Come un disegno a matita?

In primo piano

scritto a matita

Sarà davvero così semplice?

Poesia scritta con la matita

Sono devoto all’anima di grafite della matita:
un solo colpo di gomma e il segno lasciato sparisce,
sentieri imboccati con leggerezza
si riconducono alla docilità della via maestra
i crolli vengono evitati con un’alzata di spalle,
l’imprevisto è un vecchio con il pugnale spuntato.

L’anima di grafite non conosce soste, esitazioni:
nel suo stesso procedere in avanti
ci chiama alla possibilità del ritorno,
nel suo segno scuro riposa la dolcezza del bianco
e Angelina torna a sorridere
tenendo per mano un bambino
abbagliato dal sole.

Tricesimo, 5 gennaio 2010

Pierluigi Cappello,  da Mandate a dire all’imperatore, Crocetti Editore

 

*ascoltando  Toquinho – Acquarello  https://www.youtube.com/watch?v=_ntJJhTha0o

Quanti anni hai?

In primo piano

quanti anni hai

Quanti anni hai? senti di avere?

 

Ho l’età in cui le cose si osservano con più calma,
ma con l’intento di continuare a crescere.
Ho gli anni in cui si cominciano ad accarezzare i sogni con le dita
e le illusioni diventano speranza.
Ho gli anni in cui l’amore, a volte, è una folle vampata,
ansiosa di consumarsi nel fuoco di una passione attesa.
E altre volte, è un angolo di pace, come un tramonto sulla spiaggia.
Quanti anni ho, io? Non ho bisogno di segnarli con un numero,
perché i miei desideri avverati,
le lacrime versate lungo il cammino al vedere le mie illusioni infrante valgono molto più di questo.
Che importa se compio venti, quaranta o sessant’anni!
Quel che importa è l’età che sento.
Ho gli anni che mi servono per vivere libero e senza paure.
Per continuare senza timore il mio cammino, perché porto con me l’esperienza acquisita e la forza dei miei sogni.
Quanti anni ho, io? A chi importa!
Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento.

José Saramago, da  Poesie, Einaudi, Torino, 2007, traduzione di Fernanda Toriello

 

*ascoltando Vasco Rossi – Quanti anni hai https://www.youtube.com/watch?v=i3SXl_uRLts

 

“Programma di minima”

In primo piano

dal giardino

“Quel che si può tener stretto”… pochi fiori del giardino, per esempio.

E un sorriso incancellabile. Il poco che è già moltissimo.

Programma di minima

Distacco, rinuncia, ascesi –
questo sarebbe già volare troppo alto.

Impressionante come di tutto si può fare a meno.
Non prendere nota delle offerte speciali,

puro piacere! Non emergere da nessuna parte,
tralasciare il più –

Acquisto di conoscenza tramite gesti di rifiuto.
Solo chi non vede tante cose

può vedere qualcosa.
L’Io: una forma cava,

definita da ciò che tralascia.
Quel che si può tener stretto,

quel che ci tiene stretti
è il meno.

Hans Magnus Enzensberger, da ChioscoSentimenti confusi, traduzione di Anna Maria Carpi, Einaudi

(ancora sul “meno è meglio” qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/03/04/essenzialmente-non-siamo-quello-che-possediamo/)
* ascoltando Crosby Stills Nash and Young – Our House https://www.youtube.com/watch?v=fm-q0ELuk1A

Lista delle cose da fare: 5 – accettare la nebbia

In primo piano

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Accettare la nebbia, quando arriva. Anche quella “dove non si vede a un passo” (come cantava Lucio Battisti).  Prima o poi dovrà tornare una finestra di cielo limpido. E magari ci saranno anche dei fiori.

Sereno

Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle

Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore del cielo

Mi riconosco
immagine
passeggera

Presa in un giro
Immortale

Giuseppe Ungaretti,  da L’allegria 1914-1919, in Girovago.

 

Qui

I miei passi su questa strada
risuonano
in un’altra strada
dove
sento i miei passi
passare in questa strada
dove

solo è reale la nebbia.

