È capitato così

 

cose che capitanoForse le poesie arrivano come i sentimenti:
inutile tentare di spiegare quello che non si può spiegare.

I versi non si scrivono

I versi non si scrivono – càpitano
come i sentimenti o il tramonto.
L’anima – una complice cieca.
Non hai scritto – è capitato così.

Andrej Voznesenskij (Mosca, 1933 – 2010), da Aksioma, Mosca, 1990, traduzione di Donata De Bartolomeo

*ascoltando Vangelis – The Tao Of Love  https://www.youtube.com/watch?v=LPmjlptPx_Y

Chi scrive poesie dice che…

candela

Esporsi non è facile, è anche pericoloso, ma in certi casi è necessario.

(Da Piccolo decalogo trascurabile)


3
Nessuno ha mai finito la poesia.
Ne resta sempre tanta
per gli altri, per chi viene.

5
Per la poesia ci vuole
sogno e ragione, e notte
e vento e ribellione.
6
Le poesie sono tazzine di luce
nel cuore della notte.

10
Il poeta è uno che si espone.
Ai versi bisogna affidare cose
che ancora non abbiamo confidato a nessuno.
Altrimenti si fanno ombrelli, merendine.

Franco Arminio, da Resteranno i canti, Bompiani, 2018

 

 

Scrivo quando la passione
mi travolge l’anima
e non posso acchiapparla
con le mani.
Essa vuole scappare
correre in turbinii
con il vento.
Allora, con le dita
trasferisco sulla carta
i sentimenti,
le paure, gli amori
le inquietudini,
tutto in bianco e nero,
e torno ad essere
ancora una volta
la più imperterrita
delle statue.
 
Adriana Alarco de Zadra (poetessa peruviana, 1937)

 


Poesia è
notizie dalla frontiera
della coscienza

Poesia è
il grido che grideremmo
al risveglio in una selva oscura
nel mezzo del cammin
di nostra vita

Poesia è lamina luccicante
dell’immaginazione
deve risplendere
e quasi accecarti

Lawrence Ferlinghetti, da Cosʼè la poesia  –  Sfide per giovani poeti   (titolo originale What Is Poetry?), 2000, traduzione di Stefania Benini, Piccola Biblioteca Oscar Mondadori

* ascoltando Led Zeppelin – Moby Dick
https://www.youtube.com/watch?v=r9-42mu1D9Y

La magia sta nel mezzo

magic_modificato-1

Tra l’inverno e la primavera, tra un abisso e l’altro c’è un istante di magia.
Se guardi attentamente lo riconosci.

Gocce

L’inverno e la sua fine
escono da quei monti
nel cielo
alla battaglia,
esitano l’uno
e l’altra, essi, rapiti
a quella luce
di politissimo cristallo,
alla flagranza delle valli,
e ora
un poco si osservano a distanza,
un poco si mischiano e si azzuffano
finché grandine o vento non sbaraglia
l’incertezza dello scontro.
Ci ottenebra, noi stille
sorprese in medio campo
un infittito scroscio,
ci affoga
l’uragano, sgombra
poi il sole
i celesti rimasugli
del furente nubifragio.
È inverno o primavera? Non lo sappiamo,
siamo
e non siamo niente
nella molteplicità delle apparenze,
però dentro la vita, dentro
il meraviglioso istante.

Mario Luzi, da Sotto specie umana, Garzanti, 1999

 

Fili

La poesia vive tra un istante e l’altro
Tra una separazione e l’altra
Tra un legame e un salto
Tra un’attrazione e un declino
Tra un abisso e l’altro
Sinché ti afferra una parola
Un vuoto
Una pietra
Un uccello
Sinché non ti riconduce dove siete tu
E un magico filo colorato…
Allontano delicatamente la mia azzurra nube
E la tesso per te con fili di pioggia
Per poi rannicchiarmi e riscaldarmi dentro di lei.

Nada El Hage (Beirut, 1958), da Veli di passione, Interlinea, 2014, traduzione di V. Colombo

*ascoltando Queen – A Kind of Magic
https://www.youtube.com/watch?v=0p_1QSUsbsM

Poesia. Perché no?

poesia 21 marzo

Per la Giornata Mondiale della Poesia (21 marzo,  istituita dall’UNESCO nel 1999), Lapoesianonsimangiablog smentisce il suo stesso nome  e apre con questa poesia di Mark Strand… in cui si mangia poesia, appunto, e con gustosa felicità:

Mi cola inchiostro dagli angoli della bocca.
Non c’è contentezza come la mia.
Ho mangiato poesia.

