Le cose piccolissime (?)

ntsdm

La memoria ha un metro tutto suo. E fa quello che le pare.

Cari  non ti scordar
di me
io mi ricordo infatti
d’essere stata una volta
in grande confidenza
con voi – un’amicizia repentina –
nell’età piccina
io mi ricordo
i giorni dei prati
quando la mamma
a borsate raccoglieva il tarassaco
e io
per gioco
provavo e riprovavo
la verticale
di colpo
mi cedettero le braccia
e la faccia si piantò
al suolo
in mezzo a voi
io mi ricordo solo
tutto
che girava
forse
l’azzurrità
vostra nell’impatto chissà
aveva passato il confine
della gabbia cranica
ed era entrata nelle cavità
dei pensieri
e mentre tutti
si stavano a preoccupare
della botta di mettere
il ghiaccio
sul bernoccolo disinfettare
lo sbuccio
voi aveste libera
circolazione nella testa
nelle zone
periferiche delle mani
delle dita
perfino del cuore
bambino
e nessuno
si accorse delle conseguenze
irreversibili
il cocciuto non scordare
le cose piccolissime
soprattutto
se azzurre

Cristina Bellemo, da Casa toracica, AnimaMundi Editore, 2020

 
ascoltando Sidney Bechet – Petite fleur

Ba(rco)llando sul mondo

ballare

Quando balliamo (e non per forza bene) non muoviamo solo il corpo, muoviamo anche le emozioni, allontaniamo il torpore dei pensieri. Anche da fermi è possibile ballare: con i pensieri, appunto, slegandoli dalla fissità e lasciandoli liberi di barcollare senza una meta, sorretti dalla bellissima “forza di levità” di cui si parla in questa poesia:

Ballare adesso bisogna ballare
come una scimmia come un albero
che all’improvviso straripa di fioriture
come un asino che raglia ballare
non danzare, barcollare di qua e di là
da un piede all’altro da un’anca a un ginocchio
e con la gravità fare un duetto
la forza di lievità ti spicca
appesa a una mano d’aria
ormeggi le perplessità a terra
e balli i danneggiamenti i guasti le sventure
appassisci tutta intera. Slegare gesti
lanciarli ai cieli della stanza
così abbondante è il mondo
non mancare a nessuno: tu ballare.

Chandra Livia Candiani, da La domanda della sete, Einaudi, 2020

♥ ascoltando Camel – Rain Dances

Quale percorso?

quale tipjpg

Per andare da A a B quale strada prendi, di solito? Nella poesia si parla anche di una terza ipotesi (in genere io oscillo proprio tra questa terza strada e la seconda).

Lo hai già notato?
La strada che conduce
verso casa è tutta dritta, senza curve.
Ma l’uomo non gradisce i percorsi
chiari, diretti, elementari. E finisce
per complicarsi da solo l’esistenza,
girando e rigirando su se stesso
salvo trovarsi, da ultimo,
al punto di partenza.

Franco Marcoaldi, da Il Tempo ormai breve, Einaudi, Torino, 2008

⇔ascoltando Cream –  Crossroads

Da che parte per i punti fermi?

TUTTO scorre TUTTO passa

 

Perlomeno il concetto del “tutto scorre” è un punto fermo.

(Com’è fatta una sicura e stabile dimora?)

 

Chi crede di avere una stanza,
una sicura dimora, una stabile residenza,
non vede su quale carro di nomadi e carovana,
in che scia di presenze, in quale flusso,
in quale leggero e rapido transito
scorre.

Cesare Viviani, da Poesie, Mondadori, 2003

∼ ascoltando Yann Tiersen – Rue des Cascades (strumentale) https://www.youtube.com/watch?v=GARtI-AtS0o

Istruzioni ne abbiamo?

cose da imparare

Che cosa vorresti (tantissimo) imparare a fare?

Solo domande

Se io sapessi leggere la musica
riuscirei a ritrovare l’armonia
chissà dove perduta?

Se io sapessi amarmi
riuscirei a posare ogni dubbio
lì, accanto a quegli abiti da scena?

Se io sapessi estirpare le parole
piantate male
riuscirei a salvare le vecchie radici?

Quante mancate abilità
dirigono le nostre vite?

Irene Marchi, da L’uso delle parole e delle nuvole, Cicorivolta Editore, 2020

ascoltando Alice Merton – Learn To Live https://www.youtube.com/watch?v=I51C1GtzRs4

Metamorfosi interiori

a colori o in bianco e nero

Passare dal colore al bianco e nero (e più nero che bianco o comunque molto grigio)?
A volte basta solo un brevissimo pensiero: breve ma pesantissimo.

Che cos’è che ti appesantisce l’anima (ormai troppo spesso)?

 

Che cosa ti accade
anima nera come pece
e a volte leggera
sotto forma di farfalla,
che cosa ti sorprende
ti supera ti vince
all’imbrunire?
Cogli l’attimo
anima nera
conta i secondi
cerca di capire
l’attimo in cui scatta
la tua metamorfosi
esattamente.

