Che cos’era “l’importante”?

vincere

Ti guardi attorno e ti accorgi che quello che interessa è solo vincere?
Tu lascia che sia e continua a vivere.

 

Vincere, sempre
 
Pare che sia necessaria esperienza
dallʼurlo che intoni nascendo
allʼultimo giorno che ti  bevi vivendo:
devi vincere
sempre  – dicono –
o sotto il tappeto
nasconderai la polvere
che non riesci a ingoiare.
 
©irenemarchi2014 (da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015)

*ascoltando  (in controtendenza) Johnny Thunders – Born To Lose https://www.youtube.com/watch?v=wQoDCEKZyQw

 

Speriamo

Christmas Peace

In questo momento (8 dicembre 2017) in tutto il mondo ci sono conflitti in atto in almeno 67 stati, che coinvolgono 776 gruppi di milizie e guerriglieri. Non so se sono io sbagliata, ma più passano gli anni, più mi risulta difficile pensare al Natale senza tristezza: troppe persone che mancano, troppi ricordi forti, e sempre troppo mondo in guerra, appunto. Ma quello che ancora rimane è una piccola speranza un po’ bambina. La speranza nella parte migliore dell’Uomo. Speriamo.

Quante volte ancora?

Quante volte raccontate
le strade gelate,
la sera vuota
di un soldato?
Con la testa china
noi
accanto a lui
sordi
alle risposte della storia
o troppo forte
la voce
degli uomini di guerra.

 
Giochi di strategia

Le nostre finestre
non hanno tende
ma bandiere
che sigillano pensieri e gesti
in quei colori.
Siamo uomini,
ci basterebbe una bandiera
unʼunica bandiera che non si trova più.
Pazienza,
continueremo a giocare a Risiko.

©irenemarchi2014 (da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015)

*ascoltando Litfiba- L’impossibile https://www.youtube.com/watch?v=d7m_p94hzkQ “Lettera ai potenti della Terra/padroni delle banche e della guerra (…)”

Via dall’ingranaggio

ingranaggi

Esci dall’ingranaggio, spirito libero, esci e smettila di temere la parola “confronto”.

Oggi

Siamo ingranaggi di plastica
                incastrati
nella macchina dei ruoli sociali
–  Quanto vali? –
–  Quanto sei  importante? –
Siamo pupazzi di stoffa firmata
trascinati dal  sogno di ricchezza
che si muove
snello, levigato
sui  resti inutili di ogni troppo.
Oggi vorrei scendere
sotto la superficie,
chiedere lʼessenza di tutto
e soltanto ascoltare,
ma parla il nulla.
 

Irene Marchi, da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015

*ascoltando Litfiba  – Spirito  https://www.youtube.com/watch?v=yOp5S332QBY

Perché?

petali

Aleppo, 15 aprile 2017 e mille altre date di disumanità.
Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché?  Perché? Perché?  Perché? …

 

Qualcuno mi spieghi

Quale angelo
distratto
ha riportato di là, con sé
piccole farfalle colorate:
perché giorni così brevi per loro?
Chi semina dolore
non si impiglia mai
con un artiglio
nelle vesti di questi angeli svagati?

 
©Irene Marchi ( da Fiori, mine e alcune domande, 2015)
 

* ascoltando solo silenzio

Parole e colori (2)

tavolozza copia

Ritorno sul tema dei colori e delle immagini di un quadro che hanno il potere di suggerire una poesia (http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/03/22/parole-colori/). Ci ho provato anch’io partendo da una tela di Vincent Van Gogh (forse il pittore che amo di più in assoluto). Hai anche tu un quadro negli occhi e nella memoria più intima che potrebbe farti scrivere qualcosa?

 

Da un Cézanne

Il cilindro, la sfera, il bel colore:
la mela cezanneggia
sul vetro della fruttiera.
è perfetto, limpido. Fugace.
Si sgretola la pace
di scheggia in scheggia. Dietro
le tende una luce di miele
si sporca, s’intorbida. La sera
precipita, l’affanno
avvita la sua morsa.

Quei fari, le navi, dove vanno.
 
Vico Faggi, da Fuga dai versi, Garzanti, Milano, 1986

(P.S. Non ho ancora individuato con certezza il quadro a cui si ispira l’autore… qualche idea?)

 

Natura morta: vaso con quindici girasoli *

 
Siamo noi
quei fiori stretti
assetati, spettinati dal tempo,
ognuno cerca in una direzione diversa
nessuno trova un colore dʼaria
che lo possa liberare.
 
