Wildness

wildness

Di solito preferisco non utilizzare una parola inglese al posto dell’equivalente italiana, ma in questo caso non ho avuto molta scelta: altrimenti che titolo avrei potuto dare alle righe di oggi, volendo utilizzare un solo vocabolo?… selvatichezza? Sì, perché sono andata a vedere e, per esprimere il concetto di “essere selvaggi”, sul vocabolario c’è  solo selvatichezza. Ma prova a pronunciare wildness e poi selvatichezza e ti accorgerai della differenza: wildness ti trasporta, quasi in volo, oltre ogni barriera artificiale, selvatichezza (onestamente) ti fa venire in mente solo cattivi odori e modi sgarbati. E quindi (in questo caso), vada per la parola inglese. Ma poi, che cosa vuol dire essere selvaggi (tralasciando le accezioni negative che elenca il vocabolario e che in questo momento non mi interessano)? Non portare la cravatta, andare in giro scalzi e con i capelli (molto) spettinati? Non necessariamente. Io una persona capace di wildness semplicemente me la immagino seduta sull’erba, o sulla sabbia, o sulle rocce, consapevole e felice (e quindi rispettosa) di essere seduta sopra a quello da cui proviene e a cui appartiene (cioè la Terra).

Canto selvaggio

Ho gridato di gioia, nel tramonto.
Cercavo i ciclamini fra i rovai:
ero salita ai piedi di una roccia
gonfia e rugosa, rotta di cespugli.
Sul prato crivellato di macigni,
sul capo biondo delle margherite,
sui miei capelli, sul mio collo nudo,
dal cielo alto si sfaldava il vento.
Ho gridato di gioia, nel discendere.
Ho adorato la forza irta e selvaggia
che fa le mie ginocchia avide al balzo;
la forza ignota e vergine, che tende
me come un arco nella corsa certa.
Tutta la via sapeva di ciclami;
i prati illanguidivano nell’ombra,
frementi ancora di carezze d’oro.
Lontano, in un triangolo di verde,
il sole s’attardava. Avrei voluto
scattare, in uno slancio, a quella luce;
e sdraiarmi nel sole, e denudarmi,
perché il morente dio s’abbeverasse
del mio sangue. Poi restare, a notte,
stesa nel prato, con le vene vuote:
le stelle – a lapidare imbestialite
la mia carne disseccata, morta.

Pasturo, 17 luglio 1929

Antonia Pozzi, da Parole, 1941

 

Roccia

Laghetto nevoso granito caldo
ci accampiamo,
nessun pensiero di cercare ancora.
Sonnecchiamo
abbandoniamo le nostre menti al vento.

Sulla roccia, gentilmente inclinati,
il cielo e la pietra,

insegnami ad essere tenero.

Il tocco che quasi non tocca –
l’incrocio fuggevole di sguardi –
passi minuscoli –
che infine ricoprono mondi
dal duro terreno.
Batuffoli di nuvole e nebbie
raccolti nelle pozze blu ardesia
delle piogge estive.

Gary Snyder, da L’isola della Tartaruga (Turtle Island, 1975), traduzione italiana di Julio Monteiro Martins

*ascoltando Steppenwolf – Born To Be Wild https://www.youtube.com/watch?v=hIfvwwPSHCI

“In un mattino a metà settembre”

respiro

In un mattino a metà settembre, uscire e sentire il profumo delle siepi (il profumo inconfondibile di settembre), riconoscere il primo rosso di alcune foglie tra i rami, parlare con le nuvole, e nonostante il caos (fuori e dentro) respirare fino in fondo questa bellezza.

Tra di tutto

Esser vivi
in un mattino a metà settembre
per guadare scalzi
un rio, gli orli dei calzoni
fatti su, stivali in mano,
zaino su, sole, ghiaccio nelle lame,
le rocciose di su a nord.
Tremolar gelato e brillante dei torrenti
i sassi sotto i piedi si rivoltano, duri come denti
il naso freddo cola
suonando dentro
musiche di sabbie, musiche di cuore,
odor di sole sulle ghiaie.
Prometto fedeltà
Prometto fedeltà alla terra
di Turtle Island
e agli esseri che su di essa stanno
un ecosistema
in diversità
sotto il sole
in lieta unione tra di tutto.

For All
 
Ah to be alive
on a mid-September morn
fording a stream
barefoot, pants rolled up,
holding boots, pack on,
sunshine, ice in the shallows,
northern rockies.
Rustle and shimmer of icy creek waters
stones turn underfoot, small and hard as toes
cold nose dripping
singing inside
creek music, heart music,
smell of sun on gravel.
I pledge allegiance
I pledge allegiance to the soil
of Turtle Island,
and to the beings who thereon dwell
one ecosystem
in diversity
under the sun
With joyful interpenetration for all.

Gary  Snyder, da  L’isola della Tartaruga (Turtle Island, 1975) traduzione di Massimo Orgiazzi.

* ascoltando Neil Young – Mother Earth https://www.youtube.com/watch?v=htcUuhwiqzo

 

Imparare dai fiori

sii lieveImparare dai fiori perché non conoscono la guerra

Per i bambini

Le alte montagne, le creste
delle statistiche
sono sotto i nostri occhi.
La salita ripida
di ogni cosa, va su,
su, mentre tutti noi andiamo giù.

Nel prossimo secolo,
o in quello successivo,
dicono,
ci saranno valli, pascoli
in cui ci incontreremo in pace,
se ce la facciamo.

Per scalare queste cime,
un consiglio per te,
per te
e per i tuoi figli:

state assieme,
imparate dai fiori,
siate lievi.

Gary Snyder, da L’isola della Tartaruga (Turtle Island, 1975), traduzione italiana di Julio Monteiro Martins

* sto ascoltando Eddie Vedder – Rise https://www.youtube.com/watch?v=NpmGOhys1wQ;  Neil Young – Mother Earth https://www.youtube.com/watch?v=htcUuhwiqzo