Octavio Paz, da Salamandra (1958-1961), in Il fuoco di ogni giorno, traduzione di Ernesto Franco, Garzanti.

 

Portare la nostra parte di notte   ̶
la nostra parte di aurora   ̶
Riempire il nostro spazio di felicità
il nostro spazio di risentimento   ̶

Qui una stella, e là una stella,
alcuni si perdono!
Qui una nebbia, e là una nebbia.
infine   ̶   il giorno!

Emily Dickinson, n. 113, in Tutte le poesie, Mondadori, traduzione di Marisa Bulgheroni.

 

Languore d’inverno:
nel mondo di un solo colore
il suono del vento

Matsuo Basho (1644-1694), da Haiku. Il fiore della poesia giapponese da Basho all’Ottocento, a cura di Elena Dal Pra.

* Mentre si alza la nebbia ascolterei:  Lucio Battisti – Emozioni; PFM – Impressioni di settembre; Pierangelo Bertoli – La nebbia

(Altre “cose da fare”, qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/category/lista-delle-cose-da-fare/).

Il tuo posto

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Conoscere il proprio “posto nella famiglia delle cose”: probabilmente una sensazione molto simile alla felicità.

Le oche selvatiche

Non devi essere buono.
Non devi camminare sulle ginocchia
per centinaia di miglia nel deserto, per espiare.
Devi solo lasciare che il delicato animale del tuo corpo ami ciò che ama.
Parlami della disperazione, la tua, e io ti parlerò della mia.
Intanto il mondo va avanti.
Intanto il sole e le luminose perle di pioggia
si stanno spostando attraverso il paesaggio,
sopra le praterie e gli alberi profondi,
le montagne e i fiumi.
Intanto le oche selvatiche, alte nella pulita aria blu,
di nuovo si stanno dirigendo verso casa.
Chiunque tu sia, non importa quanto solo ti senta,
il mondo si offre alla tua immaginazione,
ti chiama come le oche selvatiche, stridenti ed eccitanti –
annunciando ripetutamente il tuo posto
nella famiglia delle cose.

°°°

Wild geese

You do not have to be good.
You do not have to walk on your knees
for a hundred miles through the desert, repenting.
You only have to let the soft animal of your body love what it loves.
Tell me about despair, yours, and I will tell you mine.
Meanwhile the world goes on.
Meanwhile the sun and the clear pebbles of the rain
are moving across the landscapes,
over the prairies and the deep trees,
the mountains and the rivers.
Meanwhile the wild geese, high in the clean blue air,
are heading home again.
Whoever you are, no matter how lonely,
the world offers itself to your imagination,
calls to you like the wild geese, harsh and exciting-
over and over announcing your place
in the family of things.

Mary Oliver (Ohio, 1935), da Dream Work

*ascoltando Eddie Vedder – Guaranteed https://www.youtube.com/watch?v=2mA-Xn2Dx-s

La cosa importante

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Ultimo frammento

E hai ottenuto quello che
volevi da questa vita, nonostante tutto?
Sì.
E che cos’è che volevi?
Potermi dire amato, sentirmi
amato sulla terra.

Raymond Carver (Clatskanie – Oregon, 1938-1988), da A New Path to the Waterfall

*ascoltando Bob Marley – Could you be loved https://www.youtube.com/watch?v=Mm7muPjevik

“Non chiedo molto”

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Guarda, non chiedo molto,
solamente la tua mano, tenerla
come una piccola rana che così dorme contenta.
Io ho bisogno di questa porta che aprivi
perché vi entrassi, nel tuo mondo, questo pezzetto
di zucchero verde, di tonda allegria.
Non mi presti la mano questa notte
di fine d’anno, di civette rauche?
Tu per ragioni tecniche non puoi. Allora
io la tesso nell’aria, ordendo ogni dito,
e la pesca setosa della palma
e il dorso, questo paese d’alberi azzurri.
Così la prendo così la sostengo, come
se da ciò dipendesse
moltissimo del mondo,
il succedersi delle stagioni,
il canto dei galli, l’amore degli uomini.

