Di viola e altri trenta colori

 

E tu, come ti vestirai quando non sarai più giovanissim*?
Quali saranno i tuoi colori?

***

 

Avvertimento

Quando sarò vecchia mi vestirò di viola
con un cappello rosso che non si abbina e che non mi dona.
Sperpererò la pensione in brandy, guanti estivi
e sandali in satin, dicendo che non me ne restano per comprare il burro.
Mi siederò sul marciapiede quando sarò stanca
sgraffignerò campioncini nei negozi e suonerò ai campanelli
farò rotolare il mio bastone sulle ringhiere dei palazzi
mi truccherò per riscattare la sobrietà degli anni verdi.
Uscirò in ciabatte nella pioggia
raccoglierò fiori nei giardini altrui
e imparerò a sputare.

Si potranno indossare orribili camicie ed ingrassare
mangiare tre chili di salsicce in una volta
o solo pane e sottaceti per una settimana
ammassare penne, matite, sottobicchieri e cianfrusaglie nelle scatole.

Purtroppo ora ci tocca vestirci per mantenerci asciutte
e pagare l’affitto e non bestemmiare per strada
e dare il buon esempio per i figli.
Avere amici a cena e leggere i giornali.

Ma non posso impratichirmi già un po’ ora?
Così chi mi conosce non rimarrà scioccato
quando improvvisamente invecchierò, e vestirò di viola.

Jenny Joseph, da Warning: When I am an Old Woman I Shall Wear Purple, Profile Books Ltd, 2021,  traduzione di Loredana Magazzeni

___________________________________

When I am an old woman I shall wear purple
With a red hat which doesn’t go, and doesn’t suit me.
And I shall spend my pension on brandy and summer gloves
And satin sandals, and say we’ve no money for butter.
I shall sit down on the pavement when I’m tired
And gobble up samples in shops and press alarm bells
And run my stick along the public railings
And make up for the sobriety of my youth.
I shall go out in my slippers in the rain
And pick up flowers in other people’s gardens
And learn to spit.

You can wear terrible shirts and grow more fat
And eat three pounds of sausages at a go
Or only bread and pickle for a week
And hoard pens and pencils and beermats and things in boxes.

But now we must have clothes that keep us dry
And pay our rent and not swear in the street
And set a good example for the children.
We must have friends to dinner and read the papers.

But maybe I ought to practise a little now?
So people who know me are not too shocked and surprised
When suddenly I am old, and start to wear purple.

°ascoltando  The Cranberries – Never Grow Old https://www.youtube.com/watch?v=2P1Q0vYW_8U

L di libertà

 

Quanta libertà manca?
***

Quello che manca

libertà
di desideri di scelte di passioni,
libertà di ribellione
contro meccanismi schemi orologi,
li ber tà (rivoluzione?)
di età corpo mente,
l i b e r t à come resistenza
al discount al display al disincanto
libertà di calzini spaiati
di guanti bucati
di colori a contrasto, sia nelle tele
che nell’intreccio delle mani

Irene Marchi, da Dimmi come stai, Cicorivolta Editore, 2022

°ascoltando Crosby, Stills, Nash & Young – Find the Cost of Freedom  https://www.youtube.com/watch?v=GMfvYxK9Zoo

Fuori (dal dover essere)

 

…per essere. Soltanto essere.

***

Preghiera

 

l’uscita  dimmi dov’è dal  brutto 
sognare di ogni notte dal troppo
pensare del giorno se puoi dimmi 
l’uscita da questa grande bugia
– perché no, un senso sempre non c’è –
dallo schema dai programmi dal gioco
delle parti l’uscita dimmela 
dai telefoni dai pixel dal falso
buonismo e dal cinismo vero

l’uscita io ti chiedo dal circo
di tutti i nostri dover essere

©IreneMarchi2022

 

°ascoltando Bert Jansch – It don’t bother me – https://www.youtube.com/watch?v=4rRLj-AXq_w

Chiedilo a un fiore

Chiedilo a un fiore
che cos’è la libertà.

Mi adagio nel mattino
di primavera. Sento
nascere in me scomposte
aurore. Io non so più
se muoio o se rinasco.

