Pioggia profumata

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L’altra sera un temporale ha sparso giù in giardino tutti i petali delle rose fiorite a  settembre; la mattina dopo li ho raccolti, carichi di pioggia profumata. Una goccia, in particolare, si è scusata per quel piccolo disastro e se n’è andata portando con sé alcuni petali.  Se sentite profumo di rosa forse è lei…

Pioggia

La pioggia ha un vago segreto di tenerezza,
una vaga sonnolenza rassegnata e amabile,
si desta con lei un’umile musica
che rende vibrante lo spirito addormentato del paesaggio.
 
È un bacio azzurro che la Terra accoglie,
il mito primitivo che torna a realizzarsi.
Il contatto ormai freddo dei vecchi cielo e terra
con un clima mite di sere interminabili.
 
È l’aurora del frutto. Quella che ci dà i fiori
e ci unge del santo spirito dei mari.
Quella che diffonde vita sulle sementi
e nell’anima tristezza di qualcosa di vago.
 
La nostalgia terribile di una vita perduta,
il fatale sentimento di esser nati tardi,
o l’inquieta illusione di un impossibile domani
con l’inquietudine prossima del colore della carne.
 
L’amore si ridesta nel suo grigio ritmo,
il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
ma il nostro ottimismo si muta in tristezza
vedendo le gocce morte sopra i vetri.
 
Sono le gocce: occhi di infinito che guardano
il bianco infinito che fu per loro madre.

Granada, gennaio 1919

Federico Garcia Lorca, prima metà della poesia Pioggia, traduzione di Claudio Rendina, da Poesie (Libro de poemas), Newton Compton, Roma, 1970