di minuti sprecati e lagne
in forza organizzata –
da un centro del mondo
siamo immersi in una guerra integrale
da cui dipende anche il futuro esistere.

Danilo Dolci  (Sesana, Slovenia, 1924-Partinico, 1997), da Se gli occhi fioriscono, 1997

°ascoltando Valgeir Sigurðsson – Dreamland https://www.youtube.com/watch?v=s1tblh0KNOc

Se cambiassimo nome

Vuoi bene al tuo nome o vorresti cambiarlo?

Il mio nome

Puoi tenerlo tu
il mio nome,
non lo voglio più:
ogni lettera ride

di me
delle mie parole
dei miei giorni.

Raccoglierò dal fiume
una manciata di sassi
e ricostruirò
 – impermeabile a tutto –
quel gioco di vocali e consonanti
che mi firmerà.

Irene Marchi, da L’uso delle parole e delle nuvole, Cicorivolta Editore, 2020

°ascoltando Hammock – Will You Ever Love Yourself? https://www.youtube.com/watch?v=iuyMFOfXVtw&t=3s

Sul bordo

 

(vita: in equilibrio sul bordo, con gradi diversi di precarietà)

 

Lettera rivoluzionaria #1

Ho appena capito che il premio sono io
non ho altro
denaro per riscatto, nient’altro da spezzare o scambiare che la vita
il mio spirito dosato, frammentario, sparso
sul tavolo della roulette, ripago quanto posso
nient’altro da ficcare sotto il naso del maitre de jeu
nulla da spingere fuori dalla finestra, niente bandiere bianche
questa carne è tutto ciò che ho da offrire, fare il gioco con
questa testa qui e ora, e quello che vien dietro, la mia mossa
mentre strisciamo sopra questo bordo, proseguendo sempre
(si spera) fra le righe.

Diane Di Prima (New York, 1934 – San Francisco, 2020), da  Poesia degli ultimi americani, traduzione di Fernanda Pivano, 1995

°ascoltando Ólafur Arnalds & Nils Frahm – Life Story https://www.youtube.com/watch?v=_sBHzqDJZCU&t=4s

Cercare la parola

gridoluminoso

(… ché le parole per definire qualcosa a volte non si trovano)

Un grido, un grumo, un taglio
una folata, un’aurora
l’acqua che sogna la luna
il seme che sogna il grembo
voragine senza fondo
vertigine senza tempo
è tale la parola
che cerco per te, mia vita,
un grido, un grumo, un taglio
quando pensando deraglio
nel fervore della luce,
nella musica di cristallo
delle origini.
Così, senza limiti.

Giuseppe Conte (Imperia, 1945),  da Ferite e rifioriture, Mondadori, 2006

°ascoltando Aspidistrafly – The Voice of Flowers https://www.youtube.com/watch?v=_i5BnrTurZE

(Ri)sollevarsi

 

(A proposito di ganci in mezzo al cielo)

Autoritratto

Un giorno scopriranno me e le mie mani bucate,
il plenilunio alle spalle, la nebbia in cerca dell’orizzonte perduto, il bordo
del continente marcato di giallo, ansietà di luci,
schiene bianche di frangente, una sabbia nerofumo,
le ceneri e schegge di carbone che discolperanno il mio nome.

Intanto mi canticchierò una cantilena e farò ordine qui intorno.
Le piante di giada e d’oleandro fluttuano splendenti.
Le foglie del pepe s’inverdiscono.
La mia figura si profila in inchiostro nero e draga lentamente nel cielo
in attesa d’essere riempita.

Mano che una volta mi sollevasti, sollevami ancora,
tirami fuori in carne e ossa, aggiustami gli occhi.
Dal marciume e dal sottobosco, proteggimi e
spingimi oltre.
Dalle mie parole e dalle mie carezze,
dalla rosa e dal gesto scemo, liberami e spingimi oltre.

Charles Wright (1935, Stati Uniti), da Crepuscolo americano e altre poesie, traduzione di A. Francini, Jaca Book, 2001

°ascoltando Explosions In The Sky – Never, Never, Never Give Uphttps://www.youtube.com/watch?v=Gh5s_mPMuWU

 

L’ospite ombroso

 

C’è una parte fatta d’ombra, dentro di noi, e ogni tanto ci parla.

Tu la ascolti o la eviti?

L’ospite

Molto prima di sera
da te torna chi ha scambiato il saluto con il buio.
Molto prima del giorno
si sveglia
e ravviva il sonno, prima di andare
un sonno, risuonante di passi:
tu lo senti misurare lontananze
e là lanci la tua anima.

Paul Celan (Ucraina, 1920-Parigi, 1970), traduzione di Elisa Biagini, in Antonella Anedda, Elisa Biagini, Poesia come ossigeno – Per un’ecologia della parola, Chiarelettere Editore, 2021, (“Domande”, p. 122)

°ascoltando  Vangelis – La petite fille de la mer https://www.youtube.com/watch?v=m0syKkF4-Qw

In bianco e nero

Certi ricordi.

