Stiamo bruciando

nasa_incendi_mappa

Mappa pubblicata dalla NASA (agosto 2021): i punti rossi indicano i luoghi (rilevati con lo strumento satellitare Modis) dove sono in corso incendi

“Il miracolo avverrà”? Speriamo.

E davvero “non meritiamo più niente”?
Questo purtroppo è quasi certo, perché dopo aver (tra le altre cose) dato fuoco alla Terra, stiamo organizzando voli tu-ri-sti-ci (!) nello spazio…

L’aria
è piena di semi volanti
la natura
spasima nei suoi supremi orgasmi
sparge semi di vita
anche sulle terre morte
il miracolo avverrà
anche se non meritiamo più niente.

Luigi di Ruscio (Fermo, 1930 – 2011), da Iscrizioni (collana di inediti online curata da Biagio Cepollaro (http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/DiRuIscr.pdf)

♥ ascoltando Neil Young with Crazy HorseShut It Down https://www.youtube.com/watch?v=AXgNmK-deZc&t=1s

Agguati

ranetta

Ha ragione la poetessa: anche la bellezza è sempre in agguato (per fortuna).
Qual è stato l’ultimo agguato della bellezza da cui sei stat* sorpres*?

L’agguato

M’ero scordata il canto delle rane
nel silenzio di un anno – non avrei
forse dovuto avventurarmi sola
al crepuscolo in questa via deserta.
La Bellezza è in agguato. Chi si muove
fra me e quel grido di rane? Prego
la selvaggia Bellezza di aiutare
nel cammino una timida creatura
che da una casa all’altra deve andare!
 
Edna St. Vincent Millay (Rockland, Maine, 1892 – 1950), da Poesie, traduzione di Silvio Raffo, Crodetti Editore, 2020
 
•     ascoltando Martin Denny – Quiet Village https://www.youtube.com/watch?v=Nnq2Z2Iu9S4&t=10s

Ritrovamenti poetici

ghiandaia

Qual è l’ultimo “ritrovamento poetico” che ti è capitato?

“(…) Sulla strada che mi porta a casa, trovo a volte delle piume bluastre di ghiandaia, esplosioni d’azzurro. È molto poco quello che faccio. Cerco di raccogliere delle cose poverissime, apparentemente inutili e di portarle nel linguaggio. Perché credo soffriamo di un linguaggio che è sempre più ridotto, sempre più funzionale. Abbiamo reso il mondo estraneo a noi stessi, e forse ciò che chiamiamo poesia è solo riabitare questo mondo e addomesticarlo di nuovo (…)”.

Christian Bobin, da Abitare poeticamente il mondo  – Le plâtrier siffleur, traduzione di Nerina Sottocornola, AnimaMundi edizioni, 2019

♣ ascoltando The Moody Blues –  Dawn is a Feeling

Che cosa sei?

donna albero Martina Heiduczek)

Illustrazione di Martina Heiduczek

Lo sappiamo (anche se spesso ce ne dimentichiamo): la natura non è qualcosa di separato da noi, tutto è connesso e fa parte del nostro essere.

E allora lasciati trasportare da questa suggestione e prova a percepire a quali elementi della natura ti senti più connesso (al mare, agli alberi, alle farfalle, al lupo, alle rocce…).  Ti senti più terra o più acqua, più corteccia o più foglie,…?

 

Un dolore antico senza
frontiere con la gioia
nato prima di me
mi fessura scrive sulla pelle
i nomi privati di ogni animale
le costellazioni i mari
i vegetali. Mi chiamo
e sono essere tra gli esseri
cipresso medusa corteccia
sasso e ogni spavento
di squame e penne ogni urlo
che abbraccia il vuoto
e fa spazio.

Chandra Livia Candiani, da Chiamati al volo, in La domanda della sete. 2016-2020, Einaudi, 2020

ascoltando Ólafur Arnalds – We Contain Multitudes https://www.youtube.com/watch?v=CzShsG8JLBY&feature=emb_title

Una favola antica

crepuscolo

Il cielo è sempre un bel libro da leggere (e rileggere)

 

Ogni pino al crepuscolo
alberga l’uccello
della sua voce
perpendicolare e immobile
la foresta
indifferente alla storia
senza lacrime come la pietra
ripete
con tremula eccitazione
l’antica favola
del sole che muore.

John Berger, da E i nostri volti, amore mio, leggeri come foto, traduzione di Maria Nadotti, Il Saggiatoere Editore, 2020

 

Trova il tuo nome

 

pioggialeggera

“È bello se qualcuno ci dà un nome nuovo, segno di un nuovo stato dell’essere. Ma è ancora più bello trovarsi da sé il proprio nome spirituale nella natura. Come facevano i Nativi americani: andando nel bosco o nella prateria, si “sente” arrivare il proprio nome. Si tratta solo di accoglierlo (…) Può anche succedere che il nome cambi, magari dopo anni. Il nome che si riceve può essere detto ad altri: non è nulla di esoterico o magico, né c’è da vergognarsene. È solo una poesia vivente, un gioco profondo che ci insegna il mondo.”
Stefano Fusi, da
Spirito naturale, Tecniche Nuove Editore, 2007

 E tu, con quale nome vorresti sentirti chiamare, dalla natura?

 

Il mio nome

Una sera che il prato era verdeoro e gli alberi,
marmo venato alla luna, si ergevano come nuovi mausolei
nell’aria fragrante, e la campagna tutta palpitava
di strida e brusii di insetti, io stavo sdraiato sull’erba,
ad ascoltare le immense distanze aprirsi su di me, e mi chiedevo
cosa sarei diventato e dove mi sarei trovato,
e per quanto a malapena esistessi, per un attimo sentii
che il cielo vasto e affollato di stelle era mio, e udii
il mio nome come per la prima volta, lo udii come
si sente il vento o la pioggia, ma flebile e distante
come se appartenesse non a me ma al silenzio
dal quale era venuto e al quale sarebbe tornato.