Sandro Penna (Perugia, 1906-1977), da Poesie, prose e diari / Sandro Penna, Mondadori, 2017

°ascoltando Bella Ciao (Francesco il mercante -Street musician) https://www.youtube.com/watch?v=P9nF8H41bOI

A che cosa ti fa pensare?

salice2

A che cosa ti fa pensare questa poesia?***

La voce dell’albero

Hanno reciso il mio tronco
i miei rami
i miei racemi
ma è ancora intatta
la radice
e tornerò di nuovo
a dar rifugio al vento
tra le mie foglie
a ballare col vento
come un tempo
che mi scuota il vento
e io non sappia
se il suo piacere
è più piacere
del mio.
Tornerò
tornerò
mio amico vento
e di nuovo vivremo
questa vertigine-volo
in cui fummo dèi
per un magico istante
e che rimase scolpita
perpetuata
nel cosmo.

Claribel Alegría, da Alterità, Incontri Editrice, 2012, traduzione di D. Ruggiu

°ascoltando The Zen Circus – Canzone contro la natura https://www.youtube.com/watch?v=-3HDuw-K7t4

***a me fa pensare alla libertà, e alla pace (tra uomo e uomo e tra uomo e Terra) che ne è origine e conseguenza

Fuori dallo stanzino (la poesia)

Qual è la tua idea di libertà?

[613]

Mi rinchiudono nella prosa –
come quando bambina,
mi chiudevano nello stanzino –
perché gli piacevo “tranquilla” .

Tranquilla! Avessero potuto sbirciare –
e vedere il mio cervello – andare in tondo –
tanto sarebbe valso rinchiudere un uccello
a tradimento – dietro un cancello –
Basta che quello voglia,
e calmo come una stella
guarda dall’alto la prigionia –
e ride – Lo stesso faccio io –

Emily Dickinson (Amherst, 1830-1886), nella traduzione presente in Poesia come ossigeno – Per un’ecologia della parola, a cura di Antonella Anedda, Elisa Biagini, Riccardo Donati, Chiarelettere, 2021

***

They shut me up in Prose –
As when a little Girl
They put me in the Closet –
Because they liked me “still” –

Still! Could themself have peeped –
And seen my Brain – go round –
They might as wise have lodged a Bird
For Treason – in the Pound –

Himself has but to will
And easy as a Star
Look down upon Captivity –
And laugh – No more have I –

Urlare

filo spinato

(Bisogna urlare)

 

Non ho voglia di aprire la bocca
di che cosa devo parlare?
che voglia o no, sono un’emarginata
come posso parlare del miele se porto il veleno in gola?
cosa devo piangere, cosa ridere,
cosa morire, cosa vivere?
io, in un angolo della prigione
lutto e rimpianto
io, nata invano con tutto l’amore in bocca.
Lo so, mio cuore, c’è stata la primavera e tempi di gioia
con le ali spezzate non posso volare
da tempo sto in silenzio, ma le canzoni non ho dimenticato
anche se il cuore non può che parlare del lutto
nella speranza di spezzare la gabbia, un giorno
libera da umiliazioni ed ebbra di canti
non sono il fragile pioppo che trema nell’aria
sono una figlia afgana, con il diritto di urlare.

Nadia Anjuman (Herat, Afghanistan, 1980 – Herat,  2005)

***

Con lo schioppo in spalle
Mi hai accolta
Scarruffato e coperto di stracci
Questo non sei tu
Si era deciso
Che un uomo su un cavallo rosso…
Tu invece mi hai messo in testa
Una corona di boccioli di papavero
Fiori rossi?
E farfalle mezze morte
Sono cadute a terra
Lasciami andare
Mi fai paura
Hai nascoste nelle tasche mine
Che uccidono la gente
Hai buttato il tuo cuore in una buca
I tuoi baci hanno la tua voce
Che mi arriva stanca e roca:
Vieni, andiamo a casa.
Se mi baci
Le tue mine saranno disinnescate
I tuoi fucili
I tuoi papaveri
Il tuo bacio
Diverranno bianche colombe
Con un delicato bocciolo nel loro becco.

Mahbubeh Ebrahimi (poetessa afghana)

  • ascoltando: questa volta niente. Quale musica si può associare alle notizie che arrivano in questi giorni, e a quelle che continueranno ad arrivare,  da ogni parte di questo mondo disperato?

Evasioni

Quando ti senti soffocare e hai la sensazione di essere in una prigione,
che cosa riesce a liberare il tuo pensiero?

