Che cosa manca?

dig

Manca sempre qualcosa. O forse no.

Un poco più di sole – e sarei brace,
un poco più di azzurro – e sarei là.
A riuscir, mi è mancato un colpo d’ala…
Potessi almeno rimanere qua…

Mário de Sá-Carneiro (Lisbona, 1890-1916), da Quasi e altre poesie, traduzione e cura di Alessandro Ghignoli, Via Del Vento Edizioni – Collana Acquamarina N. 20 – 2003

Pensieri sottotraccia

dav

In filigrana

che cos’è, dimmi, cos’è quel disegno
che appare solo in controluce
tra la rete fitta di una vita
che si fa ben pagare e gli stracci
di cielo che riusciamo a rubare?
che cosa racconta la filigrana
dei nostri pensieri più nascosti?

©IreneMarchi2021

∞ ascoltando Enya – Watermark https://www.youtube.com/watch?v=bPCdsa7hS7M

Quello che vorresti leggere

Di che cosa parla il libro che avresti tanto bisogno di leggere,
ma così tanto bisogno che arriveresti anche a scriverlo tu stessə?

 

L’unica poesia

Questa è l’unica poesia
che io possa leggere
Sono l’unico
che possa scriverla
Non mi sono ammazzato
quando le cose sono volte al peggio
Non mi sono dato
alle droghe o all’insegnamento
Ho cercato di dormire
ma quando non riuscivo a dormire
Ho imparato a scrivere
Ho imparato a scrivere
quel che potrebbe leggere
in notti come questa
uno come me

Leonard Cohen, da Stranger music: poesie e canzoni scelte, traduzione di Alessandro Achilli, Baldini & Castoldi, 1997

♣ ascoltando Leonard Cohen (musica di Philip Glass) – Bοοκ of Longing https://www.youtube.com/watch?v=iAIWwcIkAX0

Questione di rime

giostra1 copia

Ti piace o ti terrorizza
il verso libero e anarchico degli eventi della vita?

***

La ripetizione

Perché ai piccoli e ai grandi, nella vita
e nei versi, piace la ripetizione?
Perché vogliamo che ‘ancora’
rimi con ‘ora’? Non è solo questione
di suoni. Abbiamo bisogno
di consolazione: sapere oscuramente
che tutto resti o torni al suo posto,
che il mondo non frani nel burrone,
che oggi, domani e dopodomani
non divideremo il tavolo
con la Disperazione.

Mario Andrea Rigoni (Asiago, 1948), da Colloqui con il mio demone, Elliot Edizioni, 2021

 

Senza fretta

dav
“(…) Il viaggio può richiederti ore, un giorno, un anno, qualche anno, centinaia,
migliaia e anche di più ( …)”.

 