Mark Strand, da Uomo e cammello, 2006, in Mark Strand, Tutte le poesie, Mondadori, 2019, traduzione di Damiano Abeni con Moira Egan

∗∗∗

My Name

Once when the lawn was a golden green
and the marbled moonlit trees rose like fresh memorials
in the scented air, and the whole countryside pulsed
with the chirr and murmur of insects, I lay in the grass,
feeling the great distances open above me, and wondered
what I would become and where I would find myself,
and though I barely existed, I felt for an instant
that the vast star-clustered sky was mine, and I heard
my name as if for the first time, heard it the way
one hears the wind or the rain, but faint and far off
as though it belonged not to me but to the silence
from which it had come and to which it would go.

Nel cerchio

nel cerchio copia

Preghiera dal cuore dell’America

Levarsi di nuovo
al centro e circondati da ogni cosa.
Levarsi, vicini gli uni agli altri
come sorelle e fratelli, madri e padri,
figlie e figli, nonne e nonni –
le generazioni passate e presenti del nostro popolo.
Levarsi di nuovo
insieme e al centro di ogni elemento della vita,
la terra, i fiumi, le montagne, le piante, gli animali,
ogni forma di vita che ci circonda,
che ci include.
Levarsi nel cerchio dell’orizzonte,
il cielo del giorno e il cielo della notte,
il sole, la luna, il ciclo delle stagioni
e la madre terra che ci sostiene.
Levarsi di nuovo
con tutto ciò
che fu nel passato,
che è nel presente,
e che sarà nel futuro
consapevoli
di avere un rapporto responsabile
e giusto, pieno d’amore e di comprensione,
per il bene della terra e di tutto il popolo;
chiediamo umilmente alle forze generatrici di vita
che ci sia data parte del dono della creazione
affinché possa esserci d’aiuto in modo che la nostra lotta
e il nostro lavoro siano anch’essi creativi
per la continuazione della vita.
Levarsi di nuovo, al centro e circondati da ogni cosa
con sincerità chiediamo speranza, coraggio, pace,
forza, visione, unità e perseveranza.

Maggio 1980

Simon J. Ortiz, poeta nativo-americano Acoma [AKO-ME],1941, New Mexico (testo e traduzione da Casa della Poesia http://www.casadellapoesia.org/)

*ascoltando Simon & Garfunkel – El Condor Pasa (If I Could) https://www.youtube.com/watch?v=i6d3yVq1Xtw

(immagine di Alessandra  Olanow, da https://alessandraolanow.shop/pages/about)

Verso sera

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Ti prego non soffiare sulle rose
quando colano i metalli della notte,
lascia il sasso a riposare
nel suo luogo delicato
e l’erba dov’è l’erba.
Fa’ che il mondo, almeno ora,
sia distesa per i ragni e per le stelle
e nessun’altra cosa.

Filippo Strumia, da Marciapiede con vista, Einaudi, 2016

*ascoltando Anoushka Shankar – Voice Of The Moon  https://www.youtube.com/watch?v=ZuEjHoxf9rk

Nessun progresso

giri

Stiamo arretrando (e da un bel po’ di tempo).
Ma che non si sappia in giro… pare che vada bene così…

Guarda la natura
di questa umana bestia. Nuova
specie appena da poco manifesta
forse tumore o febbre passeggera
di questo verde globo – parassita folle
che rema contro sé, prepara ai figli
un veleno tutto spruzzato storto
tutto che gonfia e ammala. Corpi grossi
ha la specie ora. E teste indebolite.
Si torna indietro. Ancora si prova
la scena primitiva del più forte
la scena di uno che bastona
uno comanda e un popolo
cieco lo sostiene contro se stesso.
Dove andiamo? Non riesco a dirlo –
guarda come arretriamo.

Mariangela Gualtieri, da Quando non morivo, Einaudi, 2019

*ascoltando Serj Tankian – Harakiri https://www.youtube.com/watch?v=PQtRXqBQETA

Non avere paura

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Non aver paura dell’amore. Posa la tua mano
lentamente sul petto della terra e senti respirare
i nomi delle cose che lì stanno
crescendo: il lino e la genziana, la verzura odorosa
e le campanule blu; la menta profumata per
le bevande dell’estate e l’ordito delle radici di una
pianticella d’alloro che si organizza come un reticolo
di vene nella confusione di un corpo.
Mai la vita
è stata solo inverno
mai solo bruma e abbandono

Anche se ora piove, non preoccuparti: posa la mano
lentamente sul tuo petto  e ascolta  il pianto
della tempesta (…)

°°°

No tengas miedo del amor. Posa tu mano
suavemente sobre el pecho de la tierra y siente respirar
en su seno el nombre de las cosas que están allí 
para brotar: el lino y la genciana, el caracolillo real,
y las campanillas azules, la menta perfumada para
las infusiones del verano y el telar de raíces de una
pequeña bahía que se entrelaza como una red 
de venas en la confusión de un cuerpo. La vida nunca
fue solo invierno, nunca fue solo bruma y desamparo.

Aunque llueva ahora, no te preocupes: posa
tu mano suavemente sobre tu pecho y escucha el clamor
de la tempestad (…)

Maria do Rosário Pedreira (Lisbona, 1959)

*ascoltando Sigur Rós – Rafstraumur https://www.youtube.com/watch?v=obQLXnX3QOo