La bibliotecaria pensa di avere le traveggole.
Ha gli occhi afflitti
e cammina con le mani tra le pieghe del vestito.

Le poesie sono svanite.
La luce è fioca.
I cani sono sulle scale della scantina e salgono.

Roteano gli occhi,
le zampe bionde bruciano come stoppie.
La povera bibliotecaria comincia a battere i piedi e piange.

Non capisce.
Quando mi inginocchio e le lecco la mano,
urla.

Sono un uomo nuovo.
Le ringhio contro e abbaio.
Faccio le feste felice nel buio libresco.

Mark Strand, da Motivi per muoverci, 1968, in L’uomo che cammina un passo avanti al buio, Mondadori, traduzione di Damiano Abeni, Milano, 2011

… a seguire, una poesia per dare voce ai dubbi un po’ rassegnati di una poetessa  che si domanda il  perché (e anche il per chi) dello scrivere poesia:

A una poesia non ancora nata

Davanti a un tè ci domandiamo perché scriviamo poesie.
Dieci persone le leggono, in ogni caso.
A tre non piacciono
per partito preso.
Tre provano un vago struggimento
ma devono pensare ai rubinetti che perdono
e al traffico cittadino.
A due piacciono
e non avrebbero problemi a dirtelo,
ma non sanno come.
Un’altra è tutta presa a preparare domande
sulle facili ironie
e sulla politica dell’identità.
La decima si chiede
se porti le lenti a contatto.

E noi
corrotti come chiunque altro
da un mondo assuefatto
ai carboidrati
e alle parole,

brancoliamo ancora
fra tramonti, metrica e
schegge di speranza

per un istante
liberi
dal terribile contagio
dell’abitudine.

Arundhathi Subramaniam, da L’India dell’anima – Antologia di poesia femminile indiana contemporanea in lingua inglese (Le Lettere, 2006), traduzione di Andrea Sirotti

Per chiudere, un accorato invito a chi ha ancora voglia di scrivere poesia (già riportato, insieme ad altri testi, qui: http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/03/20/21-marzo-giornata-mondiale-della-poesia/)

Voce attiva

Canta, poeta, canta!
Violenta il silenzio conformato.
Acceca con un’altra luce la luce del giorno.
Inquieta il mondo quieto.
Insegna ad ogni anima la sua ribellione.

Miguel Torga (São Martinho de Anta, 1907-1995), da “Poesia”, n. 182, aprile 2004, traduzione di Daniela Di Pasquale.

*ascoltando Yann Tiersen – Porz Goret https://www.youtube.com/watch?v=KwwwWz6Ef3I

Carta bagnata

cartabagnata

Di solito sì.

Carta bagnata

Dai fiumi
dal sangue
dalla pioggia
o dalla rugiada
dal seme
dal vino
dalla neve
dal pianto
le poesie
di solito
sono
carta bagnata.

Papel mojado

Con ríos
con sangre
con lluvia
o rocío
con semen
con vino
con nieve
con llanto
los poemas
suelen
ser
papel mojado

Mario Benedetti (1920, Paso de los Toros, Uruguay- 2009, Montevideo)

*ascoltando  Jeff Beck Group – Morning Dew https://www.youtube.com/watch?v=_AsHvTZASFk

Le non-parole

 jpg

Anche quello che non viene scritto trova posto tra gli spazi di una poesia? Anche il non detto ha il peso di un verso?

 

Più belle

Più belle sono le poesie della felicità.
Come il fiore è più bello dello stelo
che pure lo porta
sono più belle le poesie della felicità.
Come l’uccello è più bello dell’uovo
come è bello quando si fa luce
è più bella la felicità.

E più belle sono le poesie
che non scriverò.

Hilde Domin, da Poesie scelte, Traduzione di Daniela Maurizi

 

 

Da questa matita si diparte una strada di grafite
e sulla strada passeggia una lettera, come un cane,
ed ecco una parola come una città abitata
dove forse arriverò domani.

