Una fata, per favore!

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Illustrazione tratta da Filo di fata, di Philippe Lechermeier e Aurélia Fronty, Donzelli Editore, traduzione di Maria Vidale, 2008

Quando mia figlia era piccola, per convincerla a fare il bagno, e soprattutto a farsi lavare i capelli, mi ero inventata la fatina-della-vasca, una fata tutta azzurra che viveva nascosta nella nostra vasca da bagno e che usciva quando sentiva profumo di bagnoschiuma. In questo modo ho superato la fase del nonvogliofareilbagno.

E noi, adesso?
Di quante fatine avremmo bisogno?
Troppe, decisamente troppe.

Ti prego

dov’è una fata, dimmi,
dov’è una fata
che scrosti tutti i muri graffiati
dai segni crudi della parola buio
– quel buio che dentro ha tutto il male –
dov’è una fata, dimmelo,
che spalanchi le finestre
di questa stanza-mondo
di questo mondo-distanza
affinché entri l’aria
– chiara –
della parola luce
(non basterà una fata per la parola pace)

©IreneMarchi2020

Il cielo in una stanza

pink

Metti un fiore rosa in un vaso, lì, vicino alla finestra,  e aspetta l’alba…

Vivendo ritirato di là dal mondo
Godendomi in silenzio l’isolamento,
Stringo di più la corda della mia porta,
Tappo la mia finestra con bulbi e felci.
L’animo mio s’intona alla primavera,
Al finir dell’anno ho l’autunno in cuore.
Così copiando i mutamenti cosmici
La mia casa diventa un universo.

Lu Yun (poeta cinese del III secolo d.C.), traduzione di Giorgia Valensin

*ascoltando Hang Massive – Warmth of the Sun’s Rays https://www.youtube.com/watch?v=hMqP4nEBOWk

Non siamo stranieri (sulla Terra)

sea

Dato che oggi è la giornata mondiale dell’ambiente (pensarci  un giorno all’anno non sarà di sicuro  risolutivo, ma potrebbe innescare la voglia di pensarci attivamente due, tre, …, giorni…) dedico questa poesia alla luce della sera che si posa sul mare, evocata da questi versi.

Ci ripetono che è inutile
attardarsi dietro i ritmi
ormai trascorsi del ciclo
naturale: l’uomo è cambiato
e in quel ciclo non trova
più nessun aiuto – è diventata
un’altra lingua, alieno
il corpo, la sua mente, il cuore.
 
… Sarà, però quando passano
le ore e si giunge a sera,
qui scende una calma dolce
e piena e nella quiete naturale
l’uomo che guarda è portato
a tracciare un piccolo bilancio
giornaliero. La luce rasa
sul mare sa che quell’uomo
può solo fino a un certo punto
giocare a fare lo straniero.

Franco Marcoaldi, da La trappola, Einaudi, 2012

*ascoltando Ezio Bosso – The Sky seen from the Moon https://www.youtube.com/watch?v=FXjPbqApcSQ

Oltre il visibile

bye

Io non vi credo cose che vedo
perché chiudendo gli occhi
una vitalità di costellazioni
d’altro mondo
vi sopravanza
e la supremazia del visibile
s’incrina in felicità.
Non c’è spina
oltre le vostre sponde
niente confina o crolla
niente s’impolvera
in quella luce.

Mariangela Gualtieri, da Le giovani parole, Einaudi, 2015

*ascoltando Santana – El Farol https://www.youtube.com/watch?v=9tqkQVXJgMc

Anche tu?

ancorabuongiorno

 

(C’è un bel suggerimento in questa poesia)

 

Io guardo spesso il cielo

Io guardo spesso il cielo.
Lo guardo di mattino
nelle ore di luce
e tutto il cielo s’attacca agli occhi
e viene a bere,
e io a lui mi attacco,
come un vegetale
che si mangia la luce.

Mariangela Gualtieri (Cesena, 1951), da Fuoco centrale, Einaudi, 2003

*ascoltando Alan Parsons Project – Blue Blue Sky https://www.youtube.com/watch?time_continue=18&v=HCg9NKlsILU

È limpido o c’è nebbia?

vederechiaro

Vedere chiaro

Tutta la poesia è luminosa, persino
la più oscura.
È il lettore che ha talvolta,
al posto del sole, nebbia dentro di sé.
E la nebbia non permette mai di vedere chiaro.

Se ritornerà
un’altra volta e un’altra volta
e un’altra volta
a queste sillabe infiammate
rimarrà cieco da tanto chiarore.
Sia felice se arriverà.

°°°

Ver claro

Toda a poesia è luminosa, até
a mais obscura.
O leitor é que tem às vezes,
em lugar do sol, nevoeiro dentro de si.
E o nevoeiro nunca deixa de ver claro.

Se regressar
outra vez e outra vez
e outra vez
a essas sílabas acesas
ficará cego de tanta claridade.
Abençoado seja se lá chegar.

Eugenio De Andrade (1923, Póvoa da Atalaia, Portogallo – 2005), testo e traduzione tratti da http://www.filidaquilone.it/num004andrade)

Creedence Clearwater Revival – Long As I Can See The Lighthttps://www.youtube.com/watch?v=SFP5afPweVI

 

Nella prima luce

 

nprlmp

vorrei imparare a vivere
come se in ogni istante
ci avvolgesse
                         – silenziosa –
la prima luce della mattina

 
dentro quella luce
il buio che di notte ci morde
sembra stupido,
ogni cosa è accarezzata
                              – in silenzio –
soltanto per quello che è

©Irene Marchi 2019

*ascoltando Nick Drake – From the Morning https://www.youtube.com/watch?v=K-rt4otXwMk

 

Un po’ di luce

luce

 

Un po’ di luce.
A tratti nascosta tra i giochi del buio, ma c’è (come la musica tra i capricci del silenzio).

Dunque c’è la luce
e ogni foglia è attaccata al ramo
con esatto amore
e ogni foglia in orario
lascia il ramo
con audace resa
e ogni uscire dalla soglia
del corpo è ricevuto
con unanime benvenuto
da quella scienza della gioia
che proprio ora proprio qui
riempie il foglio di ghirigori
per dirti che dunque
la luce c’è.

Chandra Livia Candiani, da Io con vestito leggero, Campanotto, 2005

*ascoltando Stevie Ray Vaughan – Third Stone From The Sun (J. Hendrix) https://www.youtube.com/watch?v=vQyoGQot1sM

Serve luce?

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Conserviamo la luce che abbiamo dentro per certi giorni pieni di nebbia.

 

Fitta nebbia bianca
sul campo
corridoi di luce nella nebbia
dicono che si vede solo ciò che riflette
quello che portiamo dentro
corridoi di luce nella nebbia.

Mónica Tracey (poetessa argentina), da Devi smettere di essere bella, Hilos, 2018 (fonte https://cantosirene.blogspot.com/)

*ascoltando Radiohead-Fog https://www.youtube.com/watch?v=dskpbt_2pRg

(ancora sulla nebbia: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/02/02/nella-nebbia/)

Ti auguro

luce

Lascio un augurio di luce creato con  la tecnica denominata Blackout Poetry (ne parlo qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/02/03/blackout-poetry-s-valentino/): il testo di partenza è tratto da Marcovaldo di Italo Calvino, pag. 73 dell’edizione Einaudi del 1963.

ti auguro

Ti auguro

La via, il tempo
per essere
un chiarore aperto
– su una lama di buio lontanissimo –

un punto luminoso.

(Irene)

 

*ascoltando The Alan Parsons Project – Sirius https://www.youtube.com/watch?v=feoHV5JUbuo