°°°

Mira, no pido mucho,
solamente tu mano, tenerla
como un sapito que duerme así contento.
Necesito esa puerta que me dabas
para entrar a tu mundo, ese trocito
de azúcar verde, de redondo alegre.
¿No me prestás tu mano en esta noche
de fìn de año de lechuzas roncas?
No puedes, por razones técnicas.
Entonces la tramo en el aire, urdiendo cada dedo,
el durazno sedoso de la palma
y el dorso, ese país de azules árboles.
Asì la tomo y la sostengo,
como si de ello dependiera
muchísimo del mundo,
la sucesión de las cuatro estaciones,
el canto de los gallos, el amor de los hombres.

31/12/1951

Julio Cortázar (Ixelles, 1914- Parigi 1984), da Pameos y Meopas, Barcellona, 1971

*ascoltando Steve Vai – Hand On Heart https://www.youtube.com/watch?v=-vUaA7xLhY8

Più o meno saggi

recinto

Quali sono i limiti della saggezza?

Saggezza

Io che ho deciso di amare l’umanità
invece degli uomini,

di amare le contraddizioni della vita,
le impossibilità.

Io che sono diventata una bella e attempata
filosofa, quando improvvisamente

il telefono suona, la sua voce
mi solletica il collo.

O mi prende in giro, mi chiama
ochetta
e il mio cuore sbanda.

Quello che amiamo di un’altra persona
è la vita che ha dentro;
per questo non dobbiamo mai
cercare di possederlo.

ochetta

°°°

Wisdom

I who have decided to love mankind
instead of men,

to love life’s contradictions,
impossibilities.

I who have grown into a fine old
philosopher, when suddenly

the telephone rings, his voice
prickling the length of my neck.

Or he teases me, calls me
sweet little goose
and my heart careens.

What we love in another
is the life in that person;
that is why we must never
seek to possess him.

sweet little goose

Janice Kulyk Keefer (Toronto, 1952), (da  Midnight Stroll, 2007) in “Poesia” n. 248 Aprile 2010, traduzione di Valentina Morana, Crocetti Editore

*ascoltando Gary Moore – The Stumble https://www.youtube.com/watch?v=B0nKJFVVoYM

Di sera

di sera

A che cosa pensi quando viene sera?

Sera

Le nove, la sera, e un poco il nero che ti sporca le mani
è tutta la terra passata di qui
a che ora le api vanno a dormire, pensi, ti chiedi,
premi il cavo del palmo sull’orlo del ginocchio
nel dirti senti come sono nuove le foglie
da quale maniera di essere solo sono volate
adesso guardi le cose come sono venute
come si sono fissate, quando nella tua persona
e appena pieghi la testa nel vuoto,
nella domanda a che ora le api vanno a dormire
quando sono passati il sapore di terra e le nuvole
davanti ai miei anni, insieme.

Pierluigi Cappello, da Assetto di volo. Poesie 1992-2005, Crocetti Editore 2006

*ascoltando Nick Drake – Day is Done https://www.youtube.com/watch?v=Y2jxjv0HkwM

Leggere l’irrealtà

leggere l'irrealtà

Bisogna (bisogna… diciamo che può essere utile) saper leggere la realtà,
ma a volte è bello leggere anche l’irrealtà (basta non caderci dentro).

Il negozietto di caramelle dietro la soprelevata
è lì che per la prima volta
mi innamorai
dell’irrealtà
Gelatine luccicavano nella penombra
di quel pomeriggio di settembre
Sul bancone un gatto si insinuava tra
bastoncini di liquirizia
e barrette al cioccolato
e cicche Oh Boy

Fuori le foglie morivano e cadevano
Il vento aveva spazzato via il sole

Una ragazza entrò di corsa
Aveva i capelli zuppi di pioggia
Il seno ansava nella stanzetta

Fuori le foglie cadevano
e piangendo dicevano
Troppo presto! troppo presto!

