Quando sai che cosa cerchi

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Quando sai che cosa cerchi sei già a buon punto.

Datti alla vita intensa,
cercala,
non fare altri errori,
resta sulla tua strada,
cammina senza muoverti,
resta fermo nei tuoi passi,
il mondo sarà buono
se resti fedele
a ciò che stai cercando.

Franco Arminio, da Resteranno i canti, 2018, Bompiani

*ascoltando Camel – Stationary Traveller https://www.youtube.com/watch?v=acb3wRtzuBE

Contro il freddo

primavera

Un piccolo gesto di calore. Di pace.

Primavera 1938

Oggi, domenica di Pasqua, presto
un’improvvisa tempesta di neve
si è abbattuta sull’isola.
Tra i cespugli verdeggianti c’era neve. Il mio ragazzo
mi ha portato verso un piccolo albicocco attaccato alla casa
strappandomi ad un verso in cui puntavo il dito contro coloro
che stanno preparando una guerra che
può cancellare
il continente, quest’isola, il mio popolo,
la mia famiglia e me stesso. In silenzio
abbiamo messo un sacco
sopra all’albero tremante di freddo.

°°°

Fruehling 1938

Heute, Ostersonntag frueh
Ging ploetzlicher Schneesturm ueber die Insel.
Zwischen den gruenenden Hecken lag Schnee. Mein [junger Sohn
Holte mich zu einem Aprikosenbäumchen an der [Hausmauer
Von einem Vers weg, in dem ich auf diejenigen mit dem [Finger deutete
Die einen Krieg vorbereiteten, der
Den Kontinent, diese Insel, mein Volk, meine Familie [und mich
Vertilgen mag. Schweigend
Legten wir einen Sack
Ueber den frierenden Baum.

Bertolt Brecht (Augusta, 1898-1956)

*ascoltando Marillion – Easter https://www.youtube.com/watch?v=yZ7QKWBUgYA

Ascolta

ascoltare

Ascolta bene: che cosa senti?
Non dimenticare di ascoltare anche il tuo cuore che batte
(a volte batte piano per non disturbare).

Mappa per l’ascolto

Dunque, per ascoltare
avvicina all’orecchio
la conchiglia della mano
che ti trasmetta le linee sonore
del passato, le morbide voci
e quelle ghiacciate,
e la colonna audace del futuro,
fino alla sabbia lenta
del presente, allora prediligi
il silenzio che segue la nota
e la rende sconosciuta
e lesta nello sfuggire
ogni via domestica del senso.

Accosta all’orecchio il vuoto
fecondo della mano,
vuoto con vuoto.
Ripiega i pensieri
fino a riceverle in pieno
petto risonante
le parole in boccio.

Per ascoltare bisogna aver fame
e anche sete,
sete che sia tutt’uno col deserto,
fame che è pezzetto di pane in tasca
e briciole per chiamare i voli,
perché è in volo che arriva il senso
e non rifacendo il cammino a ritroso,
visto che il sentiero,
anche quando è il medesimo,
non è mai lo stesso
dell’andata.

Dunque, abbraccia le parole
come fanno le rondini col cielo,
tuffandosi, aperte all’infinito,
abisso del senso.

Chandra Livia Candiani, da La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore, Einaudi, 2014

 

*ascoltando Yann Tiersen – Tempelhof https://www.youtube.com/watch?v=mTlyklNcn80

Liberi di… ?

(foto di lapoesianonsimangia) - dalla Mostra "Woodstock - Freedom" - Museo Civico Asolo (fino al 12maggio 2019)

(foto di lapoesianonsimangia) – dalla Mostra “Woodstock – Freedom” – Museo Civico di Asolo (fino al 12 maggio 2019)

Quanta libertà ti manca?

Materia preziosa

Invidio
le cime di montagna
vestite di sassi e rododendri
e il vento
               nudo
che balla
tra i petali di un melo

invidio
la sabbia
che consuma questo legno
e la voce sicura del mare
che lo riporta là
                        da dove viene

invidio
̶  sì, invidio  ̶
ciò che è fatto soltanto
                                   di libertà.