Salvatore Toma (Maglie, 1951 –1987), da Canzoniere della morte, 1999

ascoltando The Rolling Stones – Paint It Black https://www.youtube.com/watch?v=O4irXQhgMqg

 

Ascolta…

 

violoncello

 

 

SEI SUITES DI BACH per violoncello solo
lo strumento più simile alla voce umana.
Vuoto e silenzio intorno,
ogni suono un miracolo,
niente immagini o inganni
da vedere niente:
è il racconto monotono e stupendo
del nostro andare –
tu lo sai verso dove.
Io non so se mi piace
tutta questa bellezza.

Anna Maria Carpi, da La macchia dell’origine, in E tu tra i due chi sei, Scheiwiller, 2007

 

♥ ascoltando JS Bach – Sei Suite per Violoncello solo (Pau Casals – 1936) https://www.youtube.com/watch?v=ePPMrX4YtkM&t=2162 e Nick Drake – ‘Cello Song https://www.youtube.com/watch?v=h4y8WGOJu_c

Calligrafie

scrivere a mano

Scrivi ancora qualcosa a mano (a parte la lista della spesa di cui parlavo ieri)? Le lettere personali, un diario, gli appunti di una riunione, …  E quali sono gli scarabocchi che fai più spesso quando stai telefonando e hai penna e foglio sotto mano? Quei disegnetti pare dicano molto di noi: secondo gli psicologi esprimerebbero le nostre emozioni inconsce o nascoste, quindi non sono proprio da sottovalutare.

In ogni caso, che si scarabocchi o meno, viva la cara, vecchia scrittura a mano!

CARA SCRITTURA a mano, eri un conforto.
Torna indietro o in avanti o ritta in piedi,
come fanno i capelli sulle teste.
Dicevi chi eravamo, ci svelavi:
estroverso, introverso, pavido, megalomane,
molto di più non siamo.

Ma chi ti vede più, anche la mia
mi capita di rado sotto gli occhi:
un numero di telefono, un appunto
che a volte non decifro.
E anche la firma, quando mi è richiesta,
è ridotta a ben poco ed illeggibile
quasi avesse paura.

Anna Maria Carpi, da La macchia dell’origine, in E tu tra i due chi sei, Scheiwiller, 2007

⇒ ascoltando Caparezza – China Town https://www.youtube.com/watch?v=zW2_PdTNTNM

La lista della spesa

la listaaaaaaaa

Com’è, di solito, la tua lista della spesa? Ordinata o disordinata, chiara o incomprensibile? E dove la scrivi: sul retro di un volantino? su piccoli foglietti colorati? su vecchie buste da lettera? Ancora: ti ricordi di portarla con te o fai come me e la dimentichi sul tavolo di cucina?

O forse non la scrivi perché detesti le liste di qualsiasi tipo?

O al posto della lista disegni una mappa per non perderti?

Ok, basta domande.

 

Dentro il carrello del supermercato
ci sono due biglietti scritti a mano:
è sporco quel carrello,
dice una vecchia ammodo
e non lo vuole.
Uno è verde, da un blocchetto autoadesivo,
a stampatello – i giovani
che non sanno più usare la scrittura:
SACCHETTI PATTUMIERA –
RISO PADANO – PIZZA – BOOK IN BUSTA –
SALVASLIP ROSA –  1 VINO.
L’altro, a righe, strappato a un quadernino
a spirale, è a metà in corsivo:
3 seppioline 1 latte
cipolle Kinder cereal 1 cece 1 abrasivo.
Mi sembra di vedere una cucina,
in una via adiacente, in un interno,
la luce dal cortile, poi la sera,
tutta una vita altrui,
e mi sgomento.

Anna Maria Carpi (Milano, 1939), da Compagni Corpi, Scheiwiller, 2005

⇒ascoltando The Clash – Lost in the Supermarket https://www.youtube.com/watch?v=hZw23sWlyG0

(Per un’altra lista della spesa, qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/06/21/che-cosa-manca/)

Equilibri e intricatezze

intricatezze

Io credo alle intricatezze (e agli equilibri precari).
E tu, in che cosa credi?

Credo nel profumo del gelsomino
che sale al primo piano
e mi ricorda. Credo
nelle foglie della sòfora
che stanno per raggiungere
la mia mano alla finestra
e di notte lo so
mi fanno la guardia.
Credo nel sussulto
che ci guida
nel segreto delle azioni
e ci dispone ad arrossire
e a porre rimedio.
Credo agli alberi spogli
che scrivono se stessi in cielo,
ai versi che rallentano
fino al sonno degli uccelli.
Credo nei fili e negli equilibri
precari, nei sentimenti
all’aperto, provati dalle bufere
spezzati dal tempo
della durezza e dell’abbandono.
Credo a quando mi ascolti
raccolto intorno al futuro
come un chicco di riso
e a quando parli senza
intenzione alcuna.
Credo alle virgole ai punti
e al bianco che fa silenzio
e consegna la prossima parola.
Credo nel fermarmi ora
a braccia aperte e piccolissima
nel paesaggio della nostra intricatezza.

Chandra Livia Candiani, da La domanda della sete,  Einaudi, 2020

♥ ascoltando John Renbourn – Can’t keep from crying https://www.youtube.com/watch?v=A0kyzKSCukU