Parole di luce

gocce

Questo tempo

Queste sono le stelle della poesia
Troppo belle per essere vere
Sulle colline
E nella baia colma fino al limite.

E questa, l’ultima moneta
Il morto scambio –
Il silenzio.

Hai svitato le orecchie?
Le hai messe a posto per bene?
No. Sturale.
Non sei spirito.
Ascolta.
La rugiada si raccoglie sul bordo e
Gocciola. Gocciola
sulle foglie brinate.

Ogni minuscolo
cristallino vocabolo
parla del tempo.

Contali.
Considerarti fortunato.

°°°

This Time

These are the stars of poetry
Too good to be true
Over the hills
And in the brim-full bay;

And this, that ultimate coin
The dead exchange –
Silence.

Unscrew your ears?
Put them away for good?
No. Unstop them.
You’re not a spirit.
Listen.
Dews gather at an edge and
drop. Drop
On frosted blades.

Even such small
Crystalline vocables
Tell time.

Count them.
Count yourself lucky.

C. K. Stead (1932, Auckland, Nuova Zelanda), from Straw Into Gold, Poems New & Selected (Auckland University Press, 1997)

*ascoltando The Jeff Beck Group – Morning Dew https://www.youtube.com/watch?v=_AsHvTZASFk

… E le piccole pietre? E gli iris blu?

lefamosealcunedomande

Come dice la poetessa, ci sono alcune domande che si potrebbero fare…

Alcune domande che potresti fare

È solida l’anima, come il ferro?
O è tenera e fragile, come
le ali della falena nel becco del gufo?
Chi ce l’ha, e chi no?
Continuo a guardarmi intorno.
Il viso dell’alce è triste
come il volto di Gesù.
Il cigno spalanca le sue bianche ali con lentezza.
D’autunno, l’orso nero smuove le foglie nel buio.
Una domanda porta ad un’altra.
Ha una forma? Come un iceberg?
Come l’occhio di un colibrì?
Ha un polmone, come il serpente e la capasanta?
Perché dovrei averla io, e non il formichiere
che ama i suoi figli?
Perché dovrei averla io, e non il cammello?
Pensandoci bene, e gli aceri?
E gli iris blu?
E le piccole pietre, che siedono sole al chiaro di luna?
E le rose, e i limoni, e le loro foglie lucenti?
E l’erba?

°°°

Some questions you might ask

Is the soul solid, like iron?
Or is it tender and breakable, like
the wings of a moth in the beak of the owl?
Who has it, and who doesn’t?
I keep looking around me.
The face of the moose is as sad
as the face of Jesus.
The swan opens her white wings slowly.
In the fall, the black bear carries leaves into the darkness.
One question leads to another.
Does it have a shape? Like an iceberg?
Like the eye of a hummingbird?
Does it have one lung, like the snake and the scallop?
Why should I have it, and not the anteater
who loves her children?
Why should I have it, and not the camel?
Come to think of it, what about the maple trees?
What about the blue iris?
What about all the little stones, sitting alone in the moonlight?
What about roses, and lemons, and their shining leaves?
What about the grass?

Mary Oliver (Ohio, 1935- 2019), da Blue Iris: Poems and Essays, 2004

*ascoltando Gorillaz feat. Lou Reed – Some Kind of Nature https://www.youtube.com/watch?v=AgOJrcrBryE

Una sensazione

ciao buona fortuna

Un (bel) proposito per la prossima estate.

Sensazione

Le sere turchine d’estate andrò nei sentieri,
Punzecchiato dal grano, calpestando erba fina:
Sentirò, trasognato, quella frescura ai piedi,
E lascerò che il vento m’inondi il capo nudo.

Non dirò niente, non penserò niente: ma
L’amore infinito mi salirà nell’anima,
E andrò lontano, più lontano, come uno zingaro
Nella Natura – felice come con una donna.

Artur Rimbaud, da The love book – Le più belle poesie d’amore, Mondadori, 2012, a cura di G. Casati

*ascoltando David Gilmour – Coming Back to Life  (live in Pompei 2016) https://www.youtube.com/watch?v=XAeqBJ7WGa4

Il verde e l’azzurro

ingiardinojpg

Il verde e l’azzurro di maggio: non si possono spiegare… guardiamoli.

 

Nel mese di maggio

Dal mio giardino si vedono così e non si possono spiegare
l’accordo dell’azzurro rarefatto e quello del verde
che sale e si fa spazio in certe mattine di maggio
quando il calore viene sulle braccia scoperte
e tocca il tendine d’azzurro e il tendine di verde
che credevamo spenti, nella nostra testa di oggi,
tanti anni fa. In mattine così, la terra si piega
e si anima in cose inanimate come i sassi
nel brulichìo nascosto dalle foglie, nel nostro
essere muti e felici di non avere un nome.