Lawrence Ferlinghetti, in “Poesia” n. 346 Marzo 2019, traduzione di Leopoldo Carra

*ascoltando  Peter Green – Slabo Day https://www.youtube.com/watch?v=INOVuZQsxKQ

Sembra scritto per te

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Qual è l’ultimo libro dove hai trovato qualcosa che sembrava proprio scritto per te?

Cerco nei libri la lettera, anche solo la frase che è stata scritta per me e che perciò sottolineo, ricopio, estraggo e porto via. Non mi basta che il libro sia avvincente, celebrato, né che sia un classico: se non sono anch’io un pezzo dell’idiota di Dostoevskij, la mia lettura è vana. Perché il libro, anche il sacro, appartiene a chi lo legge e non per il diritto ottenuto con l’acquisto. Perché ogni lettore pretende che in un rotolo di libro ci sia qualcosa scritto su di lui. (…)

Erri de Luca (Napoli, 1950), da Alzaia (1997)

*ascoltando Vasco Rossi – Una canzone per te https://www.youtube.com/watch?v=krSuttI8U5c

 

 

P.S.

Un murales a Padova (di Kenny Random)

Un murales a Padova (di Kenny Random)

Rivelazioni importanti dove meno te le aspetti.

Un post scriptum

Dal mio vecchio avvocato venne una lettera.
Scrive come sempre.
Oggettivo, professionale. Il suo devoto.

Quasi non mi accorsi
del post scriptum.

“Ora che la mia vita volge alla sera
e il battito d’ala dell’angelo nero
in talune notti già soffoca il battito del cuore,
voglio, diletta, dirle un’unica volta:
ho amato Lei per questi trent’anni.
Un oceano si stende tra me e Lei.
E sempre sono in attesa che una lettera,
non una lettera d’amore, ma una farfalla entri
nella mia vita tappezzata di documenti
a svolazzare”.

Mascha Kaleko (Schidlow,  1907 – Zurigo,  1975), da Das lyrische Stenogrammhelft, 2007, traduzione di Gio Batta Bucciol, in Poesia n. 341, Ottobre 2018, Crocetti Editore

*ascoltando (qualcosa in tema…) The Beatles – P.S. I Love You https://www.youtube.com/watch?v=p5AQ-DuYhEA

Qualcosa di bello

 

selvatici

Questa quartina di William Blake può aiutare a cambiare “l’umore” di una giornata.
Perché indirizza lo sguardo verso qualcosa di semplicemente bello.

Vedere un mondo in un granello di sabbia,
E un cielo in un fiore selvatico,
tenere l’infinito nel cavo della mano
E l’eternità in un’ora. (…)
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To see a world in a grain of sand
And a heaven in a wild flower,
Hold infinity in the palm of your hand,
And eternity in an hour. (…)

 
William Blake (1757-1827), quartina tratta da Auguries of Innocence, 1789

*ascoltando  F. Chopin – Ballade No.1 Op.23
https://www.youtube.com/watch?v=eG1Olvh7vCU

Unica certezza

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Una certezza: il tempo che passa.
Passa sulla vita che stiamo vivendo e su quelle che avremmo potuto vivere.

Insisto

La mia vita: tanti giorni
non vissuti a Cuzco
né a Siena né a Grenoble,
tanti aeroplani a siglare il cielo
sui quali non viaggiavo, tante voci
il cui calore non toccò il mio cuore.
Solo il tempo, vuoto,
solo il tempo, steppa
disperata, solo
vedere i martedì, i mercoledì, i giovedì,
vedere come si succedono, implacabili,
i tubetti di Colgate.

Miguel d’Ors, da Es cielo y es azul (1984), traduzione di Stefano Bernardinelli (in Poesia n. 339, Luglio/Agosto 2018)

*ascoltando Nick Drake – One Of These Things First https://www.youtube.com/watch?v=TOv5NAhLbms