 
Irene Marchi, da La parte in ombra, Edizioni Ensemble, 2018

*ascoltando Steppenwolf – Born to Be Wild https://www.youtube.com/watch?v=egMWlD3fLJ8

Elogio della follia

pazzi

 

Mi chiedi come sia io diventato un folle. Accadde così:
un giorno, molto prima che molti degli dei fossero generati,
mi svegliai da un profondo sonno e scoprii che tutte le mie maschere
mi erano state rubate – le sette maschere che in sette vite
io avevo foggiato e indossato.
E senza maschera corsi per le vie
affollate gridando: “Ladri, ladri, maledetti ladri!”
Uomini e donne ridevano di me, e alcuni corsero a rinchiudersi
nelle loro case per paura di me.
E quando giunsi nella piazza del mercato, un giovane mi gridò
dal tetto di una casa: “È un folle!” Volsi lo sguardo là in alto per guardarlo;
e il sole mi baciò per la prima volta il volto nudo.
Per la prima volta il sole baciò il mio volto nudo, e la mia anima
avvampò d’amore per il sole, e non desiderai più le mie maschere.
E come in trance gridai: “Benedetti, benedetti siano i ladri che rubarono le mie maschere”.
Fu così che divenni un folle.
E ho trovato libertà e salvezza nella mia pazzia:
libertà di solitudine e salvezza dall’essere compreso,
giacché coloro che ci comprendono asserviscono qualcosa in noi.
Ma non vorrò essere troppo fiero di questa mia salvezza.
Anche un ladro in prigione è salvo da un altro ladro.

Kahlil Gibran (1883, Bsharre, Libano – 1931), da Il Folle

 
*ascoltando The Rolling Stones – Think I’m Going Mad https://www.youtube.com/watch?v=IK7JTSLYRwU

Piove

goccedipioggia

 

(Quanta luce dopo la pioggia: ogni goccia brilla a modo suo mentre ti parla del cielo)

Piove

Piove, e se piovesse per sempre
sarebbe questa tua carezza lunga
che si ferma sul petto, le tempie;
eccoci, luccicante sorella,
nel cerchio del tempo buono, nell’ora indovinata
stiamo noi, due sguardi versati in un corpo,
uno stare senza dimora
che ci fa intangibili, sottili come un sentiero di matita
da me a te né dopo né dove, amore, nello scorrere
quando mi dici guardami bene, guarda:
l’albero è capovolto, la radice è nell’aria.

Pierluigi Cappello, da Mandate a dire all’imperatore, Crocetti Editore, 2010

*ascoltando Eagles – Peaceful Easy Feeling https://www.youtube.com/watch?v=VLmmFq4vrLY

Parole e silenzi (musica)

Frédéric Chopin -Op. 9 N. 2 - Nocturne

Frédéric Chopin – Op. 9 N. 2 – Nocturne

Non tutto può essere detto (con facilità). Allora, talvolta, lo spazio bianco tra le parole scritte, o il silenzio tra le parole pronunciate porterà il carico di quello che non si riesce a esprimere. A volte sembrerà musica.

Amo il bianco tra le parole,
il loro margine ardente,
amo quando taci
e quando riprendi a parlare,
amo la parola che spunta
solitaria
sullo specchio buio del vocabolario,
e quando sborda, va alla deriva
con deciso smarrimento,
quando si oscura
e quando si spezza,
si fa ombra.
Quando veste il mondo,
quando lo rivela,
quando fa mappa,
quando fa destino.
Amo quando è imminente
e quando si schianta,
quando è straniera,
quando straniera sono io
nella sua ipotetica terra,
amo quello che resta,
dopo la parola detta,
non detta. E quando è proibita
e pronunciata lo stesso,
quando si cerca e si vela,
quando si sposa
e quando è realtà di muri
limite che incaglia al suolo,
quando scorre candida
e corre per prima a bere,
e quando preme alla gola,
spinge all’aperto,
quando è presa a prestito,
quando mi impresta al discorso
dell’altro, quando mi abbandona.
Non voglio una parola di troppo,
voglio un silenzio a dirotto,
non un commercio tra mutezza e voce,
ma una breccia,
una spaccatura che allarga luce,
una pista delle scosse.
Dammi un ascolto che precipita –
parola.
Che nasce.

Chandra Livia Candiani, da La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore, Einaudi, 2014

*ascoltando Frédéric Chopin – Nocturne op.9 No.2 https://www.youtube.com/watch?v=9E6b3swbnWg

A che cosa servono gli ombrelli?

ombrelli a colori

A che cosa servono gli ombrelli?
Se piovono guai, ha sempre senso aprire un ombrello sperando di ripararsi? Tanto quei guai rimbalzeranno un metro avanti a noi e se non ci sono piovuti in testa ci metteremo un piede dentro. Poi in ogni caso saremo altre persone. Persone che hanno attraversato quei guai. Persone cresciute (si spera). Così la pioggia: lasciamo che ci lavi la faccia che è spesso maschera di un’altra faccia. Chissà che aspetto avremo dopo, col sole. Forse allora conviene continuare a dimenticare gli ombrelli? E tu, dove hai dimenticato l’ultimo ombrello?

