Schiuma (di plastica)

«Non coltivate eccessive illusioni che la decadenza dell’Occidente trovi la sua controtendenza in un originale capovolgimento, che i piedi gommati prendano il posto dovuto alla testa e inventino nuovi passi danzanti». Valentino Zeichen da Apocalisse per acqua, in Gibilterra, 1991

Isola di Roatan - Honduras, Mar dei Caraibi - foto di Caroline Power

Isola di Roatan – Honduras, Mar dei Caraibi – foto di Caroline Power

Già… le future generazioni che cosa diranno (e vedranno)?

Mandato

Per la comune sopravvivenza,
dite addio ai luoghi esotici,
e fate solenne promessa
di non rivederli mai più
affinché le scie dei jet
non sfregino ancora il cielo,
intossicando gli angeli
che volano a quelle quote.
Poiché vi hanno sottoposto
al lavaggio del cervello
maledirete
l’impostura del bianco
e l’indotta fobia dello sporco.
Stramaledirete il bagnoschiuma,
lo shampoo e lo scialacquare
detersivi nel mare
che arrossisce per pudore.

E in calce vi malediranno
le future generazioni.

Valentino Zeichen (Fiume 1938- Roma 2016), in Ecologiche, da Poesie 1963-2014

(http://www.letteratura.rai.it/articoli/valentino-zeichen-apocalisse-per-acqua/21114/default.aspx)
*ascoltando Ben Harper – Excuse Me Mr https://www.youtube.com/watch?v=zZEGhcekgHw

Inconsapevoli?

aquila

Più che inconsapevoli, direi stupidi.

 

Quando gli Uccelli sparirono dal Cielo

Il giorno in cui le Bestie sparirono dalla Foresta
la Foresta trattenne il respiro.
Il giorno in cui le Bestie sparirono dalla Foresta
gli umani continuarono a costruire strade.
Il giorno in cui i Pesci sparirono dal Mare
il Mare cupamente gemette.
Il giorno in cui i Pesci sparirono dal Mare
gli Umani continuarono a costruire porti.
Il giorno in cui i Bambini sparirono dalla Città
la Città si affaccendò perfino con più operosità.
Il giorno in cui i Bambini sparirono dalla Città
gli Umani continuarono a costruire parchi.
Il giorno in cui l’Umanità perse se stessa
tutti gli umani furono simili uno all’altro.
Il giorno in cui gli Umani smarrirono la Personalità
gli Umani continuarono a confidare nel futuro.
Il giorno in cui gli Uccelli sparirono dal Cielo
il Cielo pianse quietamente
Il giorno in cui gli Uccelli sparirono dal Cielo
gli Umani continuarono, inconsapevoli, a cantare.

Shuntaro Tanikawa (Tokyo, 1931), da Poesia giapponese contemporanea, a cura di Massimo Giannotta e Tatsuo Uemon Ikeda

*ascoltando Ben Harper – Excuse Me Mr

Basterebbe poco

 bottigliaplastica

Noi

All’aria abbiamo tolto i canti
alla terra le pietre
alla notte l’oscurità
ai boschi gli animali
alle acque i pesci
agli animali la libertà
alla libertà il senso
alle pietre la forma
alle piante il profumo, i colori
ai fiumi l’impeto
al mare la vita
ai monti il silenzio
alla luna la castità
allo spazio la maestà
questo facemmo noi
senza
pentirci.

Karl Lubomirski (Hall, 1939), da Tempo naufragato: poesie scelte, traduzione di Enrica Mogàvero, Viennepierre edizioni, 2015

*ascoltando Fragments, di Jack Johnson,https://www.youtube.com/watch?v=Bg3qXxtwK9U, dalla colonna sonora del documentario “The Smog Of The Sea”.

maperche

Fuori tema n. 2: ancora un nuovo cellulare?!

Rifiuti

«Sul marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia d’ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. […] Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori della città, certo; ma ogni anno la città s’espande, e gli immondezzai devono arretrare più lontano; l’imponenza del gettito aumenta e le cataste s’innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. Aggiungi che più l’arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni. È una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne…» (da Italo Calvino, Le città invisibili)

Rifiuti

(I personaggi e la vicenda sono di fantasia, ma si riferiscono  a una realtà esistente: Agbogbloshie, in Ghana, è la più grande discarica al mondo di rifiuti elettronici. Qui arrivano, da tutto il mondo, cellulari, computer, televisori,  forni e frigoriferi,  lavastoviglie e lavatrici… ; vengono distrutti e bruciati, spesso con manodopera minorile e senza alcuna protezione, per recuperare rame e metalli preziosi poi rivenduti. Piombo, metalli pesanti e diossina vengono respirati continuamente oltre a depositarsi sulla merce del mercato poco distante dalla discarica. Circa 15 anni fa Agbogbloshie era una bellissima laguna).

