lu – sio – il – ni (ops… non è l’ordine giusto!)

vaso rotto cocci vaso in pezzi

Ma sono davvero sempre brutte-e-cattive le nostre  illusioni?
O hanno anche loro una funzione? (Ma forse questa è solo un’altra illusione…)

Eri

Bella,
e   ̶  a ripensarci  ̶
quasi stupida:
sollevavi i vasi
               dei giorni
senza fatica,
mille fioriture
immaginavi di sfiorare.

Poi, 
                       il tempo.

Ora
sei solo il profumato rimpianto
di ogni colore.

Eri
bella
e del resto   ̶  a ripensarci  ̶
eri solo illusione.

Irene Marchi, da La parte in ombra, Ensemble Edizioni, 2018

Fate la poesia, non la guerra!

una poesia

Armiamoci di poesia e conduciamo la nostra pacifica battaglia quotidiana.

Quante volte ho armato
contro la delusione una poesia
quasi bianca, lineare.
A prima vista non si sarebbe
detto che avrebbe da sola potuto
affrontare lo spessore d’un mondo tetragono
chiuso, ottagonale.
Ma parole di nebbia
penetrarono verso sera.

Vito Riviello (Potenza, 1933-2009), da Livelli di coincidenza, Campanotto, 2016

 

Se scatta quella molla

molle di ferro

Sì sì, si dice “Basta, non ci casco più.  Ho chiuso con questa cosa del cuore, dell’amore o come si chiama…“, ma poi scatta quella molla. E non ci puoi fare nulla.

E ci innamoriamo
ancora una volta e ancora
scatta la molla del cuore
e l’intesa fra regni
con musi con pietre con ali
sappiamo la melodia sottesa
come l’idiota che ride
al centro della festa anche noi
fatti nota riverberante. Fra tante.
Fra tante.

Mariangela Gualtieri, Bestia di gioia, Einaudi, 2010

Ricorda che…

np

Illustrazione di Martina Heiduczek https://www.instagram.com/martina_illustrates/

Se sfogliamo i vecchi album di foto, però (attenzione)  quelli con le foto dei momenti da dimenticare, quelli delle foto senza la giusta luce (beh, talvolta era proprio buio), forse si attenua un po’ la paura delle fotografie future… (siamo sopravvissuti, dopotutto, nonostante quei brutti album!).

Sono stata una ragazza nel roseto
una ninfa. Quasi fantasma che stava
scomparendo
sono stata una ragazza di sedici anni
distesa. Ho attraversato il deserto
rapidamente, quasi volando,
una statua di pietra del Budda
dormiente, un Budda di cenere
sono stata. Una donna appesa.
Sono stata un uomo duro e forzuto.
Una eccentrica con un pesce in bocca
e poi il bambino dell’imperatore
del giardino orientale. Un albero
forse. Un topo. Un elefante
una lepre. Sono stata campo
di battaglia e una preghiera. Un papavero.
Un intero pianeta. Forse una stella
un lago. Acqua sono stata,
questo lo so. Sono stata acqua
e vento. Una pioggia su qualcosa
che ero stata tempo addietro.
Un giuramento. Un’attesa.
La corsa della gazzella. E proiettile
sono stata, freccia perfetta scagliata,
catacomba. Un credo – un lamento.
Un bastimento fra onde altissime.
Forse anche il mare.
E dunque – di cosa dovrei avere paura
adesso.

Mariangela Gualtieri (Cesena, 1951), da Le giovani parole, Einaudi, 2015

Crisi d’identità (work in progress)

k

“(…) Adesso siamo chi non eravamo”… e domani quelli che oggi ancora non siamo?  Ma che cosa sarà meglio: chi eravamo, chi siamo o chi saremo? Probabilmente meglio (in questo caso) è una parola senza senso: puoi forse dire quale sia l’immagine migliore in un caleidoscopio?

Le dita sulla tastiera del computer schioccano
– solo più leggermente –
come un tempo la macchina per scrivere.
Era bello quel nome: macchina, ancora meglio
quando senza la c ritorna machina.
Impalcatura per un dio o un assedio,
ariete per abbattere le mura.
Rimandava a un arto di ferro, un ordigno
e un artiglio che ubbidiva al cervello.
Eppure non ha senso
rimpiangere il passato,
provare nostalgia per quello che
crediamo di essere stati.
Ogni sette anni si rinnovano le cellule:
adesso siamo chi non eravamo.
Anche vivendo – lo dimentichiamo –
restiamo in carica per poco.