Nina Cassian, da C’è modo e modo di sparire, Adelphi, 2013, traduzione di Anita Natascia Bernacchia

 

                                                    A José Emilio Pacheco

Apro la finestra
che dà
su nessuna parte
La finestra
che si apre verso dentro
Il vento
solleva
istantanee lievi
torri di polvere turbinante
Sono
più alte di questa casa
Stanno dentro
questo foglio
Cadono e si rialzano
Prima di dire
qualcosa
al piegare il foglio
si disperdono

turbini d’echi
aspirati   inspirati
dal loro proprio girare
Adesso
si aprono in un altro spazio
Dicono
non ciò che dicemmo
un’altra cosa sempre altra
la stessa cosa sempre
Parole del poema
che giammai diciamo
È il poema a dire noi

Octavio Paz (1914-1998) da Ritorno (1969-1975), in Octavio Paz-Vento Cardinale e altre poesie, Mondadori, 1984

*ascoltando Pat Metheny – Letter From Home https://www.youtube.com/watch?v=_5-pBkwyUxc

Di parole, di poesia, di forse

parole poesie perché

Ancora queste domande (tra le tante che si potrebbero fare con perché e percome più urgenti e utili): perché scrivere? a che cosa serve la poesia?

Perché scrivi?

Perché il fantasma perché ieri perché oggi:
perché domani perché sì perché no
perché l’inizio perché la bestia perché la fine:
perché la pompa perché il mezzo perché il giardino

perché Góngora perché la terra perché il sole:
perché San Giovanni perché la luna perché Rimbaud
perché la luce perché il sangue perché la carta:
perché la carne perché l’inchiostro perché la pelle

perché la notte perché mi odio perché la luce:
perché l’inferno perché il cielo perché tu
perché quasi perché niente perché la sete

perché l’amore perché l’urlo perché non so
perché la morte perché solo perché più
perché un giorno perché tutti perché forse.

Óscar Hahn, (poeta cileno, nato a  Iquique nel 1938)

 

Nobiltà

La poesia è pallida e nobile.
Non cambia niente, non incurva colline, non
dà un solo frutto rosso, non
fa il rumore di chi strappa
un pezzo di pane per offrire
un pezzo di pane.
Si rannicchia in un angolo e
non si lamenta.
Vive in tutto ciò che si innalza
all’aria e dal nascere.
Non chiede nemmeno una visita.
Le basta quel che non è successo.

Juan Gelman (Buenos Aires 1930, Città del Messico 2014)

 

Parole? Sí, d’aria,
perdute nell’aria.
Lascia che mi perda tra le parole,
lascia che sia l’aria sulle labbra,
un soffio vagabondo senza contorni,
breve aroma che l’aria disperde.

Anche la luce si perde in se stessa.

Octavio Paz, da Libertà sulla parola, Guanda, 1965, traduzione di Giuseppe Bellini

 

Leggo poesie a caso,
leggo quasi senza pensare a quel che leggo.
Quando incontro un verso triste,
sento nell’anima come una carezza.
Non che mi conforti la tristezza altrui;
è che mi sento meno solo.

Ángel Gonzalez (1925-2008), da Nada grave, 2008

 

Scrivere per un tempo
in cui non ci saremo per nessuno,
e nel più favorevole dei casi
saremo una maschera incipriata
che imbelletta i libri di una qualche libreria.

Scrivere per un secolo, se arriva,
meno oscuro e ottuso di questo secolo.
Lasciare impressa la memoria:
carta, dischetti, vetro, ceramica smaltata,
ambra, quarzo o molecole di gas.

Far sì che le parole navighino al futuro
come se fossero barche di carta
sopravvissute al loro naufragio.

Scrivere se qualcuno, un qualche giorno,
avrà il medesimo dolore al cuore
o proverà una gioia di tal fatta.

Enrique Gracia Trinidad,  da Siempre tiempo, 1997,   traduzione di Gloria Bazzocchi

*ascoltando Santana – El Farol https://www.youtube.com/watch?v=9tqkQVXJgMc

Una poesia non mente, sente

dal saggio "Quello che resta da fare ai poeti", inviato da Umberto Saba alla rivista fiorentina "La Voce" nel febbraio 1911

dal saggio “Quello che resta da fare ai poeti”, inviato da Umberto Saba alla rivista fiorentina “La Voce” nel febbraio 1911

Una poesia non può mentire, ma solo sentire. Non è opportuno indagare troppo, chiedere  con insistenza – che caspita volevi dire, poeta? – va bene anche un senso sfumato, non del tutto afferrato. Ma  una cosa è certa: chi ha scritto quelle righe andate a capo troppo spesso (citando Erri De Luca) non si è inventato nulla, perché è impossibile inventarsi una poesia, le parole sarebbero orfane di emozione.  Una poesia nasce perché si sente. Le parole scritte in una poesia  potranno essere giuste o sbagliate per chi legge, ma per il poeta erano senz’altro vere, nel momento in cui le ha scritte.