Per richiamare lo spirito che vaga sulla terra con piedi umani

Posa quel sacchetto di patatine, quel pane bianco, quella bibita.
Spegni il cellulare, il computer, e il telecomando.
Apri la porta, poi richiudila dietro di te.
Fai un respiro offerto da venti amichevoli. Viaggiano per la terra raccogliendo essenze di piante purificatrici.
Restituiscilo con gratitudine.
Se canti questo darà al tuo spirito un passaggio fino alle orecchie delle stelle e ritorno.
Riconosci questa terra che si è presa cura di te da quando eri un sogno che piantava sé stesso nel desiderio dei tuoi genitori.
Lascia che i tuoi mocassini ti portino all’accampamento dei guardiani che ti conoscono da prima del tempo,  che saranno là dopo il tempo. Siedono davanti al fuoco che esiste senza tempo.
Lascia che la terra stabilizzi il suo insicuro nervosismo postcoloniale.
Sii rispettoso dei piccoli insetti, degli uccelli e delle persone animali che ti accompagnano.
Chiedi loro perdono per il male causato da noi umani.
Non preoccuparti.
Il cuore conosce la via sebbene possano esserci grattacieli, autostrade, posti di blocco, soldati armati, massacri, guerre, e quelli che ti disprezzeranno perché disprezzano sé stessi.
Il viaggio può richiederti ore, un giorno, un anno, qualche anno, centinaia, migliaia e anche di più.
Sorveglia la tua mente. Senza preparazione potrebbe fuggire e destinare il tuo cuore all’immenso banchetto umano allestito dai ladri di tempo.
Non avere rimpianti.
Quando troverai la via per il cerchio, per il fuoco tenuto acceso dai custodi della tua anima, sarai il benvenuto.
Devi purificarti con cedro, salvia, o altre piante di guarigione.
Recidi i legami col fallimento e la vergogna.
Lascia andare il dolore che trattieni nella mente, nelle spalle, nel cuore, e giù fino ai piedi. Lascia andare il dolore dei tuoi antenati per far strada a coloro che si dirigono nella tua direzione.
Chiedi perdono.
Chiedi aiuto a coloro che ti amano. Questi aiutanti assumono molte forme: animale, elemento, uccello, angelo, santo, pietra, o antenato.
Richiama il tuo spirito. Può essere intrappolato in angoli e pieghe di vergogna, giudizio, e abuso umano.
Devi chiamare così da invogliare il tuo spirito a fare ritorno.
Parlagli come faresti con un bambino amato.
Accogli il tuo spirito che torna dal suo vagabondaggio. Può tornare in pezzi, in frantumi. Radunali insieme. Saranno felici di essere ritrovati, dopo essersi persi così a lungo.
Il tuo spirito avrà bisogno di dormire un po’ dopo che lo avrai lavato e gli avrai dato vestiti puliti.
Ora puoi dare una festa. Invita tutti coloro che sai che ti amano e ti sostengono. Lascia uno spazio per coloro che non hanno altro posto dove andare.
Rendi omaggio, e ricorda, fai discorsi brevi.
Poi, devi fare questo: aiuta il prossimo a trovare la sua strada nel buio.

Joy Harjo (Tulsa, Oklahoma, 1951; prima poetessa nativa americana ad avere il titolo di Poeta Laureato degli Stati Uniti), da Conflict Resolution for Holy Beings: Poems, 2015

***

For Calling the Spirit Back from Wandering the Earth in Its Human Feet

Put down that bag of potato chips, that white bread, that bottle of pop.
Turn off that cellphone, computer, and remote control.
Open the door, then close it behind you.
Take a breath offered by friendly winds. They travel the earth gathering essences of plants to clean.
Give it back with gratitude.
If you sing it will give your spirit lift to fly to the stars’ ears and back.
Acknowledge this earth who has cared for you since you were a dream planting itself precisely within your parents’ desire.
Let your moccasin feet take you to the encampment of the guardians who have known you before time, who will be there after time. They sit before the fire that has been there without time.
Let the earth stabilize your postcolonial insecure jitters.
Be respectful of the small insects, birds and animal people who accompany you.
Ask their forgiveness for the harm we humans have brought down upon them.
Don’t worry.
The heart knows the way though there may be high-rises, interstates, checkpoints, armed soldiers, massacres, wars, and those who will despise you because they despise themselves.
The journey might take you a few hours, a day, a year, a few years, a hundred, a thousand or even more.
Watch your mind. Without training it might run away and leave your heart for the immense human feast set by the thieves of time.
Do not hold regrets.
When you find your way to the circle, to the fire kept burning by the keepers of your soul, you will be welcomed.
You must clean yourself with cedar, sage, or other healing plant.
Cut the ties you have to failure and shame.
Let go the pain you are holding in your mind, your shoulders, your heart, all the way to your feet. Let go the pain of your ancestors to make way for those who are heading in our direction.
Ask for forgiveness.
Call upon the help of those who love you. These helpers take many forms: animal, element, bird, angel, saint, stone, or ancestor.
Call your spirit back. It may be caught in corners and creases of shame, judgment, and human abuse.
You must call in a way that your spirit will want to return.
Speak to it as you would to a beloved child.
Welcome your spirit back from its wandering. It may return in pieces, in tatters. Gather them together. They will be happy to be found after being lost for so long.
Your spirit will need to sleep awhile after it is bathed and given clean clothes.
Now you can have a party. Invite everyone you know who loves and supports you. Keep room for those who have no place else to go.
Make a giveaway, and remember, keep the speeches short.
Then, you must do this: help the next person find their way through the dark.