Antonella Anedda, da Historiae, Einaudi, Torino, 2018

Sappi che

 

aug

Ti auguro
l’amore che ha gli occhi spalancati
quegli occhi
che sanno brillare
per la gioia e la felicità
di averti vicino.
Tu storto come sei
con tutte le ombre che ti porti dentro,
riconosciuto come luce,
come regalo
come inspiegabile inizio.
Amore che non seziona
non divide in pregi e difetti
che ama il miracolo che sei,
non lo spezza, non lo seziona.

Gianluigi Gherzi, da Ti aspetto nella mia casa a disordinare, AnimaMundi Edizioni, 2019

Abbi cura

Illustrazione di Martinahttps://www.instagram.com/martina_illustrates/

Illustrazione di Martina Heiduczek https://www.instagram.com/martina_illustrates/

Abbi cura (di te),  in questo giorno. E in quello dopo, e in quello dopo ancora…

In questo giorno di inspiegabili gocce
di nuvoloni e poca poca luce
in questo giorno
in questo arco del tempo
oh! giorno – con le tue bocche
le tue fatiche. In questo giorno
cadranno foglie. Cadranno gocce
polverine. Acque lavano la crosta
bambini escono dalle mamme
e crescono. Tavole si apparecchiano
sparecchiano. Letti rifatti, cambiano
le lenzuola – in questo giorno.
Mi piaci, giorno.
Tolgo la museruola alla mia
animella che ride.
Sto bene. Covo le parole.
M’incingo. Ho cura, oggi.

Mariangela Gualtieri, da Quando non morivo, 2020

Te li ricordi gli animali?

disegni di marta

 Un rimedio per l’insonnia e una bella domanda:

I.

A notte fonda, se non funziona
la pastiglia, guardo gli animali
sullo schermo del computer.
Mi calmano le ali, la savana,
lo sterno carenato degli uccelli.
Aspetto gli sbadigli dei felini
quelli docili dei gatti soprattutto.
Dopo sbadigliando torno a letto.

2.

Come mai di colpo poi spariscono
senza dare spiegazioni, come mai
nessuno vuole più sentire il verso
del cavallo, nessuno dice più nitrito,
raglio, nessuno vuole più un barrito.
Sono grandi glaciazioni, gli animali
se ne vanno dalle case nottetempo.
Ci si sveglia e non c’è più l’infanzia.

Andrea Bajani, da Dimora naturale, Einaudi, 2020

Pericolo di crollo

y

(Un crollo non è mai così improvviso come può sembrare)

 

Le frasi non compiute restano ruderi.
C’è un intero paese in pericolo di crollo che stai sostenendo in te.
Sai il dolore di ogni tegola, di ogni mattone che cade.
Un tonfo sordo nella radura del petto.
Ci vorrebbe l’amore costante di qualcuno, il suo lavorare quieto che risuona nelle profondità del bosco.
Tu che finalmente ritorni.
Disfi la valigia, ti scordi di partire.

Franca Mancinelli, da Poeti e prosatori alla corte dell’Es, a cura di Giancarlo Stoccoro, AnimaMundi Edizioni

*ascoltando Gianmaria Testa – Polvere di gesso https://www.youtube.com/watch?v=1KONfCArFKk

La macchina del tempo è nel garage di Mickey Mouse

what's happening

Nella vita di (quasi) tutti c’è qualcosa che sembra essere arrivato troppo tardi.
(E l’orologio non ci obbedisce mai).

Devo sbrigarmi a nascere;
devo conoscere
Michela
sulla pista da sci;
devo prima imparare a camminare,
così per potere,
magari,
scappare;
devo imparare a parlare,
(anche se,
soprattutto,

devo imparare
a stare zitta); devo andare in bicicletta
senza mani;
devo al più presto
usare le mani,
per accarezzare;

vedere i pesci, con la testa sott’acqua;
devo chiedere a mia nonna
di insegnarmi tutte
le ricette
e come smacchiare le macchie
sulle camicie
preferite;

devo dare il primo bacio,
al parco…
Se potessi
di nuovo
rinascere –
presto, a rivivere,
presto –
direi,
così non tardiamo ad amarci noi.

Beatrice Zerbini, da In comode rate – Poesie d’amore, Interno Poesia Editore, 2020

*ascoltando Dream Theater – This Is the Life https://www.youtube.com/watch?v=jTXTGCTrYv8