Forse daremo un nome a questa luce sugli occhi,
alla rondine scolpita dall’aria mentre passa,
all’ombra durata un battito sulle nostre mani;
forse saremo infanzia e chiuderemo il pericolo
nel nome del pericolo e allontaneremo le nostre spalle
dalla città abbagliata e splenderanno amate dal caso
e dal vento le nostre impronte quando qualcuno chiuderà
il cancello dietro a noi, e ci guarderà partire.

Pierluigi Cappello, da Mandate a dire all’imperatore, Crocetti, 2010

*ascoltando Peter Green – In the Skies https://www.youtube.com/watch?v=u9vBpnN9eJM

Wildness

wildness

Di solito preferisco non utilizzare una parola inglese al posto dell’equivalente italiana, ma in questo caso non ho avuto molta scelta: altrimenti che titolo avrei potuto dare alle righe di oggi, volendo utilizzare un solo vocabolo?… selvatichezza? Sì, perché sono andata a vedere e, per esprimere il concetto di “essere selvaggi”, sul vocabolario c’è  solo selvatichezza. Ma prova a pronunciare wildness e poi selvatichezza e ti accorgerai della differenza: wildness ti trasporta, quasi in volo, oltre ogni barriera artificiale, selvatichezza (onestamente) ti fa venire in mente solo cattivi odori e modi sgarbati. E quindi (in questo caso), vada per la parola inglese. Ma poi, che cosa vuol dire essere selvaggi (tralasciando le accezioni negative che elenca il vocabolario e che in questo momento non mi interessano)? Non portare la cravatta, andare in giro scalzi e con i capelli (molto) spettinati? Non necessariamente. Io una persona capace di wildness semplicemente me la immagino seduta sull’erba, o sulla sabbia, o sulle rocce, consapevole e felice (e quindi rispettosa) di essere seduta sopra a quello da cui proviene e a cui appartiene (cioè la Terra).

Canto selvaggio

Ho gridato di gioia, nel tramonto.
Cercavo i ciclamini fra i rovai:
ero salita ai piedi di una roccia
gonfia e rugosa, rotta di cespugli.
Sul prato crivellato di macigni,
sul capo biondo delle margherite,
sui miei capelli, sul mio collo nudo,
dal cielo alto si sfaldava il vento.
Ho gridato di gioia, nel discendere.
Ho adorato la forza irta e selvaggia
che fa le mie ginocchia avide al balzo;
la forza ignota e vergine, che tende
me come un arco nella corsa certa.
Tutta la via sapeva di ciclami;
i prati illanguidivano nell’ombra,
frementi ancora di carezze d’oro.
Lontano, in un triangolo di verde,
il sole s’attardava. Avrei voluto
scattare, in uno slancio, a quella luce;
e sdraiarmi nel sole, e denudarmi,
perché il morente dio s’abbeverasse
del mio sangue. Poi restare, a notte,
stesa nel prato, con le vene vuote:
le stelle – a lapidare imbestialite
la mia carne disseccata, morta.

Pasturo, 17 luglio 1929

Antonia Pozzi, da Parole, 1941

 

Roccia

Laghetto nevoso granito caldo
ci accampiamo,
nessun pensiero di cercare ancora.
Sonnecchiamo
abbandoniamo le nostre menti al vento.

Sulla roccia, gentilmente inclinati,
il cielo e la pietra,

insegnami ad essere tenero.

Il tocco che quasi non tocca –
l’incrocio fuggevole di sguardi –
passi minuscoli –
che infine ricoprono mondi
dal duro terreno.
Batuffoli di nuvole e nebbie
raccolti nelle pozze blu ardesia
delle piogge estive.

Gary Snyder, da L’isola della Tartaruga (Turtle Island, 1975), traduzione italiana di Julio Monteiro Martins

*ascoltando Steppenwolf – Born To Be Wild https://www.youtube.com/watch?v=hIfvwwPSHCI

Dovremmo

 scoiattolo

Natura non è solo acqua, aria, terra. Natura è la nostra pelle con tutti i suoi segni, è il nostro sguardo che riflette la luce, il nostro respiro che si affanna o rallenta mentre camminiamo attraverso i giorni. Noi siamo fatti di natura.(Dovremmo avere cura di noi stessi).