Ombrelli perduti

Gli amori perduti evocano
gli ombrelli dimenticati,
ma dove? Sarebbe struggente
ricordarsene sotto queste
piogge incessanti.

Valentino Zeichen, da Aforismi d’autunno, Fazi Editore, 2010

 

Non so perché la gente dice che i cavalli sono gentili
E i colombi sono belli
E nessuno invece alleva avvoltoi.
Non so perché un bocciolo di trifoglio
È considerato più umile di un tulipano rosso.
Dobbiamo lavare i nostri occhi
Dobbiamo vedere diversamente le cose
Dobbiamo lavare le parole
Le parole possono essere vento
Le parole possono essere pioggia
Dovremmo chiudere gli ombrelli
Dovremmo camminare sotto la pioggia
Dovremmo portare la nostra mente e i nostri ricordi
Sotto la pioggia, con tutta la gente della città
Dovremmo sentire la pioggia.
Sotto la pioggia si possono trovare amici
Si può cercare l’amore
Sotto la pioggia si dovrebbe dormire con una donna
E fare giochi d’amore.
Sotto la pioggia le cose possono essere scritte
le parole possono essere dette
il loto può essere piantato.
La vita è continua saturazione
La vita è nuotare nell’acqua di questo momento.
Leviamo i nostri abiti
L’acqua è a un solo passo
Assaporiamo la luminosità.

Sohrab Sepehri (1928 Kashan, Iran – 1980) testo tratto da https://cartesensibili.wordpress.com/2011/02/04/sohrab-sepehri-tre-poesie/

* sto ascoltando Max Gazzé – Se piove https://www.youtube.com/watch?v=PvUDPDTrgwQ (Questo è il testo della canzone) “Se stai scivolando/allora scivola per bene/con impegno cadi giù/e non ti aggrappare a niente/tocca terra/se qualcuno ti ha ferito tu parla con lui/sbattigli il cuore in faccia/non evitarlo perché hai bisogno di un’altra ferita/ma soprattutto se piove non aprire l’ombrello/aspetta il tuo giorno di sole non puoi fare di meglio/(…)”

Solo il sorriso

ko

E il nostro pane

Di te conosco soltanto
il sorriso giocondo
con le labbra separate
il mistero
la mia caparbia ossessione
di svelarlo
e avanzare caparbio
e sorpreso
esplorando il tuo passato.
Conosco soltanto
il dolce latte dei tuoi denti
il latte placido e burlone
che mi separa
per sempre
dal paradiso immaginato
dall’impossibile domani
dalla pace e dalla fortuna silenziosa
dal rifugio e dal pane diviso
da ogni oggetto quotidiano
che io potrei chiamare
nostro.

°°°

Y el pan nuestro

Sólo conozco de ti
la sonrisa gioconda
con labios separados
el misterio
mi terca obsesión
de desvelarlo
y avanzar porfiado
y sorprendido
tanteando tu pasado
Sólo conozco
la dulce leche de tus dientes
la leche plácida y burlona
que me separa
y para siempre
del paraíso imaginado
del imposible mañana
de paz y dicha silenciosa
de abrigo y pan compartido
de algún objeto cotidiano
que yo pudiera llamar
nuestro.

Juan Carlos Onetti (Montevideo, 1909 – 1994)

*ascoltando Marlene Kuntz – Il Sorriso https://www.youtube.com/watch?v=GGAuQLnTh0w

Gli abiti contano poco

indimenticabile

… meglio non scordarsi mai di indossare un’anima.
(L’anima non passa mai di moda)

to forget forgot forgotten

(…) Cura
di abitare l’anima
come l’animale
la sua pelle, abitarla
in gloria e luminescenza
e in pena e meschina piccolezza
in domestico deserto
abitarla sempre
anche in tua assenza
indossarla la sua
carne senza spine
come corpo nuovo
come candida corrente.

Chandra Livia Candiani, (parte finale dell’ultima poesia in) La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore, Einaudi 2014

*ascoltando Yann Tiersen – Yuzin https://www.youtube.com/watch?v=WnZGGaVCKeo