Babu cammina a piedi nudi nel fango della discarica, tra frammenti di plastica e vetri rotti. Zoppica, la ferita di ieri gli fa sempre più male.  

Però oggi è felice.

In bocca nasconde un segreto prezioso: un piccolo animaletto di plastica, giallo e sorridente. Pensa sia un gatto; ne ha visto uno uguale quella volta che ha seguito suo fratello in città per vendere pezzi di  metallo e fili di rame: c’era un bambino bianco con quello stesso animale disegnato sulla maglietta.

Sì, oggi Babu è felice, ma non vuole parlare con nessuno, non può rischiare di far cadere dalla bocca quel tesoro. Per questo cerca di non farsi notare mentre raggiunge le bilance per far pesare il metallo che ha raccolto. Vuole evitare il fratello e il gruppo dei ragazzi più grandi che stanno bruciando una matassa di cavi vicino al fossato.
In mezzo a quel gruppo c’è anche suo cugino Bandele: continua a rovistare con i piedi nella melma schiumosa per recuperare i fili elettrici; tossisce in continuazione per il fumo dei roghi, ma tiene lo sguardo fisso nell’acqua e non si accorge di lui.
Babu gli vuole bene: Bandele non lo tratta male come fa suo fratello, ed è più simpatico dei bambini della sua età, quelli con cui deve lavorare ogni giorno. Decide che alla fine del turno gli  mostrerà il segreto che ora tiene in bocca.
Torna al suo posto e ricomincia a spaccare con una pietra le carcasse dei computer e dei telefoni ammassati davanti a lui. Cerca nella fanghiglia ogni piccolo pezzo di metallo e lo deposita nella sua scatola. In questo modo, proprio all’inizio del turno, ha trovato quel piccolo  gatto. Era attaccato con un laccio a un telefonino e completamente ricoperto di fango: si intravedeva solo il giallo di una zampa. Non ci ha pensato un attimo,  ha rotto il laccio e si è messo in bocca quel pezzo di plastica con tutto il fango.
A Babu interessa solo che nessuno se ne sia accorto: presto potrà tornare alla baracca e godersi in pace quella meraviglia.
Continua a spaccare i rifiuti e ogni tanto sputa l’animaletto in una mano per controllare se è ancora giallo.
È sempre più impaziente ed è contento quando sente arrivare il  vento della sera.
Gli viene in mente sua madre che poco distante sta vendendo la verdura al mercato: pensa che non le dirà nulla di quello che ha trovato tra i rifiuti. Come non le dirà nulla del taglio al piede, anche se fa tanto male, male da piangere.
Però continua a battere con la pietra: non si lascerà sfuggire un solo singhiozzo, deve proteggere il suo tesoro. In fondo manca pochissimo: presto il  vento della sera porterà anche il buio. E quasi sorride.
 

© Irene Marchi 2014

 

*ascoltando Gorillaz – Plastic Beach https://www.youtube.com/watch?v=9qhchE6rEZE

Giornata Mondiale della Terra

 22 aprile – Giornata Mondiale della Terra

terra

Meglio un dubbio

A volte penso
che solo un dubbio
ci salverà:
la troppa sicurezza
ci ha fatto toccare la luna,
ma cosa rimane
         di questa Terra?

Irene Marchi, da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015

*ascoltando: Joni Mitchell – Big Yellow Taxi https://www.youtube.com/watch?v=94bdMSCdw20

Seminiamo rifiuti

bottigliaplastica

Il veleno, all’improvviso

 

Non pensiamo mai a nulla
e seminiamo rifiuti: che cʼè di male?
Fioriranno veleni
che lʼaria imbrogliata ci regalerà.
Ancora non penseremo a nulla
solo ci domanderemo
̶̶  ma avremo ai piedi
scarpe di carbonio traspiranti  ̶
da dove sia arrivato
questo strano mare di veleno.

Irene Marchi, da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015