“Natura” è ciò che noi vediamo:
la collina, il meriggio, lo scoiattolo,
l’eclisse, il calabrone,
Natura è Paradiso,
Natura è ciò che udiamo:
il fringuello ed il mare
il tuono, il grillo,
Natura è melodia,
Natura è ciò che conosciamo,
ma non sappiamo esprimere:
così impotente la nostra saggezza
contro la sua semplicità.

Emily Dickinson, da Emily Dickinson – Tutte le poesie, traduzione di Marisa Bulgheroni

Un poco ci riguarda
il movimento della luna.
Il nostro corpo è d’acqua,
di nuvole fra poco.

Franco Arminio, da Cedi la strada agli alberi – Poesie d’amore e di terra, Chiarelettere, 2016

*ascoltando Songs from the Wood – Jethro Tull https://www.youtube.com/watch?v=ZAkSIwaUaNc

Guarda, ascolta, vivi

cedi la strada agli alberi

Grazie a un altro ritrovamento fortunato in biblioteca, trascrivo con entusiasmo queste tre poesie. Parlano di un mondo che spesso ci dimentichiamo di guardare.

 

Spesso gli uomini si ammalano
per essere aiutati.
Allora bisogna aiutarli prima che si ammalino.
Salutare un vecchio
non è gentilezza, è un progetto di sviluppo locale.
Camminare all’aperto è vedere
le cose che stanno fuori,
ogni cosa ha bisogno di essere vista,
anche una vecchia conca piena di terra,
una piccola catasta di legna
davanti alla porta, un cane zoppo.
Quando guardiamo con clemenza
facciamo piccole feste silenziose,
come se fosse il compleanno di un balcone,
l’onomastico di una rosa.

 

Prendi un angolo del tuo paese
e fallo sacro,
vai a fargli visita prima di partire
e quando torni.
Stai molto di più all’aria aperta.
Ascolta un anziano, lascia che parli della sua vita.
Leggi poesie ad alta voce.
Esprimi ammirazione per qualcuno.
Esci all’alba ogni tanto.
Passa un po’ di tempo vicino a un animale,
prova a sentire il mondo
con gli occhi di una mosca,
con le zampe di un cane.

 

Pensa che si muore
e che prima di morire tutti hanno diritto
a un attimo di bene.
Ascolta con clemenza.
Guarda con ammirazione le volpi,
le poiane, il vento, il grano.
Impara a chinarti su un mendicante,
coltiva il tuo rigore e lotta
fino a rimanere senza fiato.
Non limitarti a galleggiare,
scendi verso il fondo
anche a rischio di annegare.
Sorridi di questa umanità
che si aggroviglia su se stessa.
Cedi la strada agli alberi.

Franco Arminio, da Cedi la strada agli alberi – Poesie d’amore e di terra, Chiarelettere, 2017

*ascoltando  Angelo Branduardi – La volpe https://www.youtube.com/watch?v=8sKEJaM8OdQ
Eddie Vedder – Society https://www.youtube.com/watch?v=lm8oxC24QZc

 

 

Settembre

respiro

In un mattino a metà settembre, uscire e sentire il profumo delle siepi (il profumo inconfondibile di settembre), riconoscere il primo rosso di alcune foglie tra i rami, parlare con le nuvole, e nonostante il caos (fuori e dentro) respirare fino in fondo questa bellezza.

Tra di tutto

Esser vivi
in un mattino a metà settembre
per guadare scalzi
un rio, gli orli dei calzoni
fatti su, stivali in mano,
zaino su, sole, ghiaccio nelle lame,
le rocciose di su a nord.
Tremolar gelato e brillante dei torrenti
i sassi sotto i piedi si rivoltano, duri come denti
il naso freddo cola
suonando dentro
musiche di sabbie, musiche di cuore,
odor di sole sulle ghiaie.
Prometto fedeltà
Prometto fedeltà alla terra
di Turtle Island
e agli esseri che su di essa stanno
un ecosistema
in diversità
sotto il sole
in lieta unione tra di tutto.

°°°

For All
 
Ah to be alive
on a mid-September morn
fording a stream
barefoot, pants rolled up,
holding boots, pack on,
sunshine, ice in the shallows,
northern rockies.
Rustle and shimmer of icy creek waters
stones turn underfoot, small and hard as toes
cold nose dripping
singing inside
creek music, heart music,
smell of sun on gravel.
I pledge allegiance
I pledge allegiance to the soil
of Turtle Island,
and to the beings who thereon dwell
one ecosystem
in diversity
under the sun
With joyful interpenetration for all.

Gary  Snyder, da  L’isola della Tartaruga (Turtle Island, 1975) traduzione di Massimo Orgiazzi.

* ascoltando Neil Young – Mother Earth https://www.youtube.com/watch?v=htcUuhwiqzo