(* ispirato a Vincent Van Gogh, Natura morta: vaso con quindici girasoli, olio su tela, Arles, 1889).

Irene Marchi, da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015.

 

Vincent Van GoghVincent Van Gogh, Natura morta: vaso con quindici girasoli, olio su tela, Arles, 1889

… e quindi riascolterei Don Mc Lean – (Vincent) Starry, Starry Night e Roberto Vecchioni – Vincent, e poi Monna Lisa di Ivan Graziani e Fairy Feller’s Master Stroke dei Queen.

Insiemistica banale (ovvero ‘empatia zero’)

 insieme vuoto

Insiemistica banale

In questo nostro insieme
       vuoto
di ogni empatia
siamo elementi
       tali che
nessuno ci corrisponde.

©Irene Marchi, da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015 

Alla fine della fiera

solitudine

Un male comune

In queste strade
riempite di gente
          noi
        siamo
          soli
come ogni calzino spaiato
come una ruota di scorta
          soli
come una giostra rotta
come un gatto
quando va a morire.

Irene Marchi, da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015

La timidezza deve per forza essere corretta?

cancello

Al mondo ci sono anche le persone timide. Pare di no, dato che spesso tendono a nascondersi e non parlano/urlano molto, ma ci sono.  Pensiamo a un mondo senza timidi: tutti a parlare nello stesso momento, per esempio, … e chi starebbe più zitto ad ascoltare? Ma al mondo ci sono anche i timidi. E (secondo me) va benissimo così.

Timidezza

Appena seppi, solamente, che esistevo
e che avrei potuto essere, continuare,
ebbi paura di ciò, della vita,
desiderai che non mi vedessero,
che non si conoscesse la mia esistenza.
Divenni magro, pallido, assente,
non volli parlare perché non potessero
riconoscere la mia voce, non volli vedere
perché non mi vedessero,
camminando, mi strinsi contro il muro
come un’ombra che scivoli via.
Mi sarei vestito
di tegole rosse, di fumo,
per restare lì, ma invisibile,
essere presente in tutto, ma lungi,
conservare la mia identità oscura,
legata al ritmo della primavera.

Pablo Neruda, tratta da Memorial de l’Isla Negra

(Qui sotto, dato che non ho ancora trovato altre poesie che parlino di timidezza, ne metto una mia – io infatti sono timida, anzi sono davveroparecchiotimida! Scusatemi  per l’accostamento alla poesia di un grande poeta come Neruda)

 

Pioggia leggera

Mi annoia
lʼonnipresente solare persona
la persona solare non sbaglia,
non muore, non deve!
Sempre il sole non ci può essere,
ma guai alla timida pioggia
che accompagna la riservata personalità,
«Comʼè schiva!
Come? É sparita?
Pazienza,
in fondo  era troppo riservata».

(Irene marchi, da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015)

* Timidi che si nascondono tra le note? Il timido ubriaco – Max Gazzè; Alba chiara – Vasco Rossi.

A quale piano stai?

scale

 

A quale piano stai?

Saliamo scale
e anche arriviamo,
stravolti di rinuncia
puzzando troppo di errori.
Poi
ci guardiamo intorno
              e ritroviamo,
linea sghemba nello specchio,
il vuoto stesso che fuggivamo:
sbadatamente
abbiamo sceso troppi piani
sotto la nostra verità.

Irene Marchi, da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015.

*Che altro ascoltare se non Stairway to Heaven (Led Zeppelin) https://www.youtube.com/watch?v=6_AeMmTE2pc?

E non ho capito niente

 e non ho capito niente

 Io esattamente così. E tu?

E  “nel mezzo del cammino”
     di mia vita
            mi imbattei in me stesso
            “in una selva oscura”
E ho riso+pianto+vissuto+sono morto
    E non ho capito
                            niente

 
Lawrence Ferlinghetti, da Strade sterrate per posti sperduti, Minimum Fax,  traduzione di Damiano Abeni (ed. originale 1970, Back Roads to Far Places).

…e infatti chiedevo:

Potremmo scambiarci lʼequilibrio

Perle tra le mie mani,
mie perle di nero avvilito
scivolano come un rosario
senza fede
oggi, ma già ieri e mille anni fa:
tutte le mie età indaffarate
a camminare su queste
                        perle inadeguate
cercando di non cadere.
Sono la sola?

 
Irene Marchi, da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015.

* “There’s too much confusion…” canta Jimi Hendrix in All Along The Watchtower  https://www.youtube.com/watch?v=TLV4_xaYynY