Luminosi sempre.

 

Vecchia fotografia (1940 circa)

Dietro di te il mare muore, in bianco e nero.
Di spalle alle onde,
catturi la luce
di un lento tramonto,
negli ultimi giorni d’estate.
Sorridi e ci guardi intensamente:
irradi giovinezza. Di più: l’allegria,
la felice pienezza di quell’istante
scolpito nella luce, come il tuo corpo.
Sappiamo che verranno, che sempre arrivano
il tempo e la sua schiera di disgrazie.
Eppure quella luce, quello sguardo.
Sulla fragile carta
quell’adesso è già sempre.

César Rodríguez De Sepúlveda, da Luz del instante, Ommpress Bookcrafts, 2020; traduzione di Emanuela Breda

***

Vieja fotografía (circa 1940)

Tras de ti muere el mar, en blanco y negro.
De espaldas a las olas,
acaparas la luz
de un lento atardecer,
en los últimos días del verano.
Sonríes y nos miras fijamente:
irradias juventud. Más: la alegría,
la feliz plenitud de aquel instante
esculpido en la luz, como tu cuerpo.
Sabemos que vendrán, que vienen siempre
el tiempo y su cohorte de desgracias.
Sin embargo, esa luz, esa mirada.
Sobre el frágil papel
ese ahora es ya siempre.

César Rodríguez De Sepúlveda, da Luz del instante, Ommpress Bookcrafts, 2020; traduzione di Emanuela Breda

°ascoltando Al Di Meola – “Yesterday” –https://www.youtube.com/watch?v=14TqOqhcd-k

Di treni e di sogni

trenino di latta

Sei alla stazione.
L’altoparlante avverte che è in arrivo un treno… dal passato, forse da un sogno.
Chi stai aspettando?

***

Stazione centrale

Mentre dormo un sonno profondo,
silenzioso e lunghissimo arriva il tuo treno
Lo vedo inclinarsi mentre inizia a curvare
E già avverto nell’aria un sapore antico

Non ti aspettavo, quasi non ti riconoscevo
Mi hai lasciata fatina blu con le stelline d’oro
La mia bacchetta magica, ormai, non funziona più

Mi sorridi, mi carezzi il viso.
E tutti i baci che non mi hai dato?
E quel gioco che non abbiamo mai finito?

Sibila forte il vento là fuori
Le porte si chiudono, i miei occhi si aprono
Stavo d’incanto seduta sulle tue ginocchia
Ti pettinavo, ti annusavo, ti adoravo

Ma dimmi, quando torni?

Maria Grazia Casagrande, da Le ginocchia sbucciate, L’Harmattan Italia editore, 2005

°ascoltando Yo-Yo Ma – Bach: Cello Suite No. 1 in G Major, Préludehttps://youtube.com/watch?v=1prweT95Mo0&feature=share

Limpido

(L’aria limpida, dopo una notte di pioggia, per un momento fa sembrare tutto possibile)

Dopo una notte di pioggia

Il mattino è limpido, fresco.
Le ciminiere sembrano lontane.
Sembra caduto
ogni muro, ogni rete metallica.
C’è anche
qualche fiore lucido
nel pugno di terra martoriato
che ancora è rimasto.
La nostra carne, il nostro cuore
ora ritornano a essere
quel sogno guerrigliero
di uccelli e cieli inimmaginabile.

Ferruccio Brugnaro (Mestre, 1936), da Un pugno di sole – Poesie per sopravvivere, 2011
 

°ascoltando Electric Light Orchestra – Mr. Blue Skyhttps://www.youtube.com/watch?v=aQUlA8Hcv4s&t=44s

L’ultima (o la prima) poesia

ultimapoesia

Hai mai provato a scrivere una poesia? E come vorresti scriverla: gentile o pietrosa, appassionata o ironica, chiara o un po’ oscura e sfuggente?
(Se io scrivessi poesie vorrei poeterle scrivere proprio così, come suggerisce il poeta).

L’ultima poesia

Così vorrei che fosse la mia ultima poesia.
Che fosse tenera nel dire le cose più semplici
e meno intenzionali,
che fosse ardente come un singhiozzo senza lacrime
che avesse la bellezza dei fiori quasi senza profumo,
la purezza della fiamma che consuma
i diamanti più puri
la passione dei suicidi che si ammazzano senza spiegazione.

***

Último poema

Así querría yo mi último poema.
Que fuese tierno diciendo las cosas más simples
y menos intencionadas,
que fuese ardiente como un sollozo sin lágrimas,
que tuviese la belleza de las flores casi sin perfume,
la pureza de la llama en que se consumen
los diamantes más límpidos,
la pasión de los suicidas que se matan sin explicaciones.

Manuel Bandeira (Recife, 1886-1968), da Libertinaje, 1930, traduzione di Vera L. de Oliveira (Poesia straniera – Portoghese e Brasiliana -La Biblioteca di Reppubblica)

°ascoltando Libertango – Astor Piazzolla –  https://www.youtube.com/watch?v=QCwvnyh03Ss<