Lo zen e l’arte della poesia

Abbandono la mente,
lascio che penna, respiro,
il movimento delle immagini dentro
e fuori la bocca
sia calmo, sia ritmico
come il sollievo e il reflusso dell’onda
come uno seduto in posizione del loto
sopra il mondo
muove la penna tanto piano
da appena macchiare il foglio,
fermo il respiro
nella gabbia luminosa del costato
finché il cuore
è solo la vivida lucerna
che il respiro aumenta
e la penna scrive
quel che il cuore detta
e il mondo intero scurisce,
s’oscura,
tranne le dure, le chiare stelle
laggiù.

Erica Jong, da Blood & Honey, a cura di Rosaria Lo Russo,  Bompiani, 2001

* ascoltando https://www.youtube.com/watch?v=Phk_o91gzEU dal film “La tigre e la neve”; https://www.youtube.com/watch?v=dtx5IKB4wTw dal film “Il postino”

Male che vada, la carta può essere riciclata

carta da riciclare

Perché scrivere o leggere poesie? A che serve una poesia? … ? e altre domande che rincorrono l’utilità o l’inutilità della poesia (alcuni pensieri su questo “dilemma” qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2015/11/25/la-poesia-si-mangia-cosa-serve-la-poesia/e qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2015/12/18/343/). Una poesia serve parecchio a chi la scrive, per esempio. Agli altri forse un po’ meno… ma a volte basta solo un verso per accendere una luce nel ricordo o nella speranza o nella curiosità o, perché no, per suscitare una gustosa risata (ridere fa bene!). In questo caso (se ti si accende una luce, se ridi, se piangi, se ti arrabbi, se ti indigni, se chiedi scusa, se cambi strada, musica, pensiero, …) non sarai stato solo tu ad aver letto quella poesia, ma sarà stata anche la poesia che ha letto le tue emozioni.

Lavorare con la carta

Di ogni poesia
puoi farti una rondine.

L’importante è che sia piegata ad arte.

Proprio di ogni poesia, sai,
anche se non riuscita.

Poi col pensiero vai e mettici il cielo.

Jürgen Theobaldy, da Tutto sempre di nuovo, 2000, Traduzione di Gio Batta Bucciol
 

Alternativa episodica del poeta

Stavo per scrivere una poesia
invece ho fatto una torta ci è voluto
più o meno lo stesso tempo
chiaro la torta era una stesura
definitiva una poesia avrebbe avuto
un po’ di strada da fare giorni e settimane e
parecchi fogli stropicciati

la torta aveva già una sua piccola
platea ciarlante che ruzzolava tra
camioncini e un’autopompa sul
pavimento della cucina

questa torta piacerà a tutti
avrà dentro mele e mirtilli rossi
albicocche secche tanti amici
diranno ma perché diavolo
ne hai fatta una sola

questo non succede con le poesie

a causa di una inesprimibile
tristezza ho deciso di
dedicare la mattinata a un pubblico
ricettivo non voglio
aspettare una settimana un anno una
generazione che si presenti il
consumatore giusto

Grace Paley (1922 – 2007), da Begin Again: Collected Poems
 

Ad alcuni piace la poesia

Ad alcuni piace la poesia
ad alcuni cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza ma alla minoranza.
Senza contare le scuole dove è un obbligo
e i poeti stessi
ce ne saranno forse due su mille.
Piace
mi piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro
piace una vecchia sciarpa
piace averla vinta
piace accarezzare un cane.
La poesia
ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so,
non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.

Wislawa Szymborska, in Wislawa Szymborska – Opere, Adelphi, 2008, a cura di Pietro Marchesani

*ascoltando  Max Gazzè – Poeta minore

“Finché l’ottava corre”

organohammond

Morire alla mia musica!
Ribolli! Ribolli!
Tienimi finché l’Ottava corre!
Presto! Irrompi dalle Finestre!
Ritardando!
La Fiala è rimasta, e il Sole!

Emily Dickinson, traduzione di  Giuseppe Ierolli

Lasciate che la poesia ribolla in me! Che ribolla sempre, senza interruzione! Chiede Emily Dickinson. Voglio vivere finché le ottave della mia ispirazione continuano a correre veloci, fino a quando la musica corre nella mia mente e irrompe fuori da quelle finestre che mi tengono avvinta. Voglio vivere fino a quando  arriverà il momento del “ritardando”, quando risuoneranno lente le ultime note e resterà soltanto la fiala, il fragile contenitore che teneva dentro di sé le note che sono ormai sparse per il mondo. Questo chiede la poetessa: chiede di morire suonando la propria musica, che per lei era la sua poesia. Come non essere d’accordo con lei?

* ascoltando  John Miles – Music
https://www.youtube.com/watch?v=3Nz7gtCArOw