♥ ascoltando Buffy Sainte-Marie – Carry It On https://www.youtube.com/watch?v=08gyjR0Sk4s

Sai nuvolare?

nuvoleeeRipropongo una mia poesia “nuvolosa” ringraziando di cuore Antonio Stangherlin e Catia Carlon che hanno realizzato questo delicatissimo video:

(chitarra e video di Antonio Stangherlin, voce di Catia Carlon,  musica di J.M.Zenamon: SOÑANDO –Dreaming–  testo di Irene Marchi)

Fatti nuvola

Il tempo t’insegnerà
a essere nuvola:
cambierai forma nel vento
senza aspettareil tramonto
per sentirti colore.

Fatti nuvola
per sfiorare gli alberi
per vedere meglio ogni cosa
per sorridere nel buio

e fatti nuvola – se vuoi –
anche per piangere.

Irene Marchi, da L’uso delle parole e delle nuvole, Cicorivolta Edizioni, 2020

 

Rotolando

dav

Si sente tutta, la stanchezza descritta in questa poesia: ricorda uno di quei sogni in cui vorremmo correre per scappare da qualcosa di terribile, ma sentiamo le gambe immobili. Per fortuna (in questa poesia) un elemento “gentile”  regala una pausa, un intervallo…

Intervallo

Da lontano arriva rotolando una palla
la palla rotola, spinta da un calcio
viene verso di me ma io sono stanca
un bambino la insegue di corsa
chissà se arriverà fin qui
o forse non ce la farà
quasi vorrei che arrivasse
ma se non arriva, forse sarà meglio
a questo punto, la palla rallenta la corsa
si ferma subito prima di raggiungermi
lasciando una fredda ambigua distanza
fra me che la guardo
e il bimbo che la guardava
i tempi non combaciano
ci siamo io il bambino e la palla
breve intervallo di un confronto senza nome
nessun rammarico
l’incredibile gentilezza della palla
breve intervallo di un confronto senza nome
nessun rammarico
l’incredibile gentilezza della palla

(1997)

Masayo Koike (Tokyo, 1959), da Poeti giapponesi, Einaudi, 2020, traduzione di Maria Teresa Orsi e Alessandro Clementi Degli Albizzi

º ascoltando Avishai Cohen – Emotional Storm https://www.youtube.com/watch?v=JURBuEQA1sM

Sogni a colazione (o anche a merenda)

dav

Ce l’hai un sogno da s c a r t o c c i a r e ?

Nutrimento

Per cogliere pochi grammi
di questo cielo,
nellʼora liquida delle sue albe,
potremmo sederci sul muro
fatto di attese mai finite
al limite invisibile di questa terra.
E ancora aspettare,
come i fiori la pioggia,
le gocce che trasudano
da piccoli sogni caldi
appena scartocciati.
Molti di noi scenderanno
da quel muro,
già appassiti nellʼattesa.

Irene Marchi, da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di sale, 2015

♥ ascoltando God Is An Astronaut – “Tempus Horizon” https://www.youtube.com/watch?v=zeM9pskZFec

Come ti vanno le cose?

a terra

Tutto bene lì? Qui così così (e se anche andasse benone, nemmeno se mi pagassero potrei dire “alla grande!”: non ho tutto questo coraggio).

In ogni caso… inboccalupo!

***

Smarrito il passaporto,
l’auto da rottamare,
cinque pini del mio viale
abbattuti da una violenta
tramontana: ecco
l’eccellentissimo bilancio
della trascorsa settimana.

Ma è inutile lagnarsi, se
è vero che la vita è come
una coperta – abitata dalle tarme –
che va perennemente ricucita.

Franco Marcoaldi (Guidonia, 1955), da L’isola celeste, Einaudi, 2000

ascoltando God Is An Astronaut – In Flux https://www.youtube.com/watch?v=3g1_fxqK4TI

Lentamente (e con più attenzione)

dav

Io cammino, ma a volte cado: mi frana la terra sotto i passi
(devo fare più attenzione a dove metto i piedi).

 

Lentamente lentamente
un piede lascia la terra
si alza lo seguono
tutti i distacchi della mia vita
il sapore della legge
degli addii.
Un piede avanza
per metà sono uccello
per metà sono albero
il piede ritrova la terra
si posa e con lui tutti
i contatti della mia vita
fluttuano febbrili nel sangue:
io cammino.

Chandra Livia Candiani, da Il corpo battello, in La domanda della sete. 2016-2020, Einaudi, 2020

♥ ascoltando Glen Hansard – “My Little Ruinhttps://www.youtube.com/watch?v=jrVF50I_9YU&t=65s