Benvenuta, donna mia, benvenuta!

certo sei stanca
come potrò lavarti i piedi
non ho acqua di rose né catino d’argento

certo avrai sete
non ho una bevanda fresca da offrirti

certo avrai fame
e io non posso apparecchiare
una tavola con lino candido

la mia stanza è povera e prigioniera
come il nostro paese.

Benvenuta, donna mia, benvenuta!

hai posato il piede nella mia cella
e il cemento è divenuto prato
hai riso
e rose hanno fiorito le sbarre

hai pianto
e le perle sono rotolate sulle mie palme

ricca come il mio cuore
cara come la libertà
è adesso questa prigione.

Benvenuta, donna mia, benvenuta!

Nazim Hikmet (Salonicco, 1902– Mosca, 1963),
da Poesie d’amore, Mondadori, 2002, traduzione di J. Lussu, V. Mucci

*ascoltando Iggy Pop – Free https://www.youtube.com/watch?v=IcJx_oLbWqo

Libera libertà

boh(…) vita libera libertà foreste (…)

Vorrei ficcarmi le dita
allo stomaco
spaccarmi le costole
spezzarle con grandissimo dolore
aprirle
so che non verrebbero fuori
visceri fegato cuore
verrebbero fuori
neve alberi fuoco
venti pioggia
perché io sono fatto così
vegetale e libero.

Io non sono cervello
ossessioni inibizioni
società paure
io sono vita
vita libera libertà foreste
gioia di esistere.

Salvatore Toma (Maglie, 1951 -1987), da Canzoniere della Morte, Einaudi

*ascoltando Richie Havens – Freedom https://www.youtube.com/watch?v=Ge2TQmLLzjI

Tre sillabe preziose

libera mente

Li-ber-tà

Sui quaderni di scolaro
sui miei banchi e gli alberi
sulla sabbia sulla neve
scrivo il tuo nome

su ogni pagina che ho letto
su ogni pagina che è bianca
sasso sangue carta o cenere
scrivo il tuo nome

sulle immagini dorate
sulle armi dei guerrieri
sulla corona dei re
scrivo il tuo nome

sulla giungla ed il deserto
sui nidi sulle ginestre
sulla eco dell’infanzia
scrivo il tuo nome

sui miracoli notturni
sul pan bianco dei miei giorni
sulle stagioni fidanzate
scrivo il tuo nome

su tutti i miei lembi d’azzurro
sullo stagno sole sfatto
e sul lago luna viva
scrivo il tuo nome

sulle piane e l’orizzonte
sulle ali degli uccelli
e sul mulino delle ombre
scrivo il tuo nome

su ogni alito di aurora
sulle onde sulle barche
sulla montagna demente
scrivo il tuo nome

sulla schiuma delle nuvole
sui sudori d’uragano
sulla pioggia spessa e smorta
scrivo il tuo nome

sulle forme scintillanti
le campane dei colori
sulla verità fisica
scrivo il tuo nome

sui sentieri risvegliati
sulle strade dispiegate
sulle piazze che dilagano
scrivo il tuo nome

sopra il lume che s’accende
sopra il lume che si spegne
sulle mie case raccolte
scrivo il tuo nome

sopra il frutto schiuso in due
dello specchio e della stanza
sul mio letto guscio vuoto
scrivo il tuo nome

sul mio cane ghiotto e tenero
sulle sue orecchie dritte
sulla sua zampa maldestra
scrivo il tuo nome

sul decollo della soglia
sugli oggetti familiari
sulla santa onda del fuoco
scrivo il tuo nome

su ogni carne consentita
sulla fronte dei miei amici
su ogni mano che si tende
scrivo il tuo nome

sopra i vetri di stupore
sulle labbra attente
tanto più su del silenzio
scrivo il tuo nome

sopra i miei rifugi infranti
sopra i miei fari crollati
sulle mura del mio tedio
scrivo il tuo nome

sull’assenza che non chiede
sulla nuda solitudine
sui gradini della morte
scrivo il tuo nome

sul vigore ritornato
sul pericolo svanito
sull’immemore speranza
scrivo il tuo nome

e in virtù d’una parola
ricomincio la mia vita
sono nato per conoscerti
per chiamarti

Libertà.

Paul Éluard (Sain-Denis, Francia, 1895-1952), traduzione di Franco Fortini

*ascoltando Litfiba – Il vento https://www.youtube.com/watch?